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Riflessioni FilosoficheRiflessioni Filosofiche   a cura di Carlo Vespa   Indice

 

Ancora sui rapporti cervello-coscienza

di Giulio Bonali - Gennaio 2019

 

Perché é così difficile comprendere le relazioni fra cervello e coscienza?

Mi sembra di poter rilevare che molto spesso all’origine di questa difficoltà stia il fatto che nell’affrontare l’argomento si tende facilmente a cadere un due principali fraintendimenti e fonti di errore.

Il primo consiste nel confondere le correlazioni fra materia cerebrale e coscienza, che sono empiricamente evidenti ed indubbie (ma da analizzare criticamente e di natura da chiarire) con un certo determinato tipo di correlazione (una certa particolare specie  nell’ ambito del genere, per dirlo con Aristotele); e precisamente con un rapporto di causazione (reciproca, o più spesso unilaterale da parte del cervello sulla coscienza): il cervello produrrebbe il pensiero e in generale la coscienza come il fegato produce la bile (Moleschott); ma anche: il pensiero, magari “liberoarbitrariamente”, prende decisioni che causano effetti sul cervello (e conseguentemente azioni, comportamenti, ecc.; e dunque per suo tramite sul restante mondo fisico-materiale (ivi compresi altri cervelli; e attraverso di essi, in una ininterrotta concatenazione di cause ed effetti, anche su altre esperienze coscienti, pensieri, volontà…).

Mentre in realtà le correlazioni fra cervello e coscienza, di fatto necessarie, universalmente, costantemente, inevitabilmente rilevabili, vanno precisate, caratterizzate nei loro aspetti determinati, concreti, dal momento che nel loro puro e semplice essere immediatamente constatabili, verificate empiricamente, da considerarsi reali “al di là di ogni ragionevole dubbio” sono alquanto vaghe e indefinite; in realtà, a voler considerare la questione con rigore critico conseguente, si dovrebbe concludere che l’immediata evidenza empirica inemendabile di questi rapporti fra cervello e coscienza é legittimamente identificabile solamente con una condizione di mera coesistenza o “coaccadimento” contemporaneo, sincronico fra determinati eventi neurofisiologici cerebrali (e non altri) e determinate esperienze coscienti (e non altre).

Per cercare di impostare correttamente il problema é dunque necessario riconsiderare criticamente la natura di questi necessari, inevitabili rapporti di reciprocità fra neurofisiologia cerebrale ed esperienza cosciente, innanzitutto valutando criticamente la possibilità che si tratti effettivamente di rapporti di causazione oppure di un altro, diverso tipo di correlazioni.

L’altro fondamentale errore in cui solitamente si tende a cadere é quello di fraintendere la natura reale (ontologica o, come alcuni preferiscono dire, metafisica) dei fenomeni materiali (in generale; e in particolare di quelli neurofisiologici cerebrali), considerandoli come eventi non semplicemente intersoggettivi (cioè verificabili da chiunque, per lo meno in linea teorica o di principio), quali effettivamente sono al contrario di quelli mentali o “di pensiero” (incuse le allucinazioni e i sogni di enti ed eventi materiali, anch’ essi evidentemente non intersoggettivi ma puramente e semplicemente soggettivi, “privati” e non “pubblicamente constatabili”); ma ritenendoli invece - i fenomeni materiali “autentici”: non onirici o allucinatori - propriamente oggettivi nel senso di “reali in quanto tali (anche) indipendentemente dalle esperienze coscienti soggettive” unicamente nell’ ambito delle quali effettivamente, realmente accadono, sono reali (mentre ai soli fenomeni mentali, forse a causa della loro mera soggettività o mancanza di constatabilità intersoggettiva, si tende solitamente ad attribuire la caratteristica della pura e semplice apparenza, dell’ essere reali unicamente in quanto insiemi-successioni di “dati sensibili” o percezioni fenomeniche, e solamente se e quando e fintanto che come tali - apparenze sensibili ovvero “fenomeni” - accadono, dal momento che il loro “esse est percipi”; Berkeley).

 

Il primo frequente errore, consistente nel fraintendere in senso “causalistico” le correlazioni fra cervello e coscienza, é più facile da criticare, ma in compenso dal suo superamento si ottiene soltanto un progresso conoscitivo “in negativo”, il riconoscimento di una fallacia, di una credenza falsa; che resta poi da integrare e sviluppare con la ricerca di una “verità positiva” ad essa alternativa.

Basta infatti considerare il principio pressocché universalmente accettato della chiusura causale del mondo fisico per capire che quei certi determinati eventi neurofisiologici cerebrali (che accadono nelle aree sensoriali della corteccia encefalica) senza i quali non si danno (comunque) certi determinati eventi di coscienza (e non altri) non possono tuttavia essere considerati in alcun modo la causa o le cause di questi ultimi (ma invece solo ed unicamente di altri determinati eventi neurofisiologici cerebrali, in qualche caso - ma non sempre - immediatamente sfocianti nelle attivazioni di neuroni     dell’ area corticale motoria che provocano subitaneamente determinate contrazioni muscolari e movimenti somatici immediati); e che d’ altra parte eventi di coscienza non materiali (non cerebrali) in generale non possono in qualsivoglia modo causare alcun evento neurofisiologico cerebrale, ivi compresi quei determinati eventi neurofisiologici nella corteccia motoria che determinano contrazioni muscolari e dunque azioni, movimenti somatici volontari, “comportamenti” immediatamente attivi (o meno); e in particolare non lo possono fare quei determinati desideri, volizioni, aspirazioni, “stati d’animo” senza i quali peraltro tali eventi neurofisiologici (motori, determinanti azioni, comportamenti) di fatto non si danno.

Secondo questo fondamentale principio ontologico-epistemologico infatti qualsiasi evento naturale (fisico materiale) non può che essere causato da determinati altri eventi fisici materiali (secondo le leggi del divenire naturale) e non invece da alcunché di non fisico materiale naturale (ed a sua volta nessun evento naturale o fisico materiale può causare altro che determinati altri eventi naturali o fisici materiali): “prodigi” o “miracoli”, cioè violazioni delle leggi (fisiche) del divenire naturale del mondo materiale, non possono darsene né “in via eccezionale”, né tantomeno “in via ordinaria” ogni volta che ad eventi neurofisiologici cerebrali sono correlati eventi di coscienza e viceversa.

