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Vecchio 16-03-2004, 03.32.19   #1
nemamiah
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Data registrazione: 03-11-2002
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LA MAESTRA MI PICCHIAVA...anche gli altri

Un tozzo di pane raffermo e una mangiata di olive secche dal sapore di aglio e alloro col restrogusto di muffa,era la mia merenda,sempre la stessa,però correvo nei prati come un levriero e vedevo al crepuscolo il treno passare.
Giocavo su cumuli di rifiuti che la civiltà scaricava vicino noi che eravamo riufiuti umani.Ma io ero il più piccolo e desideravo giocare coi ragazzini come me,ma quelli mi tiravano sassate,allora malinconico tornavo alla mia unica amica,l'immondizia.
Si, era silenziosa,ed anche puzzolente,ma si lasciava frugare,avvolte trovavo anche frammenti di gioccatoli,sufficente per esere felice.
E' difficile,se non impossibile "riciclarsi",esattamente come la monezza,ci pigliano per i il culo facendoci credere che viene ricliclata,ci fregano e hanno fregato anche me. Si,perchè io non conoscevo l'odio,ma la civiltà mi insegnò ad odiare,io volevo solo giocare,ma i rampolli della civiltà possedevano fucili a tappo,fionde e portavano i calzoni con france di vecchie coperte,cucite ai lati,facevano le scene wester,pistoleri ed indiani.Ed io li osservavo,silenzioso, posto sul mio solito cumulo di monnezza che troneggiava in un magnifico prato,situato fra tre palazzoni di recente costruzione che emanavano lezzi di vernice,e la linea ferroviaria,in mezzo a ciò la distesa verde che solo il miglior poeta potrebbe descrivere,un prato di un verde incredibile,fittissimo di erba,margherite,malva e camomilla che penetrava le mie narici durante le corse da puletro felice.
Però vi erano i rifiuti,quelli che la civiltà scaricava ogni giorno,poco distante altri rifiuti ,cioè, uno sparuto accampamento.
Forse perchè avevo i capelli lunghi,non per moda,i rampolli-wester-della civiltà,mi fecero prigioniero,mi piacchiarano e dalla mia manina volarono via le poche olive secche per la merenda.Mi legarono contro due tavole messe a croce,che facevano da rinforzzo ad una specie di porta di un cantiere edile,e poi mi "fucilarono",dicevano loro,ma fu una vera e propria lapidazione.
Mi spaccarono sotto il labbro inferiore,il mento, e l'arco sopracigliare destro,alla vista del sangue,scapparono via e mi lasciarono li legato in croce come Bar Arabbh,dire Gesù è irriverente.

Al crepuscolo sentii il treno passare,era il mio orologio,dovevo tornare a casa,casa per modo di dire,nel campo,ma divenne buio,ed ero disperato,pensavoossibile che mamma non mi cerca?
Poi una lucina piccola e trillo a ripetizione di un campenello,gridai forte,la lucina si fermò,era un uomo in bici che mi liberò e mi portò al pronto soccorso seduto d'avanti a lui sulla bici,con un terrore mai più provato in vita mia.
Otto punto sull'occhio,tre sotto il labbro,sei al mento.Poi il poliziotto che mi chiedeva nome e cognome o dove abitassi.Infine finalmente giunse mia madre e mio padre,un abraccio forte e il pianto di un bambini di sei anni.

-Tutta colpa dei figli della civiltà- pensavo.
Fui costretto ad andare a scuola ed io mi sentivo a disaggio,in quel camicino nero,colletto bianco e fiocco azzurro.Mi tagliarono i capelli e mi obbligarono a mettere gli occhiali.Mi sentivo un puledro domato,privo ormai della libertà.
Ma non pensavo che la maestra mi potesse picchiare, anche lei,beh,si,ero distratto,timido,spaesato e avevo voglia di piangere,mi mancava il prato,il sorriso della mia mamma i giochi che faceva per me il mio papà. Ma questo,la maestra non lo capiva,mi picchiava e i compagni ridevano e mi prendevano in giro,anche quando mangiavo il mio tozzo di pane raffermo e qualche oliva secca.

