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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

La Magia del Caos

- Prima parte

Febbraio 2022

 

Gli Egiziani erano una razza subconscia. Artistica, in quanto opposta alla nostra, scientifica. Per loro il Darwinismo non era una teoria nuova, erano già in possesso della conoscenza vitale che l'uomo si era evoluto dagli animali, dalle forme più basse di vita.
Essi esprimevano questa conoscenza in un solo grande Simbolo, la Sfinge (di qui la sua importanza), che è figurativamente l’Uomo che si evolve dall'esistenza animale. I loro numerosi Dei, tutti parzialmente animali(Uccello, Pesce, ecc.) dimostrano la completezza di tale conoscenza, ma per i figli del Nilo non era necessario portarla avanti come facciamo noi: essi sapevano ciò che per loro era fondamentale e importante. La cosmogonia dei loro Dei è prova della loro conoscenza dell'ordine dell'evoluzione, dei suoi processi derivanti dall'organismo semplice.
Così pure la conoscenza della teoria planetaria, di quella atomica, ecc. Infatti, la loro semplice base abbraccia tutte le possibilità della nostra Scienza. Essi sapevano di possedere ancora le facoltà rudimentali di tutte le esistenze, che erano parzialmente sotto il loro controllo. Così i loro Karma passati divennero Dei; forze buone e cattive dovevano essere placate. Da questo è derivata ogni dottrina morale. Così, tutti gli Dei sono vissuti (essendo noi stessi) sulla terra,e quando sono morti la loro esperienza o Karma governò gradualmente le nostre azioni: fino a tal punto noi siamo soggetti alla volontà di questi Dei. Questo spiega il fatalismo. Questa è la chiave al mistero della Sfinge.
(Austin Osman Spare, Il libro del piacere)

