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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

Sono venuto questo giorno alla sorgente

Di Daniele Mansuino e Paolo Del Casale

Giugno 2019

 

Questo piccolo articolo è il primo di una serie di tre, nei quali abbiamo pensato di ripresentare a volo d’uccello - e con l’apporto di nuovi spunti di riflessione - alcuni temi già svolti in passato in questa rubrica riguardo al concetto di organizzazione esoterica che domina il mondo.

Va-avo ha-Yom el ha-Ayin (Sono venuto questo giorno alla sorgente, da Genesi 24: 42) è il titolo del più importante e sconosciuto trattato di magia sessuale che sia mai stato scritto.

Vide la luce a Praga nel 1725, e per quanto fosse stato pubblicato in forma anonima, è stato attribuito al rabbino polacco Jonathan Eibeschuetz (1690-1764), uno dei più illustri qabbalisti della prima metà del diciottesimo secolo.

L’ipotesi non è sicura, ma parecchi studiosi tendono a considerarla attendibile, anche in seguito all’accusa - che perseguitò Eibeschuetz nella seconda parte della sua vita - di essere segretamente a capo del movimento sabbataista.

Sono venuto questo giorno alla sorgente non è un’affermazione che riguardi un singolo individuo, ma i destini del genere umano: il mondo è venuto alla sorgente con l’avvento del Cristianesimo, che ha trasformato il Dio giusto dell’Antico Testamento in un Dio buono ed empatico (anzi, più che venuto alla sorgente, il mondo vi è tornato: perché il Dio delle origini era così, ed il deragliamento dalle sue buone intenzioni nei confronti del Creato fu conseguenza - volendo usare una metafora informatica - di un errore di sistema).

Potrà sorprendere che questa tesi stia alla base non di un testo cristiano, ma di un’opera scritta da un Ebreo che credeva in un altro Messia: infatti i Sabbataisti (o Sabbatiani) erano i seguaci del Messia Sabbathai Zevi (1626-1676), che aveva realizzato un importante rito di magia sessuale allo scopo di avviare nel mondo il progresso tecnologico.

Il Va-avo ha-Yom el ha-Ayin descrive in chiave allegorica e cabalistica la natura di quel rito, permettendo di creare un legame tra gli eventi storici connessi all’opera di Sabbathai e i risvolti operativi, sul piano magico e sociale, che il suo messaggio ha lasciato in eredità.

L’elemento più rivoluzionario di questo testo risiede infatti nelle tematiche trattate, talmente attuali da sembrare anacronistiche se proiettate nell’epoca in cui sono state concepite: vi si parla di fluidità di genere, omosessualità, abbattimento delle frontiere culturali e religiose, erotismo e apostasia quali chiavi per l’evoluzione della consapevolezza umana.

Praticamente potremmo dire che il politically correct in toto venne progettato, con qualche secolo di anticipo, dal suo autore, il che meriterebbe un’esegesi del testo molto attenta; infatti la stiamo portando avanti, e prima o poi contiamo di pubblicare una serie di articoli o un libro in proposito. Per il momento, ci limitiamo a sottolineare che un atteggiamento attivo, propositivo ed evolutivo su temi etici è qualcosa che è assai raro trovare nei testi esoterici, i quali troppo spesso risentono dei moralismi propri della cultura che li ha concepiti, se non addirittura dal tentativo di strumentalizzarli ai fini della propaganda politica.

Noi, tuttavia, siamo fortemente convinti che le fasi cruciali per l’evoluzione della civiltà o di qualsiasi sistema organizzato - non ultima la psiche individuale - siano sempre processi che distruggono l’equilibrio dell’assetto in cui si manifestano, così da poterlo rigenerare.

La stessa cosa deve aver pensato Gershom Scholem quando, per primo, decise di portare a conoscenza delle masse la storia di Sabbathai Zevi, Messia caustico e in controtendenza.

Come ben sanno i lettori più affezionati di questa rubrica, negli articoli precedenti Daniele Mansuino ne ha già parlato molto, perché è venuto ormai il tempo che il suo influsso sulla società contemporanea venga pienamente alla luce.

L’associazione fondata da Sabbathai è ancora presente e attiva nel mondo di oggi, sebbene molto segreta, e viene considerata uno dei più importanti sottocentri della cosiddetta organizzazione esoterica che domina il mondo: una plurimillenaria scuola magica, che fa uso della magia sessuale per compiere riti finalizzati a dirigere il corso della storia.

