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Riflessioni in forma di conversazioni

Riflessioni in forma di conversazioni

di Doriano Fasoli

Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera - Indice


La stoffa di cui sono fatti i sogni e le emozioni

Conversazione con Alessandra Ginzburg di Doriano Fasoli per Riflessioni.it

- Marzo 2021

 

Alessandra Ginzburg è Psicoanalista didatta della Società Psicoanalitica Italiana e membro della International Psychoanalytic Association. Ha studiato letteratura francese con Francesco Orlando e Arnaldo Pizzorusso e si è impegnata nello studio e nella diffusione dell’opera dello psicoanalista cileno Ignacio Matte Blanco.
Sul versante clinico, oltre a vari saggi, ha pubblicato con Riccardo Lombardi L’emozione come esperienza infinita, Angeli, Milano 2007, e sul versante letterario Il miracolo dell’analogia. Saggi su letteratura e psicoanalisi, Pacini, Pisa, 2011 ed Emozioni e letteratura. La teoria di Matte Blanco e la critica letteraria contemporanea, Fabrizio Serra, Roma, 2017.

Da anni non si vedeva una pubblicazione clinica sul pensiero di Matte Blanco. Quest’ultimo volume a detta di molti colma un vuoto che si stava facendo troppo evidente. Mi può spiegare che cosa è accaduto?
Da moltissimi anni mi sono dedicata all’applicazione, sia rispetto alla psicoanalisi che alla letteratura, del pensiero di Matte Blanco, che ritengo un maestro da collocare fra i grandi psicoanalisti che hanno lasciato un’impronta decisiva nel nostro ambito, ma che non ha trovato, a mio parere, una collocazione adeguata. Paradossalmente mi è stato più facile coinvolgere nelle sue ipotesi teoriche Francesco Orlando e di conseguenza indirettamente i suoi allievi piuttosto che gli psicoanalisti. Anche chi, armato di buona volontà ha provato a leggerlo, in genere si è scoraggiato di fronte alle prime enunciazioni logico-matematiche. Eppure la mia esperienza con gli allievi della Spi a cui lo introduco è di sentirli coinvolti e interessati anche se Matte Blanco non fa parte ufficialmente dei programmi di insegnamento. Durante il primo lockdown mi è venuta l’idea di riunire in un libro alcuni dei miei scritti aggiungendo altro materiale inedito, allo scopo preciso di avvicinare i miei colleghi, soprattutto i più giovani, ad un pensiero che offre importanti strumenti all’esperienza analitica. Ho cercato insomma di mettere in pratica l’esercizio che faccio con i miei allievi: abituarli per gradi e attraverso esemplificazioni cliniche a potersi servire di alcuni concetti fondamentali.

La stoffa di cui sono fatti i sogni e le emozioni - Alessandra GinzburgIl titolo del suo libro è diciamo molto matteblanchiano: “La stoffa di cui sono fatti i sogni e le emozioni” (pubblicato di recente da Alpes) che sta a significare appunto che emozione e sogni in realtà sono la stessa cosa. Cosa può dirci in merito?
Prima che matteblanchiano è shakesperiano, ma ha ragione, ho voluto concentrarmi sulla tematica dell’emozione oltre che dei sogni in quanto ritengo che l’aver individuato un uguale funzionamento negli uni come nelle altre sia uno dei contributi più significativi dell’opera di Matte Blanco. Sartre aveva avuto qualche intuizione della “trasformazione del mondo” ad opera delle emozioni, senza che Matte Blanco ne fosse venuto a conoscenza, ma le sue indicazioni su questo tema così decisivo non sono state affatto prese in considerazione. Allo stesso modo non è stato valorizzato il fatto di aver fatto letteralmente emergere l’idea di un inconscio non rimosso dalle poche e oscure righe che gli aveva dedicato Freud. Ora va molto di moda parlare di inconscio non rimosso a partire da un’ipotesi, a mio parere molto riduttiva, formulata a suo tempo da Mauro Mancia, che ne limita l’esperienza alla fase preverbale, come se noi non fossimo costantemente abitati da due logiche contrapposte: quella classica, fondata sul principio di non contraddizione, e quella simmetrica fondata su un principio di reversibilità e di compatibilità dei contrari.

La prima parte del suo libro appare come un piccolo compendio del pensiero di Matte Blanco e penso che molti lettori gliene saranno grati. Guardando a una prospettiva futura lei pensa possa aiutare terapeuti e analisti ad usare nella pratica clinica questo tipo di logica?
Ritengo che ogni analista debba con il tempo dotarsi di una serie di strumenti provenienti da fonti diverse di cui servirsi soprattutto nella rilettura del materiale clinico, ma alcuni concetti basilari provenienti da Matte Blanco dovrebbero far parte dell’equipaggiamento di tutti, come ad esempio il fatto che per l’inconscio profondo ogni somiglianza diventi un’identità, e che l’infinitizzazione, con le conseguenze che ne derivano, sia una delle componenti centrali dell’emozione.

Nel libro spesso è citato Bion. Sappiamo che i due si incontrarono a Londra e Matte Blanco ne fu impressionato e anche emotivamente legato. Quali sono i punti in comune fra questi due giganti della psicoanalisi?
Vi sono in Bion riferimenti frequenti alla multidimensionalità dell’esperienza e alla dimensione di infinito ad essa sottostante che richiamano molto le idee di Matte Blanco, così come l’enorme rilievo dato all’emozione come base originaria del pensiero. Soprattutto l’ultimo Bion, con l’introduzione del concetto di O, che rappresenta la realtà ultima e irraggiungibile a cui tendere durante la seduta da parte della coppia analitica, è tutto incentrato sulla dimensione emotiva quale unico tramite all’incontro con sé stessi.

Dagli esempi clinici che ripota si può ricavare una prassi psicoanalitica strettamente matteblanchiana?
Come ho detto, non ritengo che sia possibile né utile praticare una prassi psicoanalitica strettamente matteblanchiana. Lavorare clinicamente a partire da una teoria è pericoloso come tutto quello che allontana dalla condivisione piena e diretta di quanto avviene in seduta, ma rendersi conto che la mente inconscia procede per categorie modifica sicuramente concezioni come quella del transfert, tanto per fare un esempio.

Lei che ha conosciuto Matte Blanco può regalarci di lui un ricordo inedito?
Prima di incontrarlo avevo fatto una breve analisi in cui si attivava in me un freddo glaciale che si protraeva per intere sedute. Il mio analista dell’epoca era molto silenzioso e i suoi parchi interventi non alleviavano questo che definirei un sintomo eloquente. Anni dopo, durante una delle prime sedute con Matte Blanco, il gelo si ripresentò. Senza dire parola, Matte Blanco si alzò, prese una coperta e me la offrì. Da allora quel freddo non si è mai più ripresentato. In questo gesto mi sembra si condensi tutta la libertà del suo modo di essere psicoanalista.

 

   Doriano Fasoli

 

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