Perchè?
nemamiah is offline  
Vecchio 16-03-2004, 14.40.46   #2
lucedombra
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Messaggi: 0
perchè sei un guerriero della luce.... e non c'è altra via per giungere all'alba, come scrive Gibran, se non quella della notte.
Un abbraccio al bambino che eri
lucedombra is offline  
Vecchio 17-03-2004, 14.05.38   #3
anima mia
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Ecco perchè sei quella persona straordinaria che sei !
Lo avevo percepito e non mi sbagliavo !
Purtroppo anche per questo!
Un abbraccio......
anima mia is offline  
Vecchio 18-03-2004, 00.17.42   #4
nemamiah
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Re: LA MAESTRA MI PICCHIAVA...anche gli altri

Citazione:
Messaggio originale inviato da nemamiah
Un tozzo di pane raffermo e una mangiata di olive secche dal sapore di aglio e alloro col restrogusto di muffa,era la mia merenda,sempre la stessa,però correvo nei prati come un levriero e vedevo al crepuscolo il treno passare.
Giocavo su cumuli di rifiuti che la civiltà scaricava vicino noi che eravamo riufiuti umani.Ma io ero il più piccolo e desideravo giocare coi ragazzini come me,ma quelli mi tiravano sassate,allora malinconico tornavo alla mia unica amica,l'immondizia.
Si, era silenziosa,ed anche puzzolente,ma si lasciava frugare,avvolte trovavo anche frammenti di gioccatoli,sufficente per esere felice.
E' difficile,se non impossibile "riciclarsi",esattamente come la monezza,ci pigliano per i il culo facendoci credere che viene ricliclata,ci fregano e hanno fregato anche me. Si,perchè io non conoscevo l'odio,ma la civiltà mi insegnò ad odiare,io volevo solo giocare,ma i rampolli della civiltà possedevano fucili a tappo,fionde e portavano i calzoni con france di vecchie coperte,cucite ai lati,facevano le scene wester,pistoleri ed indiani.Ed io li osservavo,silenzioso, posto sul mio solito cumulo di monnezza che troneggiava in un magnifico prato,situato fra tre palazzoni di recente costruzione che emanavano lezzi di vernice,e la linea ferroviaria,in mezzo a ciò la distesa verde che solo il miglior poeta potrebbe descrivere,un prato di un verde incredibile,fittissimo di erba,margherite,malva e camomilla che penetrava le mie narici durante le corse da puletro felice.
Però vi erano i rifiuti,quelli che la civiltà scaricava ogni giorno,poco distante altri rifiuti ,cioè, uno sparuto accampamento.
Forse perchè avevo i capelli lunghi,non per moda,i rampolli-wester-della civiltà,mi fecero prigioniero,mi piacchiarano e dalla mia manina volarono via le poche olive secche per la merenda.Mi legarono contro due tavole messe a croce,che facevano da rinforzzo ad una specie di porta di un cantiere edile,e poi mi "fucilarono",dicevano loro,ma fu una vera e propria lapidazione.
Mi spaccarono sotto il labbro inferiore,il mento, e l'arco sopracigliare destro,alla vista del sangue,scapparono via e mi lasciarono li legato in croce come Bar Arabbh,dire Gesù è irriverente.

Al crepuscolo sentii il treno passare,era il mio orologio,dovevo tornare a casa,casa per modo di dire,nel campo,ma divenne buio,ed ero disperato,pensavoossibile che mamma non mi cerca?
Poi una lucina piccola e trillo a ripetizione di un campenello,gridai forte,la lucina si fermò,era un uomo in bici che mi liberò e mi portò al pronto soccorso seduto d'avanti a lui sulla bici,con un terrore mai più provato in vita mia.
Otto punto sull'occhio,tre sotto il labbro,sei al mento.Poi il poliziotto che mi chiedeva nome e cognome o dove abitassi.Infine finalmente giunse mia madre e mio padre,un abraccio forte e il pianto di un bambini di sei anni.

