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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

Il simbolo massonico del Passaggio del Fiume

- Prima parte

Di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

Aprile 2018

 

Il Passaggio del Fiume (altrimenti detto Passaggio del Ponte) è uno dei punti chiave della spiritualità massonica britannica.
Come molti altri simboli dei quali abbiamo trattato, ma forse con maggiore evidenza di altri, può essere riferito tanto al progetto di trasformazione sociale del quale la Massoneria si è fatta protagonista nei secoli, quanto al discorso di evoluzione interiore del Massone; pensiamo quindi che sia il caso in questi due articoli di trattarlo in modo specifico, e sarà anche l’occasione per riassumere alcuni dei temi sui quali ci siamo soffermati nei nostri scritti precedenti.
Questo mese faremo quindi il tentativo di collocarlo nel panorama generale del simbolismo massonico, e ci soffermeremo sulla sua presenza negli antichi rituali della Massoneria del Marchio; poi, il prossimo mese, accenneremo alla sua presenza nei Perfezionamenti del grado di Maestro legati all’Arco Reale, e a quelli che si possono trovare in seno alle Massonerie latine.
Il Passaggio del Fiume è un episodio che si sarebbe verificato nel corso del rientro degli Ebrei dalla cattività babilonese: ovvero dalla loro deportazione di massa a Babilonia, avvenuta nel 597 a. C. ai tempi di Nabucodonosor II e conclusasi nel 539 con Ciro il Grande (se ne parla in II Re e II Cronache, nei libri di Esdra e Nehemia, in vari Salmi e in vari libri profetici).
Scarseggiano, invece, i riscontri di questa vicenda al di fuori della Bibbia, tant’è vero che non è mancato chi l’abbia addirittura messa in dubbio. Ma al di là della veridicità storica, la sua importanza nella formazione della spiritualità ebraica fu importantissima, soprattutto per quanto concerne il rafforzamento del monoteismo e il consolidamento del potere dei sacerdoti; e senza dubbio la cattività babilonese può essere considerata la fonte della magica chiamata a governare e regolamentare il mondo da cui una parte del popolo ebraico si sentì investita da allora in poi.
Un suo importante mito corollario è quello delle Tribù Perdute, al quale Daniele Mansuino ha dedicato uno specifico articolo, osservando tra l’altro che in realtà, oggi gli Ebrei che si riconoscono come tali dichiarano di discendere da tutte e dodici le Tribù, quindi nessuna sembrerebbe essere andata perduta; però, la supposizione che quasi tutto il popolo ebraico sia sparito misteriosamente salvo un piccolo resto ha forti valenze simboliche - implica, tra le altre cose, una forte concentrazione energetica nelle persone dei superstiti, e quindi la loro possibilità di incidere più profondamente nella storia del mondo.
La prima cosa che fecero i reduci dalla cattività appena rientrati in Terra Santa fu di riedificare il Tempio di Salomone, che i nemici avevano distrutto; e nell’ambito dell’esegesi cristiana, questa Seconda Edificazione venne associata alla Seconda Rivelazione, quella portata da Gesù per correggere e completare la legge di Mosè.
Dopo di ciò, la Seconda Edificazione venne fatta corrispondere anche al Secondo Avvento di Cristo, quello che dovrebbe avvenire alla fine dei tempi - e siccome una edificazione è un processo che si svolge gradualmente, gli esegeti del testo biblico principiarono a intravvedere in essa indicazioni riguardo ai fatti storici che sarebbero dovuti accadere per prepararlo, venendo in questo modo ad esercitare una potente influenza subliminale sulla politica europea (altrove abbiamo segnalato come un importante e generalmente sconosciuto apporto a questo dibattito sia stato fornito addirittura da Cristoforo Colombo, col suo Libro delle Profezie).
Più o meno negli stessi anni, ovvero all’inizio del sedicesimo secolo, Lutero identificava la cattività babilonese nel giogo che i Cristiani dovevano subire dalla Chiesa Cattolica fuorviata, e la Seconda Edificazione nella Riforma; e sempre nello stesso periodo, varie ipotesi riguardo al significato delle due edificazioni si diffondevano anche nella spiritualità ebraica.
Tanto nell’esegesi ebraica quanto in quella cristiana, il Secondo Avvento del Messia (chiunque egli sia) dovrà manifestarsi al cospetto di un’enorme adunanza: che per Ebrei sarà la Radunanza degli Esuli - ovvero la ricomparsa delle Dieci Tribù Perdute - e per i Cristiani il Giudizio Universale.

