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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

Ancora sulle Sette Torri del Diavolo

Marzo 2018

I temi proposti in quest'articolo sono stati ripresi da Daniele Mansuino nel libro "Le Sette Torri del Diavolo di René Guénon" - Ed. Leucotea

 

L’articolo del mese scorso sulle Sette Torri del Diavolo non ha completamente sodisfatto gli interrogativi dei lettori su questo tema: ancora parecchi email mi sono arrivati, chiedendomi lumi soprattutto sulla natura dei rapporti che collegano il sistema delle Torri all’organizzazione esoterica che domina il mondo.
Per quanto il tema sia troppo vasto per essere trattato in solo un articolo, alcune cose fondamentali possono essere dette.
Innanzitutto, il sistema delle Torri - ben lungi dall’avere un significato satanico - funge da supporto alla manifestazione della corrente indaco all’umanità; ovvero della corrente energetica contenente in forma grezza le sette correnti del sistema a sette, la cui ricezione consente all’Uomo di percepire la realtà.
La corrente indaco, qualora le si voglia considerare dal punto di vista della sua proiezione nello spaziotempo, arriva al nostro sistema solare dallo spazio esterno (prendendo a prestito la terminologia di Gurdjieff/Ouspensky, potremmo dire che proviene da Tutti i Soli).
In termini simbolici, il solo modo che ha per farvi ingresso è passare oltre l’Ouroboros (il Serpente che si morde la coda, che segna il limite estremo della manifestazione come noi la percepiamo); ed è proprio nel corso di questo passaggio che la corrente indaco si scinde nelle sue sette componenti.
Per questo è un errore, o perlomeno una comprensione parziale, considerare l’Ouroboros un semplice limite nello spazio: è il simbolo stesso dello spaziotempo, perché la nostra percezione può verificarsi soltanto entro il confine da lui delineato - non solo, ma poiché le sette correnti vengono generate proprio in seguito a questo transito, rappresenta anche quelle.
Esorbita dal tema di questo articolo dilungarsi su come questa nozione sia stata sviluppata sulla Terra nei vari culti del Serpente; ma spero veramente che qualcuno un giorno decida di occuparsene, perché i complottisti stanno scrivendo in proposito veramente troppe cose assurde (ah, i bei tempi in cui il Serpente era considerato dai profani solo un simbolo fallico…).
In quanto simbolo delle sette correnti, l’Ouroboros raffigura anche il loro moto circolare nello spazio, che lo scorrere del tempo trasforma in un movimento a spirale: è questa la sola forma possibile di movimento, comune a tutte le particelle che compongono l’Universo.
Le antiche rappresentazioni dell’Universo mostravano all’interno dell’Ouroboros sette Cerchi concentrici, ed al centro la Terra. Ogni Cerchio corrisponde all’orbita di un pianeta tradizionale, ovvero del governatore di una corrente (dall’esterno all’interno: Saturno Giove, Marte, Venere, Mercurio, il Sole e la Luna); è questo l’ordine cosmico raffigurato nel sistema delle Sette Torri, e se il Diavolo c’entrasse qualcosa bisognerebbe soltanto dirgli grazie.
Il fatto che l’Ouroboros confini lungo tutto il suo perimetro interno con il Cerchio di Saturno significa che solo in questo Cerchio possono essere attuate le procedure materiali per la scomposizione della corrente indaco e la sua distribuzione ai pianeti: infatti non possono svolgersi nell’Ouroboros, perché all’esterno del Cerchio di Saturno la materia non c’è.
Nota - il lettore non sia fuorviato dall’obiezione che esistono corpi materiali anche al di fuori del sistema solare: non stiamo parlando qui di come è fatto l’Universo, bensì del mezzo che l’organizzazione mette a disposizione dell’Uomo per percepirlo.
Notevoli sono le implicazioni del fatto che sia Saturno ad adempiere alla separazione delle correnti; perché, come è noto, questo pianeta è collegato in astrologia al concetto di autorità. Saturno governa le religioni, le istituzioni politiche e giuridiche, le leggi ed ogni forma di regolamentazione limitativa; e poi ancora le scienze, le tradizioni, la terza età, la disciplina, l’austerità di comportamento, eccetera.
In verità non potrebbe non essere così, dal momento che il suddividere la corrente indaco nelle sue componenti equivale a regolamentarla - ed il fatto che la manifestazione della realtà formale debba per forza prendere le mosse in questo modo rappresenta per l’umanità un monito importante, del tipo guarda che senza ordine e disciplina lo spaziotempo non esisterebbe nemmeno; ed anche se, nei Cerchi successivi, la rigidità di questo messaggio viene attenuata dall’azione di pianeti più… bonari come Giove eccetera, l’impronta severa di Saturno rimane sullo sfondo a spiegarci come mai il nostro mondo risulta essere molto meno libertario di quanto lo si vorrebbe.
È proprio lo stesso concetto di tempo il primo… gendarme di cui Saturno si serve per imporre le sue regole al sistema solare, non a caso, proprio Kronos - Tempo - era il suo nome presso i Greci.
Il tempo è autoritario nella misura in cui pone limiti alle nostre possibilità di azione e alla durata delle nostre vite; non solo, ma ci costringe anche ad un utilizzo quasi esclusivo del pensiero lineare, che è razionale e ci riporta alla realtà oggettiva, escludendo un immenso numero di potenzialità che sarebbero alla nostra portata se soltanto fossimo liberi di abbandonarci all’immaginazione.
Però la tirannide del tempo non sarebbe per noi tanto forte se al capo opposto della linea delle Torri non ci fosse la Luna; la quale non si limita ad assorbire le sette correnti, ma prima di trasmetterle al centro della Terra le rivitalizza e le amplifica (riscrivendole anche, per così dire, in un codice più adatto ad essere recepito dai sensi dell’Uomo).
In verità, che il nostro satellite sia una sorta di gigantesco cronometro, in seguito alla cui influenza l’umanità è guidata all’esecuzione di comportamenti ciclici, ritualistici e ripetitivi, lo sperimentano quotidianamente in molti, per esempio i marinai e gli agricoltori; ma c’è molto di più - la Luna influisce sulla forza di gravità, sull’elettromagnetismo terrestre, sui liquidi, sui metalli, sul mondo vegetale e su quello animale, sulla fertilità e sulla fecondità, sul nostro umore e su molte cose ancora.
Ho già citato in altri articoli le parole che Gurdjieff ed Ouspensky hanno dedicato alle sue funzioni, ma ogni occasione è buona per ripeterle:

 

La vita organica è una sorta di apparato ricevente per cogliere e trasmettere le influenze provenienti dal sistema solare. Al tempo stesso, in quanto serve come strumento di comunicazione tra la Terra e i pianeti, la vita organica nutre la Luna. Tutto ciò che vive serve i fini della Terra; tutto ciò che muore nutre la Luna.
Da principio ciò suona strano, ma allorché comprendiamo le leggi che governano la vita organica, ci renderemo conto che essa è basata su una legge durissima, la legge che una classe di esseri viventi mangia un’altra classe. Ciò mette la vita organica in grado non soltanto di mantenersi da sé, ma di riuscire a nutrire la Luna e di servire come trasmettitrice di energie
Perché l’anima, alla morte, va alla Luna? La Luna è affamata (…). Determinate materie, che altrimenti non sarebbero in grado di arrivarci, passano alla Luna in quella maniera, ed esse le arrivano in una forma già digerita…
La Luna ha una parte importantissima nella nostra vita, o piuttosto nella vita della vita organica sulla Terra. La Luna controlla tutti i nostri movimenti. Se muovo il braccio, è la Luna che lo muove, perché senza l’influenza della Luna ciò non può accadere. La Luna è come il pendolo di un vecchio orologio, e la vita organica è come il meccanismo dell’orologio che continua a funzionare per effetto di questo pendolo. L’azione della Luna sulla nostra vita è puramente meccanica. Essa agisce per puro peso, e riceve energie superiori che poco a poco la fanno viva
Tutta la nostra meccanicità dipende dalla Luna. Siamo come marionette mosse da fili; ma possiamo essere più liberi dalla Luna, o meno liberi.

