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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

La dottrina segreta del voodoo haitiano

Settembre 2020

 

Ho tratto la maggior parte delle informazioni contenute in questo articolo dal libro Daimons du cult vaudou, pubblicato a Port-au-Prince nel 1917 da un autore che si firmava A. C. H. (probabilmente identificabile con l’esoterista haitiano Her-ra-ma-el, del quale non si conosce il vero nome).
Parlare delle origini esoteriche del voodoo è necessario per confutare le inesattezze di chi, da una parte, lo collega al satanismo e di chi, dall’altra, lo considera una religione.
Sull’appartenenza del voodoo all’esoterismo, e non certo ai due ambiti sopra citati, mi sono espresso nell’articolo Magia voodoo - parte prima (nel quale mi riferivo specialmente al voodoo dominicano), esaminando però, in quel caso, i caratteri distintivi del voodoo dall’esterno. Quindi non penso sia male aggiungere qualche dato proveniente dal cuore del voodoo (haitiano questa volta), in modo che il lettore possa avere un’idea di ciò che i praticanti culturalmente più avanzati si tramandano riguardo alle origini della propria tradizione.
La radice del voodoo colto- di quello celebrato, con la massima riservatezza, nelle classi più alte della società haitiana - si trova in Etiopia.
Questa radice non esclude quella del Golfo di Guinea, perché ai tempi biblici i contatti tra queste due aree dell’Africa erano molto intensi (come ben sanno gli iniziati al mio Rito del Principe Nigeriano, o di Saba). Molti guerrieri della Regina di Saba erano giunti nell’Africa nordorientale dalla parte centrale del continente, attirati dalla sua fama attraverso foreste e deserti.
Il potere del voodoo colto è grandemente superiore a quello del voodoo popolare, sebbene quest’ultimo sia l’unico ad essere conosciuto in Europa e negli Stati Uniti. Nell’opinione degli addetti ai lavori, il suo più grande maestro nel ventesimo secolo fu Papa Doc, ovvero il dittatore haitiano François Duvalier (1907-1971), per illustrare la cui sopraffina arte non basterebbero mille libri.
Naturalmente, il riconoscimento delle capacità magiche di Duvalier non implica il consenso alle sue attività di uomo politico (come è noto, il regime da lui instaurato fu crudele e sanguinario).
È noto come dietro la facciata del voodoo haitiano si celino varie società segrete le quali, come le mafie di una volta, hanno occupato gli spazi lasciati liberi dalla scarsa presenza dello stato per avocarsi la regolamentazione delle attività sociali, l’amministrazione di una rusticana forma di giustizia, eccetera.
Le più note tra queste sono le sette rosse, delle quali però non fa parte la società segreta più rinomata e potente: gli Aun-Thom-Bha, le cui remote radici si perdono nella preistoria africana.
Un tratto che li distingue dalle altre associazioni voodoo è che gli Aun-Thom-Bha non praticano la trance: non perché abbiano qualcosa in contrario, ma perché ritengono di non averne bisogno. Infatti il loro ricchissimo corpo dottrinale ha origine dal concetto che il mondo ebbe origine dalla Parola (In principio erat Verbum), ed è quindi sulle Parole Sacre che è fondata la loro magia.
Come è noto, possiamo ritrovare l’idea della creazione attraverso la parola - o attraverso le lettere - in varie altre concezioni esoteriche e religiose; però gli Aun-Thom-Bha sostengono di essere comparsi nel mondo prima di tutti, e che ogni altra credenza analoga sia frutto di adattamenti della tradizione primordiale da essi detenuta. Per esempio, secondo una loro leggenda, l’origine del termine voodoo petro andrebbe ricercata nel nome di Jethro (vedi Esodo: 18), suocero di Mosè e Aun-Thom-Bha di alto livello, dal quale il legislatore ebraico avrebbe appreso i primi rudimenti del Loa, la legge divina.
