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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

La cometa del coronavirus

Aprile 2020

 

Questo breve articolo tratta dell’epidemia da coronavirus dal punto di vista astrologico, e non ne prende quindi in considerazione né i (pochi) effetti positivi come la scoperta della bontà d’animo che si nasconde in tante persone, né quelli negativi come gli abusi di retorica che ne sono seguiti, quelli sulla coscienza collettiva come la sbalorditiva plasticità sociale che l’epidemia ha portato alla luce, quelli paradossali (e amaramente ironici) come il fatto che ha colpito più duramente le regioni italiane più avanzate dal punto di vista sanitario, o che siamo stati noi a portare il virus in Africa e non viceversa, o che quando le donne mussulmane si coprivano il volto era un reato e adesso è obbligatorio, o che in Inghilterra Boris Johnson ha sperimentato su sé stesso l’immunità di gregge e così via.
E anche per quanto concerne l’astrologia, se al lettore interessa informarsi sul decorso futuro dell’epidemia non è questo l’articolo adatto: ciò che dovrebbe piuttosto fare è cercare in rete le analisi sulla maxi-congiunzione in Capricorno (Marte, Giove, Saturno, Plutone) che ha cominciato a delinearsi alla fine del 2019 (con la prima congiunzione Saturno-Plutone), è stata poi rinforzata dall’arrivo di Marte e Giove e si trova ora in una fase di alleggerimento; ma ci attendono nei prossimi mesi ancora parecchi cambiamenti, dai quali un bravo astrologo è senz’altro in grado di ricavare previsioni attendibili.
La nostra generazione era stata, del resto, già allertata sui fortissimi effetti delle congiunzioni in Capricorno nel sociale dalla storica congiunzione Saturno-Urano-Nettuno del 1988-1992, alla quale ho già accennato in vari articoli.
Più o meno a Capodanno, nel riflettere sulla congiunzione attuale, il mio interesse era stato attratto dal lungo stazionamento di Plutone (dal 20 febbraio al 5 luglio 2020) nel venticinquesimo grado del Capricorno, considerato sotto il governo della stella Terebellum o Omega Sagittarii, la cui influenza non è delle più fortunate (nota: ai nostri giorni Terebellum non è più nel venticinquesimo grado ma nel ventiseiesimo - ho parlato dei problemi legati al rapporto tra le stelle e i singoli gradi nell’articolo “Astrologia delle stelle fisse”); e poiché è mia abitudine prevedere gli effetti degli stazionamenti con l’ausilio del Calendario di Tebe, mi ero chiesto cosa significassero certe cose strane che si trovano nei commentari relativi al grado - accenni a problemi di salute, al dover rimandare a domani ciò che si poteva fare oggi, la raccomandazione che sotto la sua influenza gli sportivi continuino a tenere i corpi e lo spirito in allenamento eccetera.
Non solo, avevo anche riflettuto parecchio sul simbolo tebano del grado, che recita: in una specie di anfiteatro occupato da un pubblico in piedi, delle frecce lanciate da una mano invisibile traversano lo spazio; l’una è vicina a cadere sul bersaglio, l’altra lo sorpassa, la terza si pianta su di una coda di pesce sospesa.
La mia analisi era stata che l’anfiteatro occupato da un pubblico in piedi potesse riferirsi tanto al villaggio globale mediatico quanto all’Universo; ovvero, fosse un’indicazione che lo stazionamento di Plutone in questo grado si sarebbe accompagnato a fenomeni di grande portata.
Non avevo invece idea di cosa fossero le frecce lanciate da una mano invisibile, ma avendo una certa esperienza nella decifrazione delle immagini tebane compresi che le prime due - destinate verso un bersaglio - andavano separate dalla terza, che si pianta su di una coda di pesce sospesa; stimai anzi piuttosto probabile che la presenza della terza freccia fosse un pretesto per introdurre nel quadro l’elemento incongruo costituito dalla coda di pesce sospesa, e che quest’ultimo andasse dunque considerato isolatamente.
Fu allora che supposi che la coda di pesce sospesa avrebbe potuto forse rappresentare una cometa; e lo pensai perché proprio in quei giorni avevo appreso da un documentario che la coda di una cometa è biforcuta come quella di un pesce - anzi, per essere precisi, la cometa ha due code distinte che puntano in direzioni diverse, la prima composta da polveri che subiscono più fortemente l’attrazione del nucleo, la seconda da gas che subiscono la spinta del vento solare, e puntano in direzione opposta al Sole; quindi, sebbene certe volte l’impressione dell’osservatore sia che le code si orientino in direzioni opposte, sono anche frequenti i casi di comete a coda di pesce.