Nota: in base al progetto dell’organizzazione esoterica che domina il mondo (di cui a lungo Mansuino ha trattato nei suoi articoli e libri), ambedue queste immagini possono essere considerate prefigurazioni dell’Amalgama.
In proposito, è da notare che - salvo eccezioni - le varie interpretazioni sul significato della Seconda Edificazione non si contraddicevano tra loro: questo perché tanto i Cristiani quanto gli Ebrei condividevano l’idea che le Scritture contenessero i modelli (o i tipi, o le figure) del modo in cui l’azione divina si manifesta nella storia umana, e che queste modalità potessero essere applicate a un gran numero di eventi diversi.
Così, per esempio, la cattività babilonese era figura della cattività in Egitto, che era a sua volta figura della caduta di Adamo nel mondo delle forme, dominato dai demoni: non a caso uno degli epiteti con cui veniva designato Samael, il Diavolo della qabbalah, era Faraone.
Sulla base di questa mentalità, le diverse interpretazioni della Seconda Edificazione, piuttosto che contraddirsi, si influenzavano a vicenda; e c’era anche una grande osmosi di simboli dall’una all’altra, il che contribuiva fortemente a creare una visione sincretica (perlomeno su certi concetti principali) riguardo a ciò che sarebbe avvenuto al mondo negli ultimi tempi.
A partire dal 1717, la Massoneria britannica ereditò l’immensa mole di Perfezionamenti del grado di Compagno d’Arte che la tradizione vuole fossero sgorgati dall’incontro fra i Templari e i Massoni nella Scozia del quattordicesimo secolo. Erano fondati in massima parte sulle Letture di pagine importanti dell’Antico Testamento, rivisitate in chiave gnostica ed applicate al simbolismo della muratoria operativa.
In vari libri ed articoli abbiamo illustrato come questo lascito rappresentasse per la Massoneria tanto un prezioso tesoro quanto una fonte di imbarazzo. Infatti, i Perfezionamenti costituivano senza dubbio un poderoso strumento per dirigere (tanto a livello politico e culturale, quanto di operatività magica) l’azione della Massoneria nel mondo; ma proprio per questa ragione si imponeva che i loro contenuti fossero controllati da un’autorità centralizzata, e che la loro pratica non venisse lasciata all’arbitrio delle singole Logge.
Innumerevoli e complesse vicende si svilupparono a partire da questo problema - e anche di queste abbiamo trattato, contrapponendo un’interpretazione più profonda della storia della Massoneria a quella (tuttora imperante) che ravvisa nelle sue traversie soltanto un riflesso della storia profana.
Di quest’ultima, quando si parla di Massoneria, sarebbe bene tenere conto in tutte le sue componenti - invece, per esempio, nella storiografia massonica come l’abbiamo conosciuta finora vediamo che le componenti economiche sono del tutto ignorate, contribuendo ad alimentare la leggenda che ravvisa nella Massoneria un’emanazione del potere borghese (non pensiamo che sia compito nostro correggere questo sbaglio piuttosto assurdo, e del resto non avremmo né l’autorità né i mezzi per farlo. Speriamo solo che il ventunesimo secolo ci faccia dono di una generazione di storici della Massoneria migliori).
Ma non soltanto è trascurata la componente economica: ancora di più, e molto più inspiegabilmente, viene minimizzata quella esoterica.
Così, per esempio, ci appare del tutto illogico che, guardando al periodo della Massoneria britannica che va dal 1717 al 1813 - quello appunto nel quale il problema dei perfezionamenti (ormai non più del grado di Compagno, ma del grado di Maestro) fu al centro di scontri infiniti - nessuno abbia mai spiegato seriamente perché proprio l’Arco Reale venne infine recuperato dai Moderns ed accluso ai gradi azzurri dell’Ordine, mentre tutti gli altri perfezionamenti ne furono esclusi e furono costretti ad organizzarsi autonomamente, circoscrivendo di molto la portata del loro messaggio.
Ma la cosa appare meno illogica se si hanno le idee chiare sul colossale avvenimento che - a monte della Massoneria - mosse le file del mondo esoterico tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo: la comparsa della setta dei Sabbataisti (o Sabbatiani), e lo spargersi per l’Europa dei loro missionari.
Questi ultimi avevano il mandato di riformare l’esoterismo dalle radici: per farne uno strumento volto a sostenere lo sviluppo della modernità, l’approfondimento delle scienze e l’acquisizione da parte della civiltà occidentale di tutte le cognizioni utili a migliorare il controllo dell’uomo sulla materia.
Fu in seguito alla loro opera che i rituali dei perfezionamenti anteriori al 1717 scomparvero misteriosamente (tanto che intorno alla metà del Settecento potevano sembrare completamente estinti, e oggi non è più possibile conoscere il loro contenuto originario).
Riapparvero invece - in modo altrettanto misterioso - circa nell’ultimo trentennio del secolo; e fu soltanto allora (grazie soprattutto all’opera di Thomas Dunckerley) che l’Arco Reale venne recuperato dai Moderns, nonché eretto a simbolo del messaggio che la Massoneria ufficiale intendeva portare nel mondo.
Ora, nell’Arco Reale gli avvenimenti relativi ai primi tempi del mondo vengono riferiti all’attività di una Prima Loggia, quelli relativi alla Prima Edificazione del Tempio a una Seconda Loggia e quelli relativi alla Seconda Edificazione ad una Terza; riportiamo qui di seguito la parte del rituale che ne tratta, come già lo abbiamo citato in Massoneria - riti magici per cambiare il mondo.

