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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

Il simbolo massonico del Passaggio del Fiume

- Seconda parte

Di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

Maggio 2018

 

Nell’articolo del mese scorso abbiamo enumerato le nozioni di carattere generale che possono essere utili a comprendere il senso esoterico del Passaggio del Fiume, ed abbiamo sommariamente dato conto della presenza di questo simbolo in alcune antiche versioni del Marchio.
Questo mese, per completare il discorso, accenneremo al suo rapporto con l’Arco Reale, ed a come - varcata la Manica - prese piede nelle Massonerie latine.
Sui Perfezionamenti del grado di Maestro legati all’Arco Reale ci siamo già ampiamente diffusi nella serie di articoli Massoneria: riti magici per cambiare il mondo; è quindi il caso di riprodurne qui soltanto uno, quello nel quale il Passaggio del Fiume viene materialmente effettuato.
Il rito viene celebrato non nel Tempio, ma nella Sala dei Passi Perduti, nella quale i Fratelli hanno installato il piccolo Ponte su cui il Candidato dovrà transitare.
Due Guardie Ebree sono collocate, a poca distanza l’una dall’altra, dalla parte ebraica del Ponte; due Guardie Persiane sono di stanza sul lato opposto.
Guida (al Candidato): Raggiungeremo tra poco la riva del Grande Fiume, che funge da frontiera tra il resto dei domini persiani e il territorio ebraico governato dal Satrapo Tattenai, assistito dal suo vice Shetharboznai.

 

Il Candidato, che impersona Zorobabele, si avvicina al Ponte accompagnato dalla sua Guida, e viene affrontato dalla Prima Guardia Ebrea.

Prima Guardia Ebrea: Chi va là?

Guida: Zorobabele, un amico.

Prima Guardia Ebrea: Fatti avanti, amico, e dammi la Parola di Passo.

Dietro suggerimento della Guida, il Candidato glie la fornisce.

Prima Guardia Ebrea: Passa, Zorobabele.

Lo stesso dialogo si ripete, più vicino al Ponte, con la Seconda Guardia Ebrea.

Guida: Compagno Zorobabele, siamo arrivati sulla riva del Grande Fiume. Non posso accompagnarvi oltre, è necessario che attraversiate il Ponte da solo. Comportatevi bene, e la vostra impresa avrà successo.

La Guida si ritira. Il Candidato attraversa da solo il Ponte. Appena ha messo piede sul lato persiano, la Prima Guardia Persiana lo affronta. A poca distanza c’è il Maestro della Fanteria, che assumerà d’ora in poi il ruolo della Guida e gli suggerirà le risposte, oppure parlerà in sua vece.

Prima Guardia Persiana: Chi va là?

Maestro della Fanteria: Zorobabele, un amico.

Prima Guardia Persiana: Fatevi avanti, e datemi la Parola di Passo.

Dietro suggerimento del Maestro della Fanteria, il Candidato ripete la Parola di Passo che aveva usato con successo sull’altra sponda.

Prima Guardia Persiana: Un nemico! Prendetelo.

Entrambe le Guardie Persiane afferrano il Candidato e lo disarmano.

Maestro della Fanteria: Perché questa violenza? Io non sono un nemico, ma un Principe della Casa di Giuda. Chiedo udienza al vostro Re.

Prima Guardia Persiana: Tu sei solo uno schiavo, e potrai apparire dinnanzi al nostro Sovrano se ti dichiari tale. Acconsenti?

Il Maestro della Fanteria acconsente per il Candidato. Le Guardie Persiane incatenano i polsi al Candidato, e tenendolo come un prigioniero attendono il segnale del Direttore delle Cerimonie per introdurlo nel Tempio/Sala del Trono.

Quando tutto è pronto, il Direttore - ottenuta l’approvazione del Sovrano Tre Volte Illustre, che dirige i lavori - socchiude la porta e invita le Guardie Persiane a tenersi pronte; subito dopo, la Sentinella batte dall’esterno Sette Colpi sulla porta in segno di allarme, e nella Sala del Trono il Capitano della Guardia si alza e va ad aprire.

Capitano della Guardia: Chi va là?

