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Ma i comunisti mangiano i bambini? (in forma romanzata)
Le vere ragioni dell’anti-comunismo
di VanLag - novembre 2005
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Nota: - L’autore della riflessione è Van, (da VanLag, cioè io nella mia identità virtuale), che racconta il percorso con cui è arrivato alla scoperta di una “verità”; (doverosamente virgolettata e minuscola), cioè le vere ragioni dell’anti-comunismo. In realtà questo scritto, oltre tentare di spiegare il perché di una paura, (quella del comunismo), che appartiene a buona parte dell’inconscio collettivo, è anche un inno a Robert M. Pirsig, (autore di due splendidi libri Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta e Lila entrambi editi da Adelphi ), da cui ho preso spunto per la modalità dell’esposizione.

 

…La storia, (di Van), inizia in una oscura sera autunnale, da un confronto in pizzeria, tra amici. Fu lì che Van focalizzò in maniera inequivocabile, un “atteggiamento” un “vezzo” tipico delle persone di destra e questo originò in lui la seguente domanda …

 

- Perché, non appena si accennava al comunismo, tutte le persone di destra con cui Van parlava facevano gli scongiuri e si chiudevano a riccio rifiutando anche il più piccolo approccio dialettico? -

 

Le risposte sprezzanti del tipo: - hanno ancora la falce ed il martello nel loro simbolo - erano chiaramente luoghi comuni.

 

- Falso - ...pensava Van... - Non è quello che li disturba veramente deve esserci altro... -

 

In fondo, il comunismo aveva già fatto auto critica sulle sue pretese totalitarie. Aveva preso le distanze dalla politica economica fallimentare come era emersa chiaramente dopo la caduta del muro di Berlino. Il comunismo di oggi si inseriva, per altro in forma minoritaria, in una sinistra moderata, che si identificava economicamente con l’illuministico, “welfare state” di keynesiana memoria.
Rappresentativamente si identificava coi sistemi a maggioranza democratica. Ideologicamente era più vicina ad un socialismo solidale che poi, non si distanziava molto, nei suoi ideali, dal messaggio originario cristiano, quale fu predicato da Gesù.

La chiusura e la prevenzione che le destre mostravano verso esso, erano fuori misura per il fenomeno e questo, incuriosì non poco Van che, quando non vedeva chiaro in qualche cosa, cadeva preda di una struggente necessità, quasi fisica di capire. Seguendo questa spinta iniziò ad addentrarsi nella cultura di destra, per scoprire le vere ragioni dell’anti-comunismo ed alla fine si rese conto che, l’odio della destra per il comunismo celava una realtà molto più vasta in cui la preservazione di un concetto di “bene ideale”, sostenuta dalla destra si scontrava con la necessità di un “bene attuale”, sostenuta dalla sinistra.

La prima intuizione gli venne dalla destra cattolica la quale sembrava un po’ troppo sensibile alla “proprietà privata”. Van infatti aveva notato che ciò che suscitava il disprezzo da parte dei cattolici di destra, non era l’ateismo del comunismo, neppure l’orrendo volto totalitario con cui il comunismo si era mostrato nella sua manifestazione nell’Unione Sovietica. Quello che li spaventava era la minaccia da parte del comunismo verso la “proprietà privata”.

“La proprietà privata è”?

Il concetto di proprietà, ed il possesso che essa implica, sul piano ideologico, faceva letteralmente a pugni con i valori cattolici di amore del prossimo, di altruismo, di carità che, anzi, andavano ad incontrare i valori di solidarietà, di eguaglianza, di giustizia sociale del comunismo. Infatti, non a caso, c’era una parte dei cattolici, chiamati con disprezzo dalla destra: - cattocomunismi - che aveva sentito, da sempre, questa comunanza di valori e si era schierata politicamente a sinistra.

Ma perché, il cattolicesimo integralista metteva questi valori in secondo piano rispetto al “bene materiale”? Strideva così tanto questa incoerenza che Van cercò di ripercorrere le radici storiche del Cristianesimo alla ricerca di qualche guasto evolutivo e non gli ci volle molto ad individuare il passaggio storico preciso nel quale il cristianesimo aveva perso la sua originalità.

Gli storici sono concordi che l’anno 312, con l’adesione di Costantino al cristianesimo, fu la data della svolta e ritengono, per lo più, che l’imperatore effettuò questa decisione  soprattutto per i vantaggi  che gli sarebbero derivati dall’alleanza col Dio più forte.

Fu dunque con l’editto di Costantino, che riconobbe la religione cristiana come religione dell’impero, che il cristianesimo abbandonò le sue radici innovative rispetto al giudaismo e cedette alla seduzione del potere, iniziando a perdere il lato umano, che il messaggio fortemente evolutivo e rivoluzionario di Gesù, aveva introdotto.

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