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Fatti e Opinioni (ovvero come smettere di migliorarsi)

Di Visir  - maggio 2007

Riflettevo sotto un albero dopo aver trovato miracolosamente posteggio per l’automobile nel centro città, sul un film di guerra visto ieri sera (Full Metal Jacket).

 

Curiosamente mi domandavo come, ciò che generalmente viene considerato abbietto in tempo di pace (?) trova il suo opposto in tempo di guerra.
Persone uguali (nei propri sogni, speranze, paure, illusioni) decidono di vestire uniformi diverse e si massacrano senza quartiere e con reciproco impegno e dedizione.
Parallelamente consideravo le diverse ideologie, religioni, gli usi ed i  costumi diversi in ogni angolo del mondo e che scatenano ogni sorta di conflitto.
Milioni di morti in nome della religione, inaudite sofferenze per spostare un confine di pochi chilometri, qui si parla cin l’ ha si parla cion  e giù botte.
Fantastico!
Quello vede la Madonna, quell'altro digiuna per il debito del terzo mondo, un altro corre dietro alle veline: spettacolo!
Non che, in linea di principio mi stupisca più di tanto che l’uomo nella sua follia faccia di tutto per complicarsi la vita salvo poi lamentarsi.
Come premessa non ha nulla di nuovo, ma ho rinunciato già da tempo alla vanità di dire qualche cosa di originale.
Sono ultimamente un convinto fautore della mediocrità.
Le parole e le teorie, specie quelle nuove, sono esche per pesci annoiati più che affamati.
Non ho bisogno di cose nuove, ma di un nuovo modo (più ampio) di vedere, anzi non ho bisogno neanche di quello, ma godo a guardare principalmente me stesso e poi i miei simili.
Ecco allora che mi trovo a sostenere che alla fine l’unico fondamento su cui possiamo appoggiare le nostre gambe sono i fatti, ma quali fatti?
Certamente fatti reali confortati da dei dati altrettanto reali che: sperimentati e vissuti in prima persona, possa dichiarare essere veramente miei, ma allora tutto è possibile, per il santo è reale vedere Dio, per il libertino vedere sesso nel medesimo evento. Cosa ci dice che quello che sto percependo è vero?
L’unico dato di realtà o meglio il primo su cui fare affidamento è il corpo.
A patto che il corpo sia libero dalla mente o meglio dai condizionamenti, altrimenti si torna a bomba.
Il resto, tutto il resto, sono opinioni che, come diceva Clint Estwood: sono come i testicoli ognuno ha i suoi.
Con buona pace per le donne che dovranno sostituire la frase con le corrispondenti parti anatomiche di cui sono dotate.

 

Ecco allora che posso orgogliosamente dire che conosco ben poco, sono certo di esistere ma il resto… boh?
Fatta questa semplice premessa (banale) ecco che tutto il castello delle idee crolla.
Crolla la religione, crollano le ideologie, crollano le certezze su cui facciamo affidamento: posizione sociale, proprietà e anche amori e  relazioni interpersonali ecc. ecc.
L’altro è, e resterà sempre un’incognita.
Il mondo un enigma.
La vita un mistero.
Cosa resta?
Poco, per non dire nulla.
Stranamente questa constatazione, invece di lasciarmi nello scoramento di un nuovo nichilismo, mi fa sentire leggero, respiro…
Allora guardo i passanti imbronciati e frettolosi, con rinnovato stupore, il cielo mi sembra più azzurro, l’aria più fresca, la mia sensazione di essere si compatta.
Ascolto i miei piedi che poggiano sull’asfalto e sento il peso del mio corpo che quasi affonda.
Figo!
Non so nulla, non devo dimostrare nulla ho così  tempo per guardarmi intorno e anche la depressione che mi accompagna ogni tanto mi lascia stare.
E dove si attaccherebbe mai?
Mi sembra la scena finale di Odissea 2001 quando vengono tolti i banchi di memoria al super computer HAL 9000, il male  è nella mente?

Non so perché ho iniziato, non so cosa volevo dire, non so quasi più scrivere vi lascio solo un sorriso (ebete?).

 

Visir

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