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Meditazione come osservazione della mente

Discorsi di Dharma

di Geshe Gedun Tharchin

Indice articoli

 

Insegnamenti del Venerabile Lama Geshe Gedun Tharchin, Lharampa. Incontri, lezioni e scritti su Dharma, Meditazione e Buddhisimo.

 

Le Quattro Nobili Veritā:

8) Vacuitā, Nirvana e Illuminazione

- Settembre 2020

 

Cessazione della sofferenza, Nirvana, Illuminazione, altro non sono che VACUITA’, quindi l’obiettivo ultimo è la realizzazione di quella Vacuità. Ogni Vacuità ha la stessa natura: la mia Vacuità, la vostra, la Vacuità della bottiglia, della casa, dell’elefante, sono tutte Vacuità, ma qualcuna può essere più importante e qualcuna meno. La Vacuità dell’illuminazione è più importante della Vacuità dell’elefante, ma entrambe hanno la stessa natura.
Ai fini dell’Illuminazione non è sufficiente una conoscenza puramente intellettuale, filosofica, una comprensione esclusivamente teorica della Vacuità, ma è indispensabile realizzarla, percepirla direttamente. La distinzione è fondamentale: conoscere la Vacuità a livello intellettuale non porta alla realizzazione dell’illuminazione.
Realizzare la Vacuità significa sentirla, percepirla, sperimentarla e applicarne l’esperienza alla vita quotidiana. Soltanto in questo modo si ottiene la cessazione della sofferenza.

Oggi gli scienziati sono in grado di avere una conoscenza intellettuale dettagliata della Vacuità, e possono anche essere gratificati dal livello acquisito, ma questo tipo di nozionismo, assolutamente teorico, non porterà nessun beneficio alla loro vita né a quella degli altri, rimarrà una cognizione sterile e soltanto se sapranno trasferirla nell’esperienza della vita, se la realizzeranno in loro stessi, potrà portare all’illuminazione.
Analizzare la Vacuità, sviscerare il ragionamento in modo da fornirne una descrizione corretta aiuterà ad una buona comprensione teorica, ma sarà assolutamente inutile alla sua realizzazione se la stessa non si trasforma in esperienza diretta e personale.

È necessario realizzare direttamente la Vacuità dell’IO e la Vacuità del MIO.
Realizzare la Vacuità del libro, non porta alcun cambiamento, ciò si determina soltanto quando si è in grado di realizzare la Vacuità in sé stessi. Realizzare la Vacuità del sé significa uscire dall’ignoranza. La causa del Dukkha, del samsara è l’ignoranza che concepisce il sé e lo afferra. Fino a quando si genera il sé e lo si afferra sarà impossibile abbandonare la sofferenza. Realizzare la Vacuità per ottenere la completa cessazione della sofferenza significa realizzare la Vacuità del sé, eliminando completamente l’attitudine ad afferrarlo.
Realizzare la “Non-differenza” tra il sé e la Vacuità del sé porta alla completa cessazione della sofferenza. La forma è vacua e la Vacuità non è differente dalla forma. Così è scritto nel Sutra del Cuore.
L’io è vacuo e quella Vacuità non è differente dall’io.
L’ignoranza è l’attitudine che afferra un sé, che concepisce un sé, ma ignora, non vede, la Vacuità del sé.
La cessazione della sofferenza realizza la non differenza tra la Vacuità e il sé. Il sé è vacuo, la Vacuità non è differente dal sé.
La realizzazione della Vacuità del sé è il sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza. La purezza ultima del sé è quella definita Vacuità non differente dal sé e che è realizzata dall’assenza del sé, dalla realizzazione dell’assenza del sé.

È veramente arduo approfondire questo concetto perché è quasi impossibile spiegare la Vacuità, non la si può esprimere a parole ed è al di là della percezione, la si deve sperimentare.
La verità della cessazione della sofferenza va al di là delle parole, al di là delle percezioni ordinarie, è per noi distante come la luna.
Tentando di spiegare la Vacuità mi sembra di essere un bambino che gioca con i modellini della Ferrari, ma chi guida veramente le Ferrari sono Schumacher e Barrichello, a me è proprio impossibile!
Posso tentare di dirvi che questo è il mio sentiero, il mio tentativo, ma ognuno deve percorrere il proprio sentiero, porre in atto il proprio tentativo per giungere alla realizzazione.
È un errore credere che ricevendo iniziazioni, trasmissioni, benedizioni, tutto si realizzi facilmente e automaticamente, è invece necessario lavorare incessantemente su sé stessi. Ognuno è totalmente responsabile di sé e delle realizzazioni che ottiene, nessun altro può sostituirsi a lui.
Praticando in questo modo si può facilmente intravedere un baleno, avere un’intuizione, una breve visione superficiale della Vacuità della realtà esterna, ma questa non è ancora realizzazione della Vacuità, la realizzazione della Vacuità avviene solo nella realizzazione della Vacuità dell’io.


   Geshe Gedun Tharchin

7) Terza e Quarta Nobile Verità

 

Indice dei Discorsi di Dharma

 

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