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Massoneria teosofica. Simbolismo, Sacralità, Esoterismo, Reminiscenza, Profanità.
di Vincenzo Tartaglia   indice articoli

 

La vita dell'anima

- Novembre 2015

 

In quanto esseri razionali (abitatori della Terra) siamo costituiti per vivere soprattutto alla luce del sole, restando svegli e coscienti. Queste condizioni permettono a noi di acquisire la conoscenza oggettiva e chiara del mondo sensibile. Durante le ore lunari sviluppiamo invece il sentimento, l’immaginazione e l’intuizione necessarie all’anima per entrare nella casa dei Misteri. Possiamo dire che di giorno, rimanendo svegli, viviamo come figli e discepoli del Sole, nostro Creatore; di notte, non però dormendo, viviamo come figli e discepoli della misteriosa Luna, Anima dell’Umanità.
Quando restiamo svegli nelle ore lunari, la coscienza ordinaria del giorno è inadeguata. La Terra dona a noi i sensi, tramite i quali stabiliamo con essa rapporti superficiali, passeggeri ed illusori che non toccano profondamente l’anima ma soltanto per così dire la sfiorano. La Luna plasma ed assiste le anime che essa stessa emana come ombre, per comunicare con noi in maniera più profonda, sottile e veritiera; provvede altresì ad accendere in noi le facoltà necessarie, a tale comunicazione: l’intuizione e l’immaginazione.
Queste facoltà fanno dell’uomo un essere “acquoso”, evaporante, sognante, misterioso, incline alla ricerca degli arcani, attratto dalla Luna animica come l’acqua dalla luna astronomica.
Sicché ad un individuo intuitivo ed immaginativo, l’evaporazione delle acque appare simile ad un volo: avverte la sensazione di ascendere egli stesso al cielo, sulle ali delle acque, per abbracciare la Luna alla quale si sente affine!
Il vivere nella notte richiede dunque all’uomo facoltà animiche ben particolari, coscienza e movimenti di cui non ha necessità chi, sveglio, vive durante il giorno. In effetti il passaggio della Terra, dal giorno alla notte, è simile al passare dell’anima da questa vita all’oltretomba: durante il giorno, l’individuo vive adattandosi al tempo e allo spazio conosciuti dalla Scienza; invece durante la notte vive un po’ secondo la trascendenza, come se fosse non soltanto cittadino della Terra ma, a momenti, un’entità che si muove nello spazio animico, fluttuante oltre la terza dimensione.
Dunque nella notte, gli individui spirituali e fantasiosi sono in un certo senso “alati”; si sentono sospesi e più leggeri; più liberi. Ancorché nebulosamente, in preda all’ebbrezza ancor più avvertono la sensazione di volare: del resto le bevande inebrianti sono anche elevanti, poiché eccitano l’immaginazione e la creatività. Non di rado l’ebbrezza rende gli uomini più simpatici e festosi, più magnanimi e buontemponi, sto per dire filosofici: quale adulto non vorrebbe di tanto in tanto rivivere l’innocenza e la gioia, l’effervescenza speculativa dei bambini?
L’ubriaco notturno sembra fondersi a meraviglia con il buio; percepisce l’amore della Luna, verso l’anima umana; si appoggia sul bastone dell’oscurità; parla con tutto e con niente; si sente chiamato da tutti e da nessuno! Se fosse concesso al buio di scegliere i suoi abitatori, li prenderebbe tra artisti, bambini, geni… e ubriachi!
Dal tramonto alla mezzanotte, l’uomo (ne sia consapevole o no) subisce mutazioni nell’anima e poi via via nello spirito; dalla mezzanotte all’alba, si trasforma prima spiritualmente e poi animicamente. In tali mutazioni, dalla luce solare all’oscurità lunare, e viceversa, è la coscienza umana che deve adattarsi poiché, senza di essa, l’uomo è soltanto un automa.
Se per la conoscenza delle cose chiaramente visibili è sufficiente la coscienza ordinaria, per cogliere la velata realtà che viviamo nelle ore notturne occorre invece la coscienza immaginativa ed intuitiva che un uomo deve, però, sviluppare grazie alle proprie forze: lavorando cioè su se stesso e sotto il governo della Luna, Anima che assiste ed istruisce e nutre le nostre anime nonché quella della Terra.