Sentinella: Un distaccamento delle Guardie di Sua Maestà ha catturato un nemico che afferma di essere un Principe di Giuda.

Capitano della Guardia: Da dove viene?

Sentinella: Da Gerusalemme.

Capitano della Guardia: Qual è il suo nome?
Sentinella: Zorobabele. Egli sostiene di essere il primo tra i suoi simili per nascita, ma ora è schiavo e prigioniero della sventura.
Capitano della Guardia: E cosa desidera?

Sentinella: Un incontro con Sua Maestà.

Capitano della Guardia: Che attenda con pazienza. Il Sovrano Maestro farà presto conoscere i suoi ordini.

Richiude la porta, e si rivolge al Sovrano Tre Volte Illustre: Un distaccamento delle Guardie di Vostra Maestà ha fatto un prigioniero che dichiara di essere un Principe di Giuda.

Sovrano Tre Volte Illustre: Signor Cavaliere Capitano della Guardia, dopo aver accertato che non porti armi su di sé potete farlo entrare.

Il Capitano della Guardia va ad aprire la porta; il Candidato e il Maestro di Fanteria fanno il loro ingresso tra le due Guardie Persiane. La Sentinella richiude la porta. I quattro vanno a schierarsi nel centro della Sala del Trono, rivolti all’Oriente; il Capitano della Guardia si dispone sulla loro destra, cioè a Meridione.

Sovrano Tre Volte Illustre: Signor Cavaliere Capitano della Guardia, costui non è affatto un nemico! Questi è Zorobabele, amico e compagno della Nostra giovinezza.

Zorobabele, avendo tu ottenuto di essere ammesso alla nostra presenza, ti chiediamo di dichiarare subito i motivi che ti hanno indotto a cercare di passar la frontiera senza il nostro consenso e con la forza delle armi.

Maestro di Fanteria (per il Candidato): Grande e Potente Re, il nostro defunto Sovrano, Ciro il Grande, diede ai miei Compagni il permesso di ricostruire a Gerusalemme la Casa del Signore; ma i nostri nemici, con la forza e la prepotenza, hanno imposto la cessazione di quel grande e glorioso lavoro. Sono venuto quindi a implorare la clemenza di Vostra Maestà, per concedermi di poter riprendere quel lavoro come un servo della Vostra famiglia.

Sovrano Tre Volte Illustre: Zorobabele, ripenso spesso e con piacere ai giorni della nostra amicizia, e ho spesso sentito parlare con gran soddisfazione della tua fama di Massone saggio e compiuto. Anch’io nutro una profonda venerazione nei confronti di quella antica e onorevole Istituzione, e nutro un sincero desiderio di entrare io stesso, un giorno, a farne parte.

Quindi in questo momento io accolgo la tua richiesta, ma a una condizione: che tu mi riveli i segreti della Massoneria, che distinguono gli Architetti ebrei da quelli di tutte le altre Nazioni.

Maestro di Fanteria (per il Candidato): Sovrano Tre Volte Illustre, quando il nostro Grande Maestro, Salomone Re di Israele, per primo istituì la Fratellanza dei Liberi e Accettati Muratori, ci ha insegnato che la Verità è un Attributo Divino e il fondamento di tutte le virtù: la prima lezione che impariamo in Massoneria è di essere uomini buoni e sinceri. Se l’unico modo per ottenere il favore di Vostra Maestà è in contrasto con i miei impegni più sacri e inviolabili, umilmente mi permetto di rifiutare la Vostra protezione, e prestarmi serenamente all’esilio o ad una morte gloriosa.

Sovrano Tre Volte Illustre: Zorobabele, la tua virtù e integrità sono davvero encomiabili, e la tua fedeltà è degna di ogni lode. Da questo momento sei libero; Guardie, scioglietelo dalle catene (le due Guardie Persiane eseguono, per poi riprendere posizione ai fianchi del piccolo schieramento); e che quegli emblemi di schiavitù non rechino mai più onta alle mani di un Massone, e meno che mai ad un Principe della Casa di Giuda.

Zorobabele, ti assegniamo un posto di rango e onore tra i Principi e i Governanti della Nostra Corte.