Le comete possono essere annoverate tra i corpi celesti più antichi. Si pensa infatti che siano i residui dell’esplosione della nebulosa che diede origine al nostro sistema solare, probabilmente più di cinque miliardi di anni fa.
È anche da notare come la recente teoria della panspermia contempli la possibilità che abbiano dato origine alla vita sulla Terra: infatti il loro nucleo (composto da frammenti di rocce e metalli tenuti insieme da gas ghiacciati - idrogeno, ossigeno, metano, ammoniaca, biossido di carbonio) è un ambiente idoneo alla formazione di molecole complesse come quelle che stanno all’origine degli organismi monocellulari. Nel 2004 la sonda Stardust ha rilevato molecole preorganiche su frammenti pulviscolari della cometa Wild-2, e non è affatto da escludere che la tendenza della coda delle comete a compenetrare immense aree di cielo sia tale da consentire a microorganismi di questo genere di atterrare incolumi sul nostro pianeta.
In ogni caso, l’attitudine delle comete alla contaminazione dell’ambiente circostante (con mezzi che possiamo considerare al confine tra il mondo della materia e quello impalpabile delle radiazioni) è un buon argomento in favore di chi attribuisce loro la capacità di influenzare gli eventi terrestri.
La nozione che all’arrivo di una cometa possano collegarsi eventi epocali appartiene all’astrologia tradizionale, ma non è particolarmente considerata in seno all’astrologia contemporanea, concentrata soprattutto sull’analisi dei movimenti dei pianeti.
Parecchi fattori hanno pesato in questa limitazione di prospettiva, a cominciare dall’esigenza per gli astrologi professionisti di concentrarsi sulla compilazione degli oroscopi individuali, estendendo la loro azione tuttalpiù ad altri campi di interesse immediato, come l’astrologia economica; e anche ha pesato - soprattutto nella seconda metà del secolo scorso - l’influenza della corrente astrologica che si definisce astrologia scientifica, la quale tende ad escludere dal corpo delle conoscenze astrologiche quanto sia legato alla magia e alle credenze popolari - ed anche questo approccio, in pratica, si risolve in una maggiore concentrazione sui pianeti, dei quali si ritiene sarà possibile prima o poi misurare scientificamente l’influenza in termini di radiazioni (anche del contrasto tra astrologia tradizionale e astrologia scientifica ho trattato un po’ più a fondo nell’articolo che ho già citato).
Ma in realtà, per quanto dallo stellium planetario in Capricorno sia possibile prevedere il decorso dell’epidemia, neanche l’astrologo più bravo del mondo sarebbe stato in grado di vaticinarne la comparsa basandosi solo su di esso; perché il fattore scatenante - la mano invisibile che scaglia le frecce - non va ricercata nei pianeti, bensì nella cometa.
Per quanto dal punto di vista astronomico le comete non possano certo essere catalogate come stelle fisse, dal punto di vista astrologico è lecito assimilarle a questa categoria, in quanto non sono ascrivibili alle altre due classi di corpi celesti che l’astrologia prevede, i pianeti tradizionali e quelli generazionali, che fanno parte del sistema solare interno; invece le comete ruotano intorno al Sole tenendosi al di là di Plutone, o in certi casi addirittura non vi ruotano affatto, attraversando il sistema solare una volta sola.
Inoltre, per gli astrologi di indirizzo ermetico (non per quelli di indirizzo scientifico), le comete hanno in comune con le stelle fisse un fattore decisivo: le influenze che entrambe emettono non transitano attraverso l’Ouroboros, ovvero non contribuiscono al processo di manifestazione delle forme, bensì sono dedicate ad introdurre nel campo energetico della Terra variazioni destinate ad alterare il corso della storia.
