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| Filosofia Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere. |
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#1 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 06-05-2007
Messaggi: 102
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L'uomo è sul serio un "animale sociale"?
Spesso mi chiedo se l'uomo sia veramente un "animale sociale", come hanno affermato molti filosofi, oppure se la socialità non sia uno degli attributi che qualificano propriamente l'essere umano.
A prima vista verrebbe spontaneo affermare che l'uomo sia fatto per vivere in comune con i suoi simili e che l'istinto alla socialità sia innato; ma, a ben guardare, ciò non è affatto dimostrato. Io credo piuttosto che abbia almeno in parte ragione il filosofo Hobbes, che affermava il concetto dell'"Homo hominis lupus" (l'uomo è lupo all'uomo );ogni individuo tende prima di tutto ad affermare se stesso, se possibile anche a danno degli altri e la riunione in società avviene soltanto quando ci si rende conto che associandosi si risolvono meglio problemi comuni, a cui da soli è difficile far fronte. La società nasce sulle basi di un contratto non scritto, in cui tutte le parti rinunciano loro malgrado ad una libertà illimitata per far fronte ad esigenze comuni. Al di là di questo, direi che sono innumerevoli gli esempi di antisocialità, conflittualità e prepotenza dell'uomo; si può dire che siamo l'unica specie in natura che pratica la guerra e che è in grado persino di autodistruggersi.... Eppure, nonostante questi aspetti negativi, è vero che esiste anche un impulso solidaristico, che porta le persone ad aiutarsi reciprocamente a volte persino in modo eroico; la natura umana è insomma incline all'eccesso, sia nel bene che nel male. Secondo voi, la società è nata per un puro e freddo calcolo della ragione? Oppure l'uomo, nonostante spesso sia cattivo, è comunque un "essere sociale", portato istintivamente a stabilire stretti legami con gli altri? |
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#2 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 05-05-2008
Messaggi: 61
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Riferimento: L'uomo è sul serio un "animale sociale"?
La situazione è generalissima:
Il presidente che proclama una guerra ad un altro popolo, al contempo ha una relazione affettiva profonda con la moglie e i figli... Sarebbe più conveniente, secondo me, considerare l'uomo non in quanto essere sociale o antisociale, ma in quanto relazionale.. In questo senso si: l'uomo è veramente un animale relazionale, (anche lo scontro è una relazione). |
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#3 (permalink) |
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Utente bannato
Data registrazione: 14-04-2008
Messaggi: 169
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Riferimento: L'uomo è sul serio un "animale sociale"?
L'uomo è un essere sociale.
Anche se nella sua indole alberga un istinto primitivo di individualismo esasperato è portato naturalmente, quando non è perso in una devianza irrecuperabile, a cercare di frenare questo istintico caotico. La stessa forma biologica dell'uomo testimonia di questa propensione se guardiamo la natura vediamo gli animali più sociali sono quelli che hanno meno strumenti propri ovvero caricati su un solo individuo per far fronte alla sopravvivenza. Leoni, tigri e leopardi vivono in branchi poco numerosi o sono solitari. bisonti, zebre ecc... vivono in branchi molto più grandi e la difesa di gruppo e la loro arma. I ragni, i serpenti gli scorpioni sono tutti animali individualisti e ferocemente antisociali e armati di armi potenti. formiche, api ecc... sono miti e fanno dell'organizzazione sociale la loro arma di sopravvivenza e hanno un linguaggio molto sviluppato. insetti simili come vespe e calabroni sono assai meno sociali e molto più potenti. L'uomo ha la sua arma nella socializzazione e nel linguaggio. Perciò ogni tentativo di elaborare una filosofia soggettivistica è un disperato tragico insuccesso che vedrà sempre una necessaria e inevitabile reazione di rigetto e allo stesso modo una politica eccessivamente sbilanciata su minoranze e diritti vedrà per forza una reazione. Sta all'uomo conoscersi e accettarsi in questa dimensione perchè il cervello a differenza delle zanne e degli artigli è una arma pericolosa perchè è tanto duttile da poter essere rivolta contro il suo padrone. |
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#4 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
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Riferimento: L'uomo è sul serio un "animale sociale"?
Credo che sia inutile chiamare a testimoni Aristotele o le società di api e formiche: mi pare che sia di un’assoluta evidenza che l’uomo – dalla nascita alla morte – non può vivere solo: è innanzi tutto la biologia che lo impone.
