
Riflessioni sull'Esoterismo
di Daniele Mansuino indice articoli
Charlie Manson e la CIA
Marzo 2026
Ho scritto quattro articoli e un libro su Charlie Manson, perché rappresenta il caso unico di un presunto serial killer che era anche un notevole esoterista.
Il primo articolo, Charlie Manson, racconta la sua storia. Il secondo, Charlie Manson e l’Helter Skelter, il suo rapporto con le canzoni dei Beatles. Il terzo, Charlie Manson e l’ATWA, i suoi ideali ecologisti. Il quarto, La magia di Charlie Manson, approfondisce gli aspetti del suo pensiero più legati all’esoterismo, così come li ho trattati nel romanzo Manson.
Coloro che conoscono le vicende della strage di Cielo Drive, che Manson avrebbe ispirato, ricorderanno l’episodio della festa data dai coniugi Polanski alla partenza di Roman per l’Europa, che fu guastata da una rissa innescata da tre spacciatori: Billy Doyle, Tom Harrigan e Pic Dawson (quest’ultimo, figlio di un ambasciatore).
Ora, Doyle era l’informatore di un agente del Military Intelligence Service, Charles Tacot, che figura tra i testimoni nel processo per la strage. In aula dichiarò che né lui né Doyle conoscevano l’esistenza della Family di Charlie Manson, ed i PM non gli chiesero altro.
Invece secondo l’attrice Corinne Calvet (1925-2001), che era amica di Tacot, non solo lui e Doyle conoscevano la Family eccome, ma sarebbero stati i primi a suggerire ai PM che Charlie fosse il mandante della strage, quando ancora nessun indizio era stato trovato a riguardo.
In verità, il discorso dell’interessamento dei servizi segreti alla vita e alle attività di Charlie è attestato in numerosi casi, dei quali in questo articolo citerò solo i più sorprendenti.
Alle sette del mattino del 9 agosto 1969, qualcuno telefonò a casa di Shahrokh Hatami (1928-2017), il fotografo iraniano amico di Sharon Tate. Gli disse che Sharon e altre quattro persone erano state assassinate; però i delitti sarebbero stati scoperti alle otto e mezza, quindi la testimonianza di Hatami non venne presa in considerazione dagli inquirenti, che lo persuasero di essersi sbagliato di ora.
La persona che gli aveva telefonato era Reeve Whitson, anch’egli amico dei Tate. Nato a Chicago il 25 marzo 1931, la sua collaborazione con la CIA era cominciata nel 1961, con la pubblicazione di una serie di articoli pro-URSS da lui firmati su un quotidiano svedese; dopodiché, tornato in America, questa referenza gli aveva aperto le porte della sinistra hollywoodiana, in cui si era infiltrato.
Negli anni successivi al delitto, alcuni suoi ex-colleghi dei servizi hanno confermato ciò che Whitson lasciò intendere ad Hatami: che, la notte del 9 agosto, si era recato a Cielo Drive prima che gli omicidi venissero ufficialmente scoperti.
Ora, chi ha letto Manson, o anche The Family di Ed Sanders, sa come al processo fosse stata avanzata l’ipotesi di un viaggio di Charlie a Cielo Drive subito dopo i delitti, insieme ad un’altra persona non identificata, che lo avrebbe aiutato ad apportare cambiamenti alla scena del crimine; e forse anche, aveva ipotizzato qualcuno, a controllare che tutto fosse stato fatto a regola d’arte, ovvero in linea con i demenziali dettami dell’Helter Skelter.
Nessuno, però, si era spinto fino a supporre che Charlie fosse andato a Cielo Drive con un agente della CIA.
Passiamo ora all’omicidio Hinman. Come è noto, il professore di musica Gary Hinman fu la prima vittima, poco prima delle stragi Tate e LaBianca, ed un membro della Family - Bobby Beausoleil - venne ben presto arrestato per questo delitto: un arresto per così dire inevitabile, perché lo avevano sorpreso al volante di una macchina rubata a Hinman.