 

La Terza Loggia, o Gran Loggia Reale, fu innalzata a Gerusalemme, e aprì i battenti nell’Anno Lucis 3469, poco dopo il ritorno dei Figli di Israele dalla loro prigionia babilonese. I suoi fondatori furono il Principe Zorobabele, il Profeta Aggeo e il Sommo Sacerdote Giosuè, figlio di Jehotsadak.
Fu allora che il potere regale venne restituito, nella persona di Zorobabele, alla stirpe reale di Davide e alla Tribù dei Principi di Giuda; la cui trasmissione non sarebbe stata mai più interrotta, neanche dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani sotto Tito, nell’anno 70 della nostra era.
Pertanto, per commemorarne la restaurazione, questa è stata chiamata Terza Loggia o Gran Loggia Reale, e noi cerchiamo di perpetuare nel nostro presente Capitolo la fedeltà all’opera dei nostri grandi predecessori.
In quegli articoli, ne scrivemmo che la Terza Loggia (…) è rappresentata nel Magen David (nella Stella di Davide) dal Triangolo Inferiore: quello col vertice puntato verso il basso.
Il Triangolo è orientato verso il basso perché irradia le correnti che sono state elaborate in seno alla Seconda Loggia sul mondo materiale.
Questo fenomeno può essere illustrato sulla base di varie allegorie. Per esempio, in termini metafisici, l’irradiazione delle correnti raffigura simbolicamente il processo di manifestazione delle forme: che da un lato costituisce il piano della realtà oggettiva, dall’altro agisce su di esso.
Analogamente, la possibilità di partecipare consapevolmente alla composizione del menù di correnti che determinano gli eventi storici può essere a tutti gli effetti equiparata a una forma di compartecipazione dell’Uomo nel processo di produzione della realtà oggettiva…
Infine, in termini molto più materialisti, l’attività della Terza Loggia può essere considerata una semplice allegoria dell’influenza della cultura ebraica sul mondo dei Gentili.
I Tre Maestri della Terza Loggia sono Zorobabele, Aggeo e Giosuè, i tre personaggi biblici che si fecero carico della Seconda Edificazione del Tempio
È quindi proprio sugli sviluppi della Seconda Edificazione che tutto il mito dell’Arco Reale risulta incentrato; inclusi anche solidi agganci e correlazioni verso tutti gli altri perfezionamenti ad essa riferiti, dei quali a buon diritto può essere considerato l’archetipo e la fonte (così come il grado del Marchio può essere considerato l’archetipo di quelli fondati sulla Prima Edificazione - deriva da qui l’intenso rapporto di odio/amore che lega questi due stupende forme, diverse e complementari tra loro, di lavoro massonico).
Ma in verità, non sono soltanto i perfezionamenti relativi alla seconda edificazione quelli che l’Arco Reale riordina e a cui dà un senso: per mezzo del mito delle Tre Logge, è il significato dell’intero e colossale edificio della Massoneria a prendere forma, delineando una prospettiva cosmogonica tanto più notevole in quanto non ideologicamente vincolante.
Infatti, essa non comporta l’adesione dei Fratelli a nessuna particolare visione del mondo alla quale occorra credere; perché le vicende relative alla Seconda Edificazione non vi rappresentano niente di più che il simbolo della possibilità di trasporre la storia biblica alla storia universale, affinché questa possa svolgersi secondo il piano provvidenziale che il Grande Architetto dell’Universo ha previsto per l’Uomo (e proprio in virtù di questo limite, esse adempiono alla possibilità di fornire all’Uomo/Massone la chiave magica per operare cambiamenti a livello della storia).
Da questo possiamo capire perché l’Arco Reale fosse prezioso anche per i Moderns, e per quale ragione il suo recupero da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra sia stato voluto da Thomas Dunckerley e dai suoi seguaci anche al prezzo di grandi battaglie: perché la sua presenza avrebbe enormemente potenziato a livello operativo l’intero complesso delle attività massoniche, consentendo in questo modo alla Massoneria di operare molto più incisivamente sulla storia del mondo.
