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Riflessioni sulla Tecnosophia di Walter J. Mendizza

Riflessioni sulla Tecnosophia

di Walter J. Mendizza - indice articoli

 

Ambientalisti nemici della Terra

maggio 2014


Cari lettori, sono ormai passati quattro anni da quando, a nome della nostra associazione Tecnosophia, ho cominciato a pubblicare alcune “riflessioni” sul tema dell’ecologia su questa Rubrica d’Autore messami gentilmente a disposizione da parte del web-master del sito Riflessioni.it, Ivo Nardi. Quattro anni di approccio alternativo per alcune questioni riguardanti l’ambiente. Fu infatti nel maggio del 2010 che scrissi il primo articolo della rubrica Riflessioni sulla Tecnosophia: La Natura non è naturale. Un articolo che elogiava la scienza e la tecnica forieri del progresso dell’umanità perché esse correggono la Natura nei suoi aspetti più brutali e crudeli. Eh già, perché i nostri ambientalisti dicono di amare tanto la Natura ma in realtà sognano ad occhi aperti di vivere in uno spot come quello del Mulino Bianco. Vagheggiano un mondo popolato da buoni selvaggi pacifici e dolci pecorelle brucanti, arcadici pastori in armonia con gli elementi di una natura immancabilmente materna e benigna. Dicevamo in quell’articolo che i nostri ambientalisti dimenticano che la Natura non è affatto materna per l’uomo, anzi, più che madre è matrigna, un luogo carico di negatività dove regna una impassibile e insensibile indifferenza alla sorte umana. Secondo “natura” ci sono le pestilenze, le malattie, i terremoti, le disuguaglianze sociali, i deformati, gli handicappati. Perciò, gli uomini hanno sempre cercato di "dominare" la natura. Prima si sono dati il linguaggio e successivamente hanno inventato la cultura e dopo, è arrivata la forma più elevata di cultura che esista: la Scienza e l'applicazione della Scienza, cioè la Tecnica.

 

Dopo quattro anni di dissenso e opposizione all’irrazionalità dei moralismi ecologici e all’oscurantismo in materia di ricerca scientifica e medica (abbiamo più volte parlato anche della legge 40 sulla procreazione assistita) ci è giunto un libro che abbraccia in pieno l’impostazione filosofica di Tecnosophia e impalma gli articoli di questa Rubrica d’Autore. Un libro di tecnosofia allo stato puro, come fosse un frutto maturato sotto la luce di questa Rubrica. Si tratta del libro “Il fanatismo dell’Apocalisse” del filosofo, scrittore e saggista francese Pascal Bruckner. Ma perché diciamo che è un’opera di tecnosofia allo stato puro? Perché in sostanza Bruckner accusa gli ecologisti di fare più danni dell’inquinamento e dice di loro quello che veniamo affermando ormai da anni in questa rubrica di riflessioni: e cioè che questi ambientalisti sono i veri nemici della Terra.

 

Alcune volte li abbiamo definiti “ambientalisti della domenica”, altre invece, li abbiamo apostrofati con la locuzione “ambientalisti cocomeri” (verdi fuori e rossi dentro) nel senso che, rimasti orfani dell’ideologia comunista, hanno finito per sposare un’altra causa, un’altra “religione”: quella ambientalista appunto, che trova consolazione nell’educazione buonista della c.d. “cultura verde”. Bruckner, inoltre, li circoscrive nell’ambito dei guastafeste travestiti da indovini, intransigenti, populisti, catastrofisti, millenaristi, fanatici e antiprogressisti. Praticamente ha utilizzato tutti gli aggettivi che abbiamo adoperato in questi quattro anni.

