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di Guido Brunetti   indice articoli

 

Il senso dell'esistenza tra responsabilità e speranza

Maggio 2017

 

Fin dall’antichità, l’uomo ha cercato di comprendere il senso della propria vita.  Un tema ricorrente in filosofia e letteratura. La filosofia greca, soprattutto con Socrate e Platone, ritiene che il senso dell’esistenza consista nel curare soprattutto l’anima e renderla la migliore possibile.
L’esistenzialismo, le altre dottrine filosofiche e ultimamente le nuove neuroscienze identificano l’esistenza come progettazione, realizzazione della nostra individualità e aspirazione alla perfezione.
Punto di partenza - come afferma il noto psichiatra Eugenio Borgna nel suo bel volume “Responsabilità e speranza” (Einaudi) – è la considerazione del senso di responsabilità, che sempre deve accompagnare il nostro cammino nella salita della scala etica.
Il concetto di responsabilità indica la consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni e la comprensione. Questa consapevolezza ci consente di comprendere e condividere i sentimenti altrui, come la sofferenza e la gioia, il dolore e la tristezza. Per intraprendere un cammino di responsabilità, occorre – precisa Borgna – anzitutto conoscere se stessi e gli altri, come avevano già intuito Socrate e Platone.

 

In questa nostra epoca dalla tecnologia trionfante, che tende a considerare inutile l’attenzione agli aspetti esistenziali e agli stati soggettivi e mentali della malattia, il medico, ad esempio, non ha solo  responsabilità civili e penali, ma è responsabile dei modi, delle parole, dei silenzi e dei gesti, dell’attenzione, dell’ascolto, dell’immedesimazione, della comprensione e della solidarietà verso il paziente. Egli deve avere coscienza dell’importanza curativa di questi atteggiamenti. Il medico è chiamato a creare un clima di fiducia e un “contatto affettivo ed empatico”. Sono tutti fattori che assumono grande rilievo nell’avviare un processo di guarigione e nel creare relazioni terapeutiche dotate di senso. Sono principi basilari per la fondazione etica delle responsabilità nell’agire medico.
Un compito di grande responsabilità è quello del momento in cui si comunica la diagnosi, soprattutto quando la patologia è grave.
Dire la verità, una verità arida e crudele, o una verità immersa nel divenire della speranza, che non si chiude al possibile? Illuminanti le parole, responsabili, mature e sagge, di Pascal: “Non basta soltanto affermare cose vere; è altresì necessario non dire tutte quelle cose che sono vere; perché bisogna esprimere soltanto le cose che sia utile manifestare, e non quelle che ferirebbero soltanto senza portare alcun frutto; e perciò come la prima regola è ‘parlare con la verità’, così la seconda è ‘parlare con discrezione’, e soprattutto – aggiungiamo noi - con un atteggiamento umano e umanizzante.

 

In questa visione, appare rilevante il problema del bene e del male, un tema complesso e ambiguo, che presenta molteplici significati di natura etica, filosofica, sociale ed esistenziale. Il male si nutre di odio e invidia, di parole crudeli o indifferenti. Il male è una pulsione connaturata nell’essere umano e spesso assume i connotati di un fascino ambiguo.
La nostra esistenza, per Borgna e altri autorevoli studiosi, è “possibile” solo se è un’esistenza che “spera”. La vita in questo senso assume la dimensione di una “proiezione” di speranza. Quando viene meno la speranza, noi non siamo più capaci di operare scelte libere e responsabili.
E’ importante – dice E. Bloch – “imparare” a sperare poiché la speranza è “condizione” (H. Jonas) di ogni agire umano, è “apertura al futuro” (Pascal) e ci può salvare soprattutto quando siamo immersi nella sofferenza, nell’angoscia, nella disperazione e nella solitudine. Essa è “un modo di essere” della nostra vita (Leopardi), il nucleo essenziale della nostra esistenza, è “carne della mia carne” (Georges Bernanos). “Io vivo, dunque, io spero”, spiega Leopardi.
La speranza, quella speranza indistruttibile, come la definisce Kafka, così si intreccia al grande tema della responsabilità ed entrambi si pongono come modi di essere in relazione agli altri, come dovere morale. “Ci è data, è data – precisa W. Benjamin – a ciascuno di noi, perché la si doni a chi l’abbia perduta”.
Concludiamo, dicendo che la  speranza è una delle virtù teologali. La nozione di virtù esprime una qualità, una perfezione, un imperativo morale, l’osservanza di un dovere, una tendenza a fare il bene. Per Platone, è la conoscenza del bene e del male, il controllo della ragione sulle pulsioni istintuali.

 

   Guido Brunetti

 

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