Però, sebbene Bobby in quel periodo vivesse allo Spahn Ranch insieme alla Family, misteriosamente la LASO (ovvero la forza di polizia che controlla la periferia di Los Angeles) non fu in grado di collegarlo a loro.
Non lo riuscirono neanche a collegare alla sua fidanzata, Kitty Lutesinger, che quando seppe del suo arresto scappò dal Ranch.
Il 10 agosto - l’indomani della strage di Cielo Drive - Kitty fu interrogata dalla LASO per altre ragioni, e domandò loro se gli omicidi fossero stati commessi dalle Pantere Nere.
Sorpresi, i detective le domandarono come mai avesse quell’idea, e lei rispose: (Allo Spahn Ranch) sono stata programmata a crederlo.
Sulla base di questa risposta, la strage di Cielo Drive era a un passo dalla soluzione, perché Kitty aveva lasciato lo Spahn Ranch all’inizio di agosto; e quindi - era matematico - le avevano parlato di quegli omicidi prima che avvenissero. Ma nessuno pensò di indagare.
Una settimana dopo, Guenther e Whiteley - i due detective che erano stati incaricati del caso Hinman - tornarono a cercarla, per interrogarla (finalmente) sui suoi rapporti con lui.
Non la trovarono perché nel frattempo era tornata al Ranch, e in un raid della polizia che si era tenuto il giorno prima era stata arrestata; ma i suoi genitori ancora non lo sapevano. Dissero ai detective che era tornata allo Spahn Ranch dopo che Charlie le aveva telefonato, cercando di attirare la loro attenzione su di lui; ma a quel punto Guenther e Whiteley decisero di sospendere la ricerca, e la possibilità di interrogare Kitty - già in prigione - svanì.
Si trattò, in questo caso, di un’omissione tanto palesemente contraria alle normali procedure di indagine da poter escludere che sia avvenuta per caso. Ma in quel momento, le indagini sull’omicidio Hinman dovevano ancora restare separate da quelle su Cielo Drive, perché il grande circo mediatico del processo alla Family era lungi dall’essere pronto.
E non è un’ipotesi complottista - molti anni dopo, il PM Ronald Ross avrebbe ammesso che gli era stato imposto di tenere Charlie e la Family fuori dal processo Hinman il più a lungo possibile.
Cosa mancava ancora? Bè, innanzitutto non sarebbe stato opportuno lanciare lo scoop degli hippies assassini ad agosto, quando la gente era al mare; e poi - come si sarebbe lasciato sfuggire Charles Guenther anni dopo - se avessimo risolto il caso allora, ne sarebbero rimasti fuori i narcotici - ovvero: per via della scarsità dei materiali fino ad allora raccolti, non si sarebbe potuta lanciare la campagna contro la droga, parte essenziale del messaggio.
Per essere ben sicuri che i colpevoli non fossero scoperti, niente fu tralasciato. Dal carcere, Bob Beausoleil aveva telefonato al Ranch l’8 agosto, ed aveva discusso in forma criptata con Linda Kasabian della strage di quella sera - le aveva detto Lasciate un segno, e gli inquirenti erano sicuri che si riferisse alle scritte che dovevano incriminare i neri; ma il nastro di quella telefonata venne misteriosamente fatto sparire.
Ed in verità, anche le due operazioni di polizia allo Spahn Ranch, subito prima degli omicidi e subito dopo - entrambe condotte con enorme dispendio di uomini e mezzi, ed entrambe fallite sulla base di motivazioni incredibili - configurano, nelle attività della polizia di Los Angeles, un’anomalia che difficilmente si può spiegare; a meno che non fossero state pianificate dalla polizia per mettere le mani avanti, del tipo: avevamo provato a prenderli, ma il destino cieco e baro ce l’ha impedito.
Soprattutto il raid del 16 agosto, come ho raccontato nel libro Manson, era stata una delle più grandi azioni di polizia svoltesi in America in quell’anno, con l’impiego di più di cento agenti, trentacinque auto, una troupe munita di telecamere, un furgone ristorante, elicotteri e varie altre attrezzature.
