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Spiritualità - Religioni, misticismo, esoterismo, pratiche spirituali.
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Vecchio 25-06-2004, 19.31.19   #281
sisrahtac
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Diciamola tutta, secondo me Dio è un esemplificazione. Non si vuole accettare la complessità della realtà allora si preferisce ridurre tutto ad Uno.
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Vecchio 25-06-2004, 19.33.47   #282
sisrahtac
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Citazione:
Ormai sono giunto alla conclusione che discutere tra atei e credenti è una assoluta perdita di tempo.

Questo lo credo anch'io, ma a sentire certe cose non posso resistere alla tentazione di dire la mia opinione... Se non si sta all'erta verremo sommersi dai fanatici,ormai anche per me tutto ciò è diventato una missione.
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Vecchio 25-06-2004, 19.41.39   #283
paperapersa
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qualcuno, non ricordo chi mi disse un giorno: ma Dio è semplice....
e invece qui si parla ancora di complessità.....
solo che per potere acceder alla semplicità bisogna essere semplici come sono semplici i bambini nei loro slanci affettivi....
nel loro dare e ricevere.. nel loro sentirsi amati....
paperapersa is offline  
Vecchio 25-06-2004, 19.42.50   #284
sisrahtac
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Infatti i bambini non sono altro che degli egocentrici e credono che tutto giri attorno a loro,ma per fortuna si cresce...
sisrahtac is offline  
Vecchio 25-06-2004, 19.51.03   #285
Rotaflex
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Il Circolo della vaghezza o passaggio al Limite...