Il Capitano della Guardia conduce il Candidato e il Maestro di Fanteria a due seggi nella parte settentrionale dell’Oriente, dove prendono posto (il Maestro di Fanteria sulla destra del Candidato). Anche il Capitano della Guardia e le Guardie Persiane fanno ritorno ai loro posti e si siedono.

Sovrano Tre Volte Illustre: È costume di Re e Sovrani di questo Regno, da tempo immemorabile, di proporre - in occasioni speciali - un dibattito su una domanda determinata, e colui che verrà stabilito abbia dato la risposta più soddisfacente sarà vestito di Viola, potrà bere da una Coppa d’Oro e una Catena d’Oro gli sarà messa al collo.

Ora, mi è venuta in mente una domanda che proporrò alla vostra discussione: Qual è la forza più grande, quella del Vino, del Re o delle Donne?

Il Maestro di Casa si alza e dà il Primo Segno: Sovrano Tre Volte Illustre, penso che il Vino sia il più forte (riprende posto).

Il Maestro della Cavalleria si alza e dà il Primo Segno: Sovrano Tre Volte Illustre, penso che il Re sia il più forte (riprende posto).

Il Maestro della Fanteria, a nome del Candidato, si alza e dà il Primo Segno: Sovrano Tre Volte Illustre, penso che le Donne siano le più forti; ma sopra ogni altra cosa, la Verità partorì la Vittoria (riprende posto).

Sovrano Tre Volte Illustre: Compagno Zorobabele, avete detto qualcosa di molto importante, al di là della questione che necessita di un ulteriore esame.

Si continui il dibattito! Illustri Cavalieri, vi preghiamo di documentare le vostre opinioni. Maestro di Casa, vogliate cortesemente parlare per primo.

Il Maestro di Casa si alza e dà il Primo Segno: Principi e Governanti, pensate alla superiore forza che ha il Vino! Esso fa in modo che tutti gli uomini che hanno bevuto possano sbagliare, indifferentemente se si tratti di Re o di mendicanti, di servi o di uomini liberi, di poveri o di ricchi. Esso anche sa volgere i pensieri di tutti quanti in allegria e ilarità, in modo che nessun uomo più si ricordi dei suoi dolori e problemi; alza gli spiriti, solleva i cuori pesanti, e d’altra parte conduce un uomo a scordarsi dei suoi fratelli, a sguainare la spada contro i suoi migliori amici. O Principi e Governanti, non è forse il Vino il più forte se può farci fare queste cose? (dà il Primo Segno e si risiede).

Sovrano Tre Volte Illustre: Maestro di Casa, la vostra dichiarazione è saggia e bene argomentata, e riceverà la dovuta considerazione. Maestro della Cavalleria, siate voi ora a parlare.

Il Maestro della Cavalleria si alza e dà il Primo Segno: È fuori discussione, o Principi e Governanti, che Dio ha fatto l’uomo padrone di tutte le cose sotto il sole per comandare loro, farne uso, e applicarle al suo servizio come gli pare meglio. Ma mentre gli uomini hanno soltanto il dominio sulle altre creature sublunari, i Re hanno autorità anche sugli uomini stessi, e il diritto di governare a loro volontà e piacere. Ora, chi è maestro di coloro che sono maestri di ogni altra cosa? Nessuno ha potere su di lui (dà il Primo Segno e si risiede).

Sovrano Tre Volte Illustre: Quello che avete detto, Maestro di Cavalleria, è di grande importanza, ed è ben calcolato per sostenere la dignità e l’autorità del Trono. Ora, Compagno Zorobabele, volete difendere voi la vostra opinione?

Il Maestro di Fanteria si alza e dà il Primo Segno: O Principi e Governanti, la forza del Vino non può essere negata, e neppure quella dei Re, che unisce così tanti uomini in una comune fedeltà. Tuttavia, le Donne sono superiori a entrambi: anche i Re sono doni delle Donne, che sono anche le madri di coloro che coltivano i nostri vigneti. Le Donne hanno il potere di farci abbandonare il nostro Paese e le nostre relazioni, di farci dimenticare i migliori amici che abbiamo nel mondo, di abbandonare tutti i nostri vantaggi per vivere e morire con loro.