 

Se l’anima della Terra volesse materializzare ed esprimere i suoi sentimenti attraverso parole, allora queste risuonerebbero in maniera per così dire ondosa, incerta, molto difficilmente afferrabile. La Terra esterna i suoi sentimenti, tramite la bocca del mare; affida invece i suoi pensieri alla bocca del vento: soltanto eccezionali individui potrebbero afferrare l’arcano senso di tali ondose, ventose espressioni.
Non dobbiamo stupirci, per quanto appena detto. La vita è movimento e vibrazione; le vibrazioni hanno un linguaggio: raccontano la Vita cosmica, e le vite particolari. Vi sono coloro che intendono, e sono rari; invece la maggioranza non ancora sviluppa l’orecchio immateriale, che capta la Parola muta dell’universo e della Terra animica e spirituale.
La conoscenza circa la Terra animica è trasmissibile nell’aspetto riguardante la sua relazione con la Luna incorporea, quindi il rapporto degli uomini con le anime disincarnate dell’oltretomba. Dal loro canto, gli iniziati e determinati individui spirituali percepiscono la Terra in una condizione ben più misteriosa: quella, dico metaforicamente, immersa nel buio della mezzanotte in punto! Piuttosto che una realtà astronomica, questa Terra è invero un’entità totalmente spirituale, la cui conoscenza non è trasmissibile poiché riguarda ciò che nell’esistenza è essenziale, duraturo, reale, unitario ed immutabile.
Ho detto che l’avanzare verso la conoscenza del Grande Arcano, è simile al lento entrare nel fuoco: non possiamo conseguire questa occulta conoscenza, se non morendo! A questo punto è però doveroso tacere poiché il fuoco, a cui alludo, è il divino FUOCO dell’Amore, della Beatitudine e dell’Eternità, passibile d’essere confuso con quell’altro fuoco che invece consuma malignamente, e per altri fini…

 

Nel suo insieme, la Terra si presenta anzitutto come una realtà per i sensi. Nel contempo rappresenta sotto più aspetti un simbolo universale, e tutto ciò che produce ed ha prodotto ha un aspetto parimenti simbolico ed elevante: in quanto esseri pensanti siamo quindi chiamati a perfezionarci interiormente, in modo da poter afferrare il linguaggio sibillino e variegato tramite cui il nostro Pianeta invia a noi messaggi continui e veritieri. All’individuo spirituale si apre così la conoscenza della storia, nel contempo sua e della Terra.
Tale conoscenza ha la capacità di purificare e migliorare l’anima: la plasma divinamente; la solleva alla celeste dignità; la rende amabile allo sguardo degli Immortali, e degna della loro protezione.
Avvertendo affinità animiche e spirituali con la Terra invisibile (l’Entità-Terra), l’uomo si predispone dunque ad essere da essa purificato, ricreato su livelli via via più elevati: è ciò che tramite l’Iniziazione si realizzava in effetti nell’Antichità. Infatti in quel tempo l’anima era più strettamente legata allo spirito, che vibrava in sintonia con la Terra e con quelle astronomiche altre realtà che appartengono alla “famiglia terrena”.

 

