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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

Sabbataismo e animalismo

Marzo 2017

 

Una sublime Luce divina verrà a quanti leggeranno queste pagine, fragrante emanazione diretta della baraka del Signore Sabbathai Zevi…

Ho parlato con persone che avevano mangiato e bevuto con Lui, ma che non erano suoi discepoli, e mi hanno detto che non c’era nessuno come lui di statura, e nel modo in cui appariva il suo viso, simile a quello di un Angelo di Dio (…). E hanno testimoniato che quando cantava inni a Dio (…) non si poteva guardarlo in faccia: per chi lo guardava, era come se avesse guardato nel fuoco

... e questo è uno dei più grandi eventi, chiaramente soprannaturali, che avvennero in quei giorni, e un motivo per la grande fede in Sabbathai Zevi: nell’Anno della Creazione 5426 (1665), nel mese di Tevet, accadde in molti luoghi - a Izmir, Costantinopoli, Adrianopoli, Salonicco - che i profeti sorgessero a centinaia e migliaia di persone, donne e uomini, ragazzi e ragazze e anche bambini piccoli. Tutti profetizzavano nella santa lingua dello Zohar, parlandola fluentemente; eppure nessuno di loro conosceva una lettera di ebraico, e tanto meno il linguaggio dello Zohar…

(Rabbi Leib ben Ozer, XVII sec.).

 

 

Sabbataismo e animalismo

 

È nei futuri destini di questa rubrica (se vivremo) la pubblicazione di una serie di approfonditi articoli sul Sabbataismo contemporaneo, allo scopo di approfondire in che modo l’influsso di questo misconosciuto ma importantissimo movimento esoterico si sia esercitato sullo sviluppo della modernità.

Però, ripeto: sono articoli ancora da venire, e non mi sarebbe mai venuto in mente di pubblicare questo anticipo se non mi fosse casualmente capitato di alludere, nell’articolo di gennaio (Le profezie di Cristoforo Colombo) al legame tra Sabbataismo e animalismo: un breve accenno che ha destato la curiosità di parecchi lettori, alcuni dei quali mi hanno chiesto chiarimenti in proposito.

Per poterglieli dare, occorre necessariamente partire dalla figura storica di Sabbathai Zevi (1626-1676), della quale del resto ho diffusamente trattato nei miei libri Signori di Volontà e Potere e 666 - inclusa la sua attuazione magica (con l’ausilio di una ristretta cerchia di seguaci) del Quarto Rituale Maggiore, che avviò nel mondo il processo della modernità.

Nel 1666 quasi l’intero mondo ebraico lo aveva accettato come Messia, e anche molti Cristiani e Mussulmani credevano in lui; almeno fino al momento in cui scelse improvvisamente di convertirsi all’Islam, in quanto lo considerava un passo necessario per la redenzione del mondo.

Allora molti lo abbandonarono, e il movimento sabbataista prese a trasformarsi nella realtà estremamente elitaria e strettamente esoterica che è ancora oggi. Ma sono ben pochi i sottocentri dell’organizzazione esoterica che domina il mondo che possono vantare maggiore influenza e maggiore impatto sulla nostra vita di ogni giorno.

Quanto sia sconosciuto in Italia il Sabbataismo è incredibile. Se ne è parlato in qualche opera specialistica di taglio storico, ma il suo ruolo è del tutto ignorato; e io - nel mio piccolo - posso gloriarmi di essere stato il primo esoterista italiano a prenderlo in considerazione.

La principale ragione di questo silenzio credo risieda nell’anormale composizione del nostro ambiente esoterico, nel quale è diffuso come in nessun altro Paese l’esoterismo tradizionale. Nella sua prospettiva, i cammini esoterici troppo fortemente influenzati dalla modernità si sono corrotti, diventando controiniziazione; e poiché il Sabbataismo è precisamente la fonte di tali influenze, esso rappresenta per gli esoteristi tradizionali la radice del Male.