Confiscarono armi ed auto rubate ed arrestarono ventisette persone, che sarebbero state poi rilasciate per un presunto vizio procedurale - venne detto che, sul mandato di perquisizione, il dattilografo aveva sbagliato la data; ma un controllo, eseguito anni dopo, fece scoprire che non era vero.
Secondo il giudice Lewis Watnick, che in quegli anni era vice-procuratore distrettuale, il fatto che la procura continuasse a rilasciare Charlie, quando avevano prove sufficienti per accusarlo di un’infinità di reati, ha una sola spiegazione - che Manson era un informatore; e può capitare che operazioni di facciata, anche se raramente di quelle dimensioni, vengano orchestrate per rafforzare la credibilità di un informatore, o per fare in modo che possa continuare ad operare.
Ma poteva anche esserci qualcosa di più - la stessa messa in scena viene orchestrata quando emerge che l’oggetto di una indagine, pur avendo commesso reati comuni, riferisce … ai federali: una cosa che … non verrà mai ammessa ufficialmente.
Più uno viene rilasciato, concluse il giudice Watnick, più vuol dire che si contano di ottenere altri risultati rilasciandolo … stavano tenendo in caldo quel ragazzo per qualcosa di grosso.
In verità, le protezioni di Charlie presso le forze dell’ordine erano di lunga data. Ai tempi in cui le sue buggies scorrazzavano sulle piste tagliafuoco, erano giunte alla LASO varie denunce su hippies pazzi che andavano in giro con macchine armate di mitragliatrici; però secondo Preston Guillory, un ex agente LASO, c’era una direttiva dall’alto che impediva ai detective di interessarsi di loro.
In Manson ho citato il caso di quella volta che Charlie venne accusato di stupro ma non fu arrestato; e quando, nella prima operazione allo Spahn Ranch, furono rinvenute su di lui quattro carte di credito rubate, non venne incriminato con la surreale giustificazione che il recupero di carte di credito non era citato sul mandato di perquisizione (lo avrebbero ri-arrestato per droga, e subito rilasciato di nuovo, una settimana dopo).
Tutto questo è ancora più strano se si pensa che, a partire dal suo rilascio da Terminal Island (marzo 1967), Charlie era in libertà vigilata: una condizione nella quale si pretende che l’ex-detenuto righi diritto - o perlomeno, che si preoccupi di salvare le apparenze - senza dedicarsi alla fondazione di comunità chiassose e illegali.
Ai tempi di San Francisco, l’incarico di vigilare su Charlie stato affidato ad un controllore, Roger Smith, che avrebbe potuto rispedirlo in carcere alla minima violazione; eppure non lo fece mai.
Avevano fatto amicizia, e Charlie lo aveva ribattezzato, con il soprannome di Jubal, uno dei protagonisti di Straniero in terra straniera.
Mentre Charlie riprendeva a Frisco le sue attività di pappone e trafficante di droghe, Roger Smith scriveva nei suoi rapporti: il signor Manson sta facendo ottimi progressi.
Nel luglio 1967, Charlie fu arrestato per una zuffa con un poliziotto: considerati i precedenti, poteva essere la sua pietra tombale. Ma quattro giorni dopo, era di nuovo in libertà. Venne condannato a trenta giorni con la condizionale.
In realtà, nei suoi quattordici mesi a Frisco, gli arresti seguiti da immediata scarcerazione furono innumerevoli. Ma quando tre anni dopo, al processo per la strage, il suo avvocato Irving Kanarek chiese che fosse portato in aula il suo fascicolo sulla libertà vigilata, gli venne risposto che era andato perduto: uno dei molti elementi che avrebbero legittimato, se il giudice l’avesse consentito, l’invalidazione del processo.
Ci fu la mano di Roger Smith anche nell’incredibile libertà condizionata concessa a Sadie a Mendocino, dopo che era stata condannata per somministrazione di droga a minori.
