Riflessioni Sociologiche
di Ercole Giap Parini indice articoli
La fuga dei rifugiati fra autonomia e politiche di sfruttamento.
Alcune riflessioni a partire dai fatti di Rosarno.
Di Mariafrancesca D’Agostino. Luglio 2010
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Conclusioni
I fatti di Rosarno non chiamano soltanto in causa la figura dei rifugiati e il modo in cui l’Italia dà loro accoglienza. Tuttavia, la massiccia presenza di richiedenti asilo e rifugiati in quest’area agricola del sud Italia, lungi dal rappresentare un’anomalia nazionale, descrive in maniera emblematica le tensioni sociali e i mutamenti determinatisi nella composizione del mercato del lavoro in seguito al progressivo irrigidimento delle politiche sull’asilo.
Da un alto, in particolare, il fatto che a Rosarno trovi ogni anno lavoro un numero consistente di rifugiati, evidenzia l’importanza di comprendere come le tensioni provocate dall’incontro fra gli apparati di controllo messi in moto dal regime internazionale d’asilo, e i tentativi di auto-valorizzazione espressi dai rifugiati, delineino una storia “poco lineare”, attraversata da forme di insediamento alternative a quelle descritte da chi individua nelle nuove dinamiche del capitalismo linee d’azione effettivamente in grado di suddividere lo spazio globale in luoghi adeguati allo sviluppo e luoghi di pura e semplice assistenza umanitaria (Agier 2002; Bauman 2005; cfr. Sivini e al. 2005). Dall’altro lato, però, le difficoltà che queste persone incontrano nell’individuare valide alternative al lavorare in condizioni simili a quelle riscontrate a Rosarno, illumina l’importanza di scoprire nella governance attuale delle migrazioni forzate un gioco politico in continua definizione: e cioè un regime che è ben consapevole di non poter spingersi tanto in là da cancellare la categoria dei rifugiati dagli ordinamenti nazionali, perché posta a conferma della loro stessa identità liberale e democratica, ma che per l’appunto tenta di superare questa contraddizione venutasi a creare fra passato e presente, reinventandosi quotidianamente. Che in particolare si sforza di interrompere la potenza sovversiva che gli spostamenti incontrollabili dei rifugiati esercitano sull’attuale divisione internazionale del lavoro, tramite dispositivi che li inseguono lungo tutte le tappe del loro percorso migratorio, che traducono l’etnicità e le motivazioni della fuga, la vita e i sentimenti dei rifugiati in sistemi di selezione e controllo funzionali ad inserirli all’interno dei segmenti più svantaggiati della produzione, come manodopera iper-sfruttata e talvolta penalizzata rispetto a molte altre categorie di migranti.
Mariafrancesca D’Agostino
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Bibliografia


