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Rito

 

Norma o insieme delle norme di culto esterne, oppure azione caratterizzata da sequenze di gesti e dall’uso di forme verbali codificate dalla tradizione e volte a instaurare una forma di comunicazione particolare e privilegiata tra umano e divino. Affini alle rappresentazioni drammatiche, i riti, dai quali le prime certamente derivano, non hanno una funzione ricreativa: sono manifestazione di un desiderio o di una paura, e l’obiettivo che ci si pone praticandoli si ritiene raggiungibile grazie all’intervento di divinità, spiriti o altre forze invisibili. L’incoronazione e altri riti di insediamento santificano e legittimano il trasferimento di potere e autorità. Il matrimonio e altri riti di iniziazione sottolineano e sanciscono le trasformazioni significative nella vita di una persona. I riti periodici riportano all’interno di uno schema ordinato e significativo i cambiamenti stagionali e le diverse attività a essi associate. Riti positivi e negativi; mimetici o simpatici; diretti o indiretti; pubblici, collettivi, iniziatici, di propiziazione, di espiazione, di passaggio, di termine: queste sono alcune delle distinzioni che studi e ricerche ormai classici hanno individuato nella ricchissima psicostoria o psicodrammatica del rito di tutti i tempi e di tutti i luoghi.
Fino a poche generazioni fa, gli individui di tutto il mondo, dai cacciatori-raccoglitori nomadi ai membri di società dotate delle tecnologie più sofisticate, partecipavano regolarmente ad attività rituali e vi attribuivano un profondo significato.
Confutando grossolani schemi evoluzionistici, studi approfonditi delle religioni delle società tribali hanno rivelato che i riti, tra le attività umane più universalmente diffuse e persistenti, sono anche sorprendentemente simili per forma e contenuto, molto di più di quanto fosse stato riconosciuto in passato. Nei riti è invariabilmente all’opera una simbologia complessa, simile a quella espressa da arte, architettura, mito e poesia, il cui significato può essere esplicitato solo grazie a un’attenta analisi della varietà di situazioni in cui tali simboli sono espressi. Sostanze quali il sangue, usate in riti di tutto il mondo, veicolano un insieme di significati complessi e stratificati, che conferiscono grande potenza alla pratica rituale. Benché legato alla realtà economico-politica esistente, il rito non è mai sua espressione passiva, ma una forza attiva nel mantenimento e creazione dell'identità sociale.
Il termine “rito” è spesso usato anche per indicare forme di comportamento ripetitive o codificate, senza alcun significato religioso, ed è attribuito in psicologia a comportamenti nevrotico-ossessivi. Fra gli studiosi del comportamento animale, il termine è utilizzato per indicare sequenze di atti stereotipati, quali le cerimonie di corteggiamento.

 

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