-Tutta colpa dei figli della civiltà- pensavo.
Fui costretto ad andare a scuola ed io mi sentivo a disaggio,in quel camicino nero,colletto bianco e fiocco azzurro.Mi tagliarono i capelli e mi obbligarono a mettere gli occhiali.Mi sentivo un puledro domato,privo ormai della libertà.
Ma non pensavo che la maestra mi potesse picchiare, anche lei,beh,si,ero distratto,timido,spaesato e avevo voglia di piangere,mi mancava il prato,il sorriso della mia mamma i giochi che faceva per me il mio papà. Ma questo,la maestra non lo capiva,mi picchiava e i compagni ridevano e mi prendevano in giro,anche quando mangiavo il mio tozzo di pane raffermo e qualche oliva secca.

Perchè?


Ringranzio con riconoscenza,per la sensibilità dimostrata da luceombra e anima mia.


Ero rimasto a perchè?

Certe volte,basta un prufumo,uno sguardo,un colore,perchè la nostra mente si sente stimolata e comincia a correre in maniera irrefrenabile a ritroso nel tempo.In altre parole,ricorda.
Ciò che mi ha fatto fare un lungo salto nel tempo è stato mio figlio,che ha otto anni,lui come altri bambini di questi tempi,non se ne fregano niente di pistoleri ed indiani,non sanno neanche cosa siano.I loro eroi si chiamano Vieri,Del Piero,Nesta ecc. Gli eroi preferiti da mio figlio sono kakà e Dida,ha voluto la maglietta di Kakà che lui indossa quendo in Tv c'è il Milan.

Lui a differenza mia,non sa cosa significa correre in un prato,non ha mai visto una discarica,non sa cosa sia un accampamento di zingari.Non conosce,grazie a Zeus,l'emerginazione,la violenza,gli insulti e adesso le maestre non picchiano più.La sua casa è dignitosa e ha certamnte qualcosa in più del necessario.

L'altro giorno cera un sole,che come una orchestra suonava il preludio della primavera,la porta del balcone che da sul cortile è rimasta aperta per fare entrare l'aria fresca ma dolce e quelche raggio di sole che violento si scagliava contro le bottiglie colorate sulla mensola in una festa cromatica. Si avvertiva nell'aria il leggero e fragrante profumo che emana l'albero di mimosa.Un presaggio di gioia,grazie anche al vocio dei bambini che giocavano a fare i calciatori nel cortile. Il mio bambino ha indossato la sua maglietta con la scritta Kakà e coi suoi occhietti mi guardava,far farmi capire che voleva scendere giù a giocare.Come si può dire di no? Ma dubbioso,perchè da pochi mesi siamo in questa casa e non conosciamo nessuno;dolcemente gli ho imposto di chiedere a quei bambini se lo avrebbero fatto giocare.Lui si affaccia al balcone e chiede,gli dicono di si.
Scende giù,ma solo per pochi minuti,rientra in lacrime,piange a dirotto e non sa spiegarmi il perchè.Poi finalmente mi spiega,che è stato picchiato dal gruppo di bambini.
Cosa può fare un padre se non consolorlo? Finalemente smette di piangere,ma lui si mette malinconico dietro ai vetri a guardare i bambini che tranquilli continuavano a giocare.

Ecco,questa scena mi ha fatto tornare in dietro,quando seduto su cumuli di spazzatura osservavo malinconico,bambini felici di giocare.

E' doloroso per un genitore,vedere il proprio figlio con quelche graffio e livido,ma è ancor più doloroso fare delle scelte,per i propri figli. Cosa gli insegno: a sopperire sempre e comunque,oppure a reagire e lottare ?