Il problema, piuttosto, sta nel vedere se basta la biologia a spiegare la storia, cioè quel contrasto fra il singolo e i molti che la percorre in tutto il suo corso, quel richiamarsi a una natura che può essere vista alternativamente come razionale o selvaggia, ma che diventa alla fine una dialettica materiale e ideale a cui l’uomo non può sottrarsi, perché non è solo – come diceva Pascal – una canna pensante, ma un essere che sa di potere o di dover essere quello che ritiene più giusto o più buono, e trasforma l’impulso alla socializzazione in obiettivo morale, in base al fine – solo da lui immaginato fra i vivi - di correggere la natura e mutarne il corso e le leggi. Infatti, proprio per rimanere nell’ambito di questo argomento, che cos’è l’ideale primo e ultimo delle rivoluzioni se non una trasformazione della società e in ultima analisi la creazione di una società più morale? (Anche se i partecipanti ai moti rivoluzionari obbediscono solo a reazioni impulsive e forse non sanno quello che fanno, e i filosofi arrivano a illudersi di potere – attraverso una rivoluzione - bruciare la storia e iniziare una storia nuova). Dunque, per concludere, si potrebbe affermare che la società è sì un dato di fatto ma che deve diventare un fine: ed è come creatore di fini che l’uomo si sottrae alla realtà naturale, con tutti gli equivoci, i crimini e gli eroismi, che tale impresa può comportare. |
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#5 (permalink) |
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Ospite di se stesso
Data registrazione: 29-03-2007
Messaggi: 2,068
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Riferimento: L'uomo è sul serio un "animale sociale"?
Essenzialmente è relazionale,son d'accordo con Aristippe..
per il resto la civiltà-società è il risultato di un'istinto (natura)che corre da una parte e la mente (ideale) dall'altra con ovvi risultati prevedibili.. ![]()
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...e chi non vive di credenze non ha bisogno di dubitare |
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#6 (permalink) |
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Lance Kilkenny
Data registrazione: 28-11-2007
Messaggi: 359
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Riferimento: L'uomo è sul serio un "animale sociale"?
Il carattere di socialità umana nasce biologico e diventa presto psichico; è quello che permette all'uomo di riconoscersi ed identificarsi solo a partire dall'esistenza dell'altro, la cui presenza consente in quanto condizione imprescindibile il procedere nella diversificazione e contestualizzazione del 'sè'.La nostra identità psichica non esiste se non legata all'essere del termine di paragone "gli altri".Questo vale in valore assoluto e dunque in tutti gli aspetti possibili di relazione.L'"homo homini lupus" non è in contraddizione con l'essenza qui definita 'innata' della socialità umana essendo una categoria "positiva" che non preesiste ma che si innesta sul riconoscimento implicito dell'alterità come fondante dell'individuo all'interno della relazione:l'egoismo è una delle modalità possibili di questa relazione, ma se diventasse domani un valore etico riconosciuto universalmente il detto cambierebbe subito in "homo homini agnellus" senza intaccare di nuovo l'essenza del carattere di socialità umana che è ontologico della psiche.Hobbes è soltanto vissuto qualche secolo prima di Jung e di Freud.
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#7 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 10-01-2006
Messaggi: 193
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Riferimento: L'uomo è sul serio un "animale sociale"?
L'uomo è un animale sociale e non può fare a meno di vivere in comunità. Anzi, da quando ha scelto un sistema economico e sociale che lo costringe all'isolamento e alla solitudine gli sta andando il cervello in pappa. Se non si inverte subito questa tendenza facciamo tutti una brutta fine.
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#8 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
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Riferimento: L'uomo è sul serio un "animale sociale"?
Vedo che siamo d’accordo: l’uomo è un animale sociale. Però mi salta all’occhio il titolo di un argomento successivo a questo, titolo che richiama il concetto dell’anarchia, e quindi sembra sollevare il problema della nascita dello stato. Che rapporto c’è fra socialità e potere politico? La prima è solo condizione dell’altro o c’è un legame, fra essi, un legame necessario, per non dire, talvolta, terribilmente fatale?
Il problema, ovviamente, è stato studiato in termini di biologia evolutiva, di antropologia, e in termini storici, che purtroppo quando toccano tempi remoti divengono aleatori. Certo, vediamo che nel regno animale si formano gruppi di individui che si uniscono stabilendo forme di potere molteplici, dettate dall’istinto, dalla forza bruta, da necessità di sopravvivenza, di riduzione della fatica, perfino di suggestione erotica o estetica….Infine, per quanto riguarda le società umane, ci sono le classiche teorie del diritto che fondano l’origine dell’organizzazione politica in una sorta di contratto fra gli uomini, decisi a sostituire, nel comune interesse, ordine e leggi a una situazione di precarietà e irta di pericoli per tutti, che sarebbe alla fine ciò che altri studiosi hanno posto a fondamento del passaggio dall’orda alla società, anche senza ricorrere alla mitologia o alla psicanalisi. Per me, però, ogni spiegazione razionalizzante applicata a tempi preistorici rimane discutibile, mentre mi pare si debba abbandonare questa rincorsa al principio e cercare piuttosto il fine, che dopo tutto se c’è, è un fine immaginato o voluto dall’uomo nel suo sforzo di uscire dal regno animale per entrare nel regno morale. Con questo non voglio considerare lo stato, come fa Hegel, una forma etica somma e definitiva, ma semmai solo il preludio anzi l’ombra di una entità morale. Certo ci vuole coraggio, dopo quello che abbiamo visto verificarsi nel Novecento e ancora vediamo verificarsi oggi, dire che lo stato, con l’annessa politica, sia una premessa o la larva nascente della moralità, eppure proviamo a pensare come sarebbe una specie umana senza lo stato – cioè come un immenso arroccarsi di tribù in lotta fra loro per accaparrarsi risorse e imporre o rubarsi ideologie e religioni…Eppure sì, proprio qui, cioè nella politica, in questa arretrata per non dire arcaica attività degli umani, mi sembra di vedere incrinarsi la verità che sembra inoppugnabile dell’ateismo: perché, se tutto ci insegna che uomini che hanno acquisito potere sono per natura incapaci di abbandonarlo o di limitarlo – una sorta di sviluppo dall’epoca delle caverne ad oggi c’è pure stato….e questo, considerati i geni ostinati della nostra specie, forse è spiegabile solo con l’intervento di una misteriosa invisibile provvidenza. Qualcuno crede perfino d'aver scoperto una legge che impedisce agli imperi di vivere eternamente …. |
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#9 (permalink) | ||||
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Utente bannato
Data registrazione: 14-04-2008
Messaggi: 169
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Riferimento: L'uomo è sul serio un "animale sociale"?