Nei secoli a venire, la sorprendente forza di intervento sociale manifestata dalla Massoneria avrebbe indotto i suoi nemici a proporne assurde spiegazioni - per esempio configurandola nella loro immaginazione come una struttura piramidale e militaresca, che agisce all’insegna dell’obbedienza pronta, cieca e assoluta.
Questo malcostume va avanti tuttora; e fornisce, ci sembra, un ottimo esempio di quanto sopra abbiamo affermato - che non c’è nessuna speranza di capire qualcosa dell’esoterismo se ci si limita ad analizzarlo sulla base della storiografia profana, alla quale le correnti sottili che costituiscono la base reale del suo potere sfuggiranno sempre.
Delle vicende sulla Seconda Edificazione, il Passaggio del Fiume rappresenta un punto cruciale perché è il momento in cui i futuri riedificatori del Tempio rientrano nella Terra Santa: in altre parole, configura il loro ricollegamento alle correnti che il Primo Tempio (ovvero la Seconda Loggia) ha elaborato, e che a loro spetterà il compito di tradurre in una corrente nuova, le cui caratteristiche saranno idonee per interagire con il mondo profano.
È quindi un momento importante non solo in quanto reca in germe tutti i colossali sviluppi storici che la loro opera è destinata a generare, ma anche a livello individuale: come punto di partenza del lavoro interiore destinato alla reintegrazione dell’Uomo nelle divine facoltà che ha perduto.
Potrà sembrare piuttosto paradossale, dopo quanto abbiamo accennato riguardo al significato simbolico dell’Arco Reale e del Marchio, scoprire come le più antiche testimonianze massoniche sul Passaggio del Fiume ci vengano proprio dal Marchio: ovvero, non dal perfezionamento/simbolo della Seconda Edificazione, ma da quello che rappresenta la prima.
È questo, in verità, un buon esempio di come lo studio del simbolismo massonico sia una delle arti più complicate al mondo, e di quanto possano risultare ridicole le sue interpretazioni in stile spaghetti che si possono ritrovare in tanti libri e siti complottisti.
In effetti, questa apparente incongruenza si spiega con il fatto che la rivalità tra Arco Reale e Marchio si sviluppò solo a partire dal 1813, quando l’uno venne accolto in seno alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra e l’altro ne fu bandito (e si sarebbe ancora di più accresciuta a partire dalla fondazione della Gran Loggia del Marchio nel 1856, quando il nuovo corpo massonico e il Supremo Capitolo dell’Arco Reale di Scozia sarebbero entrati in competizione per il controllo delle Logge del Marchio inglesi); ma prima di questi avvenimenti, non c’era motivo che mancassero - anche se erano sempre stati una minoranza - i rituali del Marchio fondati sulla Seconda Edificazione.
Questa constatazione piuttosto lapalissiana non ha impedito che certi storici della Massoneria ottocentesca abbiano condannato la presenza del Passaggio del Fiume negli antichi rituali del Marchio, considerandoli una sorta di eccesso di zelo simbolico; però dobbiamo anche tenere conto della situazione contingente in cui si trovavano a scrivere, ovvero del fatto che, dopo il 1813, i rituali del Marchio legati alla Seconda Edificazione avevano improvvisamente conosciuto un revival sospetto e imprevisto presso le Logge del Marchio che speravano di entrare nell’UGLE con l’appoggio dell’Arco Reale: una prospettiva che la maggior parte dei puristi del Marchio aveva buone ragioni per avversare con ogni mezzo, che fosse corretto dal punto di vista storico o meno.
Comunque sia, i rituali del Marchio che alludono al Passaggio del Fiume sono numerosi, e continuano a saltarne fuori degli altri: ancora negli anni cinquanta del secolo scorso, Norman Rogers attirò l’attenzione su un manoscritto che era stato da poco ritrovato a York (si ritiene che fosse appartenuto a David Moncrieff, un Massone del Lancashire scomparso nel 1834, tra le cui carte era stato precedentemente rinvenuto anche il celebre manoscritto Graham) la cui peculiarità più interessante sta in un Catechismo che recita così:

 

Come foste preparato ad essere un Operaio del Marchio?
Ero uno dei Prigionieri di Giuda, e legato mani e piedi fui mandato dinnanzi al Re Nabucodonosor, perché egli aveva avuto un sogno.
Come riusciste a conoscere il suo sogno e fornirgli l’interpretazione?
Pregai il Dio dei Cieli di rivelarmi il segreto, cosa che egli fece in una Visione Notturna, e lo feci sapere al Re. Per questo egli mi separò dai miei compagni e mi mandò da Fatna, Governatore di questa riva del Fiume, e di lì a Gerusalemme, per prestare la mia promessa di Operaio del Marchio.
E quale fu la vostra promessa?
Preservare i segreti del Marchio da chiunque non sia trovato degno di riceverli.
In buona parte dei rituali di cui stiamo parlando, il Passaggio del Fiume compare in veste di proseguimento della leggenda biblica di Daniele: il profeta che conquistò la benevolenza del Re Nabucodonosor interpretando un suo sogno, e segnò in questo modo il primo passo del cammino degli Ebrei verso la libertà.
La descrizione del Sogno del Re e della sua risoluzione da parte di Daniele (tratte da Daniele: 2) variano di parecchio da un rituale all’altro, ma in linea di massima possono essere riassunte come segue:

  • Un Dio nei Cieli che svela i misteri ha mostrato al Re il futuro.