Nel formulare questa richiesta, Smith nascose di essere il controllore di Charlie (il che avrebbe determinato il rigetto della sua domanda per conflitto di interessi), e presentò Sadie come una sostenitrice dei valori cristiani tradizionali.
Ma chi era Roger Smith? Per quanto (ed è incredibile) non si sia mai parlato di lui al processo, il controllore di Charlie era un criminologo di fede repubblicana, che aveva ricevuto dal National Institute of Mental Health (NIMH) il compito di studiare gli effetti delle anfetamine sui giovani.
Nel 1976, le indagini federali sulle attività dei servizi segreti avrebbero portato alla luce che il NIMH era un’emanazione della CIA; ma, ai tempi di cui stiamo parlando, sembrava una piccola struttura privata, dedita alla ricerca medica, che condivideva il suo ufficio a San Francisco con un’altra associazione assai più illustre, la HAFMC.
La HAFMC (Haight Ashbury Free Medical Clinic), che esiste ancora oggi, è una pietra miliare nella storia della controcultura. Quando, alla metà degli anni sessanta, Frisco cominciò ad essere invasa dagli hippies, la reazione della parte conservatrice della città era stata di totale rigetto, incluso il rifiuto di estendere ai nuovi arrivati l’assistenza sanitaria: non c’era nessuno che volesse occuparsi delle overdosi, delle malattie veneree, delle epatiti dei ragazzi che vagavano per le strade.
Sarebbe stato un altro Smith - David Smith, medico venticinquenne appena laureato - a mettere insieme un gruppo di volontari, che affittarono dei locali a proprie spese per curare gli hippies gratuitamente. Janis Joplin ed altri artisti organizzarono concerti per sostenere la clinica; invece il comune non la poteva soffrire, ed inviava ispezioni nella speranza di farla chiudere. Ma tutto funzionava per il meglio, e - dopo i primi mesi di attività autogestita - la HAFMC riuscì ad accedere ad un programma di sovvenzioni federali.
Riuscì ad accedervi anche perché David Smith, come altri giovani medici della sua epoca, era attratto dalla novità rappresentata dall’LSD, e dedicava una parte del tempo libero a studiarne gli effetti su una colonia di topi; allora qualcuno nel governo si era interessato alle sue ricerche, ed i soldi avevano cominciato ad arrivare.
Sappiamo qualcosa dei suoi esperimenti dai dottori che collaboravano con lui. David Smith iniettava l’acido ai topi per renderli più suggestionabili, e poi somministrava loro anfetamine: lo speed, considerato la fonte dell’ondata di criminalità che si era accompagnata all’arrivo degli hippies a San Francisco, nonché legato a quella - ancora più violenta - che da alcuni anni aveva preso a manifestarsi nei ghetti neri.
La HAFMC pubblicava un organo di ricerca (anche questo tuttora esistente), il Giornale delle Droghe psichedeliche. Nei suoi articoli, David spiegava che l’acido, se assunto da gruppi di persone, portava ad uno stato cronico da LSD che rinforzava la loro interpretazione della dimensione psichedelica, rendendola reale: quanto più spesso lo stesso gruppo assumeva acido, tanto più si incoraggiavano a vicenda ad adottare la visione del mondo che avevano scoperto insieme (come non si può negare che nella Family sia poi avvenuto).
David aveva fatto dipingere la sua clinica con disegni psichedelici, ed incoraggiava gli hippies a fermarsi quanto volevano, parlando con loro e prendendo droghe con loro. Lungo tutto l’arco dell’Estate dell’Amore (eccezion fatta per quando erano in giro col bus), la Family, alla HAFMC, fu di casa: sia perché le ragazze contraevano spesso malattie veneree, sia perché a Charlie - sempre attratto dalle personalità forti - piaceva molto chiacchierare con David Smith.
Anche Roger Smith era un frequentatore assiduo dell’HAFMC, e non soltanto in qualità di coinquilino - collaborava alle ricerche dell’altro Smith, ed avrebbe addirittura fornito un contributo al suo libro.
