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Le finestre dell'anima di Guido Brunetti

Le Finestre dell'Anima

di Guido Brunetti   indice articoli

 

Guido Brunetti tra neuroscienze, psicoanalisi e filosofia

di Anna Gabriele

Febbraio 2021


“La ricerca sul cervello, la mente e il trascendente - afferma Guido Brunetti - rappresenta la sfida più avvincente del XXI secolo, la più affascinante avventura mai intrapresa dalla specie umana”. Cervello, mente e dimensione del trascendente sono tra le grandi questioni che da sempre sono al centro delle sue opere e dei suoi interessi professionali, culturali e scientifici. Sono contributi imprescindibili, che chiunque voglia studiare o solo capire il cervello, la mente e la coscienza, cioè le neuroscienze, dovrebbe leggere. La sua scrittura rivela uno stile limpido e scorrevole, una prosa elegante e classica, che quasi seduce. I suoi lavori infatti spaziano soprattutto nei diversi campi delle neuroscienze, della psichiatria e della psicoanalisi con notevole competenza e capacità. Qualità che lo portano a padroneggiare anche altri campi del sapere, come filosofia e letteratura. Per questa via, egli si distingue per ampiezza di visione, forza espressiva e rigore scientifico. Rivelando in tal modo, come ha scritto Vincenzo Rapisarda, docente di psichiatria nell’Università di Catania, “una cultura universale”.

Brunetti, uno e trino: neuro scienziato, umanista, filosofo. Una personalità pluridimensionale, poliedrica. Nel segno dell’unità dei saperi. Ciò che rappresenta la sua “peculiarità” e lo “differenzia” dagli altri autori è il “valore aggiunto” della sua concezione trinitaria della persona umana, una visione non solo neuro scientifica, ma anche filosofica, umanistica e spirituale dell’essere umano e dell’esistenza. Uno dei grandi meriti di Brunetti, come ha sostenuto il neuro scienziato Vizioli, è per l’appunto quello di riuscire a fondere mirabilmente cultura scientifica e cultura umanistica, superando le antiche divisioni fra le varie dimensioni dell’uomo. “Raro esempio, per Vizioli, di come possa esistere una figura di umanista-scienziato. E Brunetti è "un umanista-scienziato". “Pensiero scientifico, pensiero filosofico e pensiero umanistico - spiega Brunetti - sono portatori di contenuti, di pensiero, che ci aiutano a comprendere l’unità di fondo dello spirito umano, in un processo armonico e all’infinito”. Egli scava nell’anima dell’essere umano, nel sottosuolo oscuro e profondo della psiche e dell’inconscio. Va alla radice della persona.
Come neuroscienziato, egli fornisce “un apporto di estremo interesse - ha dichiarato il grande neuroscienziato Giulio Maira - sulle prodigiose proprietà, ma anche sui tanti misteri che ancora avvolgono il nostro cervello e la nostra mente, e aggiunge molti tasselli alle nostre conoscenze”. Dando “importanti contributi - aggiunge Rapisarda - al progresso delle neuroscienze, della psichiatria e della psicoanalisi”. Approfondisce poi il campo dell’introspezione psicologica e patologica con l’autorità e l’abilità che non tutti gli psichiatri e psicologi possiedono.
Come filosofo, analizza e studia a fondo l’ontologica finitezza dell’uomo e delle cose del mondo. C’è in Brunetti la ricerca sul mistero e l’esistenza di Dio, la cui idea costituisce un bisogno innato, biologico. È lo spirito che rende superiore l’uomo. È una spiritualità che è l’unica capace di comprendere la dimensione del sacro e del trascendente, al fine di placare il senso tragico della vita, le inquietudini, la sofferenza, la solitudine e la miseria umana. Emerge una condizione umana complessa e difficile, il senso drammatico dell'esistenza.
Scendendo negli abissi del nostro Io, riesce a cogliere la dimensione più profonda dell'individuo, là dove - osserva sant'Agostino - "abita la verità" (In interiore homine habitat veritas). Alla ricerca cioè delle terre incognite della ragione, delle emozioni, dei sentimenti e delle passioni.
Come umanista, cerca di amalgamare i principi base dell’umanesimo filosofico con la dimensione cristiana, nel solco di un pensiero che va da Platone a sant’Agostino, attraversa il ‘400 e il ‘500 e giunge fino ai nostri giorni. Il logos del cristianesimo - chiarisce Brunetti - “non è contrario al percorso dello spirito umano, ma ne rappresenta la conclusione. È un’idea che si fa ascesi e che tende a valorizzare gli aspetti positivi presenti nell’uomo e nella natura. Di qui, l’accento posto sulla dignità dell’essere umano, un soggetto visto nella sua originaria grandezza. È un umanesimo, quello di Brunetti, che è reso più consistente da una conoscenza delle neuroscienze e dunque più profonda della mente umana.
In questo contesto, il nostro autore mette in luce la deriva nichilista della società contemporanea e della modernità secolarizzata. La modernità ha demolito l’antico concetto di “analogia entis”, ossia di un essere creato dal nulla a immagine e somiglianza di Dio (trinitario e trascendente), secondo una teoria che sfocia nella “morte di Dio” e della personalità libera e spirituale dell’uomo ipotizzata da Nietzsche. Il pensiero contemporaneo e i progressi scientifici stanno “allontanando paradossalmente l’uomo da ogni riferimento all’assoluto e alla visione spirituale del mondo, lasciando cadere qualsiasi richiamo all’idea morale e a quella metafisica. L’uomo - spiega Brunetti - vuole sostituirsi a Dio, ma un mondo senza Dio, in ciò concordiamo con Dostoevskij, è un mondo sen’anima, senza finalità, progettualità e speranza.
Se Dio non esiste, allora non può esistere il fondamento della morale, dei valori, dei diritti, né di un Bene e di un Male assoluti (Craig). Senza Dio, per Sartre, svanisce ogni possibilità di ritrovare principi. Senza Dio, tutto è lecito. In un mondo, che scredita la dimensione del trascendente e del sacro, tutto è possibile, anche le più terribili malvagità”.