La massima espressione del Male risiederebbe proprio nella realizzazione dell’obbiettivo occulto del Sabbataismo, che coincide con quello dell’organizzazione: l’amalgama di tutte le creature in una sola forma di consapevolezza planetaria (o forse universale), da raggiungere tramite lo sviluppo della coscienza collettiva che è frutto della modernità (vedi Signori di Volontà e Potere).

Verrebbe spontaneo supporre che questo possa essere un valido motivo per conoscere meglio l’ideologia sabbataista, sia pure avversandola; ma la mentalità degli esoteristi tradizionali non funziona così, e per molto tempo non ne ho capito la ragione. Poi, le ricerche sul Sabbataismo mi hanno fatto capire alcune cose importanti: tipo il fatto che non è possibile separare il concetto di “organizzazione esoterica che domina il mondo” da quello di “tradizione primordiale”.

Se tale equivalenza non appare evidente agli occhi degli esoteristi contemporanei, è soprattutto perché 1) nell’organizzazione, la fase dell’esteriorizzazione della gerarchia è soltanto agli inizi - fino a non molti anni fa, la sua esistenza era del tutto sconosciuta alla maggior parte degli esoteristi; e perché 2) il concetto di tradizione primordiale viene associato di solito a qualcosa di molto antico, quindi non sorge spontaneo il collegarlo ad una realtà operativa anche oggi.

Ma sebbene l’equivalenza non sia evidente, basterebbe conoscere a fondo la storia del Sabbataismo per comprendere che le cose stanno davvero così; se non altro per il fatto - riconosciuto anche dagli studiosi tradizionali più obbiettivi, come Louis de Maistre (da non confondere con Joseph de Maistre) - che Réné Guénon scelse di dare vita all’esoterismo tradizionale come reazione all’influenza dei Sabbataisti sull’esoterismo europeo.

Insomma, in breve: la storia del Sabbataismo ci svela che la genesi della modernità non va ascritta a schegge impazzite staccatesi dal tronco della tradizione primordiale, ma fu piuttosto una scelta operativa ben precisa portata avanti dalla tradizione primordiale stessa; e se qualcuno si staccò dal tronco (ammesso che sia possibile fare una cosa del genere - molto buffi quanti suppongono che per autoscomunicarsi da un’organizzazione iniziatica siano sufficienti qualche bestemmia e il professare un paio di idee eterodosse) furono proprio gli esoteristi tradizionali, nel momento in cui decisero di intraprendere contro il Sabbataismo una reazione.

In realtà, non si staccò nessuno: i tradizionali furono piuttosto delegati a svolgere un ruolo di fiancheggiamento, consistente nel creare un contrappunto alle correnti maggioritarie dell’esoterismo mondiale del ventesimo secolo: questo al duplice scopo di aumentare il fenomeno detto oscillazione (vedi Signori di Volontà e Potere, cap. 10) e di produrre le correnti destinate al Quinto Rituale Maggiore (vedi 666, capp. 5 e 6 della terza parte).

Non è qui il luogo per dibattere a fondo questi temi enormi. Mi auguro comunque di essere riuscito a far capire perché a parecchi, in Italia, non va bene che si parli dei Sabbataisti; e anche i Sabbataisti sono perfettamente d’accordo su ciò, in quanto è loro costume portare avanti la loro intensa attività magica nella massima segretezza.

Non per miei meriti, io sono uno dei pochi ai quali è stata accordata l’autorizzazione di parlare di loro pubblicamente; e come ho già detto, questo articolo è da considerarsi il primo di una serie incentrata sui loro campi di attività, che tuttavia vedrà la luce più avanti.

Sarà, io spero, soprattutto un modo per far comprendere ai miei cari lettori l’esistenza di un esoterismo che non si contrappone al piano della realtà oggettiva: ovvero, non deporta i suoi cultori in un mondo parallelo che intrattiene con la vita di tutti i giorni un rapporto di contrapposizione, ma al contrario interagisce con essa - fino al punto di rendere sterile e inutile la domanda se sia l’exoterismo a derivare dall’esoterismo, o viceversa.