Ma, detto questo: né le Donne né il Vino né i Re sono comparabili alla forza onnipotente della Verità.

Come ogni altra cosa, anche la Verità può essere mortale e transitoria; ma chi vive per essa, può perseverare e conquistarla per sempre. I benefici che riceviamo da lei non sono soggetti a variazioni o vicissitudini del Tempo o della Fortuna: nel suo giudizio non c’è ingiustizia, Lei è la Sapienza, la Forza, la Bellezza, la Potenza e la Maestà di tutte le età.

Sia benedetto il Dio della Verità! (Dà il Primo Segno e si risiede).

Il Sovrano Tre Volte Illustre si alza e punta lo Scettro in direzione del Candidato: Grande è la Verità, e potente sopra ogni cosa! Zorobabele, puoi chiedermi ciò che vuoi: io te lo darò, perché ti sei mostrato il più saggio tra i tuoi Compagni. Tu prenderai i tuoi pasti accanto a me, e sarai chiamato mio cugino (si risiede).

Il Maestro di Fanteria si alza e dà il Primo Segno: O Re, rammenta il voto da te prestato, di riedificare Gerusalemme fin dal giorno della tua incoronazione e di restituire gli oggetti sacri che ne vennero portati via. Tu hai anche promesso di costruire il Tempio, che fu bruciato quando Giuda venne devastato dai Caldei; ed ora, o Re, questo è quello che voglio da te, che tu mantenga il voto che con le tue labbra hai prestato al Re del Cielo (dà il Primo Segno e si risiede).

Sovrano Tre Volte Illustre: Zorobabele, sarà fatto; rispetterò puntualmente il mio voto. Lettere e passaporti saranno immediatamente rilasciati ai miei Ufficiali di tutto il Regno, per dare a te e a coloro che ti accompagneranno un viaggio sicuro fino a Gerusalemme. D’ora in poi nessuno più vi ostacolerà o cercherà di impedirvi di riedificare la vostra città e il vostro Tempio. Avvicinati per ricevere la tua ricompensa

 

Dopo di questo, il Sovrano informa Zorobabele che sta per crearlo Cavaliere del nuovo Ordine da lui istituito in questo momento; e - come abbiamo già fatto osservare nella quinta parte di Massoneria: riti magici per cambiare il mondo - quello che segue è un momento capitale del processo magico tramite il quale le correnti sottili generate nel Tempio si diffondono al suo esterno.

Non abbiamo finora accennato alle modalità secondo cui il Passaggio del Fiume venne riprodotto, nella Francia e nell’Italia del Settecento, nell’ambito dei perfezionamenti latini: destinati di lì a poco ad aggregarsi in vari corpi rituali tuttora esistenti - Rito Scozzese Antico e Accettato, Rito di Memphis, Rito di Misraim eccetera.

È il caso di affidarsi per questo a René Le Forestier (1868-1951), che nel suo preziosissimo La Franc-Maçonnerie occultiste au XVIII siècle et l’ordre des Élus Coens accenna a come il simbolo del Passaggio del Fiume sia stato accolto nel Rito Scozzese Antico e Accettato.

Secondo lui, nella prima edizione del Libro delle Costituzioni (di Anderson del 1723), il primo Capo del Ritorno degli Ebrei in Terra Santa si chiamava Serubabel, dai Francesi chiamato Jerobabel o Zorobabel, Gran Maestro dei Massoni che avevano ricostruito il secondo tempio sulle rovine del primo (…). Ma nella seconda edizione (1738), il Capo del Ritorno diventava il “Gran Maestro Provinciale” del “Gran Maestro” Ciro, che gli aveva assegnato un “Deputato Gran Maestro” nella persona del Gran Sacerdote Giosuè.

La Massoneria Scozzese si era impossessata di questo ragguaglio per creare un grado (si riferisce al Cavaliere della Spada, quindicesimo grado del Rito Scozzese di oggi), che divenne il prototipo dei gradi detti cavallereschi; perché facevano della società massonica un Ordine di origine militare e medievale, che conferiva la nobiltà ai suoi membri quale che fosse il loro rango nella società profana.