Va precisato che le influenze (o correnti energetiche) cui ho accennato non devono necessariamente essere immaginate come radiazioni (anche se probabilmente lo sono), in quanto la prospettiva ermetica non prevede necessariamente che il rapporto tra un oggetto che assume valore di simbolo (come appunto le stelle fisse e le comete in questo caso) e gli eventi che gli corrispondono nella prospettiva terrestre, debba essere unidirezionale: ovvero, non deve essere considerata vincolante l’immagine della mano invisibile che scaglia verso la Terra le frecce dell’epidemia - può anche esistere, tra l’irradiazione e l’epidemia, un rapporto di reciprocità, per cui si tratterebbe di fenomeni che si manifestano, sì, in simultanea (in quanto caratterizzati dalla stessa natura energetica), ma che agiscono indipendentemente l’uno dall’altro.
Anche in questo caso, però, il loro legame sarà forte, perché - in base alla legge dell’analogia - all’azione di uno di loro (o su uno di loro) corrisponderà analoga reazione nell’altro; e rispetto all’ipotesi delle radiazioni, quello che assolutamente non cambierà sarà l’interferenza nello svolgersi degli eventi terrestri di influenze provenienti da altrove (nel primo caso da un altrove spaziale, nel secondo no).
Come è noto agli appassionati di esoterismo, l’arte di intervenire sulla legge di analogia al fine di produrre artificialmente variazioni al corso degli eventi viene da secoli praticata, in mille forme diverse, da una miriade di associazioni magiche operanti sul nostro pianeta; ed è per questo che, fin da tempi molto remoti, si è diffusa presso l’umanità l’usanza di creare manufatti aventi il compito di raccogliere e diffondere le influenze delle stelle fisse.
Io ne ho trattato in questa rubrica a proposito delle Sette Torri del Diavolo, collegabili all’Orsa Maggiore, ma gli esempi potrebbero essere infiniti: a partire dai nuraghi sardi che riproducono la mappa delle Pleiadi per passare alle innumerevoli teorie che associano alle piramidi precolombiane determinate costellazioni… si può addirittura trovare in rete una teoria secondo la quale la disposizione complessiva di tutti gli antichi monumenti della Terra celerebbe un messaggio rivolto all’Uomo dall’Universo.
Per quanto nella storia non manchino i casi di comete che annunciano lieti eventi, come quella che avrebbe guidato i Magi alla culla di Gesù, nella tradizione popolare gli eventi che si accompagnano al loro transito sarebbero perlopiù nefasti: frequenti i casi di comete che avrebbero annunciato la fine di regni e dinastie, come se con la loro comparsa il potere divino si fosse sovrapposto in modo autoritario al normale decorso degli eventi storici sulla Terra.
Al passaggio di una cometa venne attribuito l’assassinio di Giulio Cesare, mentre Nerone - sempre originale - avrebbe tratto da una cometa transitata nel 64 l’ispirazione di massacrare tutti i membri della sua corte. Fu attribuita ad una cometa la peste di Costantinopoli del 728, e quanto alla peste che - straordinaria siccità e ardentissimi calori avendo distrutto le biade - si abbatté sull’Italia nel 984, il suo legame con una cometa venne vaticinato a Genova da un cavallo parlante.
Ancora, furono comete a porre fine alla dinastia imperiale degli Ottoni in Germania, a pesare sulla disfatta dei Sassoni nella battaglia di Hastings del 1066, degli Ungheresi conto i Turchi nel 1526 e così via.
L’astrologo Claudio Tolomeo (100 d.C.-?) sosteneva che la natura delle comete fosse mercuriale-marziale, e Gerolamo Cardano (1501-1576) giustifica questa attribuzione quoniamet ipsae velociter moventur et igneum quippiam prae se ferunt - perché si muovono velocemente e mostrano qualcosa di infuocato (e se a questo aggiungiamo l’imprevedibilità della loro comparsa, l’impatto violento dei loro effetti e il contrasto tra il ghiaccio del nucleo e il fuoco della coda, l’astrologia a dieci pianeti dei nostri giorni potrebbe legittimamente conferire alle comete caratteri uraniani).
Il legame con Marte e Mercurio è individuabile anche nelle credenze che collegano le comete alla siccità, ai venti e alle tempeste; ma si tratta di una valutazione generica, in quanto esiste la possibilità di identificare la natura planetaria di ogni singola cometa dal suo colore.
Invero, i criteri che collegano i colori ai pianeti variano anche di parecchio nelle diverse scuole astrologiche; il che non è un sintomo di contraddizione, bensì un richiamo alla fluidità sulla base della quale le correnti energetiche di cui l’esoterismo tratta possono essere trasposte nei codici del pensiero razionale. Come ogni colore sfuma nell’altro, così il variegato intreccio di correnti che plasma il mondo delle forme e ne governa il flusso degli eventi non potrà mai essere analizzato ed etichettato in forma definitiva.