Col realizzare il Quarto Rituale Maggiore, Sabbathai Zevi intendeva fornire al genere umano gli strumenti perché l’Uomo innescasse nella materia un processo di evoluzione consapevole (abbiamo avuto modo, l’anno scorso, di riscontrare identiche posizioni nel cosmismo, altro importante sottocentro dell’organizzazione, che probabilmente dal Sabbataismo è derivato).

Questo lavoro gli riuscì benissimo, e la modernità si sparse per l’Europa, soprattutto grazie all’azione di una nuova schiera di sottocentri che il Rituale aveva generato.

Una volta realizzato il compito per cui era stato creato, la funzione storica del movimento sabbataista era finita; e per i sottocentri dell’organizzazione che giungono a questa fase, le possibilità sono due - o dissolversi, o collassare sull’ideologia intorno alla quale sono edificati, condensandola intorno al nucleo di un sistema molto piccolo e poco noto a livello di massa, ma estremamente attrattivo (paragonabile, se vogliamo, all’orizzonte degli eventi di un buco nero).

Il nucleo ha l’intento di svolgere, nel futuro, un duplice ruolo: 1) di testimonianza a proposito della funzione che il sottocentro rivestì a suo tempo, e 2) di reclutamento nei confronti di quelle individualità particolarmente sensibili alla dimensione storica dell’esoterismo, per le quali l’incontro con un sottocentro attivo in passato può costituire tuttora un punto di partenza per l’azione nel presente.

Nota: mi spiace dirlo, ma - ad un livello più exoterico del Sabbataismo, ovvero parlando di politica - anche il mio amatissimo comunismo sta seguendo lo stesso percorso; e alla condensazione nonché alla salvaguardia del suo nucleo, anch’io (modestamente) ho avuto l’incarico di lavorare.

Ora, per il Sabbataismo la scelta di collassare sulla propria ideologia era obbligata: troppo fondamentale era stato il suo contributo alla genesi della modernità per consentire che la sua linea di successione ortodossa andasse perduta, lasciando campo libero ai molti che avevano interesse a travisarne il messaggio.

Inoltre, non dimentichiamolo, la qabbalah continua tuttora a esistere e a fiorire (e si prevede che, in un prossimo futuro, la sua influenza sulla civiltà occidentale debba aumentare ancora); quindi forte è il rischio che la sua ideologia - molto vicina a quella del Sabbataismo - ne soppianti il ricordo.

Il nucleo intorno al quale il Sabbataismo contrasse la sua sostanza è la Rottura del Volto di Dio, che sparge le sue correnti nel mondo col lavoro sui Tre Regni della Natura.

La Rottura del Volto di Dio non è altro che (nel linguaggio sabbataista) il drammatico e ben noto incidente verificatosi subito dopo la creazione del mondo: quella che i qabbalisti definiscono la Rottura dei Vasi, che portò alla frammentazione dell’unità primordiale in molteplici forme e all’imprigionamento delle scintille divine nella materia.

Tutto quello che l’Uomo ha - i suoi servi, i suoi animali, i suoi strumenti - nasconde scintille che appartengono alle radici dell’anima umana, e desiderano di essere risollevate da lui alla loro sorgente (Baal Shem Tov).

Il simbolismo delle scintille contenute nelle qliphoth (singolare: qelipah - letteralmente: scorze, gusci - per estensione, gli involucri materiali) è la griglia attraverso la quale il Sabbataista legge il mondo. Così per esempio, nelle opere di Nathan di Gaza, il diritto del credente di affrancarsi dagli obblighi contenuti nel Vecchio Testamento viene definito compiere la Torah rompendola: perché la Torah è la qelipah che imprigiona e comprime, come un guscio avvolge una mandorla o un melograno avvolge i suoi frutti, l’insegnamento che in essa è contenuto.

Quando l’Uomo lavora per riparare il Volto di Dio (liberare le scintille, affinché possano ricongiungersi all’Assoluto), diviene suo potere il saper creare una corrente sottile (magica) il cui impatto sul piano della realtà oggettiva è di molto superiore a quanto le altre discipline magiche possano generare: è la stessa forza ternaria che sta alla base della manifestazione a porsi nelle sue mani, e la dimostrazione di quanto possano essere sbalorditivi i suoi risultati si può leggere nell’azione di entità politiche come le Nazioni Unite, che dal Sabbataismo (e non dal sionismo, come molti credono) hanno preso le mosse.

