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Riflessioni sulla Mente

Riflessioni sulla Mente

di Luciano Peccarisi -  indice articoli

 

La mente e le sue imprecazioni

maggio 2011

  • Parole e pensieri da tenere a freno

  • La sindrome del turpiloquio

  • Freni e accelerazioni

La mente e le sue imprecazioniIl motivo per cui quando ci capita qualcosa di sgradevole, come colpire per sbaglio il dito, anziché il chiodo, o riversare su qualcuno un impeto di rabbia, il contenuto delle nostre parole diventa di colpo la sessualità, l'escrezione e la religione è un vero e proprio enigma per la scienza della mente. Esplosioni simili sembrano avere origine in una parte profonda e antica del cervello, come avviene quando un cane cui è stata pestata la coda guaisce e ringhia per intimorire un rivale. E' come se nel corso dell'evoluzione umana il cervello fosse stato cablato in modo da connettere l'output di un vecchio sistema per invocazioni e grida all'input di un nuovo sistema per il discorso articolato.

 

Parole e pensieri da tenere a freno

Grazie alla natura automatica della percezione del linguaggio, una parolaccia cattura la nostra attenzione e ci costringe a prendere in considerazione le sue connotazioni spiacevoli. Questo ci rende vulnerabili a un'aggressione mentale ogni volta che troviamo a portata di orecchi di qualcuno che parla, come se fossimo legati a una sedia e, in qualsiasi momento, potessimo ricevere un pugno o uno scossone. Molte sono legate alla religione. Lo vediamo nel secondo comandamento, nella popolarità d’imprecazioni che fanno uso di concetti come inferno, dannazione, diavolo, Dio, Cristo, ostia, tabernacolo, calice, Madonna, ecc. Oggi queste parole, in seguito al declino religioso, non scandalizza più di tanto. E nemmeno il contrario, giuro su Dio o Dio mi è testimone, non vincola e non fanno paura più nessuno. Alla base c'è sempre una forma di superstizione. Nessuno a cuor leggero direbbe: “Lo giuro sulla vita di mio figlio”. Il puro e semplice 'pensiero' di provocare la morte di un figlio per ottenere un qualche vantaggio non è solo spiacevole; per un vero genitore dovrebbe essere impensabile: ogni neurone del suo cervello dovrebbe essere programmato contro di esso. Formulare un pensiero simile volontariamente, quindi, non è cosa da poco: è una sorta di auto minaccia che può rafforzare l’attendibilità di una promessa. L'impensabilità letterale di tradire un proprio caro o un alleato è a fondamento della psicologia del tabù, ed è a questo stato mentale che si ricorre giurando su qualcosa di sacro, si tratti di un simbolo religioso o della vita di un figlio. La persistenza del turpiloquio nell'afasia che è una perdita del linguaggio in seguito a lesione dell'emisfero sinistro, fa pensare che le parole tabù siano immagazzinate come formule prefabbricate nell'emisfero destro. Non è che l'emisfero destro contenga un modulo adatto proprio per bestemmiare, è che le sue abilità linguistiche sono limitate a formule memorizzate ed è l’emisfero maggiormente coinvolto nell'emotività.

 

La sindrome del turpiloquio

La malattia di Gilles de la Tourette inizia nell'infanzia, sempre prima dei diciotto anni. Pare che il grande Mozart n'era affetto. E' una reazione a un impulso travolgente, così riferiscono coloro che ne sono affetti; non vivono perciò i loro accessi come involontari in senso stretto. E' un po' come un prurito irresistibile o un crescente desiderio di sbattere le palpebre o sbadigliare. Le imprecazioni involontarie e la pronuncia ripetitiva e compulsiva di parolacce (coprolalia) rappresentano le manifestazioni più gravi. E' interessante notare che quest'ultimo fenomeno è raro nei pazienti giapponesi, il cui impianto culturale e linguistico prevede ben poche oscenità. Questo braccio di ferro tra impulso sgradito e autocontrollo ricorda uno dei sintomi della sindrome ossessivo - compulsiva caratterizzata da tentazioni spaventose di poter fare cose incredibili. Gridare e ridere a un funerale, spingere qualcun in un burrone o afferrare un coltellaccio. “Mentre visitavo un paziente con sindrome di Tourette” dice Oliver Saks “così 'fantasmagorica', mi sovvenivano le indispensabili descrizioni riportate da Freud nell' interpretazione dei sogni o il motto di spirito e nell'opera di Lurjia in Viaggio nella mente dell'uomo che non dimenticava nulla”. Qui i fenomeni compulsivi si manifestano nei pensieri. E sono resistentissimi; negli enunciati superstiti di un paziente neurologico altrimenti incapace di linguaggio vi sono proprio le parolacce. Nonostante le loro radici apparentemente ataviche, le imprecazioni sono fatte di suoni che formano parole di una lingua e vengono pronunciate in piena conformità con la sua struttura fonetica. E' come se nel corso dell'evoluzione umana il cervello fosse stato cablato in modo da connettere l'output di un vecchio sistema per invocazioni e grida allo input di un nuovo sistema per il discorso articolato.

 

Freni e accelerazioni

Il deficit di equilibrio, tra accelerazione e freno, in certi neuroni del cervello porta a varie patologie. Altri neuroni, sempre da queste parti, regolano altre cose, nel Parkinson ad esempio si ha difficoltà a camminare poi si accelera e infine difficoltà nel frenare e fermarsi; lo stesso per il parlare. Anche certi pensieri che non si riescono a tenere a bada. Etichettando e incapsulando, a volte inibendo, certi pensieri, i neuroni della frenata e dell'accelerazione (situati nei gangli della base, verso il centro del cervello) risolvono il paradosso per cui si deve pensare l'impensabile per sapere che cosa non si deve pensare. Per questo si ha difficoltà ad accettare l'invito “non pensare a un cavallo bianco”. Normalmente i gangli della base possono nascondere i nostri cattivi pensieri e azioni grazie alle etichette: quello non lo devi nemmeno pensare o dire o fare. Tuttavia quando sono indeboliti, casseforti e combinazioni, rischiano di non funzionare bene e i pensieri, e le cose impensabili o indicibili possono imporsi. Nelle persone sane i cosiddetti sistemi esecutivi centrali del cervello (la corteccia prefrontale e un'altra parte del sistema limbico, la corteccia cingolata anteriore) possono monitorare il comportamento che proviene dal resto del cervello e arrestarlo in corsa. Sta qui, forse, l'origine delle parolacce troncate che usiamo tra persone beneducate e che sostituiscono le parole più forti suscettibili di uscire dalle labbra di parroci e zitelle quando inciampano e si fanno male. Ognuna delle oscenità standard offre una scelta di alternative purgate. Più manifesta e osservabile è quando la disinibizione non è solo nei pensieri ma anche nei muscoli e nei gesti. Come nell' “acatisia”, una sindrome dove l'irrequietezza mentale porta a incapacità a stare fermo, di rimanere seduto. Da seduto il malato sposta continuamente gli arti, accavalla le gambe e fa dondolare la gamba libera. E' sempre il cervello che regola la velocità, il rallentamento o l'accelerazione dei pensieri, delle parole e dei movimenti.

 

     Luciano Peccarisi

 

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