Malgrado ciò molti compiono l’errore di ritenere gli eventi di coscienza in generale e quelli mentali (pensieri, sentimenti, ecc.) in particolare come causati o per lo meno modificati o in qualche modo “influenzati” da eventi fisici o chimici; credendo di trovare conferma di questa convinzione dall’ osservazione che spesso farmaci o fenomeni e condizioni patologiche determinate (ben documentate dall’ imaging diagnostico in vivo nonché autopticamente) “determinerebbero” alterazioni degli stati e dei processi funzionali di coscienza (in generale; e in particolare mentali). Per esempio sostanze chimiche come alcool etilico, farmaci eccitanti, calmanti, tranquillanti, ipnotici, allucinogeni, ecc. “causerebbero” alterazioni degli stati di coscienza o mentali; e malattie neurologiche come le demenze, le psicosi e la schizofrenia (ma anche ictus, traumi o neoplasie cerebrali, ecc.) talora causerebbero analogamente allucinazioni, perdita, indebolimento o alterazioni della memoria, dell’ attenzione, della “vigilanza”, della coscienza in generale, incongruenze logiche e altre alterazioni del ragionamento e del pensiero inferenziale nonché dei sentimenti e dell’ “umore”, ”carattere”, “temperamento”, ecc.

In realtà, secondo il principio di chiusura causale del mondo fisico (purché attentamente considerato e conseguentemente inteso) non può trattarsi che di pure e semplici correlazioni “bilaterali” tra sequenze di eventi reciprocamente distinte: “di pari passo” con l’accadere di determinate alterazioni farmacologiche e/o patologiche della neurofisiologia cerebrale avvengono determinate alterazioni della coscienza e del pensiero, in una corrispondenza non affatto “unilaterale” o “monodirezionale”, ma invece per o meno potenzialmente “bilaterale” o meglio “bidirezionale” fra eventi coscienti ed eventi cerebrali e viceversa. Di modo che - per assurdo, ammesso e non concesso - esattamente allo stesso identico modo si potrebbe anche a buon diritto dire che alterazioni della coscienza e del pensiero “causerebbero” (mentre invece non possono che esservi puramente e semplicemente correlate, “associate” o coesistenti-coaccadenti) determinate alterazioni neurofisiologiche cerebrali, almeno per certi aspetti del tutto analoghe a quelle di origine (causazione in senso proprio, in questo caso) farmacologica e/o patologica; dal momento che il fatto che si conoscano scientificamente le cause delle alterazioni neurologiche di origine farmacologica (e dunque che, in linea di principio e per o meno in qualche caso anche di fatto, le si possano pure artificialmente e più o meno deliberatamente, “tecnicamente” provocare) e che invece non si conoscano e in linea di principio non si possano conoscere scientificamente (e dunque tantomeno intenzionalmente indurre, “tecnicamente” provocare) i processi coscienti che portano ad analoghe alterazioni neurofisiologiche cerebrali non significa affatto che vi sia realmente un qualche processo di causazione nell’ uno piuttosto che nel’ altro senso (fatto in entrambi i casi incompatibile con la chiusura causale del mondo fisico) fra coscienza e cervello (anziché unicamente all’ interno della materia cerebrale): a rigor di logica, parlando propriamente, correttamente si possono prevedere ed anche intenzionalmente realizzare (causare), mediante “manipolazioni tecniche” materiali, le alterazioni neurologiche (farmacologiche o anche patologiche) in concomitanza con le quali accadono determinate alterazioni mentali di coscienza, ma certamente non direttamente queste ultime; le quali casomai possono essere alterate intenzionalmente solo indirettamente, per l’appunto in seguito alla loro immancabile concomitanza con le coesistenti alterazioni neurologiche (queste ultime sì, ma solo esse, propriamente prevedibili e direttamente realizzabili intenzionalmente con procedimenti tecnici).

Tutto ciò che accade nell’ambito del cervello sono sostanzialmente soltanto trasmissioni di potenziali d'azione lungo fasci di assoni, eccitazioni e inibizioni trans-sinaptiche (cui in molti casi corrispondono determinati eventi di coscienza) causati da determinate altre trasmissioni di potenziali d' azione ed eccitazioni o inibizioni trans-sinaptiche (cui pure possono corrispondere determinati eventi di coscienza oppure no) e nient'altro (determinati eventi di coscienza che comunque, quando accompagnano determinati eventi neurofisiologici causati - solo questi ultimi, e non invece anche tali ad essi concomitanti eventi di coscienza! - da determinati altri eventi neurofisiologici, magari col concorso di sostanze chimiche o di alterazioni anatomopatologiche o fisiopatologiche cerebrali, fanno parte di una determinata esperienza fenomenica cosciente, quella del “titolare del cervello considerato od osservato” per così dire; la quale é ben diversa da quelle degli attualmente o potenzialmente reali “osservatori di tale cervello”, includenti le sensazioni fenomeniche costituenti tale cervello nel cui ambito avvengono tali corrispondenti processi neurofisiologici).

 

Onde superare questo ineludibile problema della chiusura causale del mondo fisico, chi non riesce a concepire relazioni fra cervello e coscienza che non siano di (impossibile) causazione tende spesso a “spostare” il problema, insolubile in linea di principio, attraverso concetti, che pretenderebbero di essere esplicativi dell'enigma, come quelli di “emergenza” o di “sopravvenienza”.

Ma “sopravvenienti su” o “emergenti da” eventi fisici, materiali naturali possono essere solo ed unicamente (altri) processi fisici, materiali naturali i quali non siano “riducibili” a tali altri eventi fisici, materiali naturali “sottostanti” (per l'appunto quelli sui quali essi sopravvengono o dai quali emergono). Ovvero eventi e processi non deducibili logicamente (analiticamente a priori), nemmeno in linea teorica o di principio (oltre che di fatto), dalla conoscenza teorica sufficientemente completa e precisa di questi ultimi processi fisici “elementari” o “di base”, nonché di altri dati scientifici più generali (come le leggi universali e costanti del divenire naturale già note); ma invece casomai conoscibili solo per ulteriore constatazione empirica (e dunque sinteticamente a posteriori) anche di (“nuove”, non previamente note o comunque aprioristicamente inferibili) “leggi ponte” che stabiliscano (o meglio: mostrino empiricamente) secondo quali modalità causali i processi fisici sopravvenienti od emergenti accadano conseguentemente all' accadere dei “più fondamentali” processi fisici “di base”, “elementari” o “sottostanti”.

Dunque si tratta di eventi o processi che avvengono comunque nell’ ambito (ovvero fanno parte) del medesimo insieme integrato e causalmente correlato dei fenomeni fisici materiali naturali, al quale per l’ appunto parimenti appartengono tutti gli eventi o processi considerati, tanto i “sottostanti” quanto gli “emergenti” o “sopravvenenti”: ossia l’ insieme dei fenomeni materiali (intersoggettivi e inoltre quantitativamente misurabili e “matematicamente trattabili”; e dunque, e proprio per questi motivi, conoscibili scientificamente in senso proprio o ”stretto”, quello delle scienze naturali).

Ma questo non é certamente il caso della coscienza e dei suoi rapporti con la materia (cerebrale).