Invero, "Scienza e fede, Dio e ragione" rappresentano, per Brunetti, due delle più grandi conquiste della civiltà umana, le quali hanno il pregio di fornirci "prospettive diverse, ma complementari dell'uomo e del mondo circa il senso dell'esistenza, la nascita della mente e della coscienza, l'origine del linguaggio e del pensiero simbolico e la possibilità del trascendente".  "La scienza non può essere né atea né teista, non può negare né avversare il soprannaturale, ma soltanto ignorarlo per motivi di metodo naturalistico, che è il procedimento necessario per investigare la realtà".
Esistono pertanto questioni "essenziali" - le questioni "ultime" di Popper - alle quali la scienza non è in grado di dare spiegazioni, cioè di cogliere "il significato ultimo del mondo", come rileva Einstein, per il quale esiste qualcosa di "essenziale" aldilà del dominio della scienza, oltre l'orizzonte dell'esperienza, al di fuori dei confini dell'esistenza fisica, materiale, dell'uomo. Le nostre esistenze - annota lo scienziato - sono "toccate" dalla trascendenza. La scienza senza la religione è "zoppa", la religione senza la scienza è "cieca".
Le stesse neuroscienze mostrano che l'idea di Dio - il sentimento religioso - nasce da "processi cognitivi consci e inconsci della mente". C'è - dicono i dati delle ricerche - un'area del "divino nel cervello". Sia la narrativa scientifica che la narrativa religiosa ci dicono la medesima cosa: il desiderio di Dio è un bisogno innato, biologico, naturale.  La spiritualità, in questo contesto, assume il carattere di una tendenza fondamentale, una strategia dell'evoluzione, espressione del bisogno ancestrale dell'Homo religiosus nel cercare la trascendenza.
Nel solco di questa impostazione, l'individuo viene concepito da Brunetti nel suo "insieme, come un tutto integrato in cui i meccanismi mentali e psicologici agiscono sui processi neurofisiologici" in un complesso di "circuiti riverberanti" (Bimbauer).
Tale visione si dimostra particolarmente feconda in altri terreni nei quali si muove il nostro autore, come la psichiatria, la psicoanalisi e la psicoterapia. Siamo pertanto ben lontani dal modello riduzionistico delle scienze naturali espresso nella famosa tesi di W. Griesinger "Le malattie mentali sono malattie del cervello". "Vogliamo dire che il problema difficile e complesso della psichiatria non si risolve solo per la via dell'ipotesi neurobiologica". La psichiatria, d'accordo con Binswanger, il padre dell'approccio fenomenologico-esistenziale, è una scienza dell'uomo, dell'esistenza. Esistenza che non è solo "natura", ma è anche spirito, cultura, storia. È persona, volta a "comprendere" l'altro, ossia l'uomo nella sua "globalità".
Il disturbo mentale è inteso come un insieme di relazioni, vissuti, esperienze, mentre il campo dell'organicità (genetica, cerebrale, endocrina) è un settore del suo ambito. La patologia mentale diventa l'espressione di una interazione biologico-sociale. Fattori endogeni ed esogeni, processi organici e psicodinamici, meccanismi psicoreattivi della personalità, condizioni psico-sociali hanno un profondo significato nell'insorgenza dei disturbi psichiatrici.
Da questo impianto, nasce una concezione olistica dello sviluppo dei processi neurali e psicologici, ossia di "un'integrazione globale neurobiologico-psicoanalitica. È l'idea di "un modello interdisciplinare" destinato a chiarire e comprendere sempre meglio la correlazione tra concetti psicodinamici e acquisizioni neuroscientifiche, tra "mente-cervello" e "mente-persona".
In questa tensione "natura-esistenza", si pone anche la psicoanalisi secondo una feconda prassi umanistica. La psicoanalisi, secondo Brunetti, propone una teoria generale dello sviluppo dell'uomo, normale e anormale, consentendone la comprensione genetica basata sulla regressione a stadi precoci e libidici, che fanno parte dell'evoluzione della persona umana. Questo approccio rappresenta una guida a una comprensione più complessa del rapporto tra mente e cervello.
Assume pertanto notevole rilievo - spiega Brunetti - il metodo della psicoterapia in psichiatria soprattutto "nell'individuazione della vita psichica inconscia, che è la grande scoperta del Novecento".  Oggi, la psicoanalisi ha assunto "una sua dimensione teorica e pratica, costituendo il punto di riferimento di ogni metodo di psicoterapia".
A sua volta, il contributo della fenomenologia e della filosofia esistenziale ha condotto a una "riformulazione" (Callieri) delle questioni in oggetto e a un modo "radicalmente diverso" di essere psichiatri, superando in tal modo le categorie riduttive biologiche e psicologiche. Secondo questo modello, l'oggetto della psichiatria non è più il cervello, ma la "soggettività" del paziente, la sua interiorità, gli stati soggettivi, interiori, privati, personali.
Il soggetto viene colto nella sua "irriducibile singolarità, nella sua ulteriorità come persona al mondo, come persona, secondo una prospettiva che va da Husserl a Jaspers, Heidegger e Binswanger. L'esistenza è vista come "noità", "coesistenza", è "l'esserci-nel-mondo". "Esse est coesse", è la natura antropologica dell'incontro, "dell'essere-in-relazione".
L'incontro con l'altro rivela l'altro a me non come oggetto, ma come "esistenza", come "sorgente di senso e di significato". Si tratta di una svolta antropologica, che è la "vera rivoluzione copernicana" della psichiatria odierna. L'integrazione tra neuroscienze, psicoanalisi e filosofia esistenziale viene dunque a porsi come "un'avvincente possibilità, destinata - riflette Brunetti - a creare nuovi orizzonti di ricerca".