Non è affatto raro, che individui vengano attratti da un uccellino; alcuni lo sono in maniera particolare, poiché la sua vicinanza suscita gioia nell’anima: una magica sensazione di leggerezza e libertà. Tale rapporto sarebbe invero impossibile, se tra l’uomo e quell’esserino non sussistesse un’affinità originaria, un anello fatale che lega l’uno all’altro. Per esempio i colori, il canto ed il piumaggio non sono affatto fini a se stessi ma appartengono come ogni cosa all’universo, in funzione del quale esistono: quando la piuma di un uccellino si muove, l’universo sussulta, vibra, cambia volto.
Sulla Terra, canto e piumaggio e colori concorrono principalmente all’evoluzione degli uomini, e nel senso soprattutto emotivo: l’uomo non sarebbe insomma attratto dagli uccelli se non avesse un’anima, una vita sentimentale! Né un uccello potrebbe d’altronde gioiosamente convivere (dialogare?) con l’uomo, se esso stesso fosse inanimato! E’ pensabile che, ammirando gli uccelli in volo, l’individuo appaghi in qualche misura l’innato desiderio di volare ed assomigliare agli dèi. L’Armonia vuole che l’uccellino non canti, non si mostri, non si riproduca invano! L’inutilità peraltro non si addice alla Somma Intelligenza che ha concepito le particelle, sia visibili che spirituali, in maniera che ognuna sia legata a tutte le altre, e che tutte siano per così dire fraterne e fedeli al TUTTO.
Sicché un canarino non canta soltanto per coloro che lo ascoltano: il suo canto conquista gli spazi. Le sonore vibrazioni formano vortici vitali, catene; accendono sensazioni suscettibili di raggruppare esseri affini. Nessuna famiglia è in effetti formata casualmente; né provvede il caso a riunire le gocce dell’oceano, oppure a separarle! E se tutto ciò è possibile, è perché la casualità e l’inutilità non hanno posto nell’Armonia: il canto di un uccello è necessario al Cosmo, come una goccia d’acqua all’oceano e questo alla VITA, attraverso anelli infiniti!
Un canarino canterebbe invano soltanto se vi fosse nello spazio un anello mancante, un buco privo di bellezza! Il che è però impossibile poiché l’AMORE non soltanto non degenera e non diminuisce, ma proprio tramite il bello pervade ogni cosa. Quando ESSO sembra venire meno sulla Terra, è a causa della nostra indifferenza alla bellezza di una nuvola, alla spiritualità di un movimento, insomma verso quelle cose che non appaiono immediatamente  e strettamente utili! In verità il canto di un uccellino non soltanto porta gioia, leggerezza ed altro ancora nelle anime: credo che in momenti propizi esso possa lenire la nostra sete e la fame, ed allungare la vita!
Sulla Terra, tuttavia, il più affascinante canto non può che essere distorto: è infatti prodotto e percepito materialmente. Quale gioia allora proverà, nell’oltretomba, l’anima disincarnata capace ormai di gustare la bellezza dei suoni spirituali? Quale sarà la suggestione della Musica immateriale sul trapassato, la cui anima si estasiò alla dissonante musica terrena? Se un individuo insomma avverte affinità con l’Armonia già quaggiù, nel mondo delle illusioni e dei contrasti, tanto più la sua anima si sentirà armoniosa tra entità affini, dopo la morte del corpo!
L’affinità positiva produce gioia, quanto la diversità negativa produce tormento. Affinità e diversità sono forze vive, operanti, vibrazioni che raggiungono l’anima. Gli individui affini secondo virtù si cercano, s’incontrano, si riuniscono. Vibrando, le loro anime producono suoni armonici che affratellano e formano gruppi coesi: anche se geograficamente e corporalmente lontani, gli affini sono e si sentono uniti immaterialmente. Sicché l’affinità armoniosa e positiva è suscettibile d’essere interiorizzata come una soave melodia prodotta dall’anima, per le anime. A sua volta una vibrazione sonora è prodotta da corpi materiali e si espande alla ricerca dell’udito plastico, capace di percepire soltanto i suoni fisici, e freddamente.
Suono e udito si cercano come due fratelli, ognuno avente necessità dell’altro. Visto differentemente, il rapporto che il suono ha con l’udito è simile a quello che il contenuto ha con il contenente. E’ anche simile al rapporto che un viandante ha con una capanna, la quale attende il viandante come l’udito attende il suono. Questi fratelli (suono e udito; viandante e capanna), diversi nell’apparenza, hanno affinità e si cercano. Non è però detto che l’incontro sarà felice e produttivo per entrambi i fratelli: non soltanto infatti al viandante va riconosciuta la capacità di provare agio o disagio in una capanna, ma anche a questa dobbiamo riconoscere un barlume di sensibilità, la capacità di rallegrarsi o rattristarsi a suo modo alla presenza di un viandante!
Capanna e viandante provengono dalla medesima fonte, l’UNO, da cui parimenti procedono le vibrazioni spirituali, animiche e materiali. Sicché di una qualsiasi vibrazione, prodotta sulla Terra, resta qualcosa che raggiungerà l’anima e la Luna, successivamente lo Spirito e il Sole.
Significa che una vibrazione ha la sua efficacia e l’utilità, ai fini dell’evoluzione dell’uomo, in proporzione alla capacità dell’anima di farla sua e portarla nel proprio mondo delle sensazioni, prima di metterla a disposizione dello Spirito. Quando per esempio il canto di un canarino raggiunge l’anima umana, viene da questa trasformato per poter in seguito entrare nel paradisiaco mondo spirituale. Qui lo Spirito trasformerà a sua volta in Eternità e princìpi universali, tutto ciò che nel canto del canarino è (e fu) semplice vibrazione sonora: illusione e temporaneità.
…Immaginiamo quanto percorso evolutivo dovrà compiere una qualsiasi vibrazione di un qualsiasi canto terreno, di una parola, di un gesto, prima di rientrare nello Spirito Universale, Punto che coagula ed emana ogni cosa!

