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Tempo/Eternità - Spazio/Infinito

Di Isabella di Soragna - Febbraio 2013

Libero adattamento di brani tratti dal libro di Ken Wilber “The spectrum of consciousness”.

 

 

La Realtà è pura Mente Non-dualista, che contiene potenzialmente concetti, i quali tuttavia mai possono essere compresi dagli stessi. Poiché è libera da qualunque concetto, può essere solo “parzialmente descritta” in modo analogico o negativo. Può solo essere sperimentata, quando “le porte della percezione sono state pulite” da ogni possibile fabbrica intellettuale.

Parlando della Realtà come coscienza non-dualista, molti di noi la mettono in relazione con la soggettività, ovvero  sentiamo (crediamo) che la coscienza non appartiene agli “oggetti”, come questa pagina, ma piuttosto a me stesso come soggetto che si presuppone “conscio di” questa pagina. Questo è in essenza “dualistico”, ma poiché la coscienza è la Realtà e la Realtà non è dualistica, sarebbe più accurato vedere la coscienza non come soggetto relativo che si confronta con oggetti, ma come Assoluta Soggettività, cioè al di là  del dualismo soggetto e oggetto.

Quello che chiamiamo Dio, questa profondità, è l’Assoluta Soggettività o Testimone all’interno di ognuno di noi, non identificato né come soggetto né come oggetto, ma che include paradossalmente entrambi. Ramana Maharshi lo definiva così:

 

“Poiché il Sé non può essere oggettivato - non essendo conoscibile da nessun altro - e poiché il Sé è l’Osservatore di ogni altra cosa, la relazione soggetto-oggetto e l’apparente soggettività del Sé esiste solo sul piano della relatività e svanisce nell’Assoluto. In verità esiste solo il Sé che non è né l’osservatore né l’osservato e non è coinvolto con nessuno di essi.”

 

Se ora qualcosa in me può osservare il mio sé soggettivo e che esiste in me, adesso, la consapevolezza di un “sé” che legge questa pagina, ciò mi dimostra chiaramente che ciò che credevo il mio sé soggettivo è solo un oggetto della coscienza! Che cosa dunque “in me” è cosciente di me stesso mentre legge questa pagina, o che esegue ogni possibile percezione o azione (pensare, udire, sentire, toccare…)?

Non può essere il mio ego soggettivo, poiché lo posso oggettivare, osservare: “Il percepito non può percepire”- diceva Huang Po.

E Shankara: “Vi è dunque una Realtà che è aldilà di ogni stato di coscienza: veglia, sonno e sonno profondo. È consapevole della presenza o assenza della mente e delle sue funzioni. Il nostro vero Sé che pervade l’universo ma che nessuno può penetrare. Esso solo illumina e l’universo è solo il suo riflesso.”

A causa della necessità verbale di comunicazione la definiamo Assoluta Soggettività (né soggettiva, né oggettiva) e rimane una consapevolezza non-dualista, che è testimone di tutto senza essere separato da nessuna cosa: in tal modo l’apparente soggettività del Sé esiste solo nel relativo e svanisce nell’Assoluto. Essa è sempre totalmente unita agli “oggetti” di conoscenza. Nel preciso momento in cui concettualizziamo, definiamo, rendiamo oggettivo l’universo, ma sarà sempre un simbolo, mai la realtà. Concetti e oggetti sono dunque sinonimi. L’oggetto non avrà mai una realtà, ma sarà sempre un simbolo.

Ne consegue che se tentiamo di parlare di Realtà possiamo solo ricorrere a concetti e poiché i concetti sono dualistici, ne perdiamo il contatto non appena apriamo la bocca! Quando la descriviamo come infinita ed eterna, ricadiamo di nuovo nei concetti. (n.d.t. Ecco perché molti finirono per rimanere… in silenzio!)