Pubblicandolo nel 1971, non potevano non parlare delle vicende criminali della Family, e lo fecero senza celare il comprensibile imbarazzo di due esperti di droghe che Charlie aveva frequentato per oltre un anno, e non si erano accorti che avrebbe potuto ammazzare qualcuno.
Ma era andata davvero così?
Innanzitutto, non solo Roger, ma neanche David vennero mai ascoltati dagli inquirenti, né chiamati a deporre al processo; e su questa loro sbalorditiva cancellazione da un caso della cui maturazione sapevano più di chiunque altro, sono state fatte varie ipotesi.
Per quanto riguarda David, qualche spiegazione logica si può trovare. Per esempio, se fosse stato controinterrogato dalla difesa, avrebbe dovuto testimoniare che la Family odiava lo speed, e faceva uso solo di erba, fumo, funghi e LSD; al che, nella sua qualità di esperto di droghe, gli avrebbero anche chiesto se esiste un legame scientificamente acclarato tra queste droghe e la violenza, e lui avrebbe risposto di no, portando in questo modo un serio danno all’impianto accusatorio.
Ma non solo: sarebbe stato un problema anche il caso opposto - se fosse emerso che gli assassini avevano usato lo speed (come si dice avesse affermato Sadie nella sua famosa confessione che l’accusa non volle fosse letta in aula, altro potenziale motivo di invalidazione del processo), la difesa avrebbe potuto servirsi di David per dimostrare che al momento del delitto erano incapaci di intendere e volere, con il rischio che le pene di morte non fossero ottenute.
Insomma, per dirla in breve: la presenza di un esperto di droghe era temuta, in quel processo, più della peste.
Se, tuttavia, queste spiegazioni possono valere per David, nel caso di Roger la sua mancata convocazione è ai limiti dell’assurdo. Avrebbe dovuto rendere conto della sua indulgenza verso Charlie, che gli sarebbe di certo fruttata un’incriminazione; invece le sue colpe vennero scaricate su un altro controllore, Samuel Barrett, che si era occupato di Charlie soltanto marginalmente.
Ma una possibile spiegazione del mistero sarebbe venuta fuori, parecchi anni dopo, dalle indagini federali su un terzo collaboratore dell’HAFMC: il dottor Louis Jolyon West, per gli amici, Jolly West, che potrebbe costituire il link definitivo tra Charlie e la CIA.
Nato a Brooklyn nel 1924, laureato in psicologia e colonnello dell’aeronautica, in Corea il dottor West si era specializzato nella deprogrammazione dei prigionieri americani liberati, ai quali si supponeva che i comunisti avessero fatto il lavaggio del cervello.
Tornato alla vita civile, professò idee di sinistra, e militò nel movimento per i diritti civili, a fianco di Martin Luther King (1929-1968) e Charlton Heston (1923-2008), dei quali divenne amico.
Ma, già a quei tempi, c’era chi lo accusava di condurre esperimenti con l’ipnosi e l’LSD su persone inconsapevoli.
Nel 1963 John Kennedy venne assassinato, e pochi giorni dopo il suo omicida - Lee Oswald - venne a sua volta ucciso dal gestore di locali notturni Jack Ruby: un uomo senza dubbio coinvolto in traffici illeciti, ma che non si era mai occupato di politica, e che fin da subito protestò di non ricordare ciò che aveva fatto.
Allora Jolly West ottenne (non si sa come) l’autorizzazione per visitarlo in cella; dopodiché dichiarò ai giornalisti che Ruby, ebreo, era caduto vittima di un attacco di schizofrenia paranoide, e si era convinto che Oswald fosse parte di un complotto per sterminare gli ebrei d’America.
Neanche a farlo apposta, Ruby dopo la sua visita cominciò davvero a dar fuori di matto, mentre dagli schermi televisivi il dottor West sfruttava la sua fresca popolarità per propinare agli Americani la sua opinione: Jack Ruby aveva agito da solo, dietro l’assassinio di Oswald non c’era nessun complotto.
Verso la fine del 1966, venne a Frisco per studiare gli effetti delle droghe sui giovani. Sebbene anche in questo caso non rivestisse nessun ruolo ufficiale, subito anche a lui venne concesso in comodato un ufficio all’HAFMC.