 

Sotto molteplici aspetti, il nostro Pianeta rappresenta il piedistallo per tutti coloro che credono nella vita ultraterrena e nell’immortalità: essendo una preparazione al Cielo, l’esistenza terrena dovrebbe quindi essere vissuta secondo principi eterni ed universali improntati alla divina Saggezza, all’amore per ciò che è spirituale. La materialità della Terra ha appunto questa precisa finalità: suscitare nell’uomo la nausea delle cose materiali. La nausea produrrà il suo contrario: il desiderio dell’immateriale.
Dagli uomini dipende il comportamento del nostro Pianeta: il suo mostrarsi, con caratteri satanici oppure divini. Ogni vibrazione, o movimento, o trasformazione ha, nel disegno del Creatore, lo scopo di condurci all’immortalità. Se d’altra parte noi e la Terra non fossimo profondamente legati da affinità animiche e spirituali, oltre che corporali, allora  il canto di un uccellino ci lascerebbe indifferenti! Il nostro rallegrarci al canto non dipende infatti dall’udito plastico, che si limita a riceverlo passivamente, bensì dall’anima: la quale ha la proprietà di trasformarlo, gioirne, e di trasmettere la gioia allo Spirito affinché conduca il canto nel mondo spirituale per affidarlo all’Eternità.
Se consideriamo che l’anima e lo spirito hanno rapporto con la bellezza, e questa con l’energia vitale, dobbiamo ritenere possibile che un sensibile individuo, rapito dal cinguettare di un uccellino,  possa sentirsi morire nel momento in cui il canto si spegne…; o possa accusare stordimento, vertigini, un vuoto nella testa!
Piacevolmente o no, coscientemente o no, l’uomo reagisce ad ogni forza esterna e ad ogni messaggio. Il canto di un uccellino rivela il desiderio della Terra di raggiungere amorevolmente e tramite la bellezza le nostre anime, affinché col tempo riconoscano alla Terra stessa un’anima: la capacità di provare e comunicare cioè emozioni, così com’è nelle facoltà umane. Significa che la Terra non solo dà visibilità e vita corporea ai minerali, vegetali, animali e umani, ma fa in modo che queste creature percepiscano i suoi sentimenti, ognuna secondo le proprie facoltà!
Oltre quindi a provvedere alla sopravvivenza dei nostri corpi, sacrificando il suo e producendo alimenti e bevande d’ogni genere, il nostro Pianeta non trascura neppure le nostre anime; anzi le nutre, con le sensazioni che esso stesso accende offrendoci le sue molteplici forme. Attraverso due principali vie la Terra mostra quindi la sua intelligenza, la fratellanza e l’amore: da un lato, fornisce a noi i sensi; dall’altro ci offre abbondantemente le cose sensibili, il mondo palpabile che è indispensabile all’anima una volta incarnata.

 

Un individuo spirituale ha la possibilità d’instaurare, con una qualsiasi forma di vita, rapporti che oltrepassano i legami fisici pur necessari nella quotidianità. Da animali e vegetali e minerali, egli inspira immaterialmente ciò che è eterno e spirituale; e nei momenti in cui gioisce di fronte a qualcosa, la sua anima trasforma la gioia in gratitudine verso quella cosa e la Terra tutta, la quale dà vita e forma a cose ed esseri. Soprattutto, devo dire, la gratitudine ascende fino al Creatore ed ha in sé tanta sacralità, poiché origina e risplende nella parte divina dell’uomo: intendo nell’anima che ha reminiscenza dell’Atto creativo (“Principio”), quando essa si svegliò dal sonno cosmico per intraprendere il Grande Ciclo della purificazione.
Possiamo anche affermare, che la gratitudine è coessenziale al dono: la loro essenza è lo Spirito, Soffio di DIO, Unico PADRE.
Ora debbo dire che la Terra è nel contempo madre, sorella e figlia dell’uomo:
è madre, poiché gli dà il corpo;
è sorella, poiché entrambi sono creature del Sole;
è figlia, poiché nella sua evoluzione rinasce volta a volta dal comportamento degli uomini, risentendo delle loro conoscenze e dell’ignoranza, delle abitudini, dei pensieri e delle passioni.
La Terra non è dunque mai indifferente, verso l’uomo: essa reagisce con gioia alle nostre gioie, rattristandosi (acquazzoni) e urlando (venti impetuosi) e dimenandosi (terremoti) dolorosamente per i nostri tormenti! Ci premia ed è generosa. Ma pure ci punisce: non sono pochi, coloro che in una catastrofe naturale ravvisano la collera e la ribellione della Terra all’indifferenza, all’ingratitudine e alla cattiveria degli uomini! Soltanto l’AMORE, Onnipotente DIO, nella Sua Assoluta PERFEZIONE dona infatti senza chiedere. Sennonché il nostro Pianeta, ereditando le imperfezioni del Dio Creatore, dal momento che amorevolmente provvede alla nostra vita materiale ed immateriale reclama, a sua volta, l’attenzione e l’amore che troppo spesso invece gli neghiamo!
La Terra che insomma vive donando, parimenti vive  ricevendo.