E infatti nei cervelli non si può trovare altro che neuroni, cellule gliali, assoni, dendriti, sinapsi, potenziali d’azione, eccitazioni e inibizioni trans-sinaptiche, ecc.; i quali al limite, in teoria potrebbero solo e unicamente “emergere da” o “sopravvenire a” (ma di fatto sono perfettamente riducibili a…) molecole, atomi, particelle-onde subatomiche, campi di forze, ecc.: enti ed eventi fisici, materiali (quantitativamente misurabili e intersoggettivi, e dunque passibili di conoscenza scientifica in senso proprio o “stretto”); e dai quali a loro volta potrebbero al limite “emergere” o “sopravvenire” (ma in realtà venire astratte mentalmente, da parte del pensiero, dalle loro realizzazioni concrete) solo e unicamente elaborazioni o trattazioni algoritmiche di dati (analoghe a computazioni svolte da un software che fosse implementato su quel particolare hardware costituito dai neuroni, le membrane, gli assoni, le sinapsi, ecc. stessi): comunque enti ed eventi anch’ essi fisici materiali (per quanto costituenti “elaborazioni di informazioni”), altrettanto fisici materiali, intersoggettivi, passibili di conoscenza scientifica in senso stretto che i loro “hardware neurologico cerebrale”.

Invece nei cervelli non si trova affatto alcuna esperienza cosciente costituita da “qualia” fenomenici comunque soggettivi, per quanto in parte intersoggettivi e misurabili (per esempio colorati ed estesi spazialmente: superfici rosse, verdi, gialle, ecc.); oltre che, almeno in altra parte (quella mentale: pensieri ragionamenti, sentimenti, “stati d’ animo”, ecc.), meramente soggettivi e non quantitativamente misurabili, e dunque non passibili di conoscenza scientifica in senso proprio o “stretto”; qualia fenomenici, “contenuti di coscienza” soggettivi che dunque non possono secondo alcuna modalità o “legge ponte” essere “ricondotti” per “emergenza” o “per sopravvenienza” a neuroni, assoni, sinapsi, potenziali d’azione, né a particelle-onde, campi di forza, ecc. (tutte “cose” - enti ed eventi - intersoggettivi e quantitativamente misurabili), e nemmeno ad elaborazioni algoritmiche di dati, ma solo rilevati di fatto essere correlati a tali processi neurofisiologici (riducibili a processi fisici ed astrattamente considerabili come elaborazioni algoritmiche); rispetto ai quali possono solamente essere considerati biunivocamente corrispondenti e nulla più.

 

In un certo senso e fino a un certo punto, entro certi limiti che cercherò di chiarire nel prosieguo di queste considerazioni (cioè sostanzialmente cadendo nell’ altro frequente fraintendimento, quello della pretesa realtà in sé e non meramente fenomenica dei fenomeni materiali), é relativamente più corretta a questo riguardo la teoria dell’ epifenomenismo; la quale infatti effettivamente rispetta il fondamentale principio della chiusura causale del mondo fisico, considerando del tutto ininfluenti sul divenire di quest’ ultimo, assolutamente con esso non interferenti, da esso completamente “separati”, con esso non comunicanti in alcun modo i fenomeni di coscienza; che denomina “epifenomeni” in contrapposizione ai fenomeni che pretende “autenticamente”, realmente tali, cioè quelli fisici materiali (dai quali i primi invece dipenderebbero, ossia sarebbero conseguenti in un rapporto di dipendenza univoco, per così dire “a senso unico”, della coscienza dalla materia - in particolare cerebrale - e non viceversa).

Contrariamente a quelli mentali (sostanzialmente la cartesiana “res cogitans” però considerata non a là Cartesio, come reale in sé anche indipendentemente dall’ essere percepita, ma invece a là Hume, come meri insiemi - successioni di sensazioni fenomeniche), che possiamo considerare (e denominare) “meramente soggettivi”, i fenomeni fisici o materiali, cioè i “dati” o “contenuti di coscienza” percepiti mediante i “classici cinque o sei organi di senso corporei” (sostanzialmente la cartesiana “res extensa” però considerata non a là Cartesio, come reale in sé anche indipendentemente dall’ essere percepita, ma invece a là Brekeley e Hume, come meri insiemi - successioni di sensazioni fenomeniche), possono essere considerati “intersoggettivi”, e cioè concordemente confrontabili fra tutte le possibili esperienze fenomeniche coscienti di tutti gli attuali o potenziali soggetti di coscienza (umani e non solo) in modo tale da trovare puntuali “coincidenze” fra quanto rilevato da ciascuno di essi: purché non sia affetto da patologie neurosensoriali e purché “si collochi” nelle condizioni “opportune” e “osservi nei modi adeguati”, chiunque li può constatare e “rilevare” essere caratterizzati in maniere del tutto coincidenti con quelle nelle quali li rileva chiunque altro.

Per esempio nessuno che non soffra di patologie neurosensoriali e che compia le osservazioni adeguate potrebbe non rilevare che il monte Bianco é più alto del Cervino, che un qualsiasi oggetto lungo quattro metri é di lunghezza uguale alla somma delle lunghezze di quattro altri oggetti qualsiasi tutti lunghi un metro ciascuno, che il Torrazzo di Cremona é alto centododici metri e la torre degli Asinelli di Bologna novantasette metri, ecc. (mentre non avrebbe senso pretendere di stabilire che l’ amore di Tizia per Caio - percepibile dalla sola Tizia e da nessun altro, letteralmente nemmeno da Caio, al quale potrebbe soltanto essere comunicato da Tizia stessa verbalmente o con altre modalità espressive - fosse uguale a quello di Caio per Tizia; o ancor meno che fosse maggiore o minore di esso di una qualche misura intesa come rapporto di quantità numericamente esprimibile).

Ma tutto questo non fa dei fenomeni materiali qualcosa di “reale in sé”, anche indipendentemente dall’ accadere (reale) o meno delle “loro” percezioni sensoriali (che li costituiscono esaustivamente nell’ ambito di esperienze fenomeniche coscienti), non ne fa qualcosa di reale anche se e quando non sono soggettivamente percepiti: anche di essi (benché intersoggettivi), dl tutto esattamente come dei fenomeni mentali (sebbene non intersoggettivi ma meramente soggettivi, questi ultimi) l’ “esse est percipi” (Berkeley).

Quando ognuno non vede il monte Bianco, il Cervino, la torre degli Asinelli di Bologna, il Torrazzo di Cremona, ecc. le sensazioni fenomeniche soggettive, i “qualia” facenti parte di esperienze coscienti e integralmente, “esaurientemente” costituenti tali “cose”, le quali non li eccedono in nulla e per nulla, e dunque tali cose stesse tout court, non esistono, non sono reali.