Si fece crescere i capelli, si vestì come gli hippies, fumò insieme a loro e diede il via ad un programma di ricerca che (come si poteva leggere sui cartelli) si chiamava Crash Pad, ma che nessuno sapeva esattamente cosa fosse.
Lo si può intuire spulciando la copiosa produzione letteraria di West in quegli anni. Per esempio, in un articolo intitolato Gli studi psicofisiologici sull’ipnosi e sulla suggestionabilità, aveva scritto:
Si è scoperto che è possibile prendere un evento nella vita di un individuo e, attraverso la suggestione ipnotica, provocare il successivo ricordo cosciente del fatto che questo evento non è mai realmente avvenuto, ma che un evento diverso (immaginario) si è effettivamente verificato …
C’è poi il resoconto di una sua conferenza tenuta nel 1963 ad una associazione medica nell’Oregon, che si conclude: possiamo dunque affermare che il contributo finora più importante della droga sia quello di produrre malattie mentali artificiali.
Nel 1965, nell’articolo Danger of Hypnosis, West confutava la teoria che una persona ipnotizzata non potesse essere spinta ad azioni contrarie alla sua morale; egli sosteneva invece che un bravo ipnotizzatore avrebbe potuto creare un gruppo di criminali al proprio servizio.
Infine, in un libro di psichiatria pubblicato nel 1967, gli venne affidato il capitolo sugli Allucinogeni; dalla lettura del quale, la sua conoscenza dell’LSD risulta essere - per quegli anni pionieristici - davvero avanzata. Diceva che il suo uso ripetitivo rendesse i consumatori insolitamente suscettibili ed emotivamente labili, perché causava in loro un allentamento della struttura dell’ego che li rendeva potenzialmente riprogrammabili; e prevedeva (primo al mondo, anzi unico al mondo a quei tempi) la nascita a breve scadenza di culti dell’LSD, da lui descritti in termini molto prossimi a ciò che Charlie avrebbe poi portato nella realtà.
All’HAFMC, Jolly West aveva assunto sei giovani neolaureati, che avevano il solo compito di girare per le strade di Frisco ed instradare un gran numero di hippies verso suo ufficio; però lui li intervistava solo una volta e poi li congedava, come se non avesse trovato quello che stava cercando.
Per quanto a Crash Pad manchi il riscontro di fonte CIA (come manca a qualunque cosa in cui Charlie sia stato coinvolto), non è così per altri due programmi coinvolgenti l’LSD.
Il primo, Midnight Climax, si era svolto a Frisco pochi anni prima, e verteva sulla possibilità di usare l’allucinogeno nei bordelli, per estorcere informazioni ai clienti.
Il secondo - Mass Conversion - si era svolto ad Oklahoma City sotto la supervisione di West; ed i fondi da lui usati provenivano nientemeno che da Sidney Gottlieb, il direttore del programma chiamato MKULTRA.
Il rapporto tra lui è West è comprovato da un’ampia corrispondenza in cui Gottlieb si firmava con il suo nome di copertura, Sherman Grifford. Insieme ad essa venne rinvenuta anche un’ampia documentazione su Roger Smith, nonché ritagli di giornale concernenti gli omicidi della Family.
Gottlieb, esperto di veleni e direttore dei servizi tecnici, era convinto che le operazioni di controllo mentale fossero il futuro. Il 13 aprile 1953 aveva dato il via a MKULTRA, suddiviso in 149 sottoprogetti, una parte dei quali prevedevano la somministrazione di LSD a persone inconsapevoli.
Gli obbiettivi: incorporare un messaggio nella mente di un corriere senza che egli ne sia a conoscenza, facendolo poi riemergere per mezzo di un segnale ipnotico; impiantare falsi ricordi e rimuovere quelli veri; indurre ideologie opposte alle convinzioni originarie di una persona; indurre artificialmente malattie e psicosi; creare assassini programmati ipnoticamente, e così via.