Nell’Infinito, lo spazio tra il soggetto e l’oggetto, lo spazio tra te e la pagina e ogni oggetto di percezione, è assente. È questo spazio che ti dà l’impressione di un “soggetto qui” separato dal resto dell’universo, come “oggetto là fuori”. Lo spazio sembra reale perché credi che il tuo sé soggettivo è reale e quindi separato dagli oggetti percepibili. Entrambi i presupposti sono falsi. Il tuo sé può essere facilmente percepito e diventa un oggetto.

L’Infinito include tutto, non ha opposti, né limiti. Possiamo definirlo solo negativamente: senza dimensioni, senza forma, ecc. Questo significa che esso è presente per intero in ogni singolo punto dello spazio e quindi per l’Infinito ogni singolo punto dello spazio è assolutamente QUI.

L’Infinito non è l’opposto dunque dell’essere finito, ma piuttosto il suo “terreno di base” e quindi tra Infinito e finito non vi è assolutamente nessuna frontiera. Un’analogia che indica la “non-idea” dell’Infinito è quella di uno specchio e di oggetti che vi si riflettono. Esso può riflettere cavalli e alberi, sedie e uccelli: lo specchio in sé non è nessuno di quelli, ma non è in alcun modo separato da loro. (n.d.t.  non sono due, ma uno solo che appare come doppio)

Quando cerco di osservare il mio vero Sé, trovo solo oggetti di percezione, il che dimostra che lo spazio tra soggetto e oggetto è assente nell’Assoluta soggettività.

“La nozione che l’osservatore è diverso dall’osservato è solo mentale (un concetto). Per coloro che  rimangono nell’Assoluta Soggettività, l’osservatore è lo stesso dell’osservato”- diceva Ramana Maharshi.

Tu sei ciò che osservi. Quindi la divisione, lo spazio tra il soggetto qui dentro e l’oggetto là fuori è una sottile illusione. Il vero Sé non conosce il mondo da una distanza, ma lo conosce “essendolo”, senza alcuna traccia di spazio. E ciò che è senza spazio deve essere infinito.

L’Eternità è per il tempo ciò che l’Infinito è per lo spazio. Come l’Infinito è totalmente presente in ogni punto dello spazio, tutta l’Eternità è completamente presente in ogni punto del tempo. Quindi, dal punto di vista dell’Eternità, tutto il tempo è assolutamente ORA, come per l’Infinito tutto lo spazio è QUI. Poiché tutto il tempo è ORA, ne consegue che il passato ed il futuro sono illusioni e l’unica Realtà è quella presente. (n.d.t. S. Agostino e S. Tommaso, Rumi e i maestri Ch’an concordano pienamente a differenza di luoghi e di tempo!)

“Il tempo è senza inizio ed è il momento presente”- diceva Huang Po. (n.d.t. questo mette a tacere qualunque teoria di Big Bang o di inizio di creazione)

Miliardi di anni esistono in un solo attimo. Dante lo definisce ”il momento in cui tutti i tempi sono presenti.”

La fisica quantica e la teoria della relatività hanno mostrato che lo spazio-tempo e gli oggetti sono in un certo senso continui. Si può dire che lo spazio è ciò che circonda o racchiude gli oggetti e i fisici descrivono questo come “curvatura dello spazio”. Lo spazio non può esistere senza gli oggetti poiché la stessa definizione lo conferma: esso include gli oggetti. Questi devono avere confini altrimenti esploderebbero. Lo spazio e gli oggetti quindi sono una sola cosa. Inoltre, per poter esistere (essere percepiti) devono durare. Il tempo è dunque necessario all’esistenza degli oggetti poiché senza durata non ci sarebbe nulla che possa durare. Al contrario, l’esistenza della durata dipende dagli oggetti, poiché senza oggetti che durano, non ci sarebbe… durata; in questo senso gli oggetti ed il tempo sono una sola cosa. Ne consegue che lo spazio ed il tempo sono un’unica cosa e gli oggetti, lo spazio ed il tempo sono vicendevolmente dipendenti e inseparabili e quindi l’irrealtà di uno dei tre implica l’irrealtà degli altri due! Il punto è che poiché lo spazio ed il tempo sono illusori abbiamo potuto dimostrare - in modo un po’ diverso - la dottrina Madhymika della “vacuità delle cose” e della dottrina di Hua-yen (shih shih wu ai) delle vicendevoli inter-penetrazioni di tutte le cose.