La Cerimonia di ricevimento del Cavaliere della Spada o d’Oriente simulava il combattimento che il candidato, rappresentante Zorobabele, aveva dovuto sostenere sul ponte che attraversava il fiume Starbuzanai, per aprire con la forza un passaggio agli Israeliti di ritorno a Gerusalemme dopo la fine della cattività.
Per ricompensarlo di questa impresa, il recipiendario era armato cavaliere secondo tutte le regole; poi era proclamato Cavaliere Massone, in ricordo della parte che avevano sostenuto i membri del grado proteggendo contro i nemici del popolo eletto gli operai intenti alla ricostruzione del Tempio.

Se egli teneva nella mano sinistra la cazzuola, mentre con la destra reggeva la spada, ciò era - diceva l’Istruzione - allo scopo di ricordare che egli aveva temporaneamente lavorato con le proprie mani “per mantenere l’uguaglianza con i Fratelli” …

Del grado di Cavaliere della Spada ha trattato anche Franco Cenni, in un bellissimo e documentatissimo articolo su Esonet che ci permettiamo di citare ampiamente:

Il Consiglio dei Cavalieri d’Oriente o della Spada si tiene in una sala decorata con tendaggi di colore verde acqua, in ricordo degli avvenimenti che erano legati alle sponde del fiume Eufrate (che viene chiamato Starbuzanai in questo Grado) al tempo del ritorno di Israele dalla cattività, avvenimenti che saranno narrati più tardi. Questi tendaggi devono essere disseminati di rosso in ricordo del sangue assiro (sic) sparso e che arrossava il fiume
Non si deve avere né testa di morto né scheletro in questo Grado, né alcun ornamento nero che possa rammentare un qualunque dolore, poiché i Cavalieri d’Oriente non hanno nessuno da piangere. E, in verità, chi piangerebbero essi dunque, giacché hanno appena vissuto il più felice capovolgimento di situazione, dal momento che hanno appena trionfato, in un combattimento in cui nemmeno uno di loro è stato ucciso, al contrario dei loro nemici che, in violazione degli ordini del Gran Re di Persia, avevano tentato di opporsi al loro passaggio?
Leggenda del Grado: I Cavalieri d’Oriente traggono la loro origine dalla prigionia di Babilonia dove gli Israeliti furono deportati per settant'anni, dopo che Gerusalemme ebbe subito un saccheggio di due anni.
Gli ebrei furono liberati da Ciro, Re dei Persiani, su richiesta di Zurubbabel, principe della Tribù di Giuda discendente della stirpe di Davide, e a quella di Nehemia, un sant’uomo discendente di una distinta famiglia; Ciro permise loro di ritornare a Gerusalemme e di riedificare il Tempio.
Tutti i vasi, urne ed ornamenti che erano stati asportati da Nabuzaradan, generale di Nabucodonosor, e che costituivano un tesoro di settemila quattrocentodieci oggetti preziosi, furono restituiti agli Ebrei ed affidati a Zurubbabel. Il Re ordinò a questi di ricostruire il Nuovo Tempio, che doveva avere settanta cubiti di altezza e altrettanti in larghezza. Il Re emise ugualmente un Editto, imponendo a tutti i suoi sudditi di lasciar passare liberamente i Liberi Massoni in tutto il reame, senza causare loro alcun danno, sotto pena di morte per coloro che avessero infranto il suo ordine.
Il Re incaricò Satrabuzanes, suo generale, d'istruire Zurubbabel nell'arte della guerra. Il Re l’armò cavaliere, e gli diede potere di conferire questo stesso Grado a tutti quei Massoni che gli sembrassero degni di esserlo.
Allora Zurubabel riunì tutti gli Israeliti, in numero di quarantadue mila trecento sessanta, schiavi non compresi. Mise da parte quei Liberi Massoni che erano sfuggiti al furore della soldataglia durante la distruzione del Tempio, e scelse settemila tra quelli armati cavalieri, che mise alla testa del popolo per combattere se qualcuno si fosse opposto al loro passaggio in direzione di Gerusalemme.
La marcia degli Israeliti fu facile fino al loro arrivo sulle rive dell’Eufrate, chiamato anche Starbuzai, che separa la Giudea dalla Siria.