 

Ed anche nelle parole che Carlos Castaneda dedicò all’Aquila possiamo ritrovare l’azione dell’asse Saturno-Luna:

 

Il potere che governa il destino di ogni essere vivente è chiamato Aquila, non perché sia un’aquila o abbia a che fare con un’aquila, ma perché appare al veggente come un’immensa aquila nera come l’ebano, eretta come stanno le aquile, così alta da arrivare all’infinito…
L’Aquila sta divorando la consapevolezza di quelle creature che - un attimo prima vive sulla Terra, e ora morte - si sono lasciate trasportare dall’aria come un interminabile sciame di lucciole, fino al suo rostro, per incontrare il loro padrone, la loro ragione di vita. L’Aquila libera queste fiammelle, le spiana come un conciatore stende una pelle, e poi le consuma; perché la consapevolezza è il cibo dell’Aquila…
L’Aquila, per quanto non si lasci toccare dalle condizioni di nessun essere vivente, concede a ciascuno di essi un dono. Ognuno, secondo i propri desideri e diritti, ha il potere, se vuole, di mantenere la fiamma della consapevolezza, e di disobbedire così al richiamo della morte e della consunzione.
A ciascun essere vivente è concesso il potere, se vuole, di cercare un passaggio verso la libertà, e di usarlo. Al veggente che scorge quel passaggio, e alle creature che lo attraversano, è evidente che l’Aquila ha concesso tale dono per perpetuare la consapevolezza.
Dall’azione di Saturno-Luna sulla percezione umana vengono anche le fantasie complottiste che identificano in Saturno il Sole Nero, adorato dai satanisti che governerebbero occultamente la Terra: ci sono oggi scrittori che vendono milioni di copie sostenendo che la realtà oggettiva da noi conosciuta è un’illusione creata da Saturno, e cancellarla equivarrebbe a salvare l’umanità.
Non vorrei dilungarmi troppo su questo tema, ma si tratta di un punto di vista assurdo e pericoloso: perché, essendo Saturno il generatore dello spaziotempo, l’attribuirgli un ruolo malefico equivale a demonizzare il mondo delle forme nella sua totalità, un punto di vista che può creare soltanto disperazione.
Se ogni cosa viene ricondotta al Male, la conseguenza è che l’Uomo si ritrova sprovvisto dei mezzi per comprendere il Bene; ed ecco allora che, una volta di più (come se la storia non avesse già fornito abbastanza esempi), l’ossessione forcaiola di identificare il Male in questo o in quel supporto materiale o sociale non porta le persone - per quanto possano essere in buona fede - a combatterlo meglio, ma piuttosto a farlo trionfare.
Oddio - in verità, se parliamo di metafisica, si può essere d’accordo (come del resto anche no) sul fatto che il piano della realtà oggettiva (o della manifestazione formale che dir si voglia) sia un’illusione. Ma se vogliamo trattare questi argomenti a livello profano, sarebbe anche opportuno precisare che No Saturno, no party, o per meglio dire Niente Saturno, niente umanità: senza Saturno saremmo morti, e può anche darsi che se fossimo morti staremmo meglio, ma vorrei sapere quanto successo riscuoterebbero certe teorie se questo punto fosse precisato.
A tutto questo vorrei aggiungere una considerazione che, per chi (come molti dei miei lettori) è dedito alla trasmutazione interiore può sembrare un’ovvietà, ma forse non è tale per i profani: ovvero che l’immaginarsi di vivere in un mondo ostile votato a frustrare ogni nostra iniziativa non è soltanto un errore tattico, ma anche un atto di presunzione… chi siamo noi per sentirci così importanti?
Nelle scritture dell’organizzazione, la trasmutazione della corrente indaco nelle sette correnti viene descritta fondamentalmente in due modi.
Il primo fa riferimento al ruolo svolto dall’organizzazione in tale processo, e quasi tutto il secondo volume di Banshei è dedicato a questo tema: Lui dunque si divise in sette, e i sette cominciarono a vagare nelle più remote e fredde regioni del nostro pianeta
Ci sono invece altre scritture, di epoca e provenienza diverse (mi piacerebbe potermi spiegare meglio, ma condizione intransigibile del mio accesso ad una piccola parte delle scritture dell’organizzazione è che io non specifichi nulla riguardo alla loro origine) che non prendono in considerazione l’apporto svolto dall’organizzazione nel processo, e si esprimono in altri termini; in queste, il sorgere delle sette correnti viene presentato come il divampare di Sette Fuochi invisibili.
Questi Fuochi sono generatori di vita, produttori di una miriade di forme di vita di sette specie diverse - mi viene in mente il Corano, laddove dice che i jinn (i demoni mussulmani) vennero creati dal fuoco di un vento bruciante (XV, 27); e le scritture aggiungono che gli esseri generati dai Fuochi raddoppiano di numero ogni dieci ore, perché vengono da fuori (sic).
Gli esseri appartenenti a tre delle sette specie riposano per qualche anno su Saturno, in una casa o abbazia nera e tempestosa e di sei lati (sic), prima di riprendere il loro viaggio verso la Luna; ma la loro ripartenza può essere accelerata dall’Uomo per mezzo di appositi riti come quelli che si celebrano nelle Torri, ed è questa la forma di attività più nobile che si possa immaginare, perché accresce la vita sulla Terra.
Ed ancora: la tappa finale sulla Luna è necessaria non solo per dare all’Uomo il Tempo, ma anche per dare a queste creature una forma di consapevolezza il più possibile vicina a quella terrestre - questa è utile a quelle creature per interagire con noi, in modo da poter programmare le nostre menti secondo le esigenze del progetto.
Questo genere di entità saturnine-lunari può essere classificato in varie categorie, riducibili - secondo l’insegnamento di alcune scuole sufiche - a tre fondamentali:

 

1 - Quelli che volano (castanediani, non sobbalzate!), che sono i più importanti, in quanto danno all’uomo la loro mente;
2 - Quelli che prendono forma di serpente (i complottisti e gli ufologi li chiamano rettiliani);
3 - Quelli che vagano. Questi ultimi sono, in sostanza, i più vicini alle bizzarre demonologie elaborare nell’ambito del Satanismo; ma sono in realtà caratterizzati dalla possibilità di interagire con varie forme di energia sottile impalpabile (come le onde radio), e vengono per questo impiegati al giorno d’oggi soprattutto a livello mediatico.

 

In vari articoli e libri mi sono dilungato riguardo alle funzioni della coscienza collettiva, ma non mi sono mai soffermato su questa, che può essere considerata una delle più importanti: delimitare il terreno nel quale le entità dei Sette Fuochi possono interagire con l’umanità - cosa che per loro altrimenti sarebbe molto ardua (e lo è comunque), in quanto gli stati dell’essere in cui sono abituati a vivere sono lontani da quelli raggiungibili dall’Uomo per mezzo degli spostamenti del punto d’unione (ed è per questa ragione che, anche per gli sciamani più esperti, entrare in contatto diretto con le entità dei Sette Fuochi rappresenta un’operazione piuttosto difficile).
Nota: non so dov’erano i complottisti, che citano spesso Castaneda come uno dei loro maestri, quando lui spiegava queste cose. Bisogna avere davvero un bel pelo sullo stomaco - nonché un disprezzo infinito nei confronti dell’umanità - per presentare ai propri lettori una prospettiva secondo la quale il liberarsi dall’ipnosi di massa sarebbe un processo facile ed aperto a tutti, soprassedendo su tutte le insormontabili difficoltà che una soppressione repentina del piano della realtà oggettiva apporterebbe all’Uomo.
Ma la cosa si spiega facilmente - se non presentassero le cose in questo modo, dovrebbero ammettere che noi esoteristi, che proponiamo un cammino verso la libertà difficile e selettivo, abbiamo le nostre buone ragioni; e di conseguenza, non venderebbero tutti quei libri.
Gli conviene invece molto di più spacciare una visione del tipo l’esoterismo è un mondo chiuso che vuole lasciarvi fuori, venite da noi e troverete conoscenza facile ed aperta a tutti; naturalmente senza specificare che, qualora le loro semplicistiche prescrizioni venissero seguite a fondo, la sola possibile conseguenza sarebbe di mandare l’umanità al massacro.
Un breve articolo come questo non consente di esaminare le innumerevoli modalità in cui l’interazione tra le creature dei Sette Fuochi e il genere umano può avvenire, generando una vera e propria simbiosi tra queste entità e le nostre menti, dalla quale nessun uomo può dirsi immune.
Svolgono in questo un ruolo importante i riti dell’Isola Bianca che ho presentato nell’articolo del mese scorso; ed anche - più in generale - tutte le forme di attività ispirate dalla corrente di Saturno, con particolare riguardo ai riti religiosi, a quelli magici ed alla magia sessuale.