Infatti, la concordanza dei temi portati avanti dal Va-avo ha-Yom el ha-Ayin con il progetto dell’organizzazione balza fuori con evidenza dal clamoroso successo che li ha coronati. A distanza di quasi tre secoli, la loro affermazione nel sociale ci appare del tutto svincolata dalla diffusione del libro (allora come oggi, riservato ad una ristrettissima cerchia di addetti ai lavori), e testimonia in favore dell’esistenza di una potente azione magica, per gli attuatori della quale la misteriosa opera di Eibeschuetz doveva rappresentare una sorta di promemoria teorico.

A questo punto, dovremmo soffermarci ad affrontare l’idea che la storia possa essere guidata da poteri occulti. Si tratta di una possibilità tanto universalmente rigettata che chi si pronuncia a suo favore viene in genere considerato pazzo, e talvolta fatto oggetto di irrisione o addirittura di ostilità; eppure, come vedremo, solo teorizzandone l’esistenza si può riuscire ad ottenere una visuale univoca e chiarificatrice su certi passaggi oscuri della storia del pensiero umano.

Una delle ragioni non ultime dell’avversione nei confronti di questa idea è che fa paura: l’uomo teme ciò che non può controllare direttamente, e odia ciò che teme.

Proprio per questo, coloro che sostengono l’esistenza dell’organizzazione sono spesso dei paranoici che la dipingono sulla base delle loro ossessioni più incontrollabili, dando per scontato non solo che esista, ma che sia volta al male: le descrizioni che essi ne danno sono di solito contrassegnate da un approccio complottista che le destituisce da ogni credibilità.

Siamo dell’opinione che non sia questo il modo migliore per approcciare serenamente una qualunque ipotesi. La mente dell’uomo non è per sua natura refrattaria all’idea di un potere unitario a monte degli eventi; ma deve essergli presentata onestamente e con obbiettività, in modo che possa essere pienamente elaborata e assimilata.

Volendo tacere del successo conosciuto nei secoli dalle religioni monoteiste, riguardo al quale potrebbe essere lecito obbiettare che giochino un ruolo importante l’ignoranza e la superstizione, un altro caso in cui l’idea del potere unitario venne presentata bene ed ebbe successo (al punto che continua a sorprenderci ogni volta che ci pensiamo) è il successo della filosofia hegeliana nella seconda metà dell’Ottocento.

A quei tempi, infatti, l’idea che la storia universale potesse essere concepita come sviluppo e manifestazione di un unico spirito riscosse il plauso universale del mondo della cultura; la sua versione materialista, il marxismo, avrebbe scritto la storia del secolo seguente, e tutte le tendenze filosofiche posteriori - dal positivismo di allora al pensiero debole di oggi - non hanno diritto di cittadinanza se con Hegel non hanno fatto i conti.

Ora, l’idea di un’organizzazione esoterica che domina il mondo non è altro che lo spirito hegeliano con l’aggiunta di un certo numero di menti umane che gli fanno da supporto cosciente - perché, in virtù della loro superiorità intellettuale, sono in grado di cogliere le leggi del suo sviluppo e della sua manifestazione.

Eppure, mentre il pensiero hegeliano viene considerato una delle massime produzioni intellettuali dell’uomo, molti pensano che l’organizzazione esoterica che domina il mondo sia un’idea da pazzi; ma perché questa differenza?

Soltanto, a ben vedere, perché il pensiero hegeliano è impersonale, mentre l’idea di organizzazione include la possibilità che esistano persone (o gruppi di persone) in grado di controllare il processo evolutivo dell’umanità a livello mentale.

Ora, ammettiamo pure che non sia una differenza da poco; però, a nostro avviso, non c’è motivo di supporre che non reggerebbe qualora venisse sottoposta ad un serio esame critico.

La nuda verità è che, se nessuno procede a farlo (lasciando dunque questo tema in mano a fanatici più o meno deliranti) è solo per motivi che di culturale hanno veramente poco: perché disturba la coscienza dei nostri contemporanei immaginare l’esistenza di persone dalla mente tanto potente da porsi idealmente al di sopra del concetto democratico di uguaglianza, perché il pensiero che possano esistere desta allarme, perché suscita invidia e così via.