  • Il segreto è stato rivelato a Daniele perché il Re possa trarne insegnamento.

  • Il Sogno era di una grande statua, alta e terribile. La sua testa era d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, i piedi parte di ferro e parte di creta. Il Re vede questo finché una pietra viene tagliata dalla montagna senza intervento della mano dell’uomo, colpisce la statua nei piedi e li rompe in mille pezzi.

  • L’intera statua si disintegra e viene spazzata via come se fosse di paglia; la pietra che la rompe diventa una grande montagna, e riempie il mondo intero.

  • Nell’interpretazione, il Re è la testa d’oro, e i successivi Regni d’argento e bronzo seguiranno, finché un Regno di ferro li sottometterà tutti; infine verranno i piedi di ferro e creta, ovvero un mondo frammentato e diviso.

  • Dopo tutti questi regni, Dio innalzerà un Regno che non sarà mai distrutto, e durerà come la pietra tagliata.

In uno dei rituali derivati dalle cosiddette Letture Harodim (originarie del nord-est dell’Inghilterra), l’incontro tra il Re e Daniele avviene nella Camera Reale e non nella Sala del Trono: una versione per così dire apocrifa, ma che è presente anche in un importante perfezionamento di origine irlandese, la Red Cross of Daniel - ed anche nel meno noto Royal Order, riguardo al quale non abbiamo trovato molto, ma del quale Neville Cryer cita un commentario del tardo Settecento ad opera di un anonimo Fratello di Newcastle.
In esso, il riferimento al Passaggio del Fiume è il seguente: non è importante stabilire se il Ponte in questione corra tra un pontile e una nave, o da una riva all’altra di un Fiume: era un Ponte, e (i Figli di Israele) dovevano attraversarlo per proseguire nel loro viaggio verso casa. Qualcuno pensa che fosse un guado di pietre, da attraversare balzando dall’una all’altra.
Secondo il rituale Harodim, dal Ponte utilizzato dagli Ebrei per il Passaggio del Fiume, i Figli di Efraim avrebbero successivamente prelevato Dodici Pietre per farne Due Pilastri: uno dei quali collocato lungo un torrente, l’altro in un campo di granturco.
La spiegazione tradizionale di questo strano racconto prende le mosse dall’idea che il ritorno degli Ebrei in Terra Santa avesse posto le condizioni per la nascita della Massoneria; in essa i Pilastri vengono idealmente equiparati alle Due Colonne, le quali in questo caso rappresenterebbero l’una il sussistere dell’istituzione massonica oltre il flusso dello spaziotempo, l’altra l’ergersi della Massoneria nel Campo del Signore, ovvero al centro della spiritualità cristiana.
Su questa interpretazione, in tempi recenti qualche commentatore ha avanzato dei dubbi, mostrando di non credere che l’equivalenza Pilastri/Colonne potesse rientrare nelle convenzioni simboliche della Massoneria dei primordi; ed ha quindi ipotizzato che lo scritto dove se ne parla sia un falso, forse riconducibile ad una qualche polemica anti-andersoniana.
Invece non ci sono dubbi che la presenza del Passaggio del Fiume in quel perfezionamento sia autentica, per il fatto che un Ponte è chiaramente raffigurato nei Quadri di Loggia delle antiche officine che lo praticavano, a Swalwell e nel Derbyshire.
C’è anche un altro importante antico rituale del Marchio, il Sunderland (caratterizzato tra l’altro, come parecchi del suo tempo, dal non presentare né un’Apertura né una Chiusura - questo è dovuto al fatto che molti antichi rituali del Marchio venivano in origine lavorati in grado di Compagno, e quando si presentò l’obbligo di separare il Marchio dai gradi azzurri i Fratelli - per protesta - si rifiutarono di scrivere le aggiunte), che fa svolgere l’incontro tra Daniele e il Re (non chiamato per nome) nella Camera Reale; un suo notevole punto di interesse risiede nel fatto che qui il sogno del Re non è quello riportato dalla Bibbia, bensì - come Daniele riesce a indovinare - un grande Leone in agguato dinnanzi al tuo letto, pronto a divorare te e la tua casa.