Ciò che si può pensare essere reale anche allorché tali sensazioni non lo sono (cosicché chiunque non appena compia le “opportune osservazioni negli appropriati modi” immancabilmente, puntualmente vede il monte Bianco, il Cervino, il Torrazzo di Cremona, la torre degli Asinelli, ecc. e ne coglie le rispettive proporzioni quantitative) non può essere costituito dalle percezioni fenomeniche che formano, che costituiscono tali “contenuti fenomenici di coscienza”: pretenderlo sarebbe platealmente autocontraddittorio, insensato, sarebbe letteralmente pretendere di affermare che qualcosa é reale anche se e quando, fintanto che e in quanto non é reale!

Dunque tale “qualcosa” che si può pensare essere reale anche allorché monte Bianco, Cervino, Torrazzo, torre degli Asinelli, ecc. non lo sono, con tutta evidenza deve essere qualcosa di diverso dalle sensazioni, dalle apparenze (dal greco e a là Kant: fenomeni) sensibili, coscienti che costituiscono tali “cose” materiali: non può che essere qualche cosa di non sensibilmente, non coscientemente apparente, di non apparente alla coscienza (pena la caduta in una plateale contraddizione!), bensì qualche cosa di “congetturabile” (dal greco e a là Kant: “noumeno”) da parte della coscienza stessa.

E in maniera (in un senso) del tutto identica devono essere evidentemente ritenute nient’altro che apparenze fenomeniche (e per giunta meramente soggettive) i pensieri, sentimenti, ecc. (sostanzialmente la cartesiana “res cogitans”).

Ed é qui che sbaglia l‘epifenomenismo, ovvero nella pretesa che meri (epi-) fenomeni, e non cose in sé reali indipendentemente dalle sensazioni che integralmente ed esaustivamente le costituiscono (“esse est percipi”!), siano soltanto quelli mentali (“res cogitans”) o anche più generalmente quelli delle coscienze; nell’ “aggiungere” o “attribuire” come mere apparenze ai cervelli (erroneamente considerati invece come non meramente apparenti, come reali in sé, indipendentemente dall’ essere coscientemente percepiti) gli “epifenomeni” coscienti che “immancabilmente li accompagnano” in occasione di determinate loro condizioni neurofisiologiche, e ignorando che anche i cervelli stessi, come tutto il resto della natura materiale (“res extensa”), oltre che mentale “(res cogitans”), sono solo ed unicamente insiemi e successioni di percezioni fenomeniche non reali se non unicamente se e quando accadono in quanto tali: fenomeni, sensazioni (anche di essi, non affatto meno che delle altre “cose esperite”, quelle mentali, l’“esse est percipi”). Nella pretesa che l’intersoggettività propria dei fenomeni materiali (in generale; e in particolare dei cervelli) ne faccia qualcosa di più autenticamente reale (o di “maggiormente reale”) dei fenomeni mentali e in generale dei fatti di coscienza ad essi correlati (degli “epifenomeni”; i quali invece sono anch’ essi meri fenomeni, reali in quanto tali, proprio in tutto e per tutto e del tutto come quelli cerebrali con cui coesistono, né più né meno, esattamente nello stesso senso, allo stesso identico modo).

Infatti fenomeni, ovvero insiemi e successioni di sensazioni nell’ ambito di esperienze coscienti soggettive, sono del tutto parimenti gli uni e gli altri: i cervelli (nell’ambito delle esperienze fenomeniche coscienti di chi li osservi “dall’esterno”), malgrado la lori intersoggettività, e i pensieri (per quanto meramente soggettivi e non intersoggettivi) ed il resto delle esperienze pretese “epifenomenicamente ai cervelli stessi associate”, in assenza di qualsivoglia interferenza causale con essi.

La materia, per il fatto di essere intersoggettiva, non é affatto in alcun modo reale in sé, indipendentemente dall’ accadere in quanto insieme o successione di sensazioni (inter-) soggettive (e niente più di questo): non la é più di quanto non lo sia il pensiero per il fatto d essere meramente soggettivo; e in particolare i cervelli non lo sono affatto in alcun modo più di quanto lo sono le esperienze coscienti che “epifenomenicamente”, senza alcuna interferenza causale verso di essi, necessariamente con essi coesistono in corrispondenza biunivoca (puntuale ed univoca), che per così dire “inevitabilmente li accompagnano in determinate fasi del loro funzionamento”.

Invece ciò che é postulabile essere reale “in sé”, oggettivamente, anche indipendentemente dalle (eventuali) sensazioni fenomeniche (anche allorché, se e quando nessuna sensazione fenomenica soggettiva - meramente tale o anche intersoggettiva - è reale), non é e non può essere né la materia (e in particolare i cervelli), né il pensiero (e in generale le esperienze fenomeniche coscienti che “epifenomenicamente” accompagnerebbero i cervelli), ma invece - pena la caduta in una patente contraddizione! - può essere solo e unicamente, ossia deve essere, qualcosa d’ altro (né “res cogitans” fenomenica e meramente soggettiva, né “res extensa” non meramente soggettiva bensì intersoggettiva, ma non per questo meno fenomenica).

Può essere solo qualcosa di (in un certo senso) “più reale” dei fenomeni, tanto mentali e meramente soggettivi quanto materiali e intersoggettivi, dal momento che contrariamente ad essi é reale anche indipendentemente dall’ eventuale accadere reale o meno pure di esperienze fenomeniche coscienti (meramente soggettive oppure intersoggettive che siano non fa differenza, essendo comunque fenomeniche soggettive, ovvero facenti parte di una coscienza fenomenica soggettiva), ossia qualcosa di reale “in sé”, anche qualora, se e quando non lo sono esperienze fenomeniche coscienti.

 

Ma consideriamo più dettagliatamente questo secondo grave fraintendimento.

Correntemente (ovvero seguendo il cosiddetto “senso comune”) si ritiene che le “cose” (enti ed eventi) materiali continuano ad esistere e a divenire anche allorché non le si esperisce sensibilmente. E che invece le “cose” mentali, i “vissuti interiori” di ciascuno cioè i “dati di coscienza” esperiti unicamente dai loro soggetti (pensieri, ricordi, immaginazioni, sentimenti, desideri, “stati d’ animo”, ecc.) siano reali unicamente mentre accadono, fintanto che sono esperiti o “avvertiti” dai loro soggetti (i quali ultimi si crede peraltro continuino ad esistere anch’ essi pure allorché non esperiscono tali percezioni fenomeniche interiori, ovvero anche se e quando essi non vengono riflessivamente “sentiti da parte di se stessi” come oggetti identificantisi con i soggetti di tali esperienze coscienti mentali; oltre che pure allorché non esperiscono le percezioni fenomeniche esteriori, di oggetti di esperienza cosciente diversi, altri da essi stessi che ne sono i soggetti; per esempio nel sonno senza sogni).

