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Religione Fenicia

 

La maggiore difficoltà, nella ricostruzione del sistema religioso fenicio, è costituita dalla scarsezza di testi mitologici e liturgici pervenutici. Spesso per la ricostruzione dell’insieme delle divinità, cioè del "pantheon" fenicio, ci si deve rivolgere, pur con la dovuta prudenza, ad autori greci e latini o alla Bibbia.

La religione fenicia è una sistema politeistico, caratterizzato cioè dalla venerazione di una pluralità di esseri sovrumani, dalle caratteristiche differenti, che rappresentano nel loro insieme la totalità degli interessi e dei bisogni dell’uomo e della società. Il termine generico che designa la divinità è "el", o "elat" al femminile. El è anche il nome proprio del padre degli dèi.

Conseguenza del frazionamento politico della Fenicia è la costituzione di pantheon cittadini. Ciascuna città provvedeva in modo autonomo al culto pubblico, aveva le proprie feste, le proprie tradizioni, le proprie divinità, in forme che potevano essere comuni ad altre metropoli, ma alle quali non si dava ovunque la stessa importanza. L’insieme delle divinità cittadine era definito da particolari espressioni, come "l’assemblea degli dèi santi di Biblo", oppure "tutta la famiglia dei figli divini". Gli dèi sono considerati come signori o re, santi, potenti, eccelsi, ed esercitano un’azione benefica nei confronti dell’uomo, della natura, della società; i fedeli si dichiarano nelle iscrizioni beneficati, favoriti, protetti dagli dèi e si qualificano come loro servitori o schiavi.

Una caratteristica propria della religione fenicia è una certa "fluidità" nella definizione delle caratteristiche delle divinità. Una particolare ambiguità si riscontra ad esempio nelle figure divine femminili: Astarte, Baalat, Tanit. Il loro ruolo è in connessione con la fecondità, la prosperità, l’amore ma anche la guerra. Un altro aspetto peculiare della religione fenicia è l’attenzione rivolta a particolari luoghi, o fenomeni naturali, considerati sacri: si hanno quindi boschetti sacri, così come montagne, pietre e alberi oggetto di venerazione. Tra le divinità maschili alcune sono in connessione proprio a particolari luoghi, come Baal del Libano, che significa "signore", "padrone", del Monte Libano. Spesso santuari o altari, erano edificati presso sorgenti, fiumi o boschetti sacri. Accanto a esseri divini connessi con particolari luoghi, esistono poi divinità astrali come Baal Shamem, il "Signore del cielo", dominatore del cielo e padrone del fulmine, o il dio lunare Yarih e quello solare Shamash. Altri dèi sono invece legati ad attività umane e ai pericoli ad esse correlate, come ad esempio il dio Reshef, connesso con la folgore, la guerra e la peste, venerato soprattutto per tenere lontano i malanni che la sua stessa collera poteva causare. Chusor poi è il dio fabbro e artigiano che rivestiva un ruolo importante nella storia delle invenzioni e persino nell’origine del mondo.

Ogni città, come si è detto, aveva un pantheon cittadino ai cui vertici era in genere una coppia divina: a Biblo un ruolo specifico aveva la Baalat, cioè "signora" e "sovrana" della città. La Baalat di Biblo, in linea con il forte vincolo politico-culturale che legava Biblo con l’Egitto, era raffigurata con i simboli della Hathor-Iside egiziana, con la quale fu a lungo identificata. Accanto alla dea i Greci ponevano un personaggio maschile, un Baal che identificavano con l’eroe Adone, amato da Afrodite. Sempre a Biblo troviamo Baal Addir, il "Signore potente", divinità connessa agli inferi e alla fertilità agraria.

A Tiro, accanto ad Astarte, troviamo una ulteriore divinità che compare nell’età del ferro e che avrà sempre maggiore potere: Melqart, cioè "Re della città"; egli è il protettore e inventore degli interessi fondamentali della società, dalla porpora alla navigazione verso occidente. Dediche a Melqart, identificato ben presto con l’Eracle greco, compaiono a Cipro, Cartagine, in Sicilia, Sardegna, Malta e Spagna, mentre i suoi santuari svolgono un ruolo di avamposti nel quadro dell’espansione e della navigazione fenicia.

La coppia divina preminente a Sidone è composta da Astarte e da un dio designato come "Baal di Sidone" o "Principe santo", probabilmente da identificare con Eshmun. Come Melqart, Eshmun è un dio tipico dell’età del ferro; egli ha le caratteristiche di un dio guaritore, e viene assimilato dai Greci e dai Romani con Asclepio/Esculapio, dio della medicina.

Nelle colonie occidentali, anche per quanto riguarda la religione, si hanno aspetti di continuità e di innovazione rispetto alla madrepatria. A Cartagine ad esempio sono venerati Astarte, Melqart, Eshmun, Reshef, ma anche, a partire dal V secolo a.C. Tanit (o Tinnit) e Baal Hammon, già attestati in Oriente, sono oggetto nella metropoli africana di una grandissima venerazione. La dea Tanit è talvolta detta "Madre", ma più spesso "Signora" o "Volto di Baal" a indicare il suo stretto legame con il compagno divino Baal Hammon. La coppia divina, venerata in tutti i centri punici d’occidente, era inoltre la principale destinataria dei rituali che si svolgevano nel santuario punico detto tofet.

 

Liberamente tratto da: Sergio Ribichini, Le credenze e la vita religiosa: AA.VV., I Fenici, Milano: Bompiani, 1988, pp. 104-125.

Fonte: www.ifp.mlib.cnr.it

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