Ho insegnato a lui,a non desiderare la roba degli altri,ad essere sempre disponibile,a voler bene tutti i bambini,ed altro gli dovrò insegnare.
La società diventa sempre più frivola con ambizioni effimere. La cultura imperante è quella della debolezza e dell'egalitarismo ma solo dei consumi.La meritocrazia ormai soppiantata dalla "lecchinocrazia",usata come mezzo per ottenere considerazioni e benefici.

Il mio mondo,m'imposse la lotta,che mi ha ripagato con l'isolamento,ma non mi feci mai emarginare,anzi,emarginai io quel mondo.Ma a mio figlio cosa gli insegno a lottare e a essere violento? Oppure a uniformarsi alla ipocrisia e alla violenza vigliacca?
Perchè non deve essistere una alternativa non violenta? Perchè chi non usa la violenza deve sopperire?
Si,perchè i bambini che a sei/otto anni si coalizzano per picchiare un'altro bambino,mostrano i primi segni di vile vigliaccheria,poi quando avranno 16/18 anni,potrebbero essere degli aspiranti emuli del "branghetto" che uccise Desirè....e quante Desirè hanno subito la violenza,non sono morte fisicamente,ma qualcosa è rimasto "morto" dentro?
Come me,bambino,picchiato e lapidato,che ancora oggi mi porto i segni che vedo tutte le mattine allo specchio,anche senza rancore,però oltre a sfreggiarmi,mi hanno costretto a ricordare per tutta la vita quell'accaduto,quella brutta esperienza,che ha generato poi, in me,un'altro essere,che si rifiutò di sopperire ancora, ma che ha costretto altri a sopperire.

Perchè? Ecco,un'altro perchè,che spesso non sappiamo darci risposte logiche,ma intanto i perchè,ci sono e meritano la dovuta riflessione.
nemamiah is offline  
Vecchio 25-03-2004, 03.25.04   #5
nemamiah
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Provo ogni volta una grande malinconia mista e gioia,quando vado a prendere mio figlio a scuola.Resto sempre un poco appartato dalla selva di genitori,perchè credo che così fancendo do attimi di assoluta libertà a mio figlio quando esce dal cancello con tutti gli altri bambini.Lui spara occhiate veloci,sa che non mi fermo mai nello stesso posto e che resto distante,lui scaltro tira fuori dalla tasca il mazzetto di figurine calciatori e con altri bambini festanti,si diletta nello scambio:ti do Totti e tu mi dai Inzaghi e Dida. No,mi dai Totti e Buffon e Seedorf se vuoi...

Sorrido e non posso non ricordare quando facevo esattamente le stesse cose,coi miei compagni, i nomi dei calciatori,degli idoli erano diversi:Rivera,Mazzola,Riva,ma il gioco dello scambio non è cambiato.
Questa rappresenta la componente di gioia,poi c'è la componente di malinconia,forse anche rammarico,perchè i nostri bambini non hanno prati dove correre liberi dietro farfalle e lucertole.Oggi bisogna fare attenzione a sirighe infette,e ad altri mille fobie. Esaggerazione? Non saprei.
La mia generazione ha vissuto nella libertà,nelle strade,che rappresentavano le palestre della vita.Avevamo tanti amici,a scuola e tra i vicini di casa,e cerano mille occhi guardiani per i bambini. Crescevano forti,solidi nel carattere,ed imparavano presto ad avere il coraggio di affrontare la vita.

