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Riflessioni Sociologiche

Riflessioni Sociologiche

di Ercole Giap Parini   indice articoli

 

Soggetti e nuove tecnologie tra dimensione sistemica e nuove socialità.

Di Paolo Fedele.   Gennaio 2009
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Se con la scrittura e la stampa la comunicazione subisce una prima trasformazione, con l’avvento dei mass-media e con lo sviluppo delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione ne subisce una seconda. In virtù della presenza dei mass-media e delle nuove tecnologie il processo di mediazione tecnologica della comunicazione subisce un nuovo salto evolutivo che rende sempre più la comunicazione un evento sganciato dalla presenza degli interlocutori.
In primo luogo, la comunicazione è sempre meno un atto unitario. Tra chi comunica (atto del comunicare) e chi riceve (atto del comprendere) non c’è più unicità, il che vuol dire che si apre un orizzonte infinito di possibili connessioni grazie alle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione.
In secondo luogo, la comunicazione si svincola dalla necessaria contemporaneità e co-spazialità tra atto del comunicare e atto del comprendere.
In terzo luogo, la comunicazione si svincola dai presupposti di materialità, ovvero la comunicazione diventa semplice scambio di informazioni, cioè una comunicazione ormai priva di qualsiasi vincolo delle relazioni.
Infine, la comunicazione diventa una realtà autonoma, cioè diventa una realtà indipendente dalle relazioni concrete e dalle dinamiche dell’agire di Ego e Alter. Questo significa che la comunicazione si fa sempre più astratta e, nello stesso tempo, generalizzata.
Pensare dunque al sociale significa pensare soprattutto alla comunicazione, ovvero alle modalità comunicative con le quali gli uomini decidono di stare insieme. Eppure osservata dal punto di vista dell’evoluzione mediale la comunicazione appare sempre più come dimensione autonoma, che si stacca dai soggetti. Il sociale è dunque una realtà emergente che va oltre le singolarità. In questa prospettiva, sociale e individuale appaiono come due dimensioni separate. E’ la logica della comunicazione a creare le condizioni di separazione fra dimensione sociale e dimensione individuale.
Pensare al sociale in questi termini significa pensare ad un sociale sempre più astratto, in quanto svincolato dai presupposti della materialità; generalizzato, in quanto sempre meno caratterizzato dalle singolarità e specificità di ogni singolo individuo; mediatizzato, in quanto sempre più dominato dalla relazione uomo-macchina (o tecnologia).
All’interno di un sociale così caratterizzato (astratto, generalizzato e mediatizzato) che posto occupa l’individuo? E ancora: in che modo reagiscono i soggetti di fronte ad un sociale dominato dalla mediazione tecnologica della comunicazione? Esistono spazi intermedi caratterizzati da una comunicazione meno astratta e meno generalizzata?
In prima istanza bisogna abbandonare qualsiasi interpretazione deterministica del rapporto fra soggetti e tecnologia (e quindi del rapporto fra società e tecnologia). L’antropologia (soprattutto l’antropologia dei media, che è una variante dell’antropologia culturale) (Leroi-Gourhan, 1977) e la sociologia (McLuhan, 1962) hanno posto al centro delle indagini l’aspetto tecnico e materiale a scapito degli aspetti culturali. In particolare, secondo l’antropologia e la sociologia i cambiamenti culturali e sociali di un gruppo sono determinati dai cambiamenti delle tecniche e delle condizioni materiali.
I recenti studi sociali sulla tecnologia (Flichy, 1996; Bijker, 1992; Bijker, 1989), pur nella diversità delle impostazioni epistemologiche, hanno criticato l’approccio deterministico della tecnologia culturale, proponendo, al contrario, nuovi approcci alla tecnologia e ai suoi usi. In particolare, pur nella loro diversità, questi studi hanno posto al centro dell’attenzione il ruolo attivo dell’utente quale agente fondamentale per poter comprendere i processi di “modellamento sociale” delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione. Oggetti di indagine e di ricerca sono divenuti sia i processi attraverso cui gli utenti co-partecipano allo sviluppo tecnologico, sia i modi in cui gli utenti stessi vengono definiti e trasformati dalla tecnologia, valutando così le conseguenze sociali delle tecnologie nella vita delle persone, della famiglia, delle istituzioni, ecc.