Purtroppo, spesso è proprio l’impressionante efficacia delle attività di questi sottocentri a fuorviare quanti vogliano capire qualcosa del progetto generale dell’organizzazione - infatti la maggior parte delle persone che si occupano di storia e di geopolitica non sa molto di esoterismo, e meno che mai di esoterismo a un così alto livello, che soltanto pochissimi specialisti riescono a penetrare.

In genere, i ricercatori meno preparati tendono a ricercare le ragioni delle svolte storiche più importanti nei fatti economici: che è un metodo ben funzionante e legittimo, ci mancherebbe altro (anch’io sono marxista), ma soltanto fino al momento in cui lo studioso non se ne fa dominare, trasformandolo in questo modo in una sorta di autolimitazione.

Ma ripeto, non credono alla magia e non ne sanno niente; quindi, a fronte della constatazione che qualcosa di impalpabile gli è sfuggito, tutto quello che sono in grado di produrre sono ipotesi piduiste di vario genere, fino agli estremi del delirio complottista che si rispecchia in vari siti della rete - ignoranza pura che pretende di discettare sui risultati della massima intelligenza.

I complottisti immaginano il potere occulto come una piccola rete di signori ricchissimi dediti al male, non si sa bene perché, che nei weekend si riuniscono per giocare a monopoli e a risiko col mondo. Quanto la realtà sia diversa, è difficile da far capire: il controllo del mondo parte dall’azione sui Tre Regni della Natura, le cui scintille attendono in sofferenza di essere liberate dall’Uomo, e restituite allo stato di grazia da cui sono venute.

I tre Rituali Minori per la Liberazione dei Tre Regni (nota: ho spiegato in Signori di Volontà e Potere la differenza tra rituali maggiori e rituali minori) sono tra i più praticati nell’ambito del Sabbataismo contemporaneo. In una statistica interna del movimento sabbataista, si parla di circa trecento celebrazioni alla settimana, più o meno in tutti i Paesi del mondo.

Essi presentano la caratteristica di svolgersi secondo le modalità di un brain storming: una riunione aperta dalla lettura di alcuni passi biblici, cui segue una meditazione sui temi da essi ispirati.

Per esempio, il Rituale Minore per la liberazione delle scintille minerali è fondato su Luca, 19: 40: Ma Gesù rispose: se tacessero loro, io vi dico che le pietre della strada griderebbero di gioia; mentre quello per le scintille vegetali è in due versioni, una ispirata da Cantico de’ Cantici, 2: 16: Il mio amato… pascola il gregge fra i gigli e l’altra sul celeberrimo Luca 12: 27: Guardate i gigli dei campi, essi non si affaticano e non filano; eppure io vi dico che neppure Salomone, in tutta la sua grandezza, fu vestito come uno di loro.

Per quanto riguarda la liberazione delle scintille animali, il Rituale è aperto da Cantico de’ Cantici, 2: 14: O mia colomba, tu sei nelle fessure delle rocce, e si incentra poi sull’episodio dell’asina di Balaam (Numeri, 22: 22-33):

L’Angelo del Signore si pose sulla strada per ostacolare (Balaam). Egli cavalcava la sua asina e aveva con sé due servitori. L’asina, vedendo l’Angelo del Signore che stava sulla strada con la spada sguainata in mano, deviò dalla strada e cominciò ad andare per i campi. Balaam percosse l’asina per rimetterla sulla strada.

Allora l’Angelo del Signore si fermò in un sentiero infossato tra le vigne, che aveva un muro di qua e un muro di là. L’asina vide l’angelo del Signore, si serrò al muro e strinse il piede di Balaam contro il muro, e Balaam la percosse di nuovo.