I Cavalieri Massoni, che formavano l'avanguardia, incontrarono delle truppe decise ad interdire loro il passaggio, avide dei tesori del Tempio che gli Ebrei trasportavano. Né le rimostranze dei cavalieri, né lo stesso Editto di Ciro, furono sufficienti a frenare la loro insolenza. Essi attaccarono i cavalieri Massoni che, da parte loro, li combatterono con tanto ardore che gli aggressori furono tutti, come un solo uomo, o affogati oppure tagliati a pezzi al passaggio del ponte.
Dopo questa vittoria, Zurubbabel fece elevare un altare sul campo di battaglia, vi offrì un olocausto al Dio degli Eserciti, per aver Egli combattuto al fianco d’Israele. È allora che i Massoni fecero di Yaveron Hamaim una parola di passo, che significa Libertà di Passare.
In seguito, gli Israeliti guadagnarono la riva e giunsero a Gerusalemme, dopo quattro mesi di viaggio, il ventidue giugno alle ore sette del mattino. Dopo sette giorni di riposo, i tre architetti e i loro compagni cominciarono a gettare le fondamenta ed intrapresero i lavori del Nuovo Tempio.
Ripartirono le opere in più classi, di cui ciascuno aveva un capo assistito da due aiutanti. Ciascun grado di ognuna di queste classi aveva diritto ad un salario in rapporto col suo rango, ed ognuna aveva la sua parola di passo. La parola della prima classe era “Giudea”, e gli operai erano pagati ai piedi della colonna che si trovava all’entrata del Tempio. Per la seconda classe, la parola era “Beniamino”, e gli operai venivano pagati sotto il portico.
Gli operai della terza classe ricevevano il loro salario al centro del Tempio, dopo aver pronunciato la parola “Yaveron Hamaim”. Le stesse regole che avevano presieduto alla costruzione del Primo Tempio furono rispettate per il Secondo.
I lavori erano appena iniziati che i Cavalieri Massoni furono turbati dai cattivi fratelli di Samaria, i quali, gelosi della gloria che le tribù di Giuda e di Beniamino non avevano mancato di acquisire in ragione della loro novella libertà, decisero di far loro guerra in modo da mettere in scacco la loro volontà di ricostruire il Tempio.
Zurubbabel, informato delle loro intenzioni, ordinò che tutti gli operai fossero armati, tenendo in una mano la cazzuola nell'altra la spada in modo che operassero con l’una e potessero difendersi con l'altra e respingere gli assalti del nemico.
La costruzione del Nuovo Tempio durò quarantasei anni. Cominciò sotto il regno di Ciro e si compì sotto quello di Artaserse. Il Tempio fu consacrato nello stesso modo in cui Salomone aveva dedicato il Primo. Il decalogo e le ordinanze di Mosè furono di nuovo rispettati, un capo fu designato per governare la nazione e fu scelto dai cavalieri Massoni, che si chiamarono col nome di Cavalieri d’Oriente, poiché essi erano stati liberati e fatti cavalieri da Ciro, re di Persia.
Il Secondo Tempio essendo stato a sua volta distrutto dai Romani, i Cavalieri Massoni della nostra epoca, discendenti da coloro che costruirono il Secondo Tempio, sono ora costretti ad elevarne un Terzo, sotto la guida di un nuovo Zurubbabel, alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo.
Come si vede, la grande novità introdotta dagli Scozzesi/Francesi nel Passaggio del Fiume era l’aspetto kshatrya della vicenda, ovvero la battaglia: una cosa che non poteva andare giù a molti Massoni qabbalisti di quell’epoca - impegnatissimi (viste anche le vicende politiche correnti) a difendere, spesso anche al di là di ogni analisi razionale, la pura spiritualità che i corpi rituali massonici avrebbero dovuto rappresentare.  
Primo fra tutti Martinez de Pasqually, che quando stese il rituale del grado di Grande Eletto di Zorobabele, SEDICENTE Cavaliere d’Oriente per il Rito degli Eletti Cohen dell’Universo cancellò senza troppi ripensamenti l’episodio della battaglia, specificando - addirittura nel titolo del grado - che i Cavalieri d’Oriente scozzesi erano da considerarsi SEDICENTI, e niente di più!