Ma in tutto ciò v’è un errore di valutazione subdolo, difficile da cogliersi, ma foriero di un grave fraintendimenti ontologico circa l’autentica, reale natura delle cose.

Infatti né le “cose materiali” costituite dalle percezioni fenomeniche intersoggettive ritenute dal senso comune oggetti di sensazione distinti dai soggetti di esse, né le “cose mentali” costituite dalle percezioni fenomeniche meramente soggettive ritenute dal senso comune oggetti di sensazione coincidenti (riflessivamente) coi soggetti di esse esistono-accadono realmente se non allorché le sensazioni che per l’appunto le costituiscono nella loro integrità e completezza (che esse non eccedono in alcun modo) non accadono (sarebbe una palese contraddizione il pretenderlo!), al contrario di ciò che si può del tutto ragionevolmente pensare dei loro autentici oggetti e soggetti, da esse (dalle percezioni fenomeniche stesse) ben distinti: altre, diverse “cose”, enti ed eventi, che possono continuare ad essere reali - accader realmente anche in assenza di alcuna percezione fenomenica (per esempio nel sonno senza sogni).

Una corretta logica razionale impone invece, contro il senso comune, che tali oggetti delle sensazioni fenomeniche (diversi dai soggetti o riflessivamente identificantisi con i soggetti a seconda dell’ intersoggettività o della mera soggettività dei fenomeni coscienti stessi), i quali sono supposti essere reali anche se e quando esse (le sensazioni fenomeniche) non lo sono, costituiscano (come conseguenza inevitabile di ciò) ben altre, diverse “cose” che le sensazioni stesse (interiori o mentali oppure esteriori o materiali che siano). Ovvero che tali percezioni fenomeniche coscienti non si identifichino per niente coi loro rispettivi oggetti (eventualmente anche soggetti); e questo al fine di evitare di cadere in contraddizione, dal momento che questi ultimi (i loro oggetti e soggetti) sono ritenuti reali anche allorché, se e quando esse non lo sono affatto.

Monte Bianco, Cervino, Torrazzo, torre degli Asinelli, ecc. (così come pensieri, sentimenti, ecc. propri di ciascuno) non sono oggetti di sensazione (e pure riflessivamente soggetto, nel caso dei secondi di essi) che persistono realmente come “cose” (enti e/o eventi) in sé anche se e quando non vengano percepiti, ovvero quando non accadono realmente le percezioni fenomeniche di cui (e da nient’ altro che dalle quali) sono unicamente e completamente, esaustivamente costituiti.

Invece logica impone, onde evitare una plateale contraddizione, che le “cose” (enti e/o eventi) effettivamente “in sé” che sono gli oggetti delle sensazioni fenomeniche (e anche, riflessivamente il loro soggetto nel caso di quelle mentali) siano necessariamente qualcosa di diverso, altre “cose” rispetto a monte Bianco, Cervino, Torrazzo e torre degli Asinelli (e rispettivamente pensieri, ragionamenti, sentimenti, ecc.); logica impone che siano “cose” che contrariamente a queste ultime non siano costituite da sensazioni, non siano puramente e semplicemente apparenti (alla coscienza di chi le esperisce), che non siano “fenomeni” (dal greco e a là Kant), ma che invece siano soltanto congetturabili, ovvero “noumena” (sempre dal greco e a là kant) in quanto reali indipendentemente dall’accadere o meno delle “loro” corrispettive sensazioni stesse.

 

A questo punto si possono considerare alcuni “scenari ipotetici” circa le relazioni intercorrenti fra fenomeni materiali e coscienza (fra cervello ed esperienza soggettiva, materiale e mentale) e tra fenomeni e cose in sé ovvero noumeno (scenari non falsificabili né corroborabili empiricamente, trattandosi di una questione filosofica e precisamente ontologica, almeno in parte metafisica e metapsichica, e non certo integralmente, esaustivamente scientifica, fisica).

E a questo proposito trovo un modo ragionevole e soddisfacente di spiegare i fenomeni materiali e mentali (e le rispettive caratteristiche di intersoggettività e di mera soggettività), nonché i rapporti di necessaria coesistenza fra determinati fenomeni cerebrali (taluni processi neurofisiologici corticali; e non altri) da una parte e dall’ altra parte determinati fenomeni di coscienza (esperienze coscienti; in generale e in particolare mentali; e non altri) l’ipotizzare che:

a) Esiste (e diviene: muta non caoticamente ma regolarmente) una realtà in sé, ovviamente non costituita da apparenze sensibili (fenomeni) ma solo congetturabile (noumeno).

b) Nel divenire di tale realtà in sé o noumeno accade che venga in essere (accada) l’esistenza di determinate “entità relativamente persistenti, ovvero successioni di eventi “peculiari”; e cioè tali che a ciascuna di esse (nel suo divenire) é correlata (ovvero: realmente diviene in corrispondenza biunivoca con ciascuna di esse), per lo meno durante determinati lassi di tempo del suo divenire, una determinata esperienza fenomenica cosciente (costituita da insiemi - successioni di percezioni fenomeniche “integrate in un unico flusso che le comprende tutte, a tutte comune”. Tali peculiari enti in sé sono da considerare i soggetti di esperienza fenomenica cosciente (ciascuno di quella sua propria).

c) Durante le fasi del divenire di queste peculiari “entità in sé” (appartenenti al noumeno) che sono soggetti (in altre fasi meramente potenziali, in tali fasi attuali) di coscienza fenomenica (fasi del loro divenire che sono per l’ appunto) caratterizzate dalla coesistenza con ciascuna di esse stesse di una determinata esperienza fenomenica cosciente realmente in atto, vi sia una corrispondenza biunivoca (ovvero puntuale ed univoca) fra (il divenire di) tali entità in sé e (quello de-) - le rispettive esperienze fenomeniche coscienti stesse. In modo tale che ad una certa determinata situazione di un certo determinato soggetto (reale in sé) di esperienza fenomenica cosciente (a tratti meramente potenziale) nell’ ambito delle cose in sé o noumeno corrisponda una e una sola certa determinata situazione della rispettiva esperienza fenomenica cosciente e nessun altra (e invece in certe determinate altre situazioni di esso non vi corrisponda alcuna esperienza fenomenica cosciente effettivamente in atto: intervalli privi di coscienza nell’ ambito delle esperienze fenomeniche, come ad esempio le fasi di sonno o di anestesia senza sogni o di coma).