Un tema ricorrente negli astrologi che si sono occupati di comete è che la loro influenza non può mai essere ricondotta ad un singolo evento, bensì a catene di cause ed effetti che possono prolungarsi anche per anni.
Ma è ora giunto il momento di presentare la cometa che ha segnato la storia del coronavirus, ovvero la c/2019-y4 - un nome che, se vogliamo, ricorda un po’ Covid-19 (a tutte le comete viene data una sigla che comincia con c/ seguita dall’anno del primo avvistamento; se poi si tratta di una cometa periodica, ovvero il cui transito si ripete entro i 200 anni, la c/ viene convertita in p/).
La c/2019-y4 è stata identificata per la prima volta dall’astronomo Larry Denneau, presso l’osservatorio di Mauna Loa alle Hawaii, il 28 dicembre 2019 (e l’annuncio del coronavirus venne dato dal governo cinese tre giorni dopo). Venne poi battezzata Atlas in omaggio al programma di ricerca nell’ambito del quale era stata scoperta: un nome che già le riconosceva la funzione di reggere (sia pure per breve tempo) i destini del mondo.
Le prime osservazioni sull’orbita di Atlas, pubblicate il 9 gennaio 2020, le attribuivano un periodo di 4400 anni circa. Osservazioni successive avrebbero spostato questa cifra a 6030 anni; e comunque entrambi i dati indicavano che il suo precedente passaggio visibile fosse avvenuto nel Neolitico, fornendo ai catastrofisti argomenti per sostenere che la sua ricomparsa nel cielo al tramonto avrebbe segnato la fine di un ciclo plurimillenario della civiltà umana.
Quando Atlas era stata avvistata, si trovava nell’Orsa Maggiore (costellazione la cui influenza sulla Terra si dice sia amplificata dall’apparato ricettore costituito dal complesso delle piramidi egizie), e a marzo ne uscì per attraversare Camelopardalis. L’ingresso nel Perseo era previsto per il 12 maggio; sarebbe poi transitata nel punto più vicino alla Terra il 23 maggio, e il giorno 31 il suo passaggio al perielio si sarebbe verificato all’insegna del Toro (o, geocentricamente parlando, dei Gemelli).
Una sua caratteristica che aveva colpito gli osservatori fin dal principio era la ricchezza delle emissioni gassose del nucleo, che le conferivano una luminosità eccezionale: dal punto di vista astrologico questo era il sintomo di una altrettanto eccezionale potenza delle sue irradiazioni sottili, e quindi di un’influenza sulle vicende terrestri fuori dal comune.
Nel periodo febbraio-marzo la luminosità di Atlas aumentò di quattromila volte, e la luce del ramo gassoso della coda (che era lungo all’incirca tre milioni di chilometri) divenne verde, svelando agli astrologi che ancora mettevano in dubbio il suo legame con il virus una natura venusiana apportatrice, secondo la tradizione astrologica, di problemi relativi alla religione islamica, malattie, febbri violente, eresie, principi sediziosi o demagogici.
Se avesse mantenuto quel livello di luminosità, a partire dalla seconda metà di maggio avrebbe potuto essere visibile dalla Terra anche di giorno.
Sarebbe potuto accadere; ma a partire dal 2 aprile la cometa cominciò a frammentarsi, e nell’arco di pochi giorni sparì completamente dal cielo. The Astronomer’s Telegram comunicò ufficialmente la notizia della sua disintegrazione il 6 aprile.
In effetti una cometa può disintegrarsi per varie ragioni, e una luminosità eccezionale è spesso il sintomo che il suo ciclo vitale è vicino alla fine. Le può capitare soprattutto quando transita nei pressi del Sole o di una stella, perché brucia a ritmo più intenso, l’escursione termica tra il nucleo e la superficie si accresce, ed è facile che possano verificarsi rapidamente incrinature, spaccature e frammentazioni (outburst).
A partire dai primi giorni di aprile la forza dell’epidemia ha cominciato a recedere, e dopo Pasqua si è avviata in Italia la fase due. Sarà ora interessante vedere se la scomparsa di Atlas potrà accelerare il processo di normalizzazione entro archi di tempo che fino ad ora nessuno ha osato augurarsi; ma non è qualcosa su cui giurare, perché dopo che la cometa ha adempiuto al suo compito di dare il via all’infezione (o di segnarne l’avvio), la gestione astrologica dell’evento è passata ai lenti e pigri pianeti che si muovono avanti e indietro nel segno del Capricorno.

Daniele Mansuino

 

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