Il fatto che i bambini non possono più correre nei prati,è da reputarsi una grande sciagura....e poi se penso che a 14 anni feci il mio primo grande viaggio in autostop,circa 800 chilomentri in tre giorni,per andare a Milano,e a piedi da Milano a Cologno Monzese per cercare un amico da poco trasferitosi,e poi tornare sempre in autostop.
Erano tempi diversi, l'avventura era nel sangue.Il mito di piazza di Spagna a Roma,e quello di Liverpool. Forse era il mio sangue di nomade,ma una forza incontenibile mi spingeva sulle strade,o a salire un treno senza biglietto,sfuggire al controllore e scendere alla prima stazione e correre alle carrozze dietro dove il controllore era già passato e risalire il treno,senza farsi mai beccare.
Che viaggi! Milano-Venezia-Rimini-Foggia-Napoli-Roma-Firenze-Torino-Parigi-Londra-Liverpool-Amburgo-Francoforte-Stoccarda-Zurigo.
Quante notti al freddo,oppure riparati in un portone.Ricordo un viaggio da Roma diretti al Gargano,ci colse la notte ad Avellino,quando sei stanco hai sempre freddo,ma quella notte faceva veramente freddo,mi adagiai sull'unica cosa non gelida,un grosso serbino in un portone e ho dormito.La mattina successiva,ci mancavano 100 lire per il biglietto del pulman,ma il vetturino fu gentile,dormimmo come ghiri. L'Idea era quella di vedere una tappa del cantagiro,ma arrivammo dopo,così anzichè seguire il cantagiro,ci fermammo ad una spiaggia e per tutta la notte scrivemmo titoli di canzoni "Ho scritto t'amo sulla sabbia", "Acqua azzura acqua chiara". Follie? Forse,ma quella era per noi la libertà,la trasgressione.Viaggiare da nomadi,senza nulla di organizzato,con pochi spiccioli ed in casi estremi chiedere un panino ad un salumiere.
Poi bastava sedersi per terra,io suonavo l'armonica,i soldi per comperarmi una chitarra non li avevo,ricordo quanti risparmi per mettere 500lire da parte,per la mia prima armonica e il primo motivetto fu il ritornello di Pietre,cantata da Antoine.Dicevo bastava suonare qualcosa e subito si creavano grandi comitive di giovani,si cantava e si battevano le mani,si fumava una sigaretta anche in 10,una boccata a testa,si ignorava l'esistenza delle cosidette canne.

Mio figlio,come me,ha la predisposizione per la musica,ed io già penso di prendergli una tastiera,i miei genitori non presero mai in considerazione di comperarmi una armonica.Ma loro non immaginavano che alimentavo i sensi con la musica. Mi vergognavo di suonare alla presenza dei miei. Quando poi ho fatto altri risparmi per comperare un sax di seconda mano,mi rimproveravano che facevo baccano.Mio padre mi smontava:-ma che cosa sono ste pernacchie che fai con questo trombone?-
Replicavo:< Papà ,è un sax!>
E lui:- Sax o trombone sempre pernacchie sono!-
Cazzo,mi dispiace,lui non ha mai assistito ad un mio spettacolo.Mia madre si,ma solo due anni fà,capitai dove lei va in vacanza,venne con una numerosa comitiva di anziane signore a fare baccano e mi faceva sentire spaesato,emozionato come lo scolaretto che scambiava un Rivera per un Facchetti e un Chiarugi ,esattamente come mio figlio,coi suoi Totti e Kakà.
nemamiah is offline  
Vecchio 25-03-2004, 19.02.52   #6
dana
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Caro Nemamiah, leggendoti mi hai fatto ricordare questa "poesia", spero ti faccia piacere.

Tu che sei nato prima del 1970:

A ben pensarci, è difficile credere che siamo vissuti fino ad oggi!!
Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna di averla) senza cinture di sicurezza e senza air-bag.

…E viaggiare nel cassone posteriore di una pickup, in un pomeriggio torrido, era un regalo speciale.

I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari.

Bevevamo l’acqua dalla canna del giardino, non da una bottiglia. Che orrore!

Andavamo in bicicletta senza usare un casco.

Passavamo dei pomeriggi a costruirci i nostri “carri giocattolo”. Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede. E dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema ……noi da soli!!

Uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo.

Non esistevano i cellulari. Incredibile!

Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti…. e non c’erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva la colpa. Ti ricordi degli incidenti?

Avevamo delle liti, a volte dei lividi. E anche se ci facevamo male e a volte piangevamo, passavano presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai.