d) Nell’ambito delle esperienze fenomeniche coscienti ogni determinata situazione delle rispettive componenti materiali (in sostanza la cartesiana “res extensa”, però considerata non a là Descartes come reale anche in sé, indipendentemente dall’ essere mero contenuto fenomenico di coscienza, ma a là Berkeley e Hume: “esse est percipi”) corrisponde puntualmente ed univocamente (ovvero biunivocamente) a una determinata situazione del rispettivo soggetto in sé nell’ ambito del noumeno e a nessun altra. Determinata situazione tale da essere condizionata nel suo accadere in un certo modo dai (determinati) rapporti in atto, realmente accadenti fra tale entità in sé soggetto (per lo meno potenziale; ma in tali circostanze attuale) di esperienza cosciente e altre da essa stessa diverse entità o eventualità in sé o noumeniche che possono essere considerate (e denominate) gli “oggetti” di tali esperienze fenomeniche coscienti in atto (da ciò che in tali determinante circostanze esse sono, ovvero in esse o ad esse accade); e questo indipendentemente dal fatto che tali oggetti diversi dal soggetto di esperienza fenomenica cosciente siano eventualmente peculiari entità in sé soggetti per lo meno potenziali di esperienza fenomenica cosciente (di un’ altra, diversa da quella che stiamo considerando), oppure altri tipi di enti o eventi in sé “generici”, cui non corrisponde, nel divenire rispettivo di ciascuno di essi, alcuna esperienza fenomenica cosciente (nemmeno potenziale, nemmeno attuale limitatamente a certe determinate fasi del suo divenire stesso).

e) Nell’ambito delle esperienze fenomeniche coscienti ogni determinata situazione delle rispettive componenti mentali (in sostanza la cartesiana “res cogitans”, però considerata non a là Descartes come reale anche in sé, indipendentemente dall’ essere mero contenuto fenomenico di coscienza ma a là Hume: “esse est percipi”) corrisponde biunivocamente ad una determinata situazione del rispettivo soggetto in sé o noumenico e a nessun’altra. Determinata situazione tale da essere condizionata nel suo accadere in un certo modo dai (determinati) rapporti fra tale entità in sé soggetto (per lo meno potenziale; ma in ali circostanze attuale) di esperienza fenomenica cosciente e se stessa (rapporti intrinseci alla medesima entità o eventualità in sé o noumenica), la quale in questi casi può essere considerata (e denominata) “oggetto” (anche, riflessivamente, oltre che “soggetto”) di tali esperienze fenomeniche coscienti in atto (di ciò che in tali determinante circostanze esse sono, ovvero in esse accade).

f) Allorquando un certo determinato cervello (probabilmente la sola sua corteccia in toto o magari anche in parte, o la sua corteccia e i gangli della base, o il telencefalo in toto più il talamo ottico di ciascun lato, o ecc… Starà alla neurofisiologia precisarlo) si trova in una certa determinata situazione (vi sono in corso, vi accadono certi determinati eventi neurofisiologici e non altri), in quanto insiemi-successioni di sensazioni fenomeniche materiali per lo meno potenziali nell’ ambito delle esperienze fenomeniche coscienti di “osservatori”, allora una determinata esperienza fenomenica cosciente corrispondente a tale cervello in tali circostanze si trova in una determinata situazione (vi accadono certi determinati insiemi-successioni di eventi fenomenici, materiali e /o mentali, e non altri; mentre in altre circostanze, durante altri lassi di tempo, tale determinata esperienza fenomenica cosciente non é/accade realmente, non esiste attualmente, non é in atto, é come “momentaneamente sospesa”: sonno senza sogni, coma, ecc…).

In questi casi la corrispondenza biunivoca fra tale esperienza cosciente e tale cervello (nell’ ambito di altre, da essa diverse esperienze coscienti) si spiegano per il fatto che accade un’ unica e sola (la medesima per l’ una e per l’ atro) sequenza di eventi in sé nell’ ambito dell’ entità noumenica soggetto (per lo più potenziale) di sensazioni fenomeniche coscienti la quale corrisponde sia ovviamente a - (il divenire de-) - la rispettiva esperienza fenomenica stessa, sia (per lo meno potenzialmente) nelle diverse esperienze coscienti di altri soggetti (di esperienze fenomeniche, per lo più potenziali) delle sensazioni materiali costituenti il cervello in questione; l’ oggetto - in sé - di queste ultime esperienze fenomeniche coscienti essendo - coincidendo con - il soggetto stesso della rispettiva (a tale cervello corrispondente) esperienza fenomenica cosciente (una sola, medesima, la stessa entità in sé o noumenica).

Cosicché per esempio se Tizio sta avendo (vivendo) una determinata esperienza fenomenica cosciente (in atto) comprendente determinate percezioni coscienti materiali e/o mentali, le quali corrispondono biunivocamente alla situazione in tali circostanze dell’entità/eventualità in sé soggetto, per lo meno potenziale, di esperienza cosciente per l’ appunto corrispondente biunivocamente a Tizio stesso (e in particolare al suo cervello), situazione in sé (noumenica) quale é determinata ad essere così com’ é in seguito rispettivamente ai suoi determinati rapporti estrinseci con altre, da sé diverse entità/eventualità in sé ed ai suoi determinati rapporti intrinseci con sé medesima, allora le altre, diverse esperienze fenomeniche coscienti (per lo meno potenziali) di altre diverse entità/eventualità in sé soggetti di esperienza cosciente (per esempio quella di -corrispondente a - Caio) che si trovino con quella corrispondente a Pietro stesso in determinate relazioni estrinseche sono da tali relazioni estrinseche condizionate a trovarsi in determinate condizioni tali che ad esse corrispondono biunivocamente - nelle loro proprie esperienze fenomeniche coscienti - l’ insieme-successione di quelle determinate percezioni materiali che costituiscono il cervello d Tizio in certe determinate condizioni (processi neurofisiologici) e non ad altre: insiemi-successioni di esperienze fenomeniche coscienti (fenomeni) materiali delle quali un'unica, la stessa, medesima entità/eventualità in sé costituisce l’ oggetto, mentre costituisce anche il soggetto delle determinate sensazioni fenomeniche in atto dell’ altre esperienza cosciente, quella di Tizio (ed eventualmente, in ulteriore aggiunta, pure riflessivamente il loro oggetto nel caso delle sensazioni mentali).

La stessa, medesima, identica cosa in sé (peculiare in quanto soggetto, per lo meno potenziale ma a tratti anche attuale, di esperienza cosciente) che a se stessa (alla o nella sua propria coscienza) si manifesta come sensazioni fenomeniche mentali delle quali é soggetto e riflessivamente anche oggetto (oltre a comprendere anche sensazioni fenomeniche materiali come manifestazioni ad essa di altri oggetti in sé da essa stessa diversi), invece ad altre, diverse cose in sé anch’esse (peculiari in quanto) soggetti di esperienze fenomeniche coscienti si manifesta (da oggetto di sensazioni diverso dai soggetti di esse) come insieme - successione di fenomeni materiali (precisamente come eventi neurofisiologici in un determinato cervello).