L’Angelo del Signore passò di nuovo più avanti e si fermò in un luogo stretto, tanto stretto che non vi era modo di ritirarsi né a destra, né a sinistra. L’asina vide l’Angelo del Signore e si accovacciò sotto Balaam; l’ira di Balaam si accese ed egli percosse l’asina con il bastone. Allora il Signore aprì la bocca all’asina, ed essa disse a Balaam: «Che ti ho fatto perché tu mi percuota già per la terza volta?» Balaam rispose all’asina: «Perché ti sei beffata di me! Se avessi una spada in mano, ti ammazzerei subito». L’asina disse a Balaam: «Non sono io la tua asina sulla quale hai sempre cavalcato fino ad oggi? Sono forse abituata ad agire così?». Ed egli rispose: «No». Allora il Signore aprì gli occhi a Balaam, ed egli vide l’Angelo del Signore, che stava sulla strada con la spada sguainata. Balaam si inginocchiò e si prostrò con la faccia a terra.

L’Angelo del Signore gli disse: «Perché hai percosso la tua asina già tre volte? Ecco io sono uscito a ostacolarti il cammino, perché il cammino davanti a me va in precipizio. Tre volte l’asina mi ha visto ed è uscita di strada davanti a me; se non fosse uscita di strada davanti a me, certo io avrei già ucciso te e lasciato in vita lei».

Il Rituale sugli Animali è il più importante dei tre sui Regni della Natura perché ottiene risultati anche sugli esseri umani: infatti il mito di Balaam contiene la chiave d’ingresso di ben due dei Quattro Reami - territori della Creazione entro i quali è consentito all’Uomo di collaborare con Dio nel processo di riparazione del Suo Volto.

I primi due Reami sono: 1) il Reame di Ismaele, o l’Islam, il lavoro sul quale venne affidato a Sabbathai Zevi; 2) il Reame di Esaù, o il mondo cristiano, affidato a Jacob Frank; il terzo e il quarto sono il Reame dell’Asina di Balaam e il Reame di Balaam, ovvero la cultura moderna nelle sue due differenti declinazioni, umanistica e scientifica. In entrambi questi campi, l’influsso del Rituale sugli Animali è molto forte.

Queste rivelazioni, sia ben chiaro, non devono essere interpretate nel senso che tutto il lavoro dei Sabbataisti sulla società umana sia incentrato sull’animalismo: sarebbe una minimizzazione davvero ridicola. E’ vero però che l’animalismo presenta la possibilità di agganci simbolici semplici e lineari col simbolismo sabbataista di base, ed è quindi molto adatto per essere adottato a matrice e figura (in senso ermetico) di tutte le tendenze ambientaliste odierne; le quali a loro volta sono figura delle  tendenze mondialiste, o se si preferisce relative alla globalizzazione (di qui la loro influenza anche su vicende geopolitiche apparentemente collegate a fatti religiosi, ma che in effetti sono mere modalità dell’imperialismo globale).

In effetti, nella storia, l’importanza dell’animalismo in quanto tematica-simbolo della modernità è stata recepita da più parti, sia favorevoli che contrarie. Per fare due soli esempi, possiamo annoverare tra le prime il Satanismo soft stile Anton LaVey, che pone l’accento sul vantaggio per l’Uomo di animalizzarsi; e tra le seconde, c’è solo l’imbarazzo della scelta tra le innumerevoli voci reazionarie che denunciano la presunta equivalenza materialismo/bestialità.

In verità, il brain storming sul mito di Balaam porta spesso i Sabbataisti a posizioni animaliste estreme. Da sempre, infatti, la loro visione teorica del piano della realtà oggettiva pone enfasi sul concetto che in tutti gli animali, anche i più piccoli, la scintilla divina è rivestita da un’anima che reca potenzialmente enormi poteri: essa consentirebbe all’animale di parlare interiormente la lingua ebraica, levare benedizioni a Dio e recitare incessantemente le sue lodi.

