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di Fabio Guidi     indice articoli

 

Il potere della fede

Novembre 2014

 

 

Abbiamo già parlato dell’influenza determinante – nel bene e nel male - del nostro stato mentale sulle funzioni e i tessuti del nostro sistema biologico. Questa verità, che ormai viene attestata anche dalla ricerca scientifica, è sempre stata riconosciuta all’interno delle tradizioni spirituali. L’episodio della guarigione di un infermo, da parte di Gesù il Nazareno, presso la piscina di Betzaetà (Gv 5,14) ci offre una testimonianza fra le tante:

 

«Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio”.»

 

In questo passo evangelico la malattia è fatta chiaramente dipendere da uno stato di ‘peccato’, ma – diciamolo altrettanto chiaramente - il legame tra ‘colpa’ e ‘malattia’ non va certo ingenuamente inteso come punizione di Dio, bensì come conseguenza della separazione dal nostro sé profondo, cioè dalla sorgente dell’Essere, la nostra vera natura. Ciò crea nella personalità umana una disarmonia che si riproduce nella sfera biologica, creando condizioni patologiche così come ci descrive la PNEI. Le alterazioni nella funzionalità della risposta immunitaria costituiscono oggi la gran parte delle gravi patologie, sia per difetto di risposta ad agenti patogeni esterni, come avviene nei tumori, che per eccesso, quando avviene un’aggressione contro il proprio stesso corpo, nelle malattie auto-immuni. In quest’ultimo caso, si registra una reazione immunitaria diretta contro costituenti propri dell'organismo, i quali vengono scambiati per agenti esternipericolosi, perdendo la capacità di mantenere l’identità biologica del sé.
Così come la mente può far ammalare un individuo, allo stesso modo può portare alla guarigione. Quasi un secolo fa, il padre della Psicosintesi, in un notevole articolo dal titolo Mistica e medicina, così si esprimeva:

 

«La terapia spirituale solleva molti problemi importanti e non facili da risolvere:
- in che cosa consiste realmente il potere curativo?
- come si ottiene?
- quale parte ha in esso l’atteggiamento del paziente?
- che cos’è veramente la fede necessaria in chi opera e in chi viene curato?
- quali sono le differenze e i rapporti fra psicoterapia e terapia spirituale?
- quali sono i rapporti fra cura fisica e rigenerazione interiore?
Non tento nemmeno di cominciare l’esame di questi quesiti. Solo ho voluto enumerarli, per incitare coloro che si occupano di mistica a non trascurare questo suo aspetto così importante, e per incitare i medici, che cominciano appena ora ad accogliere con diffidenza e riserve la psicoterapia, a non rimanere troppo in ritardo rispetto all’attuale risveglio spirituale e a riconoscere il valore del più nobile e prezioso fra i mezzi curativi.»

 

Ciò su cui Assagioli vuole richiamare l’attenzione è l’importanza terapeutica della fede, all’interno di un processo che ci permette di superare la soglia oltre la quale giacciono le risorse più nascoste dell’organismo, il potere della guarigione spirituale. Assagioli chiama “terapia spirituale” ciò che può essere indicato con l’espressione “guarigione quantica”, che non è altro che la veste scientifica di ciò che è noto a tutte le tradizioni mistiche di ogni tempo. Una volta che si è compreso bene che cosa significa questa espressione - guarigione quantica - è possibile avviare un processo di risanamento definitivo, un processo, cioè, che vada al di là di un semplice trattamento medico o di una qualsiasi psicoterapia. A livello quantico si tratta di trasmettere al nostro organismo biologico le informazioni necessarie all’intima trasformazione di sé. Possiamo dire che le due espressioni “guarigione quantica” e “guarigione spirituale” sono equivalenti e si riassumono nell’idea che la nostra fede ha il potere di operare delle profonde trasformazioni, aprendoci spazi di creatività immensi.
È in questo senso che vanno colte le parole di Gesù, le numerose volte in cui afferma che è la fede dell’interlocutore a permettere allo stesso di riacquistare la salute. Come, ad esempio, avviene nel caso della guarigione del cieco Bartimeo, che all’uscita da Gerico, con insistenza, chiedeva il suo aiuto gridando: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù, dopo averlo risanato, gli dice: «Va’, la tua fede ti ha salvato!»(Mc 10, 52). O come nel caso descritto in Matteo 15, dove Gesù risponde alla donna cananea: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri» (Mt 15, 28). O, ancora, come nel caso della donna che soffriva d’emorragia da dodici anni e che, accostatasi alle spalle di Gesù, gli aveva toccato il lembo del mantello ed era stata risanata: «Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita», è la conclusione del Maestro (Mt 9,22).
La fede, tradizionalmente, si basa su due pilastri. In un passo del Vangelo di Matteo si racconta che Gesù, dopo aver guarito un epilettico – cioè, nel linguaggio biblico, dopo averlo liberato da un demone -  si rivolge contrariato ai discepoli, che non erano stati in grado di fare nulla per quell'uomo.

 

«Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”. Ed egli rispose: “Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile. Questa razza di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno”.» (Mt, 17, 19-21)

 

“Per la vostra poca fede” significa che la fede dei discepoli era orientata in modo errato, era una fede immatura, quindi inconsistente. I discepoli non erano ancora capaci di creare le condizioni necessarie a produrre il fatto prodigioso. A questo scopo sono necessari “la preghiera e il digiuno”.
Quest’ultimo consiste nell’alleggerire la propria esistenza da tutti quei fardelli materiali che ostacolano il progresso interiore. La pratica di evitare l’espressione delle emozioni negative, cioè distruttive, è un aspetto importante nella via della guarigione. Per la nostra salu­te e il nostro benessere è essenziale imprimere una direzione positiva alla nostra energia mentale, alimentando pensieri che favoriscono la vita ed eliminando gli invadenti pensieri negativi che succhiano energia e ci debilitano. Nel linguaggio psicosintetico, si parla di «psicoecologia».
La preghiera, prima di essere identificata con particolari elementi devozionali, formule o immagini, è uno stato fisiologico, solitamente descritto quando ci si riferisce agli effetti della meditazione: riduzione del metabolismo, riduzione degli ormoni da stress, riduzione della frequenza cardiaca e respiratoria, riduzione dell’acido lattico nei muscoli… A ciò possiamo aggiungere l’alcalinizzazione dei fluidi corporei (sangue, saliva, urina), l'aumento della resistenza galvanica (elettrica) della pelle e, soprattutto, una maggiore produzione di onde cerebrali alfa e addirittura theta. Ogni metodica che permette di ottenere tali risultati equivale alla preghiera, cioè è identificabile con uno stato meditativo capace di profonde trasformazioni interiori nel senso di una conversione-guarigione.


     Fabio Guidi

 

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