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Riflessioni sulla Tecnosophia di Walter J. Mendizza

Riflessioni sulla Tecnosophia

di Walter J. Mendizza - indice articoli

 

L'ambientalismo buonista ci fa irresponsabili

febbraio 2012


Un atto di volontà pone le sue basi sul concetto di libero arbitrio. Ma libero arbitrio significa che l’uomo è l’unico artefice delle proprie scelte. D’altro canto, è noto che il libero arbitrio, non l’abuso, è possibile esercitarlo solo dopo aver acquisito un certo livello di consapevolezza, cioè solo dopo essersi conosciuti a fondo in modo da riuscire ad essere sé stessi in qualunque situazione emozionale o ambientale.

E’ importante apprendere i meccanismi di base che caratterizzano l’interazione con la realtà che ci circonda. Negli ultimi anni si è sviluppata l’idea che i pensieri, i gesti e le parole interagiscono tra loro creando la percezione del mondo. Come dire che ciascuno di noi si è fatta la propria mappatura del mondo e che modificando questa propria visione (mappa) la persona può potenziare le proprie percezioni, migliorare le proprie azioni e le proprie prestazioni.

Questo sviluppo viene utilizzato nella psicoterapia moderna per la risoluzione di alcune sofferenze psicologiche: si è capito che basta migliorare la mappa che ciascuno di noi ha della realtà che automaticamente si agevola il superamento delle sofferenze. Ovviamente non si tratta di ingannare le persone ma far sì che riescano ad avere una percezione (mappa) della realtà “più bella” di come appariva a prima vista e questo è sufficiente a far aumentare la coscienza e dunque il libero arbitrio e in definitiva la libertà. Si parla ovviamente di libertà interiore e a tale scopo risulta illuminante l'esempio di alcuni prigionieri americani in Vietnam che riuscirono a vivere per anni in una cella di 4x4 metri senza traumi psichici perché nella loro cella “giocavano” a golf o si immaginavano immersi nelle loro occupazioni. Questi prigionieri sapevano che prima o poi la libertà (esteriore) sarebbe arrivata, quello che era importante era non perdere la vera libertà che è quella interiore.

Mentre a livello di individuo questi concetti si sono evoluti dando luogo alla programmazione neuro linguistica (PNL), nella collettività sta avvenendo, purtroppo, tutto il contrario. La coscienza collettiva diminuisce invece di aumentare. Il “potere” sotto l’apparenza di uno Stato sollecito e paternalista ci abitua a “fidarci” e ad “ubbidire” e questo spiana la strada al controllo sulle masse. Tutto intorno a noi ce lo dimostra: i limiti di velocità, l’obbligo delle cinture di sicurezza, l’obbligo del casco per i motociclisti, adesso addirittura vogliono decidere la temperatura che ognuno deve tenere in casa propria e cose del genere. Lo scopo è criminalizzare ogni devianza non politically correct.

La coscienza collettiva dunque si sta narcotizzando attraverso un addolcimento delle masse. In passato ti obbligavano a fare il militare e ti lavavano il cervello con Dio, Patria e Famiglia … oggi si sono resi conto che questo tipo di totalitarismo politico alla vecchia maniera, non paga più e viene sostituito da un totalitarismo anonimo di stampo paternalista la cui avanzata è inarrestabile grazie alla burocrazia dotata dei moderni strumenti tecnologici per controllare e incrociare dati e in definitiva, per spiare. La madre di tutti i buonismi sarà l’ambiente.

L'ambientalismo sarà la copertura che useranno i politici nel prossimo futuro per anestetizzare le nostre coscienze e in definitiva per stordirci e controllarci. Con il buonismo occulto dell’ambiente che farà da paravento, la lenta ma implacabile "morsa" politica si imporrà come verità assoluta, criminalizzando i comportamenti anti-ambientali (come adesso si fa con chi butta la plastica nei rifiuti indifferenziati), con la conseguenza che saremo tutti più controllati, meno liberi e crederemo a tutte le balle che ci racconteranno sulla sofferenza del pianeta, sulla Terra che non riesce a stare dietro al tutto il lerciume e la spazzatura prodotta dall’uomo, oppure altre baggianate lontane anni luce da una qualsivoglia prova scientificamente decisiva (come ad esempio il global warming).

Con la coscienza collettiva assopita, l’autoritarietà strisciante, sorridente, televisiva, buonista e ambientalista, vincerà su tutti i fronti. Prima erano i dittatori war oriented che se la prendevano con nemici estemporanei e facevano discorsi retorici per infiammare i cuori, usando un linguaggio da parata militare, con eserciti che marciavano a passo d’oca, ecc. Poi si sono resi conto che educando il popolo alla guerra lo si educa nel contempo anche alla rivoluzione, all’opposizione armata perché gli stessi che hanno imparato ad usare il fucile possono finire per puntarlo contro il potere dominante quando è necessario. Quando finì la seconda guerra mondiale uno dei problemi più grandi che si dovette affrontare fu il disarmo. In effetti moltissimi partigiani non volevano restituire le armi perché non si fidavano e perché avevano il retropensiero che se quella presunta democrazia della quale tanto si parlava, non fosse andata in porto, si sarebbe potuto riprendere le armi. In effetti enfatizzando il mito della guerra partigiana di liberazione si creò un collegamento eziologico e culturale con la lotta in clandestinità operata poi negli anni successivi dalle brigate rosse.