Mangiavamo dei dolci, del pane con moltissimo burro e bevande piene di zucchero….ma nessuno di noi era obeso.

Ci dividevamo una Fanta con altri 4 amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai morì a causa dei germi.

Non avevamo la Playstation, né il Nintendo, né dei videogiochi.

Né la TV via cavo, né le videocassette, né il PC, né internet; avevamo semplicemente degli amici. Uscivamo da casa e li trovavamo. Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro.

Figurati: senza chiedere il permesso! Da soli! Nel mondo freddo e crudele!

Senza controllo! Come siamo sopravvissuti?

Ci inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi. Giocavamo con dei vermi e altri animaletti e, malgrado le avvertenze dei genitori, nessuno tolse un occhio ad un altro con un ramo e i nostri stomaci non si riempirono di vermi.

Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare. Che orrore! Non si cambiavano i voti, per nessun motivo.

I peggiori problemi a scuola erano i ritardi o se qualcuno masticava una cicca in classe.

Le nostre iniziative erano nostre. E le conseguenze, pure. Nessuno si nascondeva dietro a un altro. L’idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo ad una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge.

Se ti comportavi male i tuoi genitori ti mettevano in castigo e nessuno li metteva in galera per questo.

Sapevamo che quando i genitori dicevano “No”, significava proprio No.

I giocattoli nuovi li ricevevamo per il compleanno e a Natale, non ogni volta che si andava al supermercato. I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa.

E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci diedero tutto ciò che volevamo.

Questa generazione ha prodotto molti inventori, amanti del rischio e ottimi risolutori di problemi.

Negli ultimi 50 anni c’è stata un’esplosione di innovazioni e nuove idee.

Avevamo libertà, insuccessi, successi e responsabilità, e abbiamo imparato a gestirli.

Se sei uno di loro, complimenti!
dana is offline  
Vecchio 25-03-2004, 19.39.03   #7
dawoR(k)
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Smile ah-ah-ah !!!

com'è vero !!!

io ho passato la mia infanzia
tra boschi,bicicletta e pallone
e terribili bande di piccole pesti
che mi ritrovavo a capeggiare
peggio,molto peggio
dei ragazzi della via pal ...

e i danni che facevamo
e le botte che prendavamo
...ma il mondo era NOSTRO
e non c'era proprio nulla
che potesse fermarci

ah... che bei tempi
ma a pensarci bene
oggigiorno
il mio spirito non è cambiato di molto
e ciò mi rende felice
riempendo di stimoli
ogni attimo che ho la fortuna di vivere
in più
posso godere di ampi spazi aperti
e animali e natura e mare e
...e ...sì voglio gridarlo :
IL PARADISO E' QUI !
E' ADESSO !
ed è tutto mio !

wahankh .
dawoR(k) is offline  
Vecchio 25-03-2004, 19.51.18   #8
nemamiah
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Messaggio originale inviato da dana
Caro Nemamiah, leggendoti mi hai fatto ricordare questa "poesia", spero ti faccia piacere.

Tu che sei nato prima del 1970:

A ben pensarci, è difficile credere che siamo vissuti fino ad oggi!!
Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna di averla) senza cinture di sicurezza e senza air-bag.

…E viaggiare nel cassone posteriore di una pickup, in un pomeriggio torrido, era un regalo speciale.

I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari.

Bevevamo l’acqua dalla canna del giardino, non da una bottiglia. Che orrore!

Andavamo in bicicletta senza usare un casco.

Passavamo dei pomeriggi a costruirci i nostri “carri giocattolo”. Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede. E dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema ……noi da soli!!

Uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo.

Non esistevano i cellulari. Incredibile!

Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti…. e non c’erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva la colpa. Ti ricordi degli incidenti?

Avevamo delle liti, a volte dei lividi. E anche se ci facevamo male e a volte piangevamo, passavano presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai.

Mangiavamo dei dolci, del pane con moltissimo burro e bevande piene di zucchero….ma nessuno di noi era obeso.