Il percorso dei più recenti adattamenti dell’Ermetismo, a partire da Aleister Crowley (che Grant Morrison ha definito efficacemente il Picasso della magia), scorre in cento e mille rivoli sulla storia del ventesimo secolo, impregnandola ed influenzandola a fondo.
Nessuna sua storia completa e soddisfacente è ancora stata scritta, perché il perbenismo degli uomini piccoli si smarrisce a fronte della grandiosità delle sue concezioni - vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: è un fantasma! e gridarono dalla paura (Matteo 14: 26).
Pur mantenendosi fedele nell’essenza alla dottrina ermetica, l’Ermetismo postcrowleyano ne ha frantumato gli schemi, spingendosi in territori caratterizzati dal rigetto della morale comune.
Può succedere che chi non si intende di esoterismo associ l’amoralità al male. A costoro bene rispose Guénon, rammentando che la morale non è qualcosa di appartenente alla sfera esoterica bensì a quella exoterica, in quanto costantemente cangiante sotto la spinta della pressione sociale.
Ma purtroppo, l’approssimazione imperante su questi temi è grande, e ne approfitta chi scientemente voglia creare confusione:perfino Aleister Crowley viene spesso etichettato come satanista!
Volendo avventurarci in una breve (e forzatamente incompleta) rassegna, è d’obbligo cominciare dal derivato postbellico dell’Ermetismo numericamente e culturalmente più rilevante: la cosiddetta chaos magick, che prese le mosse dall’indimenticabile rinascimento degli anni settanta, quando in tutti i campi dello scibile si sperimentavano nuovi cammini, ma che ha anche recepito dagli anni ottanta lo scetticismo postmoderno.
Il suo approccio pragmatico alla magia raccoglie e conglomera frammenti di molte tecniche diverse, depauperandole dai loro originari valori semantici per rielaborarle in base ad un concetto di utilità; ed è il caso di affermare che il suo rigetto dei sistemi tradizionali sfumi nell’agnosticismo, sebbene compensato da un aumento di interesse nei confronti degli aspetti più psicologici della magia.
La definizione chaos magick viene dal Liber Null, pubblicato nel 1978 da Peter J. Carroll (1953- ), nel quale al caos viene attribuito il ruolo di origine primaria degli eventi.
Carroll specifica come la scelta di questo nome sia derivata dalla preoccupazione di usare un termine il più possibile lontano dalle idee antropomorfe della religione,e come la magia sia - a suo giudizio - tanto più efficace quanto più è in grado di liberarsi dalle sovrastrutture accumulate in vari secoli di cammino:ideologie, credenze, modelli dell’universo, pesanti sistemi di valori e così via.
La sola cosa importante, a suo avviso, sono le tecniche operative: tutto il resto è dispersione di energia, quando non vampirismo da parte di entità non certo benevole nei confronti dell’operatore.
L’essenza della chaos magick può essere riassunta in tre atti, che mi rammentano il marxiano prassi-teoria-prassi:sperimentare, conservare le tecniche meglio funzionanti, sperimentare ancora.
Riguardo alla natura delle tecniche, viene lasciata la massima libertà, tant’è vero che il suo tratto più distintivo consiste appunto nella sconcertante libertà d’azione ostentata dai suoi praticanti. È lecito utilizzare in chaos magick sistemi come la qabbalah, o la magia enochiana, o qualsiasi altro modello preconfezionato; ma solo a condizione che vengano, appunto, trattati come sistemi e basta, senza che alcuna componente fideistica venga ad interferire.
Infine, non va taciuto un tratto - poco osservato, ma importante - che accomuna la chaos magick tanto all’Ermetismo crowleyano quanto ad altre importanti tradizioni, come il voodoo: in essa, l’operatività non svolge solo la funzione di ottenere effetti sul piano della realtà oggettiva, ma anche di far progredire il discepolo lungo il cammino interiore, sebbene tenda a non riconoscere il valore dell’iniziazione nel nome di una conclamata informalità della conoscenza.
Se Peter J. Carroll può esserne considerato il padre, il suo profeta fu senza dubbio Austin Osman Spare (1886-1956): un disegnatore londinese che conobbe brevi momenti di notevole successo artistico, ma trascorse la maggior parte della sua vita in una condizione di deprimente miseria. Fu proprio dal sistema da lui creato che Carroll, più di vent’anni dopo la morte di Spare, avrebbe tratto il suo, prendendone a prestito l’impostazione e la terminologia.
