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Le finestre dell'anima di Guido Brunetti

Le Finestre dell'Anima

di Guido Brunetti   indice articoli

 

Neuroscienze esperienza religiosa e malattia.

La rivoluzione di Papa Francesco e la crisi della Chiesa.


Intervista al prof. Guido Brunetti
di Anna Gabriele
 
3 parte - Luglio 2014

 

Professore, nella seconda parte lei ha sostenuto una teoria rivoluzionaria: c’è “un’area divina” nel cervello umano…

Guido Brunetti Apollo“L’esperienza religiosa è una manifestazione del cervello. Il cervello,  la mente e la coscienza sono studiati dalle neuroscienze. Le quali parlano di meccanismi cerebrali coinvolti nel sacro, ovvero di attività neurologiche.
Finora, molteplici esperimenti hanno rilevato che parole come ‘Dio’ causavano ‘reazioni insolitamente intense’ soprattutto in soggetti affetti da epilessia. Dostoevskij nell’Idiota e nei  Demoni ha fornito una descrizione lirica della sua esperienza religiosa, dicendo di provare  ‘gioia’ e ‘felicità’ nei secondi che precedevano gli attacchi. ‘Avverto veramente – scrive - la presenza di Dio. Sì, Dio esiste… gemevo’.
Si tratta di una realtà innata, un istinto, un impulso comune a tutti gli esseri umani’. Un bisogno congenito dell’homo religiosus, una caratteristica antropologica universale, nata da quando l’uomo abita la Terra. C’è un ‘Io divino’ in noi, che è come ‘l’oceano ed armonioso come il sole’, afferma Gibran”.

 

Tutto ha inizio dal sacro?

“Dal Dio biblico - chiarisce Brunetti - veniva tutto il bene, ma anche, a fin di bene, tutto il male: fame guerre, peste. Ogni cosa che viene da lui è sacra: sacra la malattia, sacra la guarigione. La lebbra descritta nel Levitico, ad esempio,è un male che comprende in sé ogni corruzione sia fisica che psichica e morale. Dio dà la morte e dà la vita, colpisce e guarisce.
La malattia è dovuta ad una colpa umana (peccato), che ha suscitato la collera divina. La cura consiste nell’espiazione del peccato. La stessa medicina è un sapere iniziatico, sacerdotale, acquisito per rivelazione agli eletti da parte della divinità. Anche nei poemi omerici, viene presentata una visione della malattia e della cura come qualcosa di soprannaturale”.

 

Ci sembra di capire, professor Brunetti, che il fenomeno religioso essendo un comportamento umano sia legato a tutte le condizioni mentali sia normali che patologiche. E’ così?

“Esistono ricerche che documentano una ‘correlazione’ tra pratica della preghiera e problemi comportamentali sia normali che patologici. Le esperienze religiose producono cambiamenti a livello di sistemi neurali. In psichiatria e psicoanalisi sono stati descritti molti contenuti religiosi presenti nei disturbi psichiatrici. Evidenziando ‘relazioni’, ad esempio, tra ansia, angoscia, senso di colpa, bisogno di espiazione e rituali ossessivi a contenuto magico-religioso.
Spesso poi il sacro emerge nei sogni e nei deliri degli schizofrenici e nella depressione.

Altre ricerche hanno mostrato poi che molte vocazioni di preti, suore e laici sono ‘pseudo-vocazioni religiose’ dovute spesso a ‘immaturità affettiva’ o a ‘nevrosi’. Di qui, la necessità che la formazione del sacerdote, come prescrive la Costituzione apostolica, debba avvalersi di tutti i mezzi psicologici opportuni”.

 

E’ in crisi la figura del prete?

“Oggi, la società tende ad emarginare il prete con un atteggiamento di ‘indifferenza’. Forse si è lasciato condizionare da fattori sociologici e storici, fornendo un’immagine cristallizzata. Per questo, molti preti ne soffrono e sono alla ricerca di una nuova identità e di una nuova immagine”.