Ci dividevamo una Fanta con altri 4 amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai morì a causa dei germi.

Non avevamo la Playstation, né il Nintendo, né dei videogiochi.

Né la TV via cavo, né le videocassette, né il PC, né internet; avevamo semplicemente degli amici. Uscivamo da casa e li trovavamo. Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro.

Figurati: senza chiedere il permesso! Da soli! Nel mondo freddo e crudele!

Senza controllo! Come siamo sopravvissuti?

Ci inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi. Giocavamo con dei vermi e altri animaletti e, malgrado le avvertenze dei genitori, nessuno tolse un occhio ad un altro con un ramo e i nostri stomaci non si riempirono di vermi.

Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare. Che orrore! Non si cambiavano i voti, per nessun motivo.

I peggiori problemi a scuola erano i ritardi o se qualcuno masticava una cicca in classe.

Le nostre iniziative erano nostre. E le conseguenze, pure. Nessuno si nascondeva dietro a un altro. L’idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo ad una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge.

Se ti comportavi male i tuoi genitori ti mettevano in castigo e nessuno li metteva in galera per questo.

Sapevamo che quando i genitori dicevano “No”, significava proprio No.

I giocattoli nuovi li ricevevamo per il compleanno e a Natale, non ogni volta che si andava al supermercato. I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa.

E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci diedero tutto ciò che volevamo.

Questa generazione ha prodotto molti inventori, amanti del rischio e ottimi risolutori di problemi.

Negli ultimi 50 anni c’è stata un’esplosione di innovazioni e nuove idee.

Avevamo libertà, insuccessi, successi e responsabilità, e abbiamo imparato a gestirli.

Se sei uno di loro, complimenti!


Grazie, certo che mi ha fatto piacere.

nemamiah is offline  
Vecchio 30-03-2004, 23.14.21   #9
Vi@nne
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Caro Nemamiah...ti chiedi cosa puoi insegnare a tuo figlio in questa società così diversa dalla nostra di allora...io penso, leggendoti, che avrà in te un grande esempio di "persona".
Un genitore trasmette tutto quello che ha dentro al proprio figlio, lui ne sarà fiero, credici.
Se un'estranea come me, intuisce il tuo dentro...penso che tuo figlio avrà molto da te.
Con affetto
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Vecchio 31-03-2004, 03.30.01   #10
nemamiah
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Caro Nemamiah...ti chiedi cosa puoi insegnare a tuo figlio in questa società così diversa dalla nostra di allora...io penso, leggendoti, che avrà in te un grande esempio di "persona".
Un genitore trasmette tutto quello che ha dentro al proprio figlio, lui ne sarà fiero, credici.
Se un'estranea come me, intuisce il tuo dentro...penso che tuo figlio avrà molto da te.
Con affetto


Grazie per la buona considerazione

Certo che se i genitori offrono un buon esempio ai figli,hanno un modello da seguire. Ma è sufficente l'esempio dei genitori?

Il signore ha voluto farmi nascere zingaro,ma questo non mi ha impedito di afferrare i valori di una scietà diversa. Da ragazzino ho fatto tanti lavori:scaricare carne,raccogliere- pomodori-vendemmie-facchino per traslochi-il garzone di salumeria,insomma ovunque cera da guadagnare un sola lira correvo. I miei mi lasciavano gestire i soldi guadagnati,ed io li spendevo in abbigliamento alla moda hippy dei tempi,quando vivevo in una cittadina del sud. Però all'esterno dell'ambito famigliare vi erano modelli positivi da seguire. Insomma se un ragazzino voleva un capo di abbigliamento,o i soldi per il luna park doveva guadagnarseli. Chi oggi crede ancora nel detto che il lavoro nobilita l'uomo?
Cosa ascoltiamo dai politici in tv? Che gli italiani certi lavori non li fanno più,pertanto occorrono gli extracomunitari.Beh,a parte il sottile razzismo,il lavoro è lavoro,non può essere qualificato di serie A ,B,C,il lavoro è lavoro e basta,serve per ottenere onestamente una paga per vivere e andare avanti.