Quando Daniele glielo descrive, il Re si alza improvvisamente dal suo divano; ammette sbalordito che proprio quello era stato il suo Sogno, e ne chiede il significato. Allora il Camerlengo (ovvero l’Ufficiale di Loggia che parla a nome di Daniele/il Candidato, come avviene di norma nei passaggi ai perfezionamenti britannici) gli dice che si tratta del Leone della Tribù di Giuda, il quale lo divorerà se non consentirà ai Figli di Israele di tornare a Gerusalemme.
Occorre dunque che il Re consegni quest’uomo a Tatnai, Governatore di questa riva del Fiume, e che Tatnai lo passi a Shethar Boznai e ai suoi compagni sull’altra riva del Fiume, e che Shethar Boznai lo riporti a Gerusalemme perché possa prestare la promessa di un Operaio del Marchio.
Il Re approva la richiesta di Daniele, aggiungendo che egli avrà Grano, Vino, Olio e Sale per la sua sussistenza quando aiuterà a ricostruire il Tempio e la Città Santa che ora giacciono in rovina, e fare come i suoi antenati hanno fatto prima di lui.
La scena si sposta ora sulla riva del Fiume, dove il Camerlengo consegna il Prigioniero al Governatore Tatnai e gli dice di passarlo a Shethar Boznai.
Tatnai esegue, e il candidato passa il Ponte, che è una piccola piattaforma di legno collocata nella parte occidentale della Loggia.
Invece nel rituale Old York (che fu praticato nella Loggia del Marchio di Bradford lungo quasi tutto l’arco del diciannovesimo secolo, finché essa non aderì alla Gran Loggia del Marchio e ne adottò il rituale) il Maestro Venerabile diventa il Re dell’Est, il Secondo Sorvegliante impersona Tatnai e il Primo Shethar Boznai.
Il Ponte viene disposto tra i Seggi del Sud e dell’Ovest, cioè dei due Sorveglianti. Il Copritore Esterno viene detto Guardia Esterna, il Segretario Scriba. Tutti i Past Masters che siano anche Maestri del Marchio sono abilitati a svolgere i ruoli di Re dell’Est, Tatnai e Shethar Boznai.
Il Sogno del Leone è presente anche in un rituale che viene considerato della stessa famiglia dell’Old York, il Clough of Perseverance (dal nome dell’officina in cui veniva praticato, nel Lancashire); e qui non viene interpretato da Daniele ma da un personaggio chiamato Gobraim, il quale fa parte di un gruppo di prigionieri legati con corde molto strette, che appartengono alla Tribù di Giuda.
Forse perché sono legati, non osano intimorire il Re con una minaccia: la loro spiegazione del sogno è semplicemente che i figli di Israele devono ritornare alle loro case a Gerusalemme, per ricostruire il Tempio e i santi sepolcri che ora giacciono in rovina.
Il Re aveva promesso che chi sarebbe riuscito a interpretate il sogno sarà rivestito di porpora e di scarlatto, gli sarà fatto dono di un bracciale d’oro e sarà innalzato sul cavallo del Re, sarà così condotto per le strade e i banditori annunceranno il suo nome; i prigionieri però ricusano questi onori e preferiscono partire subito per la Terra Santa.
In questo rituale il Passaggio del Fiume, del tutto identico a quello dell’Old York, viene eseguito dal solo prigioniero rappresentante Gobraim.
Andremo avanti il prossimo mese!

 

  Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

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