Tecnosophia aveva messo questi ambientalisti menagramo nel girone degli emarginati scientifici a fianco dei tradizionali complottisti che portano con sé forti messaggi volti a cambiare il mondo. Una sorta di spiritualità basata sull’antiprogresso che fonde le caratteristiche della New Age (il cambiamento di coscienza) con quelle delle teorie del complotto. Una miscela micidiale. A mano a mano che le religioni tradizionali vanno perdendo la presa sul quotidiano, un crescente numero di persone finisce per colmare il vuoto spirituale con l’ambientalismo buonista e a buon mercato. E molto prima del filosofo Bruckner, Tecnosophia aveva contestato l’integralismo ambientalista che non è affatto meno pernicioso di quello di stampo religioso. E anche in questo caso l’avevamo fatto ancora prima di un altro libro famoso scritto da uno scienziato danese, il prof. Bjorn Lomborg (dell’Università di Aarhus). Il libro, uscito nel 2011 (più di un lustro dopo la costituzione di Tecnosophia) si intitola The Skeptical Environmentalist e definisce l’ecologismo “una ideologia teocratica, fondamentalista e coloniale”.
Non capita tutti i giorni che illustri personaggi della scienza, dell’arte e della cultura sposino queste cause “impopolari”, perciò abbiamo salutato con vivo interessamento la comparsa del filosofo Pascal  Bruckner; perché ha contribuito a dare un’altra spallata a questi “ambientalisti oltranzisti”, come li chiama lui. Ambientalisti che si muovono con la presunzione e la prepotenza di chi ha solo convinzioni; distorcendo senza scrupoli la realtà pur di imporre quelle convinzioni. Per questo abbiamo sempre asserito che la religione ambientalista cavalca la cultura dell’impedire, si appoggia ai mezzi di (dis)informazione per fare audience. E l’avevamo detto in tempi non sospetti, cioè molto tempo fa, quando c’era praticamente solo Tecnosophia che si scagliava contro questi campioni del pensiero unico e del vaniloquio inconsistente, specialisti del conformismo iettatore e catastrofista che riescono a fare audience solo con lo stratagemma di spaventare la popolazione in combutta con i poteri forti.
Bruckner, demolendo le ragioni dell’ecologismo, porta avanti la tesi (tutta tecnosofica) secondo la quale il destino dell’uomo è, volente o non volente, quello di essere sempre più umano. Ma essere più umano vuol dire mettere al bando ogni atteggiamento antiprogressista, che non significa distruggere l’ambiente, ma salvaguardarlo continuando a consumare, a produrre, a investire nella scienza e nella tecnologia, anche per migliorare l’ambiente. Dobbiamo stare sempre meglio, afferma il filosofo esponente della Nouvelle Philosophie, altro che rinunce, perché, dice, «il discorso sul vuoto del consumismo è vuoto quanto ciò che denuncia», e in più «macchine, cellulari, schermi, vestiti, non sono affatto gadget, me espansioni di noi stessi». Ed ha totalmente ragione perché l’ecologismo intransigente ci condanna a un presente di timori e di privazioni nel nome di un futuro del quale non sappiamo nulla. Dice Bruckner che i seguaci di Serge Latouche (l’inventore della decrescita felice) stanno sempre con il dito puntato sull’uomo cattivo e sono loro a fare veramente male all’uomo.

 

Del resto le ragioni della decrescita sembrano essere talmente tante che si può scegliere con comodo tra quelle preferite: inquinamento, aumento di malattie degenerative, diminuzione della biodiversità. E i sondaggi danno ragione a questi millenaristi proprio perché i sondaggi, come in una galleria di specchi, riflettono non l’opinione pubblica ma quella pubblicata. Un’opinione, cioè, creata dai media e inoculata tramite la ripetizione degli stessi argomenti che si trasforma in un narcotico di cui non si può fare a meno. È una corsa a chi incute più terrore, riconducibile a quel millenarismo cattolico con contorno di pauperismo e pratica devozionale della frugalità che, con buona pace di Papa Francesco, mette sotto accusa il già troppo tartassato Homo sapiens. L’unico sentiero percorribile per l’umanità è e resta sempre lo stesso: puntare sulla scienza, sulla tecnica, sulla ricerca; cioè sulla tecnosofia.

 

   Walter J. Mendizza

 

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