È questa una visione mutuata pari pari dalla tradizione orale ebraica. Per esempio, secondo i midrashim i cani d’Egitto non abbaiarono la notte in cui gli Ebrei fuggirono dal paese, consentendogli di non essere scoperti, e il Signore li ricompensò dando loro tagli di carne che gli Ebrei non possono mangiare perché considerati impuri. Per questo, quando qualcuno che ha mangiato carne impura giunge alle porte del Paradiso, i cani gli abbaiano contro per dirgli: non puoi entrare qui perché hai mangiato la nostra parte.

Nell’interpretazione sabbataista, questo midrash attesta che: 1) i cani hanno un’anima, altrimenti non potrebbero stare alle porte del Paradiso; e 2) che il Signore ha dato ai cani il potere di giudicare chi sia degno di entrare in Paradiso e chi no (ovvero, sarà degno del Paradiso soltanto chi in vita avrà collaborato alla liberazione delle scintille del mondo animale).

Tutti gli animali del mondo desiderano segretamente avvicinarsi all’Uomo e sottomettersi a Lui, e se talvolta sembrano comportarsi diversamente è perché sono in preda dell’invincibile paura risvegliata dalla nostra presenza. Ma vorrebbero offrirsi a noi; perché noi soli conosciamo l’arte di liberare con pietà e gentilezza le loro scintille.

Certo, anche se l’animale viene abbattuto con un colpo di fucile la scintilla è libera. Ma se invece gli parliamo, lo accarezziamo e gli facciamo sperimentare direttamente l’Amore di Dio, ecco la sua consapevolezza evolvere, ecco la sua scintilla divampare più forte e rinvigorire la sua anima; e anche se si tratta dell’anima di un semplice animale, miracolo! Le abbiamo donato il potere di confluire nella coscienza collettiva dell’umanità (documento interno del Sabbataismo).

Come i lettori che conoscono i miei articoli possono immaginare, speculazioni di questo genere - interamente radicate nella sfera del Dominio di Dio - non sono qualcosa che l’organizzazione gradisca molto: perché sono in contrasto con lo Schema 1-2-1 (vedi Signori di Volontà e Potere), ovvero con uno dei punti cardine del suo progetto, che prevede la necessità di passare dal Dominio di Dio al Dominio dell’Uomo (e non è certo l’unico caso in cui l’eccessiva confidenza dei suoi sottocentri nell’interazione con le religioni ha posto l’organizzazione di fronte a mistificazioni ideologiche anche piuttosto gravi).

Bisogna dire che, in generale, a fronte di tali situazioni essa è piuttosto clemente: sa infatti che il profano (o per meglio dire: il comune credente religioso) non è, di norma, abbastanza addentro alla teologia della propria religione fino al punto di percepire correttamente la distinzione tra spiritualità in favore di Dio e spiritualità in favore dell’Uomo, quindi a livello energetico è facile che egli lavori in favore dell’Uomo anche se a livello mentale pensa di lavorare in favore di Dio.

Di qui la tolleranza dell’organizzazione verso i tentativi, operati dai suoi sottocentri, di sfruttare a livello ipnotico il profondo livello di penetrazione delle concezioni religiose nell’animo umano. Nei miei articoli degli ultimi mesi ho avuto modo di prendere in considerazione casi di questo genere portati avanti dai Costruttori di Dio e dai cosmisti (vedi ad esempio il caso dell’inversione bogdanoviana, di cui ho trattato nell’articolo Esoterismo e cultura proletaria in Unione Sovietica), nei confronti dei quali l’organizzazione manifestò la massima indulgenza.

E d’altra parte, il fatto che i Sabbataisti parlino di animali che levano benedizioni a Dio è, dal suo punto di vista, un caso anche più grave: perché qui il sottocentro non si limita a promuovere credenze religiose o parareligiose nel mondo esterno, ma addirittura giunge al punto di fondare su di esse la propria ritualità.

In un interessante dibattito interno dell’organizzazione avvenuto su questo tema nel 1986, un alto grado ebbe a definire questo atteggiamento un vero e proprio danno ideologico, che fa passare in secondo piano i buoni risultati operativi (sott.: ottenuti dagli stessi Sabbataisti) del Rituale sugli Animali; perché, di norma, le credenze religiose hanno sempre rappresentato per noi uno strumento con cui agire, non certo un fondamento della prassi.