Aristotele diceva: “Se il prima ed il dopo sono nello stesso ora, allora ciò che accadde diecimila anni fa sarebbe simultaneo a ciò che accade oggi e niente sarebbe prima o dopo qualunque cosa… tutto sarebbe in ogni cosa e l’universo in un grano di miglio, poiché l’universo ed il grano di miglio esistono allo stesso tempo.”

L’irrealtà del tempo implica l’irrealtà degli oggetti individuali. Questa inevitabile limitazione del processo del pensiero, unidimensionale, lineare, che contrasta con il mondo reale, multidimensionale simultaneo, fu messa in evidenza da Lilly , Bateson e Watts.

Le cose sono solo il prodotto del pensiero e non vere entità che compongono l’universo. Ossia “una cosa” è solo un pezzetto di attenzione selettiva, la figura tagliata fuori dalla totale gestalt sensoriale, ignorante del fondo inseparabile. William James dice che “una cosa (oggetto) è il prodotto di un’attenzione a questo, ignorando quello.” Questo poi “ è concretizzato da nomi, parole e simboli che assumono uno statuto di realtà. E poiché ogni nome o definizione è dualista, questo processo aggrava l’illusione che le “cose” sono separate ed entità esistenti di per sé, in attesa di essere percepite.” A questo punto la confusione tra simboli e realtà è totale.

Inoltre il pensiero, per maneggiare questi “pezzetti di attenzione ristretta” deve arrangiarli in ordine lineare, poiché il mondo è fatto di innumerevoli minuscole fettine che non possono essere ingoiate in una volta, devono essere prese  un po’ alla volta, così come ora dobbiamo leggere parola per parola. Come sappiamo, non possiamo pensare a due o tre cose alla volta, senza cadere in una gran confusione paralizzante, così per far ordine e dar coerenza, il processo del pensiero, con l’aiuto della memoria, riunisce in fila questi pezzetti, come ora queste parole su questa riga. Questa “linea” di pezzi di ristretta attenzione, su cui il pensiero allinea i suoi oggetti-concetti, non è altro che il tempo!

Il tempo è solo il modo “sequenziale” del pensiero di visualizzare il mondo.  Nell’osservare la natura in questo modo lineare e progressivo, arriviamo presto alla conclusione che essa proceda dal passato al futuro, dalla causa all’effetto, dal prima al dopo, dall’ieri al domani - dimenticando che questa presunta linearità della natura è solo il prodotto del modo in cui la osserviamo.

È come dire che per un martello il mondo intero assomiglia ad un chiodo!

Tutta la nozione di successione nel tempo dipende direttamente dal processo della memoria, poiché è ovvio che senza memoria, non potremmo avere un’idea di tempo, né di passato o di futuro. La questione dunque è se la memoria ci riferisce un fenomeno reale che si chiama “tempo” o se invece essa crea un’illusione di tempo”.

A prima vista sembra che la memoria ci riferisca un quadro veramente reale del passato. Questi pezzetti di memoria ci fanno credere ad un passato reale e così facendo generiamo un vivo senso del tempo ed immaginiamo che ci muoviamo attraverso di esso verso il futuro. Tutta la nozione di tempo dipende direttamente dal fatto che attraverso la memoria, possiamo conoscere il vero passato. Ma in questo quadro si è infilata una sottile illusione - ben messa in evidenza già da S. Agostino - e recentemente confermata da fisici di fama come Schrödinger e filosofi come Alan Watts. Infatti, se si guarda bene, non siamo mai consapevoli direttamente di un passato reale - siamo invece solo consci di un quadro mnemonico del passato ed inoltre la memoria esiste solo” nel e in quanto” presente. Quando si vede che la memoria non ha una effettiva conoscenza del passato, ma che ne ha un’esperienza presente, allora il sostegno dell’illusione-tempo collassa all’...istante! Passato e futuro collassano nell’adesso, la linearità nella simultaneità ed il tempo nell’Eternità. Quest’istante presente contiene tutto il tempo e quindi è senza tempo e dunque questo presente senza tempo è l’Eternità stessa. La conferma di questo (n.d.t. benché la fisica moderna lo cerchi ancora a tutti i costi!) è che nessuno ha mai trovato l’inizio del tempo: ciò che non ha inizio non ha fine e quindi dev’essere Eterno. Allo stesso modo ogni dualismo tra soggetto e oggetto scompare. Puoi simultaneamente pensare a tutto ciò e trovare un “pensatore ”che lo pensi?  Invariabilmente la cosiddetta sensazione “io qui dentro” e la sensazione ”oggetti là fuori” sono la stessa unica sensazione. In questo momento … sei questa pagina che sta leggendo se stessa!