Ricordo i miei primi amici,beh,prima ci siamo pestati più di una volta,poi un poco alla volta mi hanno accetato anche se mi reputavano "selvaggio",ebbene,era un gruppo di ragazzini di varie condizioni sociale: Alessio e Peppino,figli di un professore e di un Preside.Poi Dario figlio di un postino,Giosuè figlio di un brevettista,Dino figlio di un commerciante-mediatore di cavalli,dalle origini zingaresche ma che lui negava per vergogna.Poi Franco figlio di un muratore,l'unico non studente e che lavorava già col suo papà.Poi Vito e Carmine,figli di un salumiere,poi Fracno e Paki figli di un avvocato,e Andrea figlio di un oculista,poi Gino figlio di un garagista,poi Matteo e Franco,figli di un ricco agricoltore.Angelo e Gigetto figli di un operaio del poligrafico,poi Aldo che faceva il garzone al bar. Ci volevamo bene e vi era tra noi un grande ed innato spirito di solidarietà. Tutti facevamo un lavoro per guadagnarci qualche spicciolo,anche chi non aveva bisogno.Ci dividavamo tutto,non si andava a casa a fare merenda,ma dal papà di Vito e Carmine,che ci trattava bene sul prezzo,ci facevamo mettere delle fettine di mortadella in uno o due francesini che poi tagliava in porzioni uguali in base al numero che eravamo e in base alle finanze.
Dino per esempio era uno che faceva sempre il furbo,quando aveva i soldi si faceva un mega panino e lo mangiava da solo,se non aveva soldi allora si accodava. Spesso veniva emerginato per quel suo fare,ma il nostro atteggiamento l'ha corretto in parte.

I modelli e gli esempi.
Giosuè era il più belloccio di tutti,elegante tipo inglese,esile e delicato,con una "vocazione" spirituale,infatti doveva entrare in seminario.
Aldo somigliava nel vestirsi e nel comportamento Fonzy di Happy Day's. Era piccoletto e frequentava la palestra di box ed aveva manie da bullo e teppista.
Ebbene,Giosuè attualmente è recluso,mi pare in toscana,da oltre 20 anni,per dei gravissimi reati.
Mentre Aldo,il più indiziato a diventare da adulto un criminale o comunque qualcosa del genere,è un perfetto cameraman presso una notissima tv Nazionale.
Voglio dire come è difficle prevedere il futuro e come è facile sbagliarsi nel giudicare cosa sarà del futuro di un ragazzo.

Altri esempi: Dario da assistente idraulico è diventato medico.Gino da aspirante medico fa il tabaccaio.
Alessio da aspirante Ingegnere ad agricoltore.Franco dopo un parentesi da pugile professionista,continua a fare il muratore a Milano.Angelo e Gigetto che ostentavano orologi e scarpe di lusso e motorette sono invecchiati a 20anni!

Dino da meccanico a commesso e poi con propria boutique,ecco Dino è cambiato poco,anni fà l'ho rivisto al mare,beh,io certe volte sono eccessivamente trasantato e Dino ritenne di far finta di non conoscermi,ma la sera ci siamo rivisti ad una pizzeria io un un gruppo di gente tra questi alcuni di grande notorietà,e lui con miglie e due bambini,in quella occasione si alzò e venne a salutarmi,ma solo perchè voleva dimostrare alla moglie di conoscere gente che sta nel giro di chi esce sui giornali e in tv.
Il primo impulso è stato quello di mandarlo a cacare,come spesso faccio in circostanze del genere,ma incrociai lo sguardo della moglie e dei figli,ed ho pensato a come sarebbero rimasti delusi se il marito-papà avesse fatto una figura di merda.Feci finta di niente. C'è chi resta uguale a com'era da ragazzino,frivolo e sciocco,poco corretto e sleale con gli amici.



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