 

L’uccellino sogna d’essere ammirato nel suo volo, per i colori e per il canto, per il coraggio e l’innocenza nell’affrontare lo spazio. L’anima istintiva gli dice, che l’ammirazione si trasformerà in vibrazione e forza vitale per chi la riceve. Quando dunque ci guardano e nebulosamente percepiscono la nostra ammirazione, gli uccelli provano la sensazione di essere più vivi e di volare meglio; di essere più belli e più raffinati cantori; avvertono amore; si sentono vicini all’uomo, anzi una sua parte: una specie di costola… L’uomo avverte qualcosa di analogo, ma con chiara coscienza. L’anima della Terra entra estasiata, in questo girotondo felice: si lascia rapire dal canto dell’uccello; assapora l’umana ammirazione!
… fino a quando avvertirà il nostro amore, la Terra lascerà cantare gli uccellini per manifestarci artisticamente il suo! Quando però dovrà ingoiare la nostra indifferenza e si sentirà non amata, allora essa condannerà gli uomini alla tristezza, togliendo agli uccellini il canto;… alle farfalle chiederà di nascondersi e sparire, perché l’uomo non più gioisca della loro animica leggerezza!
Attraverso le vibrazioni di ogni sua microscopica particella corporea, l’uomo (pur ignorandolo o non volendolo) comunica con le cose circostanti rendendole partecipi del suo destino: vi sono infatti infinite vibrazioni, nella VIBRAZIONE UNA; destini infiniti, nel DESTINO; infiniti suoni, nell’ARMONIA. Inoltre l’uomo ha molte vie per mostrare la sua vita interiore, pensieri e sentimenti che sono i frutti del cuore e della mente, dell’anima e dello spirito.
Orbene, quanto è qui detto in riferimento all’uomo vale pure per la Terra: ciò che a noi appartiene come dito, capello, fegato, pelle, eccetera, corrisponde a ciò che alla Terra appartiene come acqua, fiori, superficie, albero, eccetera. E come un uomo mostra il suo carattere ed i momentanei moti dell’anima tramite le azioni, similmente l’anima della Terra si esprime e si manifesta attraverso i fenomeni atmosferici, la qualità e la quantità dei suoi prodotti, la durata e la bellezza di ogni fiore; eccetera…
Se potesse, un uomo spirituale non dedicherebbe soltanto lo sguardo ad un fiore, ma tutto se stesso: dico il calore e la fratellanza dell’anima; l’amore dello spirito. E’ quanto egli fa! Invece l’uomo che si limita a guardare freddamente, come strisciando casualmente sulle cose, presto o tardi finirà nel nevischio delle illusioni e dei dubbi, ammesso che sarà risparmiato da afflizioni più difficilmente sopportabili. Infatti la Terra, a chi la osserva con distacco e senza amore, non altro mostra se non la parte peggiore: quella illusoria, legata al morire.
Sennonché l’uomo trova non lontano, ma in se stesso, la possibilità di salvarsi dalle illusioni e dalla morte. Per avere l’immortalità, l’anima umana dovrà riunirsi allo Spirito divino, il Filo d’Oro tramite cui l’anima rientra nelle TENEBRE: è come se, sulla Terra, un essere rientrasse nel grembo materno tramite il cordone ombelicale!

 

   Vincenzo Tartaglia

 

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