Dal momento che il dualismo passato/futuro e oggetto/soggetto sono  illusori, ne consegue che stiamo già vivendo nel mondo reale infinito ed eterno, anche se tentiamo di definirlo, oscurandolo con nomi e simboli. Quindi tutte le discussioni sulla Mente unica, Brahman, la Vacuità e l’Infinito, l’Eterno e l’Assoluta Soggettività - tutto questo non è una descrizione analitica di come le cose dovrebbero essere o da raggiungere, ma una metafora per come le cose stanno già in ogni modo! Lo stato della coscienza com’è adesso è sempre identica all’Ultima, poiché come già detto, non puoi trovare un soggetto che possa essere separato dalla Realtà. Quindi è solo adesso che possiamo comprenderlo appieno.

L’osservatore è l’osservato: mai si potrà essere separati da ciò che ci circonda. Ecco perché i buddisti dicono che la Mente è Irraggiungibile solo perché non potrai mai raggiungere ciò che già sei, non più di quanto potrai uscire di casa per acquistare il tuo... piede!

Quindi non si tratterà di fare un viaggio a ritroso o in avanti nel tempo, ma nel “presente ora “per ricordarci solo di chi siamo veramente. Vedere che non siamo dei poveri ego, alienati, divorziati eppure intrappolati in un corpo, ma sanare il dualismo che oscura la nostra Suprema Identità… solo per realizzare che non è mai esistito. Un viaggio apparentemente inutile, ma… inevitabile.”

 

Per sintesi un breve commento:

  • Ogni “definizione” è utile solo all’istante in cui si vuol designare un evento, un oggetto, un pacco di vibrazioni momentanee che sembrano “durare”. Il concepimento, la nascita, la vita, la morte sono solo effimere parole in relazione ad altri concetti - come una rete senza fine - che tentano di cementare un ruscello che scorre: derivano dallo Zero e portano allo Zero, cioè all’Infinito Eterno. Fanno parte dell’Io sono, di Dio e della danza “surplace” della manifestazione. In realtà non è mai successo realmente né qualcosa né nulla: appare, si definisce e poi scompare. “Siamo Quello”, prima di qualunque concetto, ma se tentiamo di descriverlo, oggettivandolo, solidificandolo, cadiamo di nuovo nell’allucinazione. La mente è così abile da riuscire a farci immaginare chissà quali… burroni senza fondo, dove un povero “qualcosa” immaginario - cui però siamo identificati e aggrappati - rischia di cadere in eterno (!), per mancanza di un punto di riferimento! Al contrario è proprio quello, che ci fa soffrire d’infelicità e di mancanza. In realtà quando scopriamo che il fondo senza fondo, l’Inconcepibile e Indescrivibile è di fatto la nostra Sorgente eterna, completa, la felicità che è appagamento costante e senza limiti, sarà il nostro costante piedistallo, qualunque cosa succeda nel film di gioia o di orrore che si presenti. Le nuvole dell’Io sono e della manifestazione passeranno senza lasciar traccia, sul fondo senza fondo, come il nostro alito in una giornata di gelo. –

Isabella di Soragna
sunyata@bluemail.ch

 

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