Gottlieb e West discutevano di quali avrebbero potuto essere le cavie per i loro esperimenti - se aviatori, volontari, pazienti psichiatrici o … carcerati. Secondo Jolly West, sarebbe stato preferibile indurre i disturbi mentali in persone che già li avevano manifestati in precedenza.
A proposito degli aviatori, c’è da registrare un avvenimento, che riecheggia sinistramente il rapporto West-Ruby, verificatosi nel 1954 presso la base aeronautica di Lackland, dove West era di stanza.
Una bambina di tre anni, Chere Jo Horton, fu rapita, e venne ritrovata cadavere dopo aver subito orribili violenze. Un aviatore, Jimmy Shaver, girovagava nei paraggi, seminudo, e ricoperto di sangue e graffi che non sapeva spiegare.
Dopo il suo arresto, Shaver venne affidato alle cure di West, che ponendolo sotto farmaci riuscì a fargli confessare il delitto; dopodiché si dimenticò nuovamente di averlo commesso, e continuò a proclamarsi innocente fino a che venne giustiziato sulla sedia elettrica.
In quel periodo, West stava sperimentando nuovi farmaci efficaci nell’accelerare l’induzione dello stato ipnotico e nell’approfondire la trance. Aveva ipnotizzato pazienti mentali e soggetti normali, e li aveva esposti a una serie di farmaci, tra cui clorpromazina, reserpina, anfetamine e LSD (a Frisco, dieci anni dopo, David Smith avrebbe effettuato gli stessi esperimenti sui topi).
Purtroppo, manca la pistola fumante - non ci sono prove che West e Charlie si siano conosciuti; ma sarebbe strano che non fosse successo, se pensiamo che Charlie e le sue ragazze andavano all’HAMFC quasi tutti i giorni, e West era lì.
È noto che, nel 1969, erano in corso sul territorio degli Stati Uniti due operazioni di intelligence - COINTELPRO dell’FBI, e CHAOS della CIA - il cui fine era screditare con ogni mezzo le attività della sinistra.
Riguardo al CHAOS della CIA (illegale ab origine, perché la CIA non avrebbe il diritto di operare sul suolo americano), era notevole la sua forte infiltrazione nelle forze dell’ordine, volta ad impedire che i suoi collaboratori venissero arrestati.
Riguardo invece al COINTELPRO, il suo principale obiettivo era il Black Panther Party, che fu oggetto delle attività di numerosi provocatori.
Il Comitato Church, che avrebbe successivamente indagato sulle attività illegali dell’FBI e della CIA, ha lasciato scritto:
(Il COINTELPRO) si è impegnato in tattiche illegali, ed ha risposto a problemi sociali profondamente radicati fomentando la violenza e disordini … ed altrettanto inquietante è l’orgoglio con cui quei funzionari rivendicavano il merito degli spargimenti di sangue da loro fomentati.
Ora, è innegabile che l’Helter Skelter di Charlie prendesse, dal punto di vista del COINTELPRO, due piccioni con una fava: infatti tendeva a danneggiare sia il movimento hippy che le Pantere Nere, alle quali i mansoniani cercarono (sia pure con scarso successo) di addebitare i loro crimini.
Quando Charlie sparò a Bernard Crowe, lo fece perché era convinto che fosse una Pantera Nera; e dalle indagini del Comitato Church è risultato che, nella sola settimana successiva a quel tentato omicidio, ben altri tre membri delle Pantere Nere vennero feriti da arma da fuoco (e uno perse la vita) in seguito ad azioni la cui organizzazione da parte del COINTELPRO venne dimostrata.
Si tende oggi a pensare che le stragi della Family siano state pianificate per poter mettere in scena una grande rappresentazione mediatica volta a demonizzare i movimenti giovanili dell’epoca.
Non era un fine molto diverso da quello che in Italia, negli stessi anni, dava il via alla stagione delle stragi di Stato: instillare nei cittadini un senso di insicurezza, che li portasse ad esprimersi in favore del mantenimento dello status quo.
Daniele Mansuino
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