La definizione Aun-Thom-Bha del concetto di tradizione primordiale è la scienza che tratta dei principi-forze all’origine dell’Universo, e delle leggi universali relative alla loro manifestazione: ascrivibile quindi all’odierna idea di ermetismo, del quale si dichiarano i legittimi depositari.
Secondo il loro insegnamento, la padronanza delle leggi ermetiche consente all’iniziato di partecipare attivamente al piano divino. Le attività creative, magiche e cultuali costituiscono per lui una possibilità di deificazione, in quanto configurano in termini materiali l’azione di Dio. Come gli attributi del Creatore si manifestano per mezzo della natura, così ogni gesto umano consapevole è l’espressione analogica della Sua attività invisibile.
La loro descrizione di Dio è un’intelligenza infinita, suprema e creatrice, che è la Causa dell’armonia universale. Dirige tutto e vede tutto, manifestandosi all’Uomo nella forma speciale della Provvidenza e nella figura del Cristo, che personifica la Vita Universale in tutte le creature.
Con una terminologia analoga a quella utilizzata da Rudolf Von Sebottendorff, gli Aun-Thom-Bha affermano che la pratica dell’ermetismo passa per la padronanza delle sue Chiavi.
L’accesso alla Scienza delle Chiavi prevede l’accettazione di alcune analogie fondamentali, come il concetto che l’Uomo sia la raffigurazione del Creatore, e il corpo dell’Uomo il Suo Tempio vivente; e dopo che queste siano state bene apprese e interiorizzate, potrà spalancarsi all’iniziato l’accesso alle migliaia e migliaia di analogie che si nascondono sotto il velo delle Sacre Scritture.
Così, ad esempio, ogni libro del Vecchio Testamento contiene un racconto che può essere posto in analogia con un segno zodiacale; ed ugualmente, le attribuzioni di ogni pianeta possono essere attribuite a un profeta.
Per esempio, il profeta Daniele personifica il fuoco onnipervadente di Marte: è lui l’uomo che venne gettato nella fornace senza esserne scottato.
Osea rappresenta il Sole, e cerca i piaceri della carne attraverso i rapporti con le prostitute, immergendo la sua luce nel mondo della materia.
In verità, tutti i personaggi biblici incarnano allegorie astrologiche ben precise, ed è privilegio degli Aun-Thom-Bha averne sviluppato l’identificazione fino nei minimi dettagli: per esempio, collegando uno per uno i dodici segni dello Zodiaco ai dodici figli di Giacobbe, ai dodici Re di Israele, ai dodici Apostoli e così via.
Sul piano del microcosmo, l’Universo è stato raffigurato dal Signore in tre modelli diversi. Il primo è il Libro della Genesi, il secondo è la Bibbia considerata nel suo complesso, il terzo è quello che gli Aun-Thom-Bha considerano il loro principale oggetto di culto: l’Arca Universale.
In quest’ultima, il mondo naturale - presidiato dalla triade Luna-Sole-Mercurio - è raffigurato nei personaggi allegorici di Adamo, Eva ed Abele.
Il Nome dell’Essere Supremo che presiede all’Arca Universale è ABBA-CHO-LO. Egli governa la Creazione con l’aiuto della Donna Conservatrice, EA-CHO-LO. I loro agenti sono gli Elohim (nella Lingua Sacra degli Aun-Thom-Bha: JE-lohim), che gli Aun-Thom-Bha definiscono gli scultori del mondo fisico.
Gli JE-lohim sono divisi in quattro ordini, a ciascuno dei quali è concessa la signoria su un Elemento. I Nomi dei loro capi sono: ADOU-I-GIDI al Nord, che governa le montagne: ZOCLIMAN al Sud, che governa il Fuoco delle Salamandre; HAZA-GON all’Est, che governa le Silfidi dell’Aria; AGOUE all’Ovest, che regge le acque.
Agli ordini dei quattro capi degli JE-lohim operano anche i Loa, gli ambasciatori della legge divina: a loro spetta di palesare all’umanità gli attributi universali del Creatore. I Loa hanno come analogie superiori i quattro segni fissi del firmamento zodiacale, Toro, Leone, Scorpione e Acquario.