Agli albori del ventesimo secolo, l’adolescenza di Spare era stata segnata dall’incontro con una certa signora Paterson, che si diceva discendente delle Streghe di Salem e lo aveva iniziato alla stregoneria delle campagne - termine tecnico, coniato da Eliphas Levi, che (come sa bene chi abbia conosciuto quest’arte) non si limita a definire la ritualità stregonesca dei luoghi rurali, ma sconfina anche nella reinterpretazione e nel riciclo di varie tecniche colte; ed è, in questo senso, quanto di più prossimo possa esistere allo spirito pragmatico che informa la chaos magick.
Dagli insegnamenti della signora Paterson, Spare trasse un sistema magico originale, che riassumeva e sintetizzava le mille sfaccettature della sua vasta cultura: espliciti riferimenti al taoismo, allo zen, al sunyata, allo strutturalismo antropologico e filosofico e alla psicologia occidentale, con sorprendenti anticipazioni di quella che sarebbe poi diventata la programmazione neurolinguistica.
Un carattere tipico di questo sistema è di essere presentato secondo modalità assai enigmatiche e sfumate, con ampie lacune espositive che il discepolo è chiamato a colmare - volutamente si colloca al di fuori da ogni logica strutturale, per evitare che i suoi insegnamenti possano essere oggettivati e trasfusi nel dogma di un’associazione iniziatica o di una religione. È al singolo ricercatore, invece, che Spare si rivolge, rimpiazzandole nude nozioni con frequenti richiami a quelle facoltà intuitive che possano consentirgli di percorrere il cammino da solo.
Il sistema è costruito intorno a quattro punti principali: il concetto di self love, quello di Zos o Kia, l’Alfabeto del Desiderio e l’arte di preparare i sigilli.
Il self love è l’affermazione che la tecnica di maggior successo per raggiungere l’immortalità consiste nel nutrire l’Ego, e non nel cercare di annullarlo, come prescritto dal cristianesimo e dalle tecniche magiche ibridate con le religioni.
Sarebbe sbagliato, a mio avviso, supporre che l’inversione della classica contrapposizione sé-io debba implicare un ribaltamento degli obbiettivi della ricerca: bisogna invece pensare che un requisito importante di tutti i cammini iniziatici consiste nel trascendimento di ogni dualità, e che nel caso sé-io questo obiettivo può essere indifferentemente raggiunto attraverso l’enfatizzazione dell’uno o dell’altro dei due elementi.
Andando oltre con l’analisi del sistema, l’idea di Assoluto secondo Spare è espressa da Zos (il cui geroglifico è la Mano, e definisce l’insieme di corpo,mente e anima) in combinazione con Kia (l’Occhio, o l’Avvoltoio, o la presenza divina, qualcosa di analogo all’Atman degli Induisti).
Zos è il complesso della nostra incarnazione presente,chiamata (o condannata) ad interagire costantemente con la realtà formale. In modo per così dire istintivo, si sforza costantemente di trascendere i modelli di pensiero duali che lo richiamano alla sua prigione, e ci potrà riuscire solo sfuggendo alle mille trappole che la realtà sociale dispone sul suo cammino; un risultato che si può ottenere riuscendo ad interiorizzare con nettezza, e ad adottare come guida suprema, la specifica missione collegata al particolare Ego in cui Zos si è incarnato.
Per mezzo delle attività di Zos, Kia perviene all’esistenza manifestata, chiamata alla vita dal proprio sogno di ricerca del piacere, dell’estasi, della gioia positiva e vibrante.
Non sarebbe corretto, a mio avviso, chi volesse liquidare questa immagine come troppo edonistica, senza pensare a quanta auto gratificazione ipocritamente inconfessata si possa trovare anche nei cammini iniziatici più mortificanti.
Nello stato di consapevolezza ordinaria, Zos e Kia sono tenuti separati dalle interferenze della ragione; ma si ritrovano uniti nel subconscio, dove ha sede il potere della magia.
Ma il vero cuore del sistema è l’Alfabeto del Desiderio, costituito da 22 glifi, ciascuno dei quali simboleggia un aspetto della sessualità; Spare lo definisce una sorta di protolinguaggio dell’inconscio, dal quale il praticante può trarre i suoi personali sigilli - disegni sacri, che possono essere utilizzati per compiere efficaci riti di magia operativa.
Con la sua arte dei sigilli, Spare rimette ordine in una sfera dell’Ermetismo che era stata,negli ultimi secoli, assai negletta. Vedremo come, dopo di lui, la sigillazione sia diventata il leit-motiv che collega l’attività dei principali esponenti della chaos magick, e come ciascuno di loro sia stato in grado di arricchirla con nuovi e interessanti apporti.
E' anche estremamente interessante il capovolgimento da lui operato rispetto all’arte dei sigilli come veniva praticata nell’antichità, laddove ad ogni demone (o comunque, ad ogni entità da evocare) corrispondeva un glifo che era una raffigurazione grafica delle sue energie; invece, secondo lui, è dal sigillo che bisogna partire, per creare un’entità che sia lo specchio delle correnti energetiche già presenti, allo stato grezzo, nel nostro inconscio.