Lei. La prossima volta che andiamo a New York dobbiamo andare al circolo dei più-più, che ne dici?
Lui. Il circolo dei più-più?
Lei. È quel circolo a Manhattan dove si riuniscono le persone che sono il più di ogni cosa, in un senso o nell’altro. Ne
parla Saul Bellow verso la fine di Herzog: c’è l’uomo più calvo di tutti i capelluti e il più capelluto degli uomini calvi; il
più ricco dei poveri e il più povero dei ricchi; il gigante più piccolo e il nano più alto; il più furbo dei tonti e la più sciocca
di tutte le persone intelligenti. Ci sono tutti, anche i ladri onesti e i bugiardi sinceri.
Lui. E che fanno?
Lei. Al sabato sera fanno una festa, cenano, ballano. Poi fanno una gara.«E se tu riconosci il più capelluto dei calvi dal più
calvo dei capelluti—spiega Herzog—vinci un premio.»
Lui. È solo una storia...
Lei. Sì—ma è una storia curiosa, non trovi?
Lui. È una storia bizzarra. Non esistono criteri precisi per separare i calvi dai capelluti; quindi non ha senso pensare di
riconoscere il più capelluto dei calvi.
Lei. Esattamente. E non è nemmeno una questione di limiti della nostra conoscenza. Ci sono uomini calvi, e ci sono
uomini capelluti. Ma tra gli uni e gli altri vi è una zona grigia abitata da tipi che non si sa bene come classificare: uomini
stempiati, maestri del riporto, capelloni dal cucuzzolo lucido. Inutile cercare di individuare nelle nostre pratiche
linguistiche o nel nostro armamentario concettuale un criterio preciso e fondato per dire in ciascun caso se ci troviamo
davanti a un calvo o a un capelluto. «Calvo» e «capelluto» sono concetti vaghi e vaghi sono i loro confini.
Lui. Dunque dobbiamo distinguere tre categorie. Ci sono i tipi decisamente calvi (Picasso), ci sono i tipi decisamente
capelluti (il conte di Montecristo), e poi ci sono i casi dubbi. Stando così le cose, il circolo di New York potrebbe
annoverare fra i suoi membri i rappresentanti estremi di tutte e tre le categorie e la gara dei più-più non sarebbe poi così
bizzarra.
Lei. Purtroppo le cose non sono così semplici. Due confini precisi non sono meglio di uno. E se è impossibile riconoscere
il più capelluto dei calvi è altrettanto impossibile riconoscere il più calvo tra i casi dubbi. La vaghezza di questi concetti
non si esaurisce nell’esistenza di casi intermedi: è la mancanza di un confine preciso alle loro condizioni di applicazione che li rende vaghi.
Lui. Immaginiamo di trovarci in una stanza col conte di Montecristo e supponiamo di cominciare a strappargli i capelli,
uno a uno. All’inizio del processo il conte è capelluto. Alla fine sarà calvo. Ma a che punto preciso smetterà di essere
capelluto? A che punto comincerà a essere calvo?
Lei. Se anche fossimo onniscienti ci sarebbe impossibile fornire risposte esatte a domande come queste: neanche Dio
saprebbe dire quando il conte di Montecristo è diventato calvo. Un ragionamento analogo ci convincerà che non basta
nemmeno aumentare il numero delle categorie distinguendo tra casi chiaramente intermedi e casi intermedi di casi
intermedi, o casi intermedi di casi intermedi di casi intermedi. Moltiplicare il numero dei confini equivale ad assumere
una precisione ancora maggiore di quella che si immaginano al circolo dei più-più. E questo è un problema serio perché
dà luogo a un vero e proprio grattacapo logico. Senza farci caso ci ritroviamo infatti in una situazione contraddittoria. Da
un lato le due affermazioni seguenti sembrano ovvie:
(1) Dopo la rimozione del primo capello, il conte di Montecristo è ancora capelluto.
(2) Se dopo la rimozione del capello numero n il conte di Montecristo è ancora capelluto, lo è anche dopo la
rimozione del capello numero n + 1. (Che differenza può fare un capello?)
Dall’altro lato vogliamo sicuramente poter negare che:
(3) dopo la rimozione dell’ultimo capello il conte di Montecristo è ancora capelluto. (A quel punto anche il conte sarà
completamente calvo.)
Tuttavia l’asserzione (3) segue logicamente dalla congiunzione di (1) e (2).
Lui. Quindi o rinunciamo a una di quelle due asserzioni, contrariamente alle nostre intuizioni su cosa voglia dire essere
capelluto; oppure ci troviamo costretti a rinunciare ad alcuni elementari principi di ragionamento logico.
Lei. È un problema di cui si era preoccupato lo stesso Gottlob Frege, uno dei padri della logica moderna. Frege
individuava proprio nella delimitazione rigorosa di ogni concetto uno dei presupposti fondamentali per l’applicazione
delle leggi logiche. Ma sapeva anche che questo modo di procedere ha a sua volta conseguenze infelici: i concetti
impiegati in matematica e presso le cosiddette scienze esatte sono esenti da vaghezza, ma la stragrande maggioranza dei
concetti di cui ci serviamo comunemente sono vaghi. Lo sono gli aggettivi che usiamo per descrivere le persone e le cose
che ci circondano (calvo, ricco, bello, giovane, felice, pesante, vicino, profumato), i sostantivi (montagna, città, casa,
giardino, vacanza, passeggiata), i verbi (amare, rispettare, picchiare, digerire, correre, sapere, credere), e così via.
Lui. A ben vedere, nemmeno i nomi propri che usiamo per individuare le persone sono del tutto esenti da vaghezza. Quali
sono, esattamente, i confini del signor Rossi? Sicuramente il corpo di Rossi include il suo cuore e i suoi polmoni e
sicuramente non include il cuore e i polmoni di Bianchi. Ma che dire della caramella che Rossi ha appena messo in bocca:
fa parte del suo corpo? Ne farà parte soltanto una volta che avrà cominciato a masticarla? Soltanto dopo che l’avrà
ingoiata? Solo dopo che avrà cominciato a digerirla?
Lei. Ecco dunque il dilemma. Da un lato la vaghezza dà luogo a dei veri e propri paradossi. Dall’altro lato, se
applicassimo il criterio di Frege ed eliminassimo dal campo di applicazione della logica tutte quelle parole e quei concetti
che esibiscono una vaghezza di qualche sorta ci ritroveremmo con una lingua molto impoverita—una lingua così povera
da risultare del tutto inutile.
Lui. Del resto non è nemmeno detto che il criterio di Frege sia applicabile davvero. Lo sarebbe (almeno in linea di
principio) se esistesse una chiara linea di demarcazione tra ciò che è vago e ciò che non lo è. Ma anche qui ci troviamo
dinnanzi a un’ipotesi discutibile: certi concetti sono vaghi e certi sono precisi, ma esistono concetti che sembrano trovarsi
in una situazione incerta. Il concetto di persona è vago? Vi è un momento esatto in cui una persona cessa di vivere? Vi è
un momento esatto in cui una donna diventa madre? A ben vedere, vi sono dei concetti per i quali la questione della
vaghezza è a sua volta indeterminata.
Lei. Come scriveva il filosofo inglese John Austin: ‘vago’ è vago.
Lui. Se è così, se ne deve concludere che non esiste un confine netto tra i concetti vaghi e quelli non vaghi, proprio come
non esiste un confine netto tra gli uomini calvi e quelli non calvi.
Lei: Non solo non esiste: è impossibile tracciarlo.
Lui. E se è impossibile tracciare un confine netto, è impossibile eliminare la vaghezza. Come hai detto che si chiamava
quel circolo di New York...?