 

La tesi dell’esistenza della realtà in sé o noumeno può suscitare diffidenza, in quanto questo ipotetico ambito della realtà non é constatabile empiricamente (per definizione), né dimostrabile logicamente; ma nemmeno empiricamente é constatabile né logicamente é dimostrabile la sua inesistenza. Logicamente si dimostra soltanto che non è autocontraddittoria (non è assurda in sé e per sé), e che inoltre non é contraddittoria con le restanti tesi ontologiche nelle quali é integrata, come qui illustrato, e dunque con esse é logicamente compatibile. Ovvero che é possibile.

In alternativa, in ossequio a principi “occamistici” di parsimonia ontologica ed esplicativa, si potrebbe considerare di ammettere l’ esistenza unicamente dei fenomeni coscienti (materiali e mentali) in divenire “poliunivocamente” corrispondente fra i vari “fasci integrati di percezioni fenomeniche” o esperienze coscienti corrispondenti a tutti gli animali dotati di sistema nervoso centrale “sufficientemente sofisticato” nell’ ambito del mondo fenomenico materiale, secondo quanto qui sopra esposto, ma per così dire direttamente o immediatamente, non “transitivamente”, cioè senza la mediazione della corrispondenza biunivoca di ciascuna di esse con un’ unico mondo in sé o noumeno, il medesimo per tutti: qualcosa che per certi versi potrebbe richiamare alla mente la leibniziana “armonia prestabilita” fra tutte le varie monadi (per “mondo fenomenico materiale” qui si intende l’insieme di tutti i fenomeni materiali nell’ ambito di tutte le esperienze coscienti possibili, realmente in atto o anche solo meramente potenziali; cioè quella parte della realtà che é studiata, descritta, conosciuta dalle scienze naturali).

Ma questo comporterebbe qualche problema di comprensione (di sensatezza), in particolare a proposito dei lunghissimi, largamente preponderanti, lassi di tempo (e di spazio) nei quali il mondo fenomenico materiale non comprende animali coscienti; lunghi intervalli spazio-temporali costituenti, per così dire, delle “discontinuità” nelle corrispondenze fra le molteplici esperienze coscienti realmente in atto.

Finché nel mondo fenomenico materiale coesistono, almeno per qualche frazione della vita propria di ciascuno di loro, in una catena ininterrotta nel tempo, più animali i cui cervelli possono essere considerati biunivocamente corrispondenti ad esperienze coscienti non v’é alcun problema di insensatezza nell’ ipotizzare corrispondenze biunivoche fra le diverse esperienze coscienti stesse (almeno qualcuna delle quali é effettivamente, realmente in atto sempre, ininterrottamente) direttamente intercorrenti (accadenti) senza il tramite della corrispondenza di ciascuna di esse con il medesimo mondo in sé o noumenico (sempre, continuamente realmente in atto).

Ma “attraverso” i lunghi periodi di tempo (ed estensioni nello spazio) nei quali nel mondo fenomenico materiale non accade attualmente, realmente la presenza e il funzionamento di alcun sistema nervoso (cervello o altro di analogo) al quale si possa ritenere corrispondentemente coesistente - “codiveniente” un’ esperienza cosciente (realmente in atto), a meno di ipotizzare la realtà ulteriore di un “mondo in sé” o noumeno non discontinuo, ininterrotto nel tempo e corrispondente alle esperienze fenomeniche coscienti nei lassi di tempo nei quali esistono e funzionano sistemi nervosi, non vi sarebbe alcunché di reale (realmente in atto) in grado di “salvaguardare e trasmettere le corrispondenze poliunivoche intercoscienziali” dalle esperienze fenomeniche corrispondenti ai sistemi nervosi animali precedenti a quelle corrispondenti ai sistemi nevosi animali successivi alle suddette “lacune spaziotemporali” prive di Sistemi nervosi (cervelli o altre cose analoghe). Dunque che senso potrebbe avere il concetto di “corrispondenza interfenomenica-intercoscienziale poliunivoca” fra esperienze coscienti (e rispettivi “contenuti”: enti ed eventi fenomenici) così discontinue (non in continuità, nelle loro corrispondenze, né diretta, né indiretta per il tramite di una ininterrotta a tutte corrispondente, unica realtà in sé o noumeno)?

Se questa corrispondenza poliunivoca (o armonia) non fosse mediata da quella ininterrotta di ciascuna esperienza cosciente realmente in atto con sempre realmente persistenti - senza discontinuità costituite da nulla di reale - cose in sé (un sempre persistente noumeno: lo stesso per tutte le esperienze fenomeniche coscienti) che senso avrebbe (credere di) pensarla esistere anche fra esperienze coscienti non continuamente coesistenti (e dunque a maggior ragione non corrispondenti) sempre ininterrottamente in contemporaneità fra almeno talune di esse) in modo da costituire una catena continua di corrispondenze realmente in atto (e dunque necessariamente anche di coesistenze di qualcosa di reale)? Può bensì esservi coesistenza reale senza corrispondenza reale, ma non può esservi invece corrispondenza reale senza coesistenza reale.

Come unica eventuale alternativa potrebbe forse essere ipotizzata una qualche sorta di pampsichismo; comunque anch’esso di sensatezza (ovvero di possibilità logica sensata) per lo meno dubbia: che cosa potrebbe essere la – ulteriore - “coscienza”, per quanto “embrionale”, “elementare” o “effimera” (ma in che senso?), di ciascuna molecola cerebrale la quale già fa parte di un cervello in funzione cui corrisponde una “complessiva”, “propria del cervello stesso”, esperienza fenomenica cosciente “pienamente sviluppata”? E cosa potrebbero essere quelle - ulteriori ancora - di ciascun atomo di tale molecola? E quelle ulteriori ancora ancora di ciascuna particella-onda subatomica e/o campo di forza? E quelle di tutte le infinite entità intermedie fra cervello e particelle onde subatomiche e/o campi di forze, che in un’“arbitraria suddivisione mereologica teorica” possono essere considerate d libitum?

 

Come si potrebbe denominare la concezione ontologica qui proposta?

Mi pare correttamente come “dualismo dei fenomeni (dualismo materialistico-mentalistico fenomenico), monismo del noumeno (monismo - neutro: né materialistico, né mentalistico - noumenico)”.

Oppure come “dualismo fenomeni-noumeno (con fenomeni a loro volta ulteriormente dualistici materiali-mentali e noumeno relativamente monistico)”.

