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di Monica Casalini   indice articoli

 

Halloween? No, Samhain

Ottobre 2011

 

 

Halloween? No, SamhainSiamo in età precristiana. Ci troviamo nel Nord Europa dove il freddo invernale costituisce un nemico invisibile che ogni anno falcia via le vite di tante persone del nostro villaggio. Siamo alla fine di ottobre e il freddo pungente annuncia la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno: Samhain.

Questa parola deriva dal gaelico antico "Sam Fuin" ovvero fine dell’estate (nel tempo Samhuinn in gaelico e Samhain in inglese antico). Gli antichi Celti dividevano l’anno in due grandi stagioni in base alla transumanza del bestiame e questa festa segnava la fine dei raccolti e l’inizio della parte buia dell’anno. Come detto, questo è l’ultimo raccolto, quello più importante che si spera essere anche il più abbondante perché dovrà fornire cibo per tutti i mesi invernali, garantendo la sopravvivenza di tutti.

 

La festa dei morti e la divinazione

Samhain costituisce quindi un passaggio dalla luce al buio, chiude un ciclo e ne apre un altro, perciò era considerato una specie di capodanno. In questa occasione (così come nella festa speculare di Beltane, sei mesi dopo) i confini dei mondi diventano più sottili, permettendo qualche “intrusione” da un mondo all’altro. I Celti sapevano che gli spiriti degli avi tornavano sulla terra a far visita, portando – chissà – auspici e protezione. Questo è il motivo principale per cui a Samhain oggi leggiamo le rune e i tarocchi per trarre auspici per il futuro. A proposito di divinazione, una vecchissima filastrocca inglese recita:

 

“When witches abound
and ghosts are seen
your fate you‘ll learn
on Halloween”

 

Trad.: Quando le streghe abbondano

e fantasmi vengono avvistati

scoprirai il tuo destino

nel giorno di Halloween.

 

Le zucche

Come da tradizione gli antichi infilavano una candela in una rapa cava posta fuori dalla finestra affinché gli spiriti ritrovassero la strada di casa. (La zucca arrivò centinaia e centinaia di anni più tardi, quando i primi coloni inglesi migrarono in America, e non avendo a disposizione rape, le sostituirono con le zucche).

Infatti la leggenda irlandese di Jack o’Lantern vede come protagonista un uomo condannato a vagare di notte con una rapa porta-candela.

Con le zucche la cosa cambiò, perché essendo molto grandi permettevano di essere intagliate e quindi di poterci disegnare sopra facce buffe o spaventose per scacciare gli spiriti cattivi.

 

Il cibo rituale

Banchetto. Un’altra tradizione era quella di preparare un lauto banchetto che aveva il duplice scopo di propiziare abbondanza durante l’inverno e di onorare i defunti, con l’aggiunta di un posto vuoto a tavola.

Le “Fave dei Morti”. Sono i tipici dolcetti che si preparano per la festa dei morti e si chiamano così perché gli antichi (soprattutto gli antichi Romani) pensavano che le piante a baccello fossero dei collegamenti naturali tra gli l’Oltretomba e la Terra. Per questo motivo credevano che i morti mangiassero fave e fagioli e durante le Parentalia (feste romane dei morti) il capofamiglia se ne gettava dietro le spalle una manciata. Col tempo l’usanza cambiò pur conservando la sostanza: il concetto di cibo.

Soul Cake. Sì, c’entra anche Sting. Durante il Medioevo in quasi tutta l’Europa del Nord si preparava una torta chiamata “soul cake” (torta dell’anima), probabilmente un rimasuglio delle fave dei morti. Questa torta consisteva in un pane dolce con uva sultanina o ribes. Per i bambini era tradizione fare “souling” cioè andare di porta in porta chiedendo un pezzo di torta e per ciascuna fetta si doveva pregare per l’anima di un parente defunto (molto simile al dolcetto scherzetto moderno, eh? Ma come vedremo più avanti è il Souling a derivare dal Trick or Treat). E c’era anche una canzoncina… rivisitata poi da Sting e adattata al Natale:

 

“A soul cake

a soul cake

have mercy on all christian souls

for a soul cake”

 

Trad.: abbi pietà per tutte le anime cristiane per una torta dell’anima.
  
Halloween e Ognissanti

Il termine deriva dalla frase “All Hallows Eve” cioè “notte di tutti gli spiriti”, che nel tempo si è contratta nella forma “Hallow E’en”. Hallow di per sé significa santo, ma non certo nell’accezione odierna, bensì a significare “sacro”; così come sacro è lo spirito del defunto che torna nella Terra dell’Estate prima di reincarnarsi.

Halloween-Samhain si festaggia nella notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre perché per i Celti il giorno aveva inizio dopo il tramonto del giorno precedente.

Quando la Chiesa Cattolica decise di sostituire la propria festa con quella pagana, la spostò dal 13 maggio al 1° novembre per sovrapporla ad essa. In altre parole, la festa dei Santi (cioè dei morti, perché i Santi sono persone morte) si sovrappose alla… festa dei (santi)morti. Tanto per rafforzare la cosa – o per incasinarla, non è chiaro – pose questa al 1° novembre e quella dei morti “normali” al 2 di novembre.

E nonostante si tratti della stessa cosa, qualcuno ha anche il coraggio di definire Halloween una festa satanica…

 

Trick or Treat?
Questa frase significa "inganno o offerta?" poi divenuto "dolcetto o scherzetto". A chi non offre nulla viene fatta una burla che consiste nell'imbrattare i vetri delle finestre. Nell'antichità festeggiare Samhain era talmente importante che chi non osservava questa usanza veniva, in un certo qual modo, emarginato della comunità. Quel che resta di tale sgarbato trattamento è proprio il "trick or treat".

 

I moderni travestimenti

I contadini delle campagne irlandesi e scozzesi credevano che in questa notte alcuni spiriti di defunti malvagi potessero recargli del male. Perciò si travestivano da mostri, orchi, fantasmi e altri personaggi terrificanti, per spaventare gli spiriti o confondersi fra di essi e non essere molestati. Ecco spiegato il motivo del travestimento horror che ancora oggi accompagna questa festa.

 

Oggi

Nel neopaganesimo Samhain (e la Calenda per la Stregheria) costituiscono il capodanno perciò ci si butta alle spalle tutto ciò che vogliamo eliminare dalla nostra vita e si fanno i propositi per l’anno nuovo. Il rito classico consiste nello scrivere cosa si vuole buttarsi alle spalle su un foglietto per poi darlo alle fiamme. La cena dell’ultimo raccolto costituisce il massimo momento di aggregazione con amici e parenti, si prepara un bel banchetto a base di cibi autunnali e l’immancabile zucca cucinata in mille modi. La tradizione vuole che ci sia sempre un posto vuoto apparecchiato in più rispetto agli invitati; in questo modo si onorano i defunti che potrebbero voler partecipare. Altra tradizione vuole che si mettano fuori dalla porta una mela e una candela: la candela serve per indicare la strada di casa ai propri defunti, mentre la mela serve per sfamarli.

 

   Monica Casalini

- L'autore dell'immagine a inizio articolo è Thienbao
  
http://thienbao.gfxartist.com/artworks/66318

 

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