Abbiamo passato il limite? ....
Rotaflex is offline  
Vecchio 25-06-2004, 20.08.44   #286
paperapersa
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anch'io ringrazio di essere viva.
ma ringrazio un Dio che è aldisopra del bene e del male
perchè anche il male è al Suo servizio
ma non è Lui,
sono, siamo piccole gocce di consapevolezza
che lavoriamo per e con Lui
ma non siamo Lui
aspiriamo a divenire divini
e. come promesso, faremo cose
ed abbiamo realizzato cose che
credevamo impensabili.
quando osiamo immaginare
attingiamo ad un mondo ove già
tutto ciò che si può esiste
e grazie a questi rari lampi
l'uomo che accede a questeo mondo
delle intuizioni procede in un cammino di progresso
e bontà. ma nulla avviene per caso
perchè Dio non gioca a fdadi con l'Universo.
Egli ha fissato le regole e noi
pian piano le scopriamo, ma la Mente
Ordinatrice E'
e noi non possiamo che cercare di
scoprirne le regole attraverso ipotesi e lavorio mentale.
paperapersa is offline  
Vecchio 25-06-2004, 20.12.47   #287
sisrahtac
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Perchè devi ringraziare Dio per i progressi della tua "anima", della tua coscienza? Ringrazia te stessa, sei tu che ti stai costruendo, non Dio.

Per quanto riguarda le regole che reggono l'universo esse esistono di per sè stesse, sono necessarie, non c'è bisogno di alcuna Causa Prima, di alcuna divinità.
sisrahtac is offline  
Vecchio 25-06-2004, 21.19.26   #288
atisha
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aridaje....


p.s....un grazie profondo che più profondo non si può (perchè non si può??) a Monsieur Rotaflex..e i fiori del corrivo.


Ultima modifica di atisha : 25-06-2004 alle ore 21.25.24.
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Vecchio 25-06-2004, 21.46.25   #289
atisha
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accettazione..infinita Libertà

Citazione:
Messaggio originale inviato da paperapersa
anch'io ringrazio di essere viva.
ma ringrazio un Dio che è aldisopra del bene e del male
perchè anche il male è al Suo servizio
ma non è Lui,
sono, siamo piccole gocce di consapevolezza
che lavoriamo per e con Lui
ma non siamo Lui.........


Paperapersa.... solo parole che interpretano l'ininterpretabile ..in realtà è sempre l'intelletto che cerca rappresentazioni..tranquille rappresentazioni..concettualiz zazioni.
Sono pur esse un aspetto del Divino..e quel Divino lo possiamo porre a parole dove vogliamo..fuori, dentro, sotto, sopra, destra sinistra..ma esso E'. Non è sufficiente?
Nel nucleo..nel cuore c'è la Comprensione.. perchè il processo di voler "risolvere" e posizionare Dio è infinito...e se non c'è più nessuno che pone domande..dov'è Dio??

Un abbraccio
atisha is offline  
Vecchio 25-06-2004, 22.20.18   #290
Rotaflex
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Ma le pare Madam...

..Proprio così...
Rotaflex is offline  

 



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