Storicamente, la riflessione sul cervello, la mente e l'anima, per Brunetti, è antica quanto il pensiero umano. Fin dai primi filosofi, si sostiene l'idea di un'anima immateriale, di non corporeo, e dunque indipendente dal corpo e dalle leggi della scienza. Se l'anima è immateriale è perciò immortale.
Con l'avvento delle nuove neuroscienze nel Novecento, i neuroscienziati non parlano più dell'anima, bensì della mente, la quale viene identificata con il cervello. C'è identità tra cervello e mente. La mente cade in tal modo sotto il dominio del metodo scientifico, sperimentale. Stati mentali e stati cerebrali coincidono. Rimane tuttavia un mistero come il cervello dia vita alla mente, alla coscienza e alle esperienze soggettive.
"In verità, l'essenza della natura umana - dichiara Brunetti - sta nella sua 'psyché', ossia nella sua anima. Che è oltre il terreno empirico e fenomenico. Il pensiero umano è incessante ricerca dell'ulteriore, del pensare-oltre, del trascendente, dell'assoluto. Al di là dell'oggetto, del corpo e del cervello, oltre il mondo sensibile. È un salire e un aprirsi al sovrumano, un dilatarsi fino all'infinito".
Sono concetti che hanno dato vita a una concezione dell'essere umano che il nostro "umanista-scienziato" sviluppa con magistrale perizia.
Infatti, Guido Brunetti - scrive Tonino Cantelmi, docente di psichiatria nell' Università "La Sapienza" di Roma - "è noto per aver elaborato la Teoria trinitaria della persona umana, la quale rappresenta un contributo fondamentale al progresso della conoscenza". È una dottrina che "esprime un decisivo superamento sia del riduzionismo scientifico che del riduzionismo operato dalle scienze umane". Emerge una grande visione dell'uomo e del mondo, che concorre ad approfondire l'essenziale della persona, la quale acquisisce un valore intrinsecamente ontologico e quindi etico.

Concludendo, la sua vasta e importante produzione scientifica espressa attraverso libri e saggi e gli eccellenti giudizi di autorevoli neuroscienziati e studiosi, come la definizione di Brunetti di "umanista-scienziato" e quella di essere "uno dei pochi autori in grado di scrivere un libro sul cervello, la mente e la coscienza fanno davvero appartenere Brunetti, come è stato scritto, al "pantheon" dei classici della letteratura neuroscientifica e delle scienze umane".

 

Anna Gabriele

 

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