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Tassati e Tartassati

Origini e storia delle tasse di Donata Allegri

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Ma le tasse quando sono nate?

 

Nel codice di Hammurabi (1792-1750 a.C), che venne realizzato intorno al 34°anno del regno, sono fissate le tariffe per varie forme di servizi commerciali ed economici. Sono previste sanzioni per i danni causati dall'errore dei medici durante gli interventi operatori, e per i danni causati da negligenza negli scambi commerciali.
Il codice ed è costituito da 300 paragrafi che sono un insieme di norme la cui logica giuridica supera di molto quella di altri codici appartenenti all'antico oriente ed è in parte valida anche ai nostri giorni.
I paragrafi dall'88 al 108 trattano delle operazioni di credito, degli scambi, dei commercianti e degli agenti.. Alcuni studiosi, fra i quail l'archeologo Leonard Woolley, sono giunti alla conclusione che alcuni meccanismi e strumenti economici che sembrano tipici della nostra società, risalgono in realtà a 4 mila anni fa. Uno dei casi più straordinari riguarda l' "assegno bancario", che era costituito da una tavoletta di argilla sulla quale veniva inciso il prezzo della merce contrattata in peso di rame o d'argento. La medesima tavoletta poteva essere girata e serviva quindi per acquistare altre merci e così via. Rappresentanti del potere politico e amministrativo si accertavano che questi "assegni" avessero una copertura garantita. Per tutte le controversie fra mercanti e agenti, interveniva il Tribunale del Tempio, gli agenti disonesti erano condannati a restituire il triplo del capitale che era stato loro affidato. Oltre all'assegno conoscevano anche lettere di credito, futures, contratti.
Da alcune ricerche è emerso che già alcuni secoli prima, gli Ittiti e gli Egizi avevano prodotto raccolte legislative.
Il re assiro Senràcherib (705-681) per domare ribellioni di popoli sottomessi, sottopose a tributi il regno ebreo di Giuda.
Al tempo degli Egiziani il fisco era presente ovunque.
Fin dalla I dinastia veniva eseguito ogni 2 anni un censimento in tutti i nomi (corrispondevano ai distretti ed erano governati dai nomarchi) del Delta, con la II dinastia il censimento biennale « dell'oro e dei campi », cioè dei beni mobili e di quelli immobili. fu esteso in tutto l'Egitto.
Tali rilevamenti servivano come base all'imposizione delle imposte che venivano calcolate di anno in anno in funzione delle risorse dei contribuenti, stabilite sul livello del Nilo in piena e cioè prevedendo l'esito dei raccolti che dipendevano appunto dall'inondazione. Questo periodo dell'anno per i contadini, che erano alla base della piramide sociale, si trasformava in un incubo.
Un'apposita commissione, formata di uno scriba-capo di due scribi del catasto, di un delegato e di due agrimensori, misurava i campi coltivabili, faceva una lista dei proprietari, valutava i probabili raccolti a seconda delle varie colture e stabiliva la possibile imposta; quando giungeva il momento del racco1to gli esperti fissavano definitivamente l'ammontare. dell'imposta. Sotto la V dinastia una commissione di notabili stabiliva i ruoli dei contribuenti e costituiva la garanzia contro eventuali abusi.
Il censimento aveva un netto carattere fiscale; ogni capo famiglia doveva fare personalmente la dichiarazione dei campi, del bestiame e degli alberi che vi si trovavano.
Le imposte venivano pagate in natura ed erano alla base della monarchia faraonica perché permetteva di costruire opere pubbliche ed edifici sacri, di pagare in natura i funzionari e di ammassare nei magazzini scorte per eventuali periodi di carestia, veniva versata nei granai o nei depositi dell'amministrazione.
Gli agenti fiscali, che seguivano ogni contribuente fino all'avvenuto pagamento dell'imposta, ricevevano prestigio dai titoli loro assegnati che erano quelli della nobiltà, ma legati alla loro funzione e non alla loro persona.
Il fisco dell'antico Egitto era organizzato in maniera molto complessa e si avvaleva di un sistema contabile molto raffinato: cittadini, contadini, bestiame, campi, alberi, artigiani, manifatture, imbarcazioni, tutto era registrato accuratamente; anche i beni dei templi, benché esenti dalle imposte per mezzo di immunità fin dalla V dinastia, erano censiti.
Il Papiro Wilbur, datato al quarto anno di regno di Ramesses IV, contiene il rapporto degli agenti del Tesoro incaricati di tassare le terre coltivabili in una zona tra il Fayum e Teneh su una lunghezza di circa 140 chilometri. La regione fu suddivisa in quattro circoscrizioni fiscali i cui confini non coincidevano con quelli amministrativi.
Dopo aver effettuato misurazioni precise si fecero liste delle istituzioni religiose o laiche dalle quali dipendevano i campi.
Per il fisco le terre erano divise in campi appartenenti alle istituzioni da uno a quattro ettari, con tassa fissata da cinque a dieci misure di grano per arura (arura = 2736 mq) e campi sottomessi a regime spéciale, che raramente raggiungevano le dimensioni di un ettaro e appartenevo a militari, preti, scribi, artigiani che spesso li affidavano a terzi per la coltivazione, con tassazione più bassa. Le terre che misuravano meno di un'arura o che erano improduttive non erano tassabili. Ogni contribuente doveva allo Stato, oltre alle imposte anche prestazioni personali di lavoro; ne erano esentati i funzionari e gli agenti fiscali.

 

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