Citazione:
Per un cristiano e per chiunque si rifaccia ad un modello di pensiero della Tradizione, correggere la Natura è lecito ma mutarne le leggi no, è inaccettabile e fonte di immani sciagure! Citazione:
Sono molto critico verso l'idea dell'uomo creatore del suo fine. Nella natura dovrebbe essere possibile interpretare lo spirito della stessa, che cosa ha in serbo per noi. Qualcosa di simile all'idea di adeguamento di Spinoza, l'uomo non adeguato al suo disegno soffre. Il problema dell'uomo moderno è quello della crisi del demiurgo. La funzione prometeica assunta dalle menti migliori che si sono posti a guida degli uomini, Marx e Freud sono stati due Titani che hanno provato a portare il fuoco della conoscenza all'umanità. Ma sappiamo che fine ha fato Prometeo. Il mito della rivoluzione è quanto di più antinaturale esiste. "La natura non fa salti" e non fa sprechi e quindi non vi è nulla da rifare in essa ma solo da migliorare. Dovremmo provare come esercizio relatovistico domandarci: ma siamo sicuri che la rivoluzione francese e russa erano davvero necessarie? Siamo sicuri si debba parlare di rivoluzione scientifica quando le premesse della stessa sono state ampiamente preparate da una adeguata gestazione. Quando nasce un bambino non si dice che quella "struttura" ha fatto una rivoluzione. Esiste tutta una visione storiografica legata al Romanticismo e all'Illuminismo che vede delle rivoluzioni, dei rinascimenti e dei risorgimenti, epoche buie che poi sono state tutt'altro che buie. Perciò fin da bambini, da studenti impariamo una storia a fette che ci crea un'indentità a fette, tutta proietatta verso il superamento di limiti della natura. Una costante rivoluzione che conduce l'uomo alla nevrosi e alla alienazioni. Proviamo a riappropriarci del nostro passato, di quello che non conosciamo, ci sono millenni liquidati come bui o inutili. preistorici, propedeutici solo a ciò che sarebbe dovuto venire. Citazione:
Questo concetto è affascinante . Citazione:
Guardando la storia credo che la tua conclusione sia fondatissima. Se ci pensiamo dal I secolo D.C. l'umanità ha avuto una progressiva accellerazione del progresso tecnico-scientifico. Il medioevo bistratto è buio solo agli occhi del laicista ortodosso e ormai superato. Quel periodo va letto come una lunga gestazione. E come un periodo in cui la Chiesa ha salvato il meglio dell'antichità a livello filosofico e sopratutto civile e statuale. Senza tale operazione politica non si sarebbe mai avuto alcun progresso. Altro momento di progresso soprattutto spirituale l'umanità ebbe anche un grande momento tra il VI secolo e il III secolo A.C, da Buddha a Confucio, alla Grecia coi suoi filosofi, al regno di Israele con Salomone e Davide durante il quale si mise per iscritto la versione definitiva dell'Antico Testamento testo basilare dell'Occidente, è stata una fioritura mondiale di spiritualità. Senza progresso spirituale non si da alcun progresso storico. Tra l'altro mi pare esistano studi in questo senso sulle ere astrologiche. L'influenza spirituale non è avulsa dalla materia del mondo è incarnata esattamente come il "verbo incarnato" e le traccie di queste influenze sono registrate proprio dall'astrologia. |
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#10 (permalink) | |
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Ospite di se stesso
Data registrazione: 29-03-2007
Messaggi: 2,068
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Riferimento: L'uomo è sul serio un "animale sociale"?
Citazione:
La sofferenza umana dipende solo da questo non adeguamento. (Concordo anche con la tua analisi storica..) ![]()
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...e chi non vive di credenze non ha bisogno di dubitare |
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