 

In questo bisogno di rinnovamento rientra anche la ‘predica’?

“La predica - afferma Brunetti - non è soltanto il ‘tormento dei fedeli’ come recita il titolo di un libro di Swift’. E’ anche il tormento dei sacerdoti. Sulla predica si sono pronunciati diversi autori, tra i quali Francois Mauriac e lo scrittore Georges Bernanos.  Mauriac ha scritto che ‘non c’è nessun posto in cui i volti sono così inespressivi come in chiesa durante le prediche’. Arguta e illuminante al riguardo il giudizio di Ratzinger, secondo il quale ‘una prova della divinità della Chiesa emerge dal fatto che la fede dei popoli sopravvive a milioni di omelie domenicali’. ‘Abbiamo annoiato il mondo, noi - ha aggiunto don Giuseppe De Luca - che dovevamo svegliarlo e salvarlo’. ‘Troppo spesso, i sacerdoti - ha scritto l’arcivescovo Tettamanti - sono noiosi e ripetitivi, con sermoni generici e poco concludenti’. Di qui, il bisogno del sostegno dei laici con ‘critiche e suggerimenti’.
Severo al riguardo il monito di Papa Francesco. La gente ‘non va più in chiesa perché le prediche sono lunghe, noiose e incomprensibili’.
La crisi di identità del prete si risolve ‘uscendo da se stessi verso i bisogni e i desideri dell’essere umano. Occorre trovare un altro linguaggio, calarsi nelle coscienze di ciascuno e di tutti. Evitando quella ‘mondanità spirituale’, che è il pericolo più grande. Il prete non deve essere ‘untuoso e presuntuoso’, ma porsi in ascolto, essere un modello di dialogo e di disponibilità e operare attivamente, produrre fatti, in una società in continua evoluzione. Di qui, la nostra proposta”.

 

Una proposta diretta a Papa Francesco?

“Una proposta, che è una svolta. Snellire e ridurre i tempi delle funzioni religiose e della predica. C’è una preminente ragione scientifica che impone tale proposta di riforma. I sacerdoti e i vescovi debbono sapere infatti che ricerche neuro scientifiche mostrano come ripetute e prolungate presentazioni di uno stimolo, di una esperienza, inducano un indebolimento dell’attenzione. La risposta del cervello dopo pochi minuti diventa minore fino a scomparire per essere occupata e distratta da altri pensieri”.

 

Qual è la sua ricetta in sintesi, professor Brunetti?

“Più la predica è breve e brillante, meglio è. Un intervento conciso, efficace, semplice, immaginifico, comprensibile da tutti. Un sermone che parli alla coscienza, al cervello e al cuore, che susciti emozioni, idee. Che sia capace di scavare nell’umano e scoprire un nuovo e fecondo umanesimo”.

 

Quali le conclusioni?

“Siamo di fronte a due rivoluzioni e a una grave crisi della Chiesa. La prima rivoluzione è quella intrapresa da Francesco. La Chiesa - ha dichiarato Papa Benedetto XVI - vive ‘una profonda crisi’ nelle strutture e negli uomini. E ha bisogno - ha aggiunto Bergoglio - di ‘rinnovamento’ e di ‘una nuova mentalità basata sulla moralità’. E’ una grande sfida, che richiede ‘coraggio e determinazione’. Il problema centrale è se questa sua azione produca o meno effetti tangibili. Le resistenze sono molte, anche all’interno della stessa Chiesa.
L’altra rivoluzione è di natura scientifica. Le ricerche neuro scientifiche mostrano l’esistenza di circuiti del cervello coinvolti nel sacro, nell’esperienza religiosa e nell’idea di Dio. C’è insomma nel cervello umano un’area del divino, una predisposizione religiosa. Ma il cervello è una combinazione di bene e male, miseria e nobiltà, vita e morte. E spesso prevale il cervello del male su quello del bene, come dimostrano le piccole e grandi tragedie della vita quotidiana e della storia”. (Continua)

 

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