Ecco dunque che ora la forma di dominazione è diventata più sottile, il potere non si presenta più con il linguaggio militare e gli eserciti marcianti, ma in modo sorridente, calmo, tranquillo, quieto, pseudo-pacifista, ambientalista, attento al rispetto dei c.d. "diritti umani" (naturalmente solo se conviene e là dove conveniente). Il potere veicola messaggi assopiti, creando persone che diventano alla fine capi di bestiame, esseri mansueti che accettano tutto, subiscono tutto, obbediscono a tutto, ma questa volta non per la paura delle rappresaglie o dei plotoni d’esecuzione, ma solo perché non vi è alternativa all’ubbidienza civica.

Come in Nietzsche prima, ma soprattutto in Foucault, nella sua Metafisica del Potere, c’è un’analisi che riguarda il trasferimento dalla concezione del potere come forza punitiva, quindi di repressione e di interdizione a quella di una forza più vantaggiosa al potere stesso in quanto opera e manovra in termini burocratici, cerca piuttosto di amministrare che di impedire o reprimere. Stiamo quindi di fronte a un potere più subdolo in quanto sollecita, chiede, abitua e perciò si infiltra dappertutto nelle vite attraversando l’intero corpo sociale, secondo procedure che non si lasciano immediatamente afferrare. Sono le tecniche del potere piccolissime, impercettibili, con dispositivi di controllo dei punti microscopici del tessuto sociale.

E questo buonismo è talmente subdolo che non ci rendiamo conto che ci frega con le nostre stesse mani: l'invadenza avviene proprio perché per ogni idiozia invochiamo interventi politici. Un cretino fa un incidente perché parlava al cellulare? Bene, si scatenano i media e subito arriva il paternalismo di Stato con il politico cialtrone che pensa che è suo dovere intervenire (altrimenti cosa fa?) e spara la sua leggina che vieta l’uso dei cellulari. Si schianta un ragazzo all'uscita della discoteca perché spossato si è addormentato al volante oppure era sbronzo, ecco che si infiamma il perbenismo mediatico, e lo stato paternalista attraverso il politico di turno subito ne approfitta regolamentando le nostri notti: vietato entrare in discoteca dopo la mezzanotte, vietato uscire dopo le 3 ..., non possiamo bere neanche una birra... ma che cavolo? E noi siamo a tal punto idioti che poi anche li votiamo ‘sti cialtroni, incapaci e buoni a nulla. Lo Stato padre e padrone è bramato, desiderato, invocato in ogni disgrazia, perché siamo incapaci di svegliarci, di rimboccarci le maniche, di metterci in gioco.

Così accade che se un imbecille scivola su una buccia di banana e si rompe la testa, ecco allora che accendi la TV e i giornalisti attorniati da una claque cerebrolesa, si domandano: "ma dov'era lo Stato?" Ma che diavolo c’entra lo Stato? C’entra perché il disegno politico è quello di farlo entrare dappertutto. Dal paternalismo di Stato, al perbenismo sociale, al burocratismo che regola le nostre vite, al buonismo dilagante (di cui l'ambientalismo è una delle tante espressioni), al politically correct. Ci stiamo buttando a pesce su tutte queste cose convinti che siano forme di evoluzione civile, laddove sono sole forme di involuzione mentale e sociale...

Come fu ampiamente profetizzato da molta letteratura e cinematografia di fantapolitica vi e' un "quarto potere" a fare da ponte tra quello economico e quello politico, ed è quello mediatico. La mediaticità che conta non è tanto quella relativa al "comizio" ma è più subdolamente nascosta dal  "filtraggio giornalistico manipolato" ed infatti ecco che grandi firme del giornalismo troppo "ingombranti" e pensanti per esser manipolate, come ad esempio Biagi o Montanelli, furono più o meno messe da parte per dare spazio ad anonimi operatori della manipolazione per ipnotizzare e influire sul popolo bovinizzato. Quello a cui stiamo assistendo è una democrazia portata al limite e sapientemente arricchita dai benefici della tecnologia. Purtroppo però non si tratta di tecnologia intesa come amore della techné, di tecnosofia, ma solo di tecnologia selezionata ad usum delphini. Per ora Internet regge ancora, anche perché si fanno gli acquisti on line, ma se dovesse diventare un luogo di discorsi alternativi e non politically correct, si cercherà di imbavagliarla. Naturalmente usando un escamotage buonista.

 

   Walter J. Mendizza

 

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