Secondo questi studi, il rapporto fra soggetti e tecnologie non è mai diretto e immediato, ma è piuttosto il risultato delle molteplici interazioni fra i diversi attori (progettisti, tecnici, fruitori, ecc.) e la tecnologia. La diffusione di una tecnologia lungi dall’essere un processo lineare (dai laboratori al mercato, dall’élite alle masse) (Livingstone, 2002) è, al contrario, un processo fatto di pratiche e di negoziazioni, a volte conflittuali, fra i diversi attori nel definire socialmente l’oggetto tecnico (Flichy, 1996).
Si deve a DeCerteau (De Certau, 2001) ad aver evidenziato la natura ambivalente del rapporto fra soggetti e tecnologie. Secondo DeCertau, da un lato, la tecnologia si impone ai soggetti attraverso i vincoli tecnici, dall’altro, la stessa tecnologia  è oggetto di pratiche non previste da parte degli stessi attori. L’appropriazione della tecnologia (Silverstone, 2000), cioè quel processo mediante il quale l’oggetto tecnologico diventa familiare, è un atto creativo: attraverso pratiche quotidiane, i soggetti si sottraggono ai vincoli imposti dalla tecnica per dar vita ad usi impropri, non previsti. Apparentemente predisposti ad un costante adattamento alle innovazioni tecnologiche, i soggetti, al contrario, mettono in luce una straordinaria creatività, che si manifesta in piccole strategie e tattiche quotidiane volte ad incorporare oggetti tecnologici fino a renderli invisibili nel loro vissuto personale.
I recenti studi sociali sul rapporto fra soggetti e nuove tecnologie ci consentono, in seconda istanza, di ripensare in termini diversi il sociale e la società.
Indubbiamente il sociale è oggi caratterizzato dalla dissoluzione dell’unità della comunicazione, dallo svincolamento della sincronizzazione spazio-temporale, dall’apertura a un orizzonte illimitato di possibilità, ecc. Ma ad uno sguardo più attento il sociale appare una “realtà” ben più complessa. Se da una parte troviamo una realtà del sociale che prescinde in modo sempre crescente dai singoli soggetti, dall’altra incontriamo movimenti, nuove modalità relazionali, nuovi modi di “stare insieme” che sorgono entro la rete telematica “Internet”. Qui parliamo di tutti quei fenomeni come le chat, le e-mail, i MUDs, i forum telematici, che mettono in luce una straordinaria capacità dei soggetti di dar vita a nuove relazioni, indubbiamente mediatizzate, in quanto caratterizzate dalla mediazione tecnologica della comunicazione, ma meno astratte e meno generalizzate e più concrete. Concreto qui vuol dire che questo sociale, seppur mediatizzato da comunicazioni a distanza sincrone o a sincrone, vive e si nutre di queste relazioni che generano nuovi legami sociali. Certamente relazioni diverse rispetto al passato, ma non per questo meno importanti o meno significative. Infatti, queste relazioni, pur creando legami sociali deboli (effimeri, contingenti, instabili, ecc.) in quanto fondati sull’istantaneità comunicativa e sul caso, paradossalmente sono accompagnate da un’elevata intimità socio-comunicativa., che si caratterizza come una vera e propria messa a nudo della soggettività. E’ proprio attraverso queste relazioni che emergono quelle dimensioni di socievolezza, di nomadismo (desiderio dell’altrove) e di comunità che sono alla base di un’altra idea di sociale, o meglio di ciò che fa sociale.
In queste relazioni non è in gioco la persona (l’identità sociale), ma l’individuo (la sua singolare identità). Queste relazioni non sono dominate dalla logica del valore di scambio, quanto piuttosto dominate dalle dimensioni del dono e della gratuità. Quindi in queste relazioni non c’è in gioco tanto l’appartenenza, ma piuttosto la fine dell’appartenenza e del proprio; non l’immunitas (Esposito, 2000), ma la communitas (Esposito, 1998), ovvero il contatto, il contagio, la contaminazione; non l’utilità, ma lo spreco; non il guadagno, ma la perdita, il dispendio (Bataille, 1997).

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