Infatti essa contempla due diversi, irriducibili, non reciprocamente comunicanti o interferenti, ovvero separati, reciprocamente trascendenti “ordini di sensazioni fenomeniche coscienti” soggettive, l’uno materiale e l’altro mentale, il primo dei quali intersoggettivo mentre il secondo meramente soggettivo, ma che a parte queste caratteristiche non differiscono minimamente nel loro essere (altrettanto) reali (nella loro comune “dignità” o “valenza” ontologica, e cioè in quanto insiemi - successioni di sensazioni); i quali non interferiscono in alcun modo causalmente fra loro (in nessuno dei due sensi ipotizzabili), ma invece divengono “parallelamente su piani ontologici diversi e separati”, in maniera reciprocamente, biunivocamente corrispondente (dualismo fenomenico). E inoltre un'unica realtà in sé o noumeno (di un unico e solo “ordine”, non distinguibile in diversi tipi o categorie) né materiale né mentale).

Tuttavia mi sembra di poter dire che una tale concezione preservi delle ontologie monistiche materialistiche “classiche” (antica atomistica leucippea, democritea, epicurea e moderne sette-otto-novecentesche) la fondamentale e corretta ispirazione o “concezione” naturalistica, secondo la quale il mondo materiale - naturale é un “ambito ontologico” completo, “integrato”, chiuso, non comprendente (e non necessitante per comprenderne il “funzionamento”, il divenire anche nelle sue componenti biologiche ed in particolare in quelle considerabili coscienti, o per lo meno “comportamentalmente similcoscienti”, animali ed umana) alcun “ingrediente extranaturale”, soprannaturale, vitalistico o animistico (essendo anche i suoi aspetti biologici, animali ed umani perfettamente riducibili alla “normalissimamente naturale”, per così dire, materia considerata in generale, così come diviene secondo le sue leggi generali astratte universali e costanti (le leggi fisiche) in quanto si manifestano nei (o “regolano i”) processi che sono propri del “mondo vivente” in generale e umano in particolare rispettivamente (ovvero puramente e semplicemente della materia in generale in quanto caratterizzata dalle caratteristiche particolari concrete peculiari dell’ animalità e nel suo ambito dell’ umanità).

E allo stesso tempo che del monismo materialistico “classico” superi i limiti relativi alla sua incapacità di comprendere la realtà cosciente e i suoi rapporti con la realtà fisica materiale naturale; limiti che lo inducono a varie insormontabili aporie, quali la pretesa “eliminazione” della realtà mentale e più generalmente cosciente stessa, palesemente smentita dai dati empirici di immediata esperienza fenomenica (per quanto non intersoggettivi), oppure le assurde pretese (pure falsificate dall’ osservazione dei dati empirici disponibili) di ridurla alla realtà fisica materiale o di farla “emergere da” o “sopravvenire ad” essa.

Secondo un’accezione “classicamente” monistica materialistica del naturalismo, di fatto quella più diffusa e più comunemente intesa, le “cose” (enti ed eventi) materiali non sono meri fenomeni (non sono reali esclusivamente come insiemi e successioni di sensazioni facenti parte di esperienze coscienti, unicamente se e quando e fintanto che accadono in quanto tali) ma sono invece cose in sé, reali anche indipendentemente dell’eventuale essere pure percepite nell’ ambito di esperienze coscienti o meno; e inoltre esse costituiscono la totalità di ciò che é reale, ovvero la realtà in toto é limitata ad esse e nulla più. Ma se così stessero le cose, allora non potrebbe accadere realmente esperienza fenomenica cosciente: gli (altri; rispetto a ciascuno) uomini e animali e in particolare i rispettivi cervelli sarebbero tutto ciò che é/accade realmente e le loro eventuali esperienze coscienti si identificherebbero con determinati processi neurofisiologici (o al limite neuropatologici) nell’ ambito dei loro cervelli stessi; i quali con tutta evidenza non contengono (non comprendono) qualia fenomenici coscienti in aggiunta a neuroni, cellule gliali, sinapsi, assoni, potenziali d’azione, eccitazioni e inibizioni trans-sinaptiche et similia (perfettamente riducibili a particelle-onde subatomiche, campi di forza et similia).

E questo in diretto contrasto con l’assunzione che per lo meno ogni altra persona umana che ci informa verbalmente circa le sue esperienze coscienti (percezioni materiali e mentali), se non anche parecchi animali appartenenti ad altre specie più o meno affini a quella umana, gode effettivamente, realmente (quanto verbalmente ci comunica in proposito essendo in linea di massima e salvo eccezioni vero) di un’esperienza cosciente costituita da percezioni “private”, soggettive (qualia fenomenici; e non da fasci di fibre nervose percorsi da potenziali d’azione né da eccitazioni e inibizioni trans-sinaptiche; se non nel particolarissimo caso in cui stiano compiendo osservazioni neurofisiologiche sul cervello di altri, ovviamente).

Grave inconveniente in cui non incorre invece la qui esposta accezione “dualistica dei fenomeni - monistica del noumeno” del naturalismo. Assumere la quale comporta peraltro una revisione profonda dell’accezione “fisicalistica” corrente del naturalismo.

Nel corso dello sviluppo storico delle scienze fisiche si sono avute “revisioni” del concetto di “materia” (per esempio includendovi, in aggiunta alle masse (o corpi massivi) in reciproca interazione nomologico-causale, anche le varie forme di energia, radiazioni eletromagnetiche, campi di forza, ecc.), e si sono di conseguenza imposte analoghe revisioni delle ontologie materialistiche nelle quali variamente si esplicava una concezione ontologica di fondo naturalistica. E allora non si vede perché non dovrebbe essere possibile, analogamente, che si debbano realizzare “revisioni” dell’ atteggiamento ontologico fondamentalmente naturalistico (implicante, come caratteristiche “sostanziali” irrinunciabili, l’assenza di eventi ed entità “soprannaturali” in varia misura antropomorfe intenzionalmente agenti nella realtà fisica - materiale così da sospenderne o “eccepirne” -ma in realtà comunque contraddittoriamente violarne! - le leggi universali e costanti del divenire: “fisicalismo”) in modo da consentire l’ inclusione nella realtà in toto (anche, in aggiunta a quella fisica o “mondo fenomenico materiale” intersoggettivo; e senza interferenze causali con essa, senza violarne minimamente le leggi del divenire) di un “mondo fenomenico mentale” distinto in più componenti meramente soggettive e di una “realtà” in sé o “noumeno” in relazioni di corrispondenza biunivoca col mondo fenomenico materiale stesso; e comunque in assenza di qualsiasi ente od evento in qualche modo o senso “soprannaturale” o comunque antropomorfico-intenzionale in grado si sospendere o eccepire - ergo: in realtà di violare! - le leggi universali e costanti del divenire naturale (del mondo fenomenico materiale). Assenza di qualsiasi interferenza “soprannaturale” o comunque antropomorfico-intenzionale in violazione delle leggi fisiche e della chiusura causale del mondo fisico (fenomenico!) che del naturalismo può ben essere considerata la “sostanza”, il “nocciolo duro irrinunciabile”.

 

Giulio Bonali

 

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