 

O forse, non soltanto per queste ragioni - a volerla dire tutta, un altro freno non da poco alla sua accettazione è che la gente non crede alla magia.

Noi, invece, la stiamo studiando da molti anni (quattordici per Paolo, più di quaranta per Daniele), ed ogni giorno di più ci rendiamo conto che solo l’accettazione del punto di vista magico potrebbe consentire all’uomo di… farsi veramente hegeliano.

Infatti, l’unico modo per assicurarsi un’oggettiva percezione della realtà consiste nel guardare ad essa come a una corrente energetica, o per meglio dire: ad un ordito energetico intessuto dalla sovrapposizione di diverse correnti, come affermano da sempre le scuole esoteriche più accreditate (ed anche, dal ventesimo secolo - seppure appoggiandosi ad una terminologia diversa - la fisica post-einsteiniana); una corrente energetica il cui costante scorrimento produce lo spaziotempo, o se vogliamo ne è prodotto, o comunque la si voglia mettere che determina (nel senso letterale del verbo - determinare = limitare) ciò che noi siamo.

Malgrado ciò, ancora per molti anni sarà difficile che la prospettiva magica possa essere accolta a livello di cultura ufficiale, e continuerà ancora per molto ad essere equiparata - da chi non ha abbastanza intelligenza per comprenderla - a mera superstizione, un prodotto superfluo della nostra attività mentale da sedare e/o contrastare.

È insomma uno di quei temi a cui può essere ancora impunemente applicato quel famigerato atteggiamento di rifiuto nei confronti delle culture diverse che ha condotto a nefandezze quali la lobotomia, certi psicofarmaci o le terapie per la cura dell’omosessualità.

In questa situazione culturalmente tanto sfavorevole, non possiamo pretendere dal nostro lettore (Manzoni aveva venticinque lettori, noi uno solo) che egli creda all’esistenza dell’organizzazione esoterica che domina il mondo, anzi glielo sconsigliamo. Tuttavia sarebbe piuttosto importante che accettasse quest’idea a livello di allegoria, un’ipotesi di lavoro che lo aiuterà a seguire meglio i nostri discorsi.

Del resto, l’organizzazione non può essere sbrigativamente classificata neanche sulla base delle categorie di pensiero che sono familiari a chi si occupa di magia e di esoterismo, perché sta a monte di esse: tutte le associazioni esoteriche oggi note sono da lei emanate in un modo o nell’altro, come pure (per quanto indirettamente) tutte le realtà che siamo abituati a veder operare quotidianamente nel sociale - in politica, in economia, nello sport, eccetera.

Volendo quindi guardare al mondo nella prospettiva dell’organizzazione, contiamo di riferirci a tutte le forme associative umane (dal movimento sabbataista in giù, fino alle società bocciofile e alle catene di supermercati) in termini di suoi sottocentri - e preghiamo il lettore di prendere nota ancora una volta che non siamo pazzi (semmai un po’ strani) - anche il nostro invito a ragionare in termini di sottocentri deve essere considerato niente più di una convenzione da adottare provvisoriamente.

A monte di tutti i sottocentri, l’organizzazione considerata in sé stessa non ha un nome, e non si rapporta col mondo esterno sulla base di una struttura formale; un’altra sua caratteristica importante è di non poter essere definita mediante alcuna forma di dottrina ideologica (per quanto molti suoi sottocentri siano invece caratterizzati dall’appoggiarsi a dottrine, spesso contrastanti tra loro).

L’organizzazione lavora per guidare l’umanità verso una meta (un altro tema sul quale, negli articoli di questa rubrica, ci siamo già dilungati ed espressi anche troppo). Qualcuno, soprattutto gli avversari dell’organizzazione, ritiene di poter sintetizzare la sua meta nella frase Sostituire l’uomo a Dio; tuttavia i suoi membri rigettano questa definizione a loro avviso limitativa, in quanto il fine del loro progetto sarebbe la creazione di un nuovo Universo.

Come la creazione dell’Universo in cui ci troviamo ora fu opera di Dio (non necessariamente nel senso religioso della parola, bensì nel senso di una forza precedente all’uomo), la creazione del prossimo dovrà essere opera dell’uomo.

Possiamo pensare a uno schema nel quale, alle origini, l’unica forza creativa agente nel mondo era Dio; poi venne l’uomo, che - una volta acquisita la consapevolezza - manifestò in vari modi la sua riconoscenza nei confronti dell’entità che lo aveva creato. Ma al tempo stesso, il progetto dell’organizzazione agiva per spogliare l’idea di Dio dei suoi poteri, e conferire all’uomo qualità creative a sua volta.

Volendo raffigurarci questo lunghissimo percorso in una formula lineare che lo riassuma - in quanto iter evolutivo - dalle origini ai nostri giorni, possiamo raffigurarci uno Schema 1-2-1:

1 - Prima c’era Dio da solo; 2 - Poi Dio e l’uomo; 3 - Infine, ci sarà soltanto l’uomo.

Il passaggio dalla seconda alla terza fase dello Schema, ovvero dal 2 all’1, è impresso a lettere di fuoco nella storia della modernità: pensiamo ad esempio al conflitto tra Galileo e il Sant’Uffizio, che è in sostanza il mito archetipico della scienza moderna, o alla polemica che agitò la Massoneria nella seconda metà del diciannovesimo secolo, se fosse opportuno o meno lavorare Alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo (anche se entrambi questi scontri sono stati talmente schematizzati a posteriori che oggi è diventato molto difficile coglierne i termini reali).

Riguardo alla creazione del nuovo Universo, in questa sede non avremo occasione di soffermarci molto. È importante invece che il lettore interiorizzi i concetti di progetto e di Schema 1-2-1, e li elabori personalmente in modo da adattarli alla propria esperienza.

Il principale metodo attraverso cui l’organizzazione è in grado di dirigere il corso della storia è la pratica dei suoi sofisticatissimi riti di magia sessuale, che - per quanto complessi - sono fondati su una teoria di base molto semplice.

L’ipotesi di fondo della magia è formulata nella Tabula Smeralgdina di Ermete Trismegisto: Quod est inferius est sicut quod est superius, generalmente tradotta in italiano: Come in alto, così in basso. Questo significa, tra l’altro, che le leggi all’origine della manifestazione del nostro Universo sono potenzialmente riproducibili nel ristretto ambito del cervello umano, e possono essere utilizzate per la produzione e la trasmissione di energie sottili (quella che è definita magia simpatica dagli operatori del settore).

 

Se il lettore è un super-materialista e non crede a queste cose, non sarà probabilmente arrivato fino a questo punto del nostro articolo - ma se invece c’è arrivato e vuole ancora andare avanti, mettiamola così: esistono forme di energia che la scienza non ha ancora catalogato. I tavolini che ballano nelle sedute spiritiche, la levitazione dei santoni induisti e la forza sovrumana degli indemoniati sono esempi di fenomeni la cui esistenza è stata ampiamente dimostrata e non ancora totalmente spiegata.

Lungo sarebbe il discorso se alla radice di tali fenomeni agiscano forze che hanno origine nel nostro inconscio (agli inizi del secolo scorso, si cercavano di spiegare i fenomeni spiritici con l’isteria) o in qualche parte dell’Universo, come in astrologia nelle forze legate ai pianeti; ma per l’esoterista, con la sua tendenza a formulare spiegazioni onnicomprensive, le due ipotesi coincidono senza alcun conflitto.

La ricerca scientifica potrebbe aver da poco aperto un primo spiraglio sulle possibili basi organiche che permettono il fenomeno della magia simpatica, e ciò potrebbe spiegare almeno alcuni dei metodi di trasmissione energetica peculiari dell’organizzazione: pensiamo ad esempio alla scoperta dei neuroni specchio, una classe di cellule cerebrali che si attivano sia quando un individuo compie un’azione che quando la vede compiere - anche simbolicamente - da qualcun altro. In pratica, questa classe di neuroni trasforma i segnali visivi e immaginali in impulsi di potenziale motorio.

Questa caratteristica del sistema nervoso è alla base della capacità umana di creare empatia; e quest’ultima è la caratteristica psichica che ci consente di ragionare in modo analogico - ovvero, appunto, come nella magia simpaticae nel Quod inferius...

Per un esoterista, anche questi fenomeni di trasmissione dei simboli rappresentano esempi della manifestazione diretta di correnti energetiche sul piano della materia.

Esistono anche altre ipotesi sul perché la magia funziona, legate al concetto di un’energia primordiale e preatomica che sarebbe all’origine della materia; ma anche su questo argomento stiamo provando a scrivere un libro (è una nostra mania), quindi per il momento preferiamo limitarci a segnalarle.

Il principio su cui si basano tutte le forme di magia in uso nel mondo è la creazione di un modello dell’Universo all’interno del microcosmo dell’uomo; così fa il mago che traccia intorno a sé un cerchio magico con un bastone. Simbolicamente egli racchiude tutto l’Universo in quel cerchio, e lui - al centro - simboleggia Dio: è questo il primo passo che gli consentirà di ottenere, mediante le proprie azioni successive, effetti soprannaturali.

Per quanto a livello tecnico esistano correnti energetiche di innumerevoli qualità, sono tutte accomunate da una caratteristica: che aumentano il potere individuale della persona che le sa manipolare.

Questo vale anche per la ritualità magica parareligiosa. Per esempio, l’Evocazione degli Angeli viene spesso ipocritamente presentata come qualcosa che l’esoterista è chiamato a eseguire per la gloria di Dio (che esista o no), ma non è così. Se sei in grado di evocare un Angelo il tuo potere individuale aumenta eccome, e da questo punto di vista l’operazione da te compiuta non è diversa da quella del mago che evoca il più maligno e infido dei demoni.

In verità, tutto un discorso a parte - per cui qui non abbiamo spazio - potrebbe riguardare il modo in cui l’organizzazione, al fine di stornare l’attenzione da sé stessa, ha sempre avuto cura di mantenere le sue principali linee d’azione (esoterismo, magia, sesso, ecc.) ai margini del dibattito della cultura ufficiale, se non addirittura al di fuori.

Conveniamo sul fatto che quest’aspetto sia parte integrante del suo metodo di comunicazione. Essa agisce nel subliminale - in tutti quegli strati di coscienza che non sono consapevolmente riconoscibili, e che proprio per questo influenzano il nostro comportamento con la massima facilità - in modo molto efficiente. L’organizzazione è in grado di imprimere direttamente i suoi messaggi nel nostro sistema simpatico, bypassando le barriere consce.

La struttura di fondo della magia sessuale da essa praticata è semplice, innanzitutto, perché le origini delle attività dell’organizzazione si perdono nella preistoria: un periodo in cui gli operatori magici non avevano a disposizione una strumentazione sofisticata, e potevano ricorrere soltanto alle principali correnti energetiche operanti in natura.

Inoltre, il simbolismo concernente il passaggio di potere da Dio all’uomo è facilmente identificabile nella struttura del corpo umano, e di quello femminile in particolare. Dalla trasposizione in termini di simboli del corpo femminile ebbe origine in toto la cosiddetta tradizione primordiale, ed è tuttora vivente nella tradizione sciamanica, dalla quale derivarono a loro volta l’Alchimia e l’Ermetismo.

Non molti hanno riflettuto sul rapporto che lega tali discipline esoteriche al matriarcato, la teoria per la quale si suppone che nella preistoria fossero principalmente le donne a detenere il potere; il che potrebbe essere reso plausibile dal fatto che l’umanità, percependo la divinità come esterna da sé, la vide riflessa nel mistero più grande che aveva a portata di mano, la procreazione, della quale il femminino si erge a simbolo indiscusso.

Per la legge della magia simpatica, nel simbolismo in uso presso l’organizzazione, all’uomo (fallo - principio proiettivo) corrisponde il concetto, individuale e patriarcale, di Dio; e alla Donna (kteis - principio ricettivo) il concetto di uomo inteso nel senso di umanità, molteplicità (l’individuo è quindi in grado di fecondare le masse e con esse generare nuova vita).

Di conseguenza, all’aumento di potere dell’uomo nei confronti di Dio fanno riscontro gli aumenti di potere della donna nei confronti dell’uomo e della collettività rispetto all’individuo - questi sono solo alcuni tra gli importanti effetti sociali innescati dal progresso tecnologico.

Ancora, nel corpo sussiste una corrispondenza simpatica tra la testa e i piedi. I piedi però sono due, perché l’Ermetismo è un sistema studiato per rispondere alle esigenze dell’attuale fase del progetto: ovvero la seconda fase dello Schema 1-2-1, quella della convivenza tra Dio e l’uomo.

La testa corrisponde a Dio, i piedi corrispondono all’uomo nell’attuale fase governata da quelle che, nella qabbalah ebraica, vengono oggi chiamate le Dieci Qliphoth; a ogni dito ne corrisponde una, come a ogni dito delle mani corrisponde una Sephirah.

L’energia delle Qliphoth, raccolta tramite le piante dei piedi dal terreno, converge all’inguine tramite le gambe. Gli organi riproduttivi ne rappresentano l’uso secondo la volontà divina; le zone erogene o le pratiche erotiche infeconde sono il suo uso secondo la volontà dell’uomo.

Nel Sepher Yetzirah si fa riferimento al patto tra le dieci dita delle sue mani ed è questo il patto della lingua, e tra le dieci dita dei piedi ed è questo il patto della Milà (circoncisione). Possiamo qui osservare come le basi fondamentali e antichissime per la manipolazione delle energie qliphotiche siano state sviluppate, nel corso di innumerevoli secoli, in molte diverse varianti; tanto nell’ambito dell’organizzazione stessa quanto nei sistemi magici da essa affidati ai sottocentri.

I riti di magia sessuale praticati direttamente dall’organizzazione sono molto segreti. Fino ad oggi sono stati pubblicati soltanto parzialmente, in pochi libri perlopiù quasi sconosciuti, e la sola fonte che permette di saperne qualcosa di più sono le cosiddette scritture dell’organizzazione, circolanti solo al suo interno. Personalmente abbiamo avuto modo di esaminarne una piccolissima parte, sotto il vincolo del segreto, e siamo stati autorizzati a riprodurne soltanto i brevi stralci che Daniele Mansuino ha inserito qua e là nei suoi articoli (per esempio in Le Sette Torri del Diavolo).

La sola cosa veramente necessaria per comprendere più a fondo le attività dell’organizzazione è farsi un’infarinatura dei suoi cinque riti più importanti, i cosiddetti rituali maggiori - non vi ritorniamo qui perché anche di essi abbiamo già trattato in varie sedi, inclusi vari articoli di questa rubrica.

Potremmo dire che essi erano rivolti a riorganizzare la cablatura del sistema nervoso dei nostri antenati sfruttandone la plasticità: ovvero modellando le sinapsi tramite la ripetizione costante di determinati comportamenti o concetti rituali, che innescano una routine.

Potremmo anche affermare che l’organizzazione interagisce con l’umanità tramite meccanismi mnemonici: ovvero installando gli Algoritmi del suo progetto nei metodi in cui organizziamo i nostri ricordi, nonché nel modo in cui li richiamiamo alla consapevolezza.

Potremmo infine, allo stesso modo, arrivare a sostenere che l’organizzazione sia nata - su questo pianeta perlomeno - grazie allo sviluppo delle facoltà mnemoniche della razza umana. Conoscere significa ricordare, afferma Platone nel Fedone, e tuttora si considera la memoria come una delle caratteristiche che rendono possibile la conoscenza sia nell'uomo che nell’animale, in quanto è il cardine della capacità di apprendimento.

Naturalmente, non vogliamo ignorare che la memoria considerata isolatamente non ha senso - essa deve per definizione accompagnarsi ad altre funzioni mentali, quali l’elaborazione, il ragionamento, l’intuizione, la coscienza nella sua interezza. In un certo senso, però, ne costituisce anche la materia prima, il database su cui le altre funzioni possono lavorare: infatti, più si migliorano l’ordinamento e la classificazione dei dati, più è agevole ripescarli al momento giusto, in modo di poter effettuare operazioni mentali complesse.

Il progetto sembra avere lo scopo di restituire all’umanità un’immagine di sé stessa al massimo delle proprie potenzialità; ma l’organizzazione si deve essere resa conto che non è possibile riversare tutto il potenziale umano in un solo individuo, a meno che questi non abbia raggiunto un determinato stato di… organizzazione mnemonica utile a contenerlo.

A tale fine è necessario che tutti gli esseri umani - partendo dalle individualità nelle quali gli elementi evolutivi sociali si presentano combinati nelle giuste dosi - vengano avviati lungo un percorso di evoluzione progressiva, che transita attraverso livelli diversi di iniziazione.

Contiamo di ritornare su questo tema, seppure da angolazioni diverse, nei prossimi due articoli.

 

Daniele Mansuino e Paolo Del Casale

 

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