Quest’ultima è forse il più potente tra i mezzi di diffusione delle creature dei Sette Fuochi in ambito umano, perché per mezzo di un contatto sessuale intrapreso secondo certe regole esse possono letteralmente insediarsi in una persona, ed assumerne il controllo (la battaglia per la libertà sessuale che - ben lungi, purtroppo, dall’essere vinta - agita l’etica della civiltà occidentale a partire dall’ultimo dopoguerra, è stata intrapresa dall’organizzazione in loro favore).
In linea di massima, la principale attività delle creature dei Sette Fuochi dentro di noi consiste nello spostare i nostri centri dell’attenzione dai chakra superiori del corpo a quelli inferiori, e di mantenerli lì allo scopo di incrementare la nostra attività emozionale.
Questo non solo allo scopo - spesso divulgato semplicisticamente da vari autori - di nutrirsi delle nostre emozioni, ma soprattutto di devolverne un quantitativo rilevante all’incremento della coscienza collettiva: è questo per le creature dei Sette Fuochi un buon investimento, in quanto il potenziamento delle istituzioni e dei media (ed anche, si potrebbe aggiungere, del campo elettromagnetico terrestre) contribuisce allo sviluppo delle condizioni che porteranno l’umanità all’amalgama (vedi in proposito Signori di Volontà e Potere).
Naturalmente, la loro interazione privilegiata con gli esseri umani è quella che avviene con l’organizzazione: infatti, in quest’ultima, più si sale verso gli alti gradi più aumenta l’influenza delle sette correnti sulla costituzione psichica dell’individuo (fino ad arrivare al grado di Signore di Volontà e Potere, nel quale l’identificazione dell’Uomo con le creature dei Sette Fuochi è totale).
Ma come Banshei spiega bene, le sette correnti - essendo quelle che governano la percezione umana - interagiscono con l’umanità anche senza che l’organizzazione giochi in questo alcun ruolo intermedio; è vero piuttosto che le sette correnti ricevute direttamente dai profani servono, talvolta, a predisporli all’incontro con essa.
Furono le creature dei Sette Fuochi ad ispirare i Rituali Maggiori, incluso ovviamente anche il Quarto; anzi, volendo proporre una teoria un po’ spericolata potremmo affermare che tutte le entità qabbaliste coinvolte a vario titolo nel Quarto Rituale Maggiore - incuse ad esempio l’Adam Qadmon, le Sephiroth, le Qlipoth e Samael - sono esse stesse creature dei Sette Fuochi.
Nota: si tratta di un’affermazione che non tende a mettere in discussione la teoria qabbalista classica, ma mira soltanto a far riflettere il lettore su quanto le cose del mondo possano apparire diverse, qualora si provi a prenderle in considerazione da un punto di vista user friendly verso l’Uomo e non verso Dio.
Infine, in quanto ispiratrici del Quarto Rituale Maggiore, le creature dei Sette Fuochi possono anche essere considerate artefici della modernità e del progresso, con un occhio di riguardo particolare al progresso scientifico; questo tema, però, non è consono ad un articolo sulle Sette Torri, in quanto riguarda - più che l’interazione di Saturno e della Luna con gli altri pianeti tradizionali - quella con i pianeti trans-saturnini: Urano, Nettuno e Plutone, che nelle Sette Torri non sono raffigurati (ma d’altra parte, questo non vuol dire che non esistano sulla Terra artefatti creati allo scopo di favorire la loro influenza: un tema sul quale spero di poter ritornare presto).

 

  Daniele Mansuino

 

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