Invece con la parola Guede la tradizione Aun-Thom-Bha designa il medium, il profeta o il veggente (la radice G-DE è la stessa della parola guida - originariamente era GT, che nella Lingua Sacra significa vedere): i Guede del voodoo popolare esprimono dunque la voce degli antichi profeti africani, assurti all’immortalità.
I Loa e i Guede hanno ricevuto dagli JE-lohim un dono, che gli Aun-Thom-Bha definiscono: la capacità di compiere gli atti.
Fa riflettere il fatto che, nella Lingua Sacra, la radice ACT (da cui deriva la parola moderna atto) serva a designare tanto i miracoli, quanto la Terra, quanto i sette pianeti dell’ermetismo considerati nel loro complesso.
Come i Loa sono in relazione con i segni zodiacali (e tra questi, coi segni fissi in particolare), gli ACT/atti vanno considerati in rapporto con i movimenti dei pianeti, simboleggiati nel libro degli Atti dai viaggi di San Paolo. Quest’ultimo incarnò dapprima la figura mercuriale (corrispondente al Cristo), nel momento in cui la folgore della Luce si abbatte su di lui sulla via di Damasco; ma più avanti, nel corso dei suoi viaggi, avrebbe manifestato in successione le valenze di tutti e sette i pianeti.
Qualora si voglia considerarli nel loro ruolo di emanatori delle forze cosmogoniche, è lecito affermare che i Loa e i Guede costituiscano la base di ogni religione africana. In tempi remoti oltre ogni dire, questi venerabili Legislatori e Antenati trasmisero l’iniziazione Aun-Thom-Bha agli uomini neri prigionieri in Egitto, li sottrassero all’adorazione del Vitello d’Oro e gli donarono il vero codice civile e la vera legge religiosa della tradizione primordiale; ed attraverso questo e mille altri passaggi, la loro suprema forza sgorga ancora dalla persona del Cristo, che è il Redentore tanto dei giudeo-cristiani quanto degli africani.
Una delle principali attività di cui gli Aun-Thom-Bha si fanno carico è vegliare affinché resti intatta la ritualità del voodoo popolare, della cui ortodossia si considerano i custodi.
La loro dottrina abbraccia quindi dettagliatamente tutti i temi che lo riguardano. Per citarne un paio a titolo di esempio, si spiega in essa che il rango di un Guede può essere identificato per mezzo del suono dei tamburi, o che per interpretare il messaggio trasmesso da un Loa attraverso la danza è necessario saper leggere le corrispondenze tra gli organi del corpo umano ed i segni zodiacali.
Nell’insegnamento degli Aun-Thom-Bha, il voodoo è la forma tradizionale mantenutasi più prossima alla tradizione primordiale. Per suo mezzo, l’Uomo più disporre del più potente dei metodi immaginabili per partecipare attivamente all’azione creativa di Dio.
Tra i loro simboli fondamentali troviamo il Pesce, il Sole, il Serpente Nero e il Leone; quest’ultimo deve essere considerato una sintesi dei primi tre. La Parola Sacra relativa al suo culto è L-C-B, radice di Le-C-ba, Legba, Grande Fuoco; invece la Parola Sacra legata alla scomposizione del Leone nella triade Pesce, Sole e Serpente è JN-DA, in cui dalla radice A, Sole, deriva DA, Re (da cui il nome Davide, che esprime la regalità terrestre).
I suoni della Lingua Sacra sono ancora oggi identificabili negli idiomi moderni, ma purtroppo i profani li ascoltano senza rendersi conto del loro senso e della loro portata; e quanto ai cristiani, essi vengono fuorviati quando studiano i Vangeli secondo il loro senso letterale, perdendo la strada che Gesù indicava per mezzo di analogie e similitudini (e intanto che la perdono - osserva ironicamente l’autore di Daimons du cult vaudou - criticano l’antico Egitto perché adorava gli astri, i coccodrilli e i legumi).
Anche la Lingua Sacra ha le sue Chiavi, e i loro possessori sono detti I-OU-DO: Coloro (I) che vedono (OU) e intendono (DO). Gli iniziati Aun-Thom-Bha rappresentano questa Parola nel loro segno d’ordine, portando l’indice (I) prima all’occhio (OU) e poi all’orecchio (DO).
