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Non c'è Fede senza Giustizia

Di Domenico Caruso - Giugno 2016

 

 

Fin dalla sua apparizione sulla Terra l’uomo si è domandato: «Chi sono io? Donde provengo? Quale sarà il mio destino?».

Nonostante il notevole progresso, la scienza non è ancora in grado di fornire un’adeguata risposta.

Interrogata sul perché, pur non essendo incline alla filosofia, a questo riguardo l’astrofisica Margherita Hack (1922-2013) ha dichiarato che la scienza spiega il come ma non il perché dei fenomeni. Le leggi della natura sono dati di fatto che dobbiamo accettare e non ci spiegano l’esistenza di Dio.(1)
Lo scetticismo non è una dottrina: al massimo potrebbe rappresentare un pretesto per dissimulare la rinuncia della verità.
Intanto, dobbiamo considerare che anche la verità è possibile e che la ragione umana può conseguirla. La fede cattolica, che molti accettano senza bisogno di un percorso logico, ci dispone a credere. Dopo tutto, se non impediti da interessi contrari, gli eventi storici ci confermano la divinità di Cristo.
Il 24 novembre 2013, solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, si concluse l’Anno della Fede indetto da Benedetto XVI, oggi Papa emerito.
La Lettera Apostolica dell’11 ottobre 2012 sostiene:
«Nel mistero della sua morte e risurrezione, Dio ha rivelato in pienezza l’Amore che salva e chiama gli uomini alla conversione di vita mediante la remissione dei peccati (cfr At 5,31). [...] Con il suo amore, Gesù Cristo attira a sé gli uomini di ogni generazione: in ogni tempo Egli convoca la Chiesa affidandole l’annuncio del Vangelo, con un mandato che è sempre nuovo. Per questo anche oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede».
La rivelazione trasmessa da Dio nel corso dei secoli attraverso il popolo di Israele e, principalmente, per mezzo di Suo Figlio è rappresentata dalle tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Senza la fede la rivelazione sarebbe inutile.
Troviamo l’esempio in Maria, la quale nella Lumen Gentium si dice che: “peregrinò nella fede”.
Nel Vangelo la dignità e la missione di Gesù vengono anticipate fin dalla visita di Maria, dopo l’annuncio dell’Angelo, a Elisabetta. Al saluto della cugina, sussultò il bambino che quest’ultima teneva in grembo.
Allora, «Elisabetta fu ricolma di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno. [...] E benedetta colei che ha creduto al compimento di ciò che le è stato detto dal Signore». (Lc 1, 42 e 45)
L’incontro fra le due madri, Elisabetta (al sesto mese di gravidanza con Giovanni che alla voce della congiunta balza d’emozione) e Maria (che con il suo realizza la presenza del Signore fra gli uomini) trova il suo epilogo nel canto del Magnificat. Maria, poiché Dio crede in lei, piena di fede esulta:

 

D’ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata.
Perché grandi cose m’ha fatto il Potente,
Santo è il suo nome,
e la sua misericordia di generazione
in generazione
va a quelli che lo temono
[...] Ha rovesciato i potenti dai troni
e innalzato gli umili.
(Lc 1, 48-50, 52)

 

Maria, piena di grazia, nella gloria della risurrezione sarà la testimone del nuovo mondo e apparirà nel cielo come «una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle sul suo capo». (Ap 12, 1)
Nell’omelia del 14 ottobre 2013, Papa Francesco sottolinea quanto già rilevato:
«La prima cosa che c’insegna Maria è fidarci di Dio senza comprendere tutto [...] Nel suo sì, nell’affidamento che lei fa nella parola di Dio vi è un esempio per tutti noi: Dio ci sorprende sempre, rompe i nostri schemi, mette in crisi i nostri progetti, e ci dice: fidati di me, non avere paura, lasciati sorprendere, esci da te stesso e seguimi!».(2)
Se mettiamo Cristo nella nostra vita ogni difficoltà verrà superata. Di Lui possiamo fidarci: «Ecco: io sto alla porta e busso. Se uno, udendo la mia voce, mi aprirà la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me». (Ap 3, 20)
«Un uomo senza Fede è come un viandante senza meta; uno che lotta senza speranza di vittoria», afferma S. Agostino.
Nell’enciclica Lumen fidei, del 29 giugno 2013, Papa Francesco riporta le parole di S. Paolo: «E Dio, che disse: - Rifulga la luce dalle tenebre, - rifulge nei nostri cuori». (2 Cor 4,6)
«Nel mondo pagano, affamato di luce, si era sviluppato il culto al dio Sole, Sol invictus, invocato nel suo sorgere. Anche se il sole rinasceva ogni giorno, si capiva bene che era incapace di irradiare la sua luce sull’intera esistenza dell’uomo».
Nell’epoca moderna, per Nietzsche:
«La fede sarebbe allora come un’illusione di luce che impedisce il nostro cammino di uomini liberi verso il domani» [...] «Poco a poco, però, si è visto che la luce della ragione autonoma non riesce a illuminare abbastanza il futuro; alla fine, esso resta nella sua oscurità e lascia l’uomo nella paura dell’ignoto. E così l’uomo ha rinunciato alla ricerca di una luce grande, di una verità grande, per accontentarsi delle piccole luci che illuminano il breve istante, ma sono incapaci di aprire la strada. [...] La vita nella fede, in quanto esistenza filiale, è riconoscere il dono originario e radicale che sta alla base dell’esistenza dell’uomo, e può riassumersi nella frase di san Paolo ai Corinzi: Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto?». (1 Cor 4,7)(3) 
In una emblematica storiella, un vecchio sacerdote, alla sua ultima lezione chiede agli alunni dove abita Dio. Il primo risponde che nei cieli, il secondo che nel Tempio di Gerusalemme ed il terzo che in ogni luogo. Toccò a lui concludere: «Dio abita in ogni cuore che è disposto ad accoglierlo».(4)
«Io non credo in Dio: sarebbe troppo poco. Io gli voglio bene» scrive Don Lorenzo Milani (1923-1967).
Mentre la fede spirituale si basa sulla conoscenza di Dio, ottenuta per mezzo della rivelazione, sotto altro aspetto è la capacità di fidarsi degli uomini.
Significativa, per il suo alto contenuto religioso, è la poesia romanesca La Fede di Trilussa che il Pontefice Albino Luciani (Giovanni Paolo I), il Papa del sorriso, recitò nel corso di un’udienza in Vaticano. Ecco una libera traduzione:

Quella vecchietta cieca, che incontrai
la notte che mi persi in mezzo al bosco,
mi disse: “Se la strada non la sai,
ti ci accompagno io, ché la conosco.
Se hai la forza di venirmi appresso,
di tanto in tanto ti darò una voce,
fino là in fondo, dove c'è un cipresso,
fino là in cima, dove c'è la Croce...”.
Io risposi: “Sarà... ma trovo strano
che mi possa guidare chi non ci vede...”.
La cieca allora mi prese la mano
e sospirò: “Cammina!”. Era la Fede.

 

Per i Romani la Fede (Fides Publica) era una divinità allegorica a tutela dell’onestà, dei giuramenti e della parola. La Bona Fides costituiva il presupposto per ogni contratto, per la promessa di matrimonio o per un’amicizia. La Fede veniva rappresentata per lo più come una vecchia canuta con un cane accanto o da due mani congiunte.
L’istituzione del culto era attribuita a Numa Pompilio e nel III sec. a.C. alla Fede fu dedicato un tempio sul colle Capitolino. I sacrifici in suo onore si offrivano con la mano destra avvolta in un panno bianco. Nell’età imperiale essa figura anche nelle monete.
Orazio dice che la Fedeltà incorruttibile è sorella di Giustizia.
Per il Vangelo non si può servire la fede senza promuovere la giustizia, come non vi può essere giustizia senza la comunicazione della fede.
Nelle Beatitudini Gesù, che ha dato la vita per la giustizia, proclama:
«Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati». (Mt 5, 6)
«La giustizia di Dio si è rivelata [...] per mezzo della fede in Gesù Cristo». (Rm 3, 22) 
Secondo il politico e giurista romano Domizio Ulpiano (170-228 d.C.), la giustizia è: «Honeste vivere, alterum non laedere, suum cuique tribuere». (Vivere con onestà, non danneggiare gli altri, dare a ciascuno il suo).
L’uomo non ha bisogno soltanto dei beni materiali, ma anche dell’amore che solo Dio può comunicargli avendolo creato a sua immagine e somiglianza.
Sant’Agostino osserva:
Se «la giustizia è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo [...] non è giustizia dell’uomo quello che sottrae l’uomo al vero Dio» (De civitate Dei, XIX, 21).
 Prendendo spunto dalla parabola dell’amico inopportuno del Vangelo, Papa Francesco il 10 ottobre 2013 ha evidenziato:
«Bisogna pregare con il coraggio della fede, il coraggio di avere fiducia che il Signore ci ascolta, il coraggio di bussare alla porta poiché il Signore lo dice, perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Ma bisogna chiedere, cercare e bussare».
La fede è un atto di volontà che investe tutta la nostra persona trovando conferma nelle azioni.
«Fratelli miei», scrive San Giacomo Apostolo, «se uno dice di avere fede, ma non ha le opere, che utilità ne ricava? Potrà forse la fede salvarlo? Se un fratello o una sorella si trovano senza vestito e mancanti del cibo quotidiano e qualcuno di voi dicesse loro: Arrivederci: andate in pace, scaldatevi e saziatevi da voi, e non deste loro ciò che è necessario per il corpo, che utilità ne avreste? Così anche la fede, se non ha le opere, di per se stessa è senza vita. [...] Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato in base alle opere, avendo offerto il proprio figlio Isacco sull’altare? Vedi che la fede agiva insieme alle sue opere e che fu perfezionata in forza delle opere». (Gc 2, 14-17, 21-22)
 La Fede è in relazione con la Salvezza, promessa e comunicata dal Dio di Abramo. La carità è il fine della nostra vita e il mezzo di salvezza.
Dall’amore per gli altri, Gesù giudicherà quello nostro per Lui ed assegnerà l’eterna ricompensa:
«Venite, benedetti del Padre mio, prendete possesso del regno preparato per voi sin dall’origine del mondo. Poiché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, ero pellegrino e mi ospitaste, nudo e mi copriste, infermo e mi visitaste, ero in carcere e veniste a trovarmi». (Mt 25, 34-36)
 Nel messaggio quaresimale del 2013, Benedetto XVI aveva spiegato che la fede senza opere è come l’albero senza frutti.

 

Domenico Caruso

 

Da: Domenico Caruso, “La Vita è preghiera” - (Padre nostro - Virtù teologali - Processo di Gesù - Oltre la Vita) - ilmiolibro.it - Gruppo Editoriale L’Espresso - Roma, 2014.

 

NOTE
1) Dall’intervista di Sara Gandolfi - Corriere della Sera - Sette - del 22 aprile 2013.

2) Dal sito Internet: www.papafrancesco.net.

3) Il testo tra virgolette è tratto dall’enciclica Lumen fidei.

4) Riduz. e adatt. dal sito Internet: www.santigiorgioecaterina.it.

 

 

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