Si tratta di una scelta discutibile sul piano dell’efficacia operativa, in quanto all’essere creato in questo modo difetterà la potenza che è invece presente negli antichi egregori, rafforzati da secoli e secoli di evocazioni; ma non c’è nulla da obiettare riguardo all’ortodossia del procedimento, che - soprattutto praticato in gruppo - potrebbe rivelarsi efficace.
Sarebbe poi un errore far passare sotto silenzio il rivoluzionario messaggio che questa innovazione comporta: ovvero che, come in qualunque momento possiamo distrattamente trasfondere le nostre emozioni in ghirigori sulla carta, così tutti i desideri, tutti i pensieri, tutte le intenzioni dell’uomo recano in sé la possibilità - qualora si sappia come trattarli - di trasformarsi in strumenti magici.
L’Arena di Anon, un mazzo di carte disegnate da Spare, era uno degli strumenti da lui approntati perché l’operatore fosse in grado di preparare i propri sigilli da solo, e di scegliere poi il più idoneo per raggiungere l’obiettivo desiderato.
Lo stato d’animo ideale perché un’operazione magica possa funzionare è quello definito da Spare Né l’uno né l’altro, o anche la posizione della morte: uno stato di non-consapevolezza totale, nel quale l’Ego abdica alla funzione di dirigere gli atti del mago per lasciare l’iniziativa ad una forza impersonale superiore.
Il Né l’uno né l’altro può essere identificato con la definizione spareana di realizzazione iniziatica, nella misura in cui incarna un particolare stato dell’essere contrassegnato dal definitivo superamento del dualismo. In esso le due forze contrapposte incontrano la sintesi da lui identificata con il crollo della struttura duale - Zos si fonde con Kia.
Per quanto riguarda i metodi da seguire per caricare un sigillo in modo da renderlo efficace, Spare segnala: autoipnosi, orgasmo sessuale, assunzione di droghe o alcool, stato di esaurimento psicofisico, esaltazione della coscienza per mezzo della musica, ripetizione di mantra, soppressione di ogni stimolo sensoriale. Quest’ultimo risultato viene ottenuto dal mago immergendosi in una vasca colma di un liquido tiepido e salato.
Un aspetto curioso e notevole della magia sessuale nella sua versione era l’uso di vergini di terracotta non dissimili da quelle adorate nella preistoria; venivano farcite dal mago col suo sperma e seppellite, poi dissotterrate, svuotate dallo sperma e riempite ancora, secondo le fasi lunari.
Negli anni del suo successo come artista, Spare conobbe Crowley, intrattenendo con lui varie conversazioni. I due condividevano il gusto della sperimentazione e l’approccio magico sincretico; invece un motivo di discordia era l’avversione di Spare nei confronti delle associazioni esoteriche ufficiali, che gli fece sempre declinare gli inviti di Crowley ad entrare nell’Astrum Argenteum (sebbene qualcuno affermi che per un breve periodo ne avrebbe fatto parte). Senz'altro gli capitò di pubblicare alcuni disegni sul periodico dell’ordine, The Equinox; ma la sua riluttanza all’impegno sociale lo mantenne sempre in una posizione appartata, e dopo la sua morte la sua opera sarebbe probabilmente discesa nell’oblio, non fosse stato per un’altra sua conoscenza importante nel mondo dell’esoterismo - Kenneth Grant (1924-2011).
Questo notevole personaggio aveva lavorato come segretario di Aleister Crowley tra il 1944 e il 1945, e per quanto ne fosse stato il discepolo dissentiva con lui su vari punti, a cominciare dal ruolo dell’omosessualità: traendo spunto dagli Arcana napoletani, Grant era convinto che l’operazione omosessuale prevista nel XI° grado dell’OTO dovesse essere praticata con una donna, e giunse addirittura ad affermare (somma bestemmia per Crowley!) che la formula sodomitica in vigore fosse una perversione della pratica magica.
Condividevano invece l’attrazione per l’ufologia, nella cui diffusione Crowley aveva svolto un ruolo importante, come abbiamo visto in Comunismo, cosmismo, magia e UFO e nei successivi due articoli sull’Operazione Babalon. Al celebre funerale di Crowley svoltosi a Brighton nel 1947, Kenneth Grant e sua moglie Steffi erano presenti; dopodiché, Grant ottenne da Karl Germer i charter per innalzare tre logge dell’OTO sul suolo britannico, forte anche dei contatti col suo vecchio amico Wilfred Talbot Smith (1885-1957), che aveva fondato in California la Agape Lodge - e fu senz’altro dalla west coast che l’influsso ufologico-cosmista di Jack Parsons (1914-1952) giunse fino a lui, spingendolo a concentrarsi sul tema delle influenze extraterrestri nella magia crowleyana. A tale scopo, Grant fondò la Loggia di ricerca Isis, che avrebbe operato fino al 1962, incontrandosi ogni sette venerdì nel seminterrato della pellicceria Curwen, a Melcombe Street, non lontano da Baker Street.
