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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 24-07-2007, 21.02.19   #11
sanvean
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Riferimento: Fucili, incazzature... ma poche Riflessioni

Citazione:
Originalmente inviato da Aristippo
Fin quando si avrà a che fare con l'ignoranza, la violenza non smetterà mai di esistere e si dovrà ricorrere a lei proprio per fermare tale ignoranza e così, comportandoci di conseguenza da ignoranti


Non ci si toglie la sete con il prosciutto, tantomeno si forma un individuo responsabile a suon di violenza.

Sarebbe bene inoltre prendere definitivamente le distanze da esseri che uccidono per sopravvivere, dato che nessuno di noi (mi sembra) è un felino predatore ma piuttosto...una persona, e come tale ha il diritto-dovere di regolare il suo comportamento in seno all'etica vigente nel suo ambiente.

L'ignoranza di ognuno credo diventi una colpa quando diviene consapevole del danno che apporta generalmente alla collettività e non viene corretta o almeno ridotta.

Da questo punto di vista lo strumento migliore è la responsabilizzazione dell'individuo, piuttosto che la sua coazione alla remissione dell'ignoranza.

Stessa colpa (se non maggiore) investe chi ha in sé i mezzi per responsabilizzare il prossimo ma non si usa a questo fine, contribuendo in complicità al dilagare dello sfacelo etico, salvo poi puntare l'indice contro questo o quello.

Mi sembra inutile sottolineare quanto e come questo lavoro debba (dovrebbe) nascