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Perché non possiamo fare a meno di parlare di Dio

Intervista al professor Guido Brunetti

Di Anna Gabriele

Luglio 2018

 

La scomparsa di uno degli scienziati più celebri al mondo avvenuta il 14 marzo scorso ha posto in primo piano un affascinante e fondamentale argomento, quello del rapporto tra cosmologia, Dio e religione. Parliamo di Stephen Hawking, erede di Galilei, Einstein e Newton e grande teorico dei ‘buchi neri e dell’origine dell’universo’.

 

Professor Brunetti, i successi della scienza hanno davvero relegato Dio nel dimenticatoio? Qual è il pensiero di Hawking al riguardo?

 

“La teoria di Hawking e di altri esponenti del neo-ateismo, come Dawkins, Sagan, Krauss e altri, sostiene che il pensiero scientifico moderno può ‘fare a meno di Dio’. ‘Non abbiamo più alcun bisogno della fede, poiché – dicono - la scienza l’ha reso inutile e sorpassato. Nel suo libro ‘Il grande disegno’, il grande astrofisico e matematico scrive che non c’è alcuna necessità di ‘invocare Dio per accendere la miccia che fa partire l’Universo’. Le leggi della fisica - egli precisa - sono da sole sufficienti a spiegare le origini dell’universo”.

 

Che cosa rispondere a queste affermazioni?

 

“In verità - spiega Brunetti - le leggi della fisica non sono ‘causa’ di nulla, in quanto sono ‘semplici descrizioni’ di ciò che accade nell’universo. Esse, come concordano altri autori, non sono cioè una ‘causa agente’, ma una spiegazione delle cose (J. Lennox). Se sono le leggi della fisica a creare l’universo, come dicono Hawking e altri, allora chi ha creato le leggi della gravità? Questo mostra in sostanza l’esistenza di una ‘moderna crociata’ contro Dio, la fede e il sacro. Oggi, la cultura prevalente e la scienza rifiutano ogni verità assoluta e l’esistenza di ogni Essere eterno. Di qui, la negazione di Dio e del trascendente. È la crisi dell’uomo moderno divorato da un diffuso nichilismo e da un Io ipertrofico”.

 

Qual è la sua concezione?

 

“Contrariamente alle ipotesi di questi pensatori e dello stesso Nietzsche, Dio non è morto, così come non è morta la dimensione del sacro e della spiritualità. C’è al riguardo un’affermazione fondamentale da sottolineare: finora la scienza non ha confutato che Dio esiste. Non può dire se Dio esista o no.
Noi riteniamo che la narrazione della scienza e della fede può fornirci feconde, affascinanti e interessanti prospettive. Esse sono diverse, ma complementari. Rappresentano due visioni del mondo. Auspichiamo pertanto un dialogo reciproco capace di arricchirci sia sul piano umano che su quello intellettuale e culturale, perché ci aiuta a trovare un senso alla nostra esistenza e al mondo. Un mondo senza Dio, per Dostoevskij, è un mondo senza finalità e senza progettualità. Un mondo senza speranza, dove ‘tutto è possibile’. La contrapposizione tra scienza e fede, quindi, è un fatto stantio, superato e non sostenuto dall’evidenza”. La scienza - conclude Brunetti - non ci ha dato ‘alcuna prova’ che Dio non esiste”.

 

Anna Gabriele

 

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