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di Guido Brunetti   indice articoli

 

Eros che scioglie le membra

Agosto 2017

 

Eros è il termine con cui la cultura greca designava l’amore e il dio Amore. E’ tra i temi preferiti dalla letteratura greca classica, principalmente dai poeti e artisti. Nella cultura romana, l’Eros assume dignità letteraria soprattutto in Petronio, Catullo, Ovidio, Apuleio.

Il tema dell’amore propone un percorso che parte con la “Teogonia” di Esiodo e con i poeti lirici e culmina con il “Simposio” di Platone, un’opera che rappresenta - scrive Roberto Luca nel suo libro “Labirinti dell’Eros. Da Omero a Platone” (Marsilio Editori) - la “principale fonte letteraria di informazioni sul tema”, insieme con la dimensione filosofica più significativa che la cultura classica abbia generato.

Eros, parola che  appare per la prima volta nelle opere di Omero, è  il dio Amore, una divinità che viene considerata un’entità cosmica primordiale, principio generativo dell’universo.

Nei poemi omerici, emerge una ricchezza di contenuti e significati del fenomeno erotico, i cui elementi saranno ripresi e ampliati nelle opere di altri autori. Eros viene visto come un possente desiderio sessuale, che si manifesta soprattutto nel comportamento di Paride verso Elena, una figura regale e divina  contesa da Menelao e Paride. Nella concezione omerica, l’Eros indica “amico”, “benevolenza”, “solidarietà” e soprattutto “relazione sessuale”, “rapporto d’amore”.

E’ tuttavia il “Simposio” di Platone che si pone come “enciclopedia dell’Eros antico”, il punto di riferimento in materia nella letteratura greca. Per il padre della filosofia occidentale, Eros o daimon è una forza che spinge l’anima alla contemplazione della bellezza ideale, la quale è conoscenza della verità. In questo senso, l’Eros platonico assume una grande valenza etica, in quanto amore del bene. La sua azione si esprime in più direzioni: quella cosmica, quella cosmogonica, che è capacità nel generare enti e divinità, e quella antropica, la quale agisce a livello degli esseri umani.

La grandezza del dio Eros, per Platone, si manifesta principalmente nella sua origine o ghènesis: egli è il più antico degli dei, in grado di  suscitare una esemplare condotta di vita, espressa nella “vergogna per le cose turpi e nel desiderio di emulazione nei confronti di ciò che è nobile”. La presenza di questo doppio amore si rivela nella disposizione alla salute o alla malattia.

Nella sua essenza, Amore è la manifestazione di “una interiore tensione conoscitiva dell’anima”, l’intimo desiderio del trascendente che è nell’uomo, un elemento che stimola la bellezza, la conoscenza della verità e l’amore per la sapienza. Di tutte le ispirazioni divine, l’amore è “la migliore e procede  da ciò che è migliore” (Fedro). E’ un percorso ascendente che lega il sensibile all’intelligibile per cogliere “l’essenza che sempre è”.

Il valore etico in quanto amore del bene attribuito da Platone a questa entità viene ripreso da Agostino e dalla cultura del Medioevo e del Rinascimento, i quali intendono l’amore come agape, caritas, amore di Dio, punto di congiunzione tra finito e infinito, elemento di perfezione che porta alla contemplazione divina.

Nel Romanticismo e in Freud, emerge il dualismo di amore-morte, Eros e Thanatos, la divisione dell’Eros in un amore nobile e in un amore volgare e spregevole. Il padre della psicoanalisi utilizza il termine eros per indicare l’insieme delle pulsioni di vita in opposizione alle pulsioni di morte. La libido coincide con l’Eros dei poeti e dei filosofi e “mantiene la coesione di tutto ciò che vive”. Le pulsioni di morte invece sono una “forza primaria, demoniaca”, il ritorno a uno stato precedente.

Concludendo, come nasce Eros? All’inizio - scrive Esiodo - era il Caos, poi comparve la Terra, quindi venne Eros”, il “più bello fra gli dei immortali, colui che scioglie le membra e che di tutti gli dei e gli uomini doma nel petto il pensiero e i saggi consigli”. Questa bella e poetica immagine viene ripresa da Saffo, la quale afferma che Eros “scioglie le membra, dolceamara fiera invincibile”.

 

   Guido Brunetti

 

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