La Isis era stata fondata da Grant sotto la spinta di una corrente Sirio-Set proveniente da Nuit, che secondo lui non era solo il nome della dea egizia citata da Crowley bensì un pianeta - il che era, dal punto di vista dell’OTO, un’altra grandissima bestemmia; ma se la sua blasfemia a proposito dell’omosessualità era stata tollerata perché a sua difesa si era levata la mano di Crowley, dopo la scomparsa di quest’ultimo non c’era più nessuno a proteggerlo dalle conseguenze. Così venne espulso, cosa che probabilmente aveva preventivato, e poté approfittarne per schiacciare più a fondo l’acceleratore sul channeling ufologico, che ormai era diventato il principale interesse della sua vita.
Nella prospettiva di Grant, il Thelema crowleyano è solo una manifestazione recente (e nemmeno delle più importanti) della tradizione tifoniana: una religione egizia stellare che fu bandita dai devoti ai culti solari, ed ora vorrebbe fare ritorno.
Dal punto di vista dell’Ermetismo, possiamo considerare questo mito un richiamo all’influenza delle stelle fisse; il che spiega l’importanza rivestita presso i Tifoniani dalla narrativa di H. P. Lovecraft (1890-1937), le cui mostruose divinità configurano la manifestazione di influenze stellari.
In tempi molto antichi, la tradizione tifoniana sarebbe stata presente in Africa, nel culto della dea Ta-Urt, e questa genealogia creava un legame con l’ambiente colto dei voodooisti europei, formatosi fin dagli anni trenta in seguito alla pubblicazione di The magic island di William Seabrook - sarebbe stato uno dei suoi esponenti di maggior rilievo, Michael Bertiaux (1935- ), a dare l’avvio ad una scuola che coniuga la magia tifoniana e il voodoo.
I caratteri del movimento tifoniano ci consentono di intuire fino a che punto, quando Grant incontrò Spare, ne fosse stato positivamente colpito. La prima ad incontrarlo era stata sua moglie Steffi, ai tempi in cui frequentava l’ambiente degli artisti londinesi in qualità di modella, e poco tempo dopo il venticinquenne Kenneth aveva scritto per lui una recensione. Ma fu soltanto parecchi anni dopo la sua morte che Grant si fece carico della ripubblicazione di due sue opere, L’Anatema di Zos (nel 1973) e Il libro del piacere (1975); e sarebbe stato il successo inatteso di questa iniziativa a fare in modo che, da allora in avanti, si potesse parlare di una scuola britannica di chaos magick, della quale Aleister Crowley prima ed Austin Osman Spare dopo erano stati gli araldi.
A quei tempi, era già percepibile - tanto in Inghilterra quanto, in fase embrionale, in altre parti del mondo - una generale volontà di rivedere l’Ermetismo sulla base di criteri postmoderni, che si era già espressa, per esempio, nella Wicca e in Thelema; ma si trattava pur sempre di scuole che, per quanto coraggiose nella loro opera di revisione, non ne rinnegavano l’aspetto ideologico ma si accontentavano di aggiornarlo.
In molti sentivano che qualcosa di più radicale doveva ancora venire, ed era fatale che la chaos magick andasse ad occupare quello spazio, con il suo esprimersi attraverso tecniche pure - per dirla con Peter J. Carroll, la magia non si libererà dall'occultismo, finché non avremo impiccato l'ultimo astrologo con le budella dell'ultimo maestro spirituale.
Di Carroll, è notevole come la sua rielaborazione del sistema spareano ne amplifichi tanto la portata quanto le possibilità d’uso - per esempio, spostando il senso del termine Kia fino a farlo coincidere con la coscienza individuale, mentre la forza universale diventò, per lui, il Caos.
Un’altra variazione di rilievo fu il ridimensionamento del valore della sessualità, che Spare freudianamente collocava alla base del sistema, mentre per Carroll è piuttosto uno dei tanti caratteri di un Alfabeto delle Emozioni organizzato su base duale: paura-attrazione, gioia-terrore, lussuria-distruzione eccetera - un espediente didattico dichiaratamente rivolto al trascendimento della dualità; ci sono inoltre quattro categorie di espressioni emotive che non possono essere compresse in nessuna dualità particolare (risata, deconcettualizzazione, concettualizzazione ed unione), ed inoltre, le emozioni somatiche vengono classificate a parte.
Ancora, le emozioni possono essere classificate entro cinque metalivelli, tre dei quali corrispondenti al ternario alchemico, per definire il livello di materialità di ciascuna.
Scenderemo più a fondo in questi aspetti della chaos magick il prossimo mese, e vedremo con quanta forza essa abbia saputo incarnarsi nella società.

Daniele Mansuino

 

Seconda parte


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