E tuttavia, non mancò chi gli fece osservare che, se nell’eresia filoreligiosa era caduta gente come i Costruttori di Dio e i cosmisti - ovvero due tra i sottocentri più materialisti in assoluto - a maggior ragione era inevitabile che ci cadessero i Sabbataisti, i quali fin dall’inizio della loro storia ebbero sempre un bel da fare per destreggiarsi nei complicati labirinti ideologici della qabbalah ebraica.

Nell’ambito di questo intervento vennero citati anche gli sforzi (da me narrati in 666) effettuati nel diciottesimo secolo da Jacob Frank per attenuare l’influenza della religione ebraica sul Sabbataismo. Di essi fu detto che ebbero successo per un po’ di tempo; ma era fatale che l’invincibile tendenza umana a complicare gli affari semplici riprendesse il sopravvento.

Così, almeno in quell’occasione, venne deciso di lasciare ai Sabbataisti mano libera - ma non saprei dire per quanto tempo, perché c’è un limite anche alla tolleranza dell’organizzazione, e i Sabbataisti (consapevoli, forse anche troppo, delle loro benemerenze storiche) sembrano mettere in mostra un talento particolare nel superarlo.

Per esempio, un loro testo molto recente (si può trovare anche in rete) recita che il fine del lavoro animalista non va ricercato nell’animale la cui anima viene purificata e accresciuta, né nell’Uomo che la purifica e la solleva: È PER LA REDENZIONE DI DIO E NON PER LA PROPRIA che all’Uomo è stato affidato un tale compito da Dio stesso.

Pur con tutta la buona volontà, l’organizzazione non potrà mai tollerare un’idea del genere: per lei Dio non potrà mai essere redento, ma va cancellato (anche se il testo citato attenua poi l’idea della Redenzione di Dio precisando che ogni Uomo deve considerarsi un operatore al servizio della Creazione, volto a fare la sua parte per contribuire a restaurarla e trasformare il nostro mondo nel vero Regno di Dio - e lasciando intendere, in questo modo, che quanto nel testo è definito il vero Regno di Dio possa essere in realtà il Regno dell’Uomo: infatti, nessuna anima ha il suo oggetto nella sua propria salvezza, quindi ci si attende che ognuno lavori al proprio perfezionamento non per se stesso, né per la sua felicità temporale, né per la sua beatitudine eterna, ma per il bene dell’umanità).

Vedremo come andrà a finire. Intanto, è il caso di riconoscere che - almeno nella promozione dell’animalismo (non sono stato autorizzato a trattare dell’azione del Rituale sugli Animali fuori da questo campo) - i risultati che i Sabbataisti stanno ottenendo sono eccezionali.

Come osservò un altro loro sostenitore nella riunione del 1986, oggi nel mondo profano è lecito al limite negare che un essere umano abbia un’anima, ma non che non ce l’abbia un animale (…); e questo è perfettamente in linea col Rituale che i Sabbataisti stanno operando, perché se un animale muto come l’asina di Balaam vede, ode e comprende l’Angelo del Signore meglio di un profeta, la domanda è: chi dei due ha un’anima? L’uomo che non vede, non ode e non comprende o l’animale muto che lo fa?...

ci sono anche Sabbataisti i quali affermano che i guai capitati a illustri Messia del passato (sic), come Gesù, Sabbathai e Jacob Frank, siano stati un castigo per la scarsa attenzione da loro rivolta alle scintille imprigionate nel regno animale, il che avrebbe causato la loro incapacità di riparare il Volto di Dio, e quindi di portare il mondo alla Redenzione; e anche questa idea sta trasferendosi con successo nella mentalità profana, poiché parecchi Cristiani sono già convinti da tempo che il Regno dei Cieli possa essere conquistato soltanto dagli uomini che amano gli animali

senza bisogno di cercare altri esempi: chi più di loro sta lavorando attivamente perché l’amalgama possa compiersi in tempi brevi?

 

   Daniele Mansuino

 

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