La parola I-OU-DO è un’espansione della radice ODI, della quale esporre la natura sarebbe lungo; ma è comunque ancora contenuta nella parola Z-ODI-aco, il cui significato è complesso della manifestazione (e non va dunque limitato alla sua raffigurazione celeste).
I segni della Lingua Sacra possono essere divisi in tre categorie: divini (che sono solo tre); semplici, o lettere; doppi, o radici. A loro volta, le radici si dividono in semplici, doppie e sincopate.
Ad ogni radice semplice corrisponde un corpo celeste. Per esempio, nella parola Aun-Thom-Bha, la radice significante Sole è A o AU (che ritroviamo in aurum e aurora): da questa deriva la Parola Sacra AUN, significante la capacità dell’acqua di riflettere il Sole. La sua presenza nella parola Aun-Thom-Bha gli conferisce il senso di Riflesso del Sole, Adoratore del Sole, Essere solare o Figlio del Sole; e il vero Figlio del Sole è Mercurio, il che svela come gli Aun-Thom-Bha si considerino i legittimi depositari della scienza ermetica.
AUN, tra parentesi, se letta da destra a sinistra dà NUA. Tutte le Parole Sacre possono essere lette nei due sensi: è questa una delle condizioni necessarie per replicare correttamente, nel mondo dei suoni, il solo apparentemente inestricabile groviglio di corrispondenze, legami ed associazioni che l’Uomo sperimenta attraverso il suo pellegrinaggio nel mondo delle forme.
Proprio da NUA proviene il termine africano Na-go, che era l’appellativo con cui venivano chiamati gli Aun-Thom-Bha nel continente che fu la loro principale dimora, e dal quale a sua volta è derivata la parola Negus.
Invece la radice BHA è legata alla Luna nel suo significato di acqua fecondatrice (e nella Lingua Sacra parlata, la stessa parola Bha significa maschio, nel senso di uomo che reca il liquido seminale).
Va detto che, nella tradizione Aun-Thom-Bha, la Luna è considerata l’emblema del principio maschile, e il Sole del principio femminile. Un articolo a parte sarebbe necessario per illustrare le ragioni di questa scelta, e un libro intero per analizzare le permutazioni linguistiche cui dà origine; ma, in breve, possiamo dire che la Luna è maschio in quanto attiva nei confronti della vita terrestre, e il Sole è femmina in quanto passivo nei confronti di Dio.
BHA dunque, oltre a Luna, significa anche maschio o uomo; e si tratta di un uomo bianco - perché la Luna è l’acqua che lava, pulisce, purifica e sbianca - e di un uomo giusto, in quanto incarna l’equilibrio della creazione, retta e guidata (per quanto concerne il nostro pianeta) dai movimenti lunari.
Ora, l’attributo giusto è espresso nella Lingua Sacra dalla lettera E, che era originariamente collegata alla figura di Adamo prima della Caduta (difatti il nome Aun-Thom-Bha di Adamo, impronunciabile se non dagli iniziati e nel corso dei riti, comincia per E).
L’uomo E, aequus, esercitava ai primordi dell’umanità le funzioni di maestro, re e patriarca; e anche di pater familias, ma più spesso di asceta solitario, di notturno contemplatore della Luna, di sacerdote del primordiale culto lunare. La sua memoria è pervenuta all’esoterismo contemporaneo nel simbolo dell’Uomo Primordiale, che cammina sotto il cielo stellato (come la Luna) appoggiandosi al suo bastone o alla sua verga (una parola la cui etimologia è analoga a quella di vergine).
La verga dell’Uomo Primordiale compare ancora, ai nostri giorni nel bastone che viene consegnato ad ogni nuovo Aun-Thom-Bha dopo l’iniziazione, emblema di regalità disinteressata, di patriarcato o di dignità vescovile; e posso testimoniare - anche se la riservatezza mi vieta di scendere nei dettagli - che la cerimonia della Consegna della Verga esiste ancora nell’ambito di qualche cammino da me classificato nell’ambito dello sciamanesimo diretto; anzi, in qualcuno di questi riti è ancora possibile ammirare la Verga dell’Uomo Primordiale ornata di fiori (cfr. Numeri, 17: 16-20).

Daniele Mansuino

 

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