Sorprende, se vogliamo, che Martinez si sia mosso con tanta decisione per riportare la vicenda del Passaggio del Fiume alle sue origini d’Oltremanica: in quanto non risulta, da nessun altro aspetto della sua opera, che egli avesse tra i suoi obbiettivi la salvaguardia delle corrispondenze tra la ritualità britannica e quella francese.
La cosa più probabile è che egli l’abbia fatto inconsapevolmente: perché, in effetti, un inserimento così forte di valori kshatrya nel quindicesimo grado scozzese poteva forse essere funzionale per creare propaganda a buon mercato al nascente Rito (nel Settecento, tanto in Inghilterra quanto in Francia, la possibilità di raccattare titoli pseudonobiliari era una componente importante dell’attrazione verso la Massoneria), ma era palesemente superflua ai fini della corretta interpretazione esoterica del fatto biblico in esso citato, quindi ai Cohen non serviva.
In verità, senza nessun bisogno di aggiungere la storia della battaglia, di simbolismo kshatrya nelle vicende relative alla seconda edificazione ce n’è già fin troppo; ed è quindi ragionevole supporre che Martinez si sia sentito disturbato dalla sua presenza, anche senza essere al corrente del fatto che la versione originale inglese non lo conteneva.       
Il catechismo dei Grandi Eletti di Zorobabele getta sul Passaggio del Fiume luce nuova e definitiva. In esso, il Candidato dichiara di non ignorare la stretta alleanza di Assiria (sic di nuovo - con il passaggio non del Fiume ma della Manica, i Babilonesi erano per tutti diventati Assiri - non sappiamo il perché!) con i resti dello sfortunato Israele, dopo che il Re gli aveva concesso la libertà; nonché di aver appreso il significato simbolico del viaggio di ritorno di Zorobabele dall’intimo rapporto e dal profondo legame di corrispondenza che intercorrono tra le operazioni spirituali e temporali di Zorobabele e le nostre (dei Massoni).
L’alleanza del Re di Assiria con Zorobabele è sì, a livello exoterico, la libertà che l’Assiria concesse alle Tribù di Israele dopo l’espiazione della schiavitù; ma in senso esoterico, è quella che l’Eterno farà con ogni essere creato, dopo l’espiazione del tempo e della totale riconciliazione.
Questo senso nascosto è rappresentato allegoricamente dall’accordo che Zorobabele (l’Eletto Spirituale) fece con Ciro (il Creatore); ed il frutto delle loro operazioni indusse il Re a dare ogni sorta di aiuto alle tribù di Israele, alle quali aveva concesso la libertà (riconciliazione) nonostante coloro che vi si erano opposti (i demoni).
Zorobabele è figura del Cristo, e le sue operazioni sono il tipo di ogni redenzione - e qui Martinez chiama ancora in causa i Cavalieri della Spada: questa volta non per criticare bensì per giustificare la modifica da loro apportata al rituale, giacché affermare che il saggio e pacifico Zorobabele ha combattuto e vinto al passaggio del pauroso Ponte del fiume Starbuzanai vuole significare che il Cristo è il vincitore dei demoni; poiché il nome del fiume significa “passaggio di confusione”.
Vuole la tradizione che, nel corso del combattimento sul Fiume contro i demoni, Zorobabele avrebbe distrutto magicamente sei arcate del Ponte senza l’aiuto di utensili di metallo, lasciando intatta la settima; ora, secondo Martinez, questa leggenda si riferisce ai sei pensieri creatori, la cui opera scomparirà con la reintegrazione di tutti gli esseri e di tutte le cose nel loro primo principio, il che costituisce la redenzione.
L’ultima arcata lasciata intatta simboleggia l’esistenza assoluta dello Spirito, senza il quale in tutto l’Universo nulla può nascere o vivere; sicché tutti i fenomeni sensibili sono solo apparenze nate dalla sua immaginazione, e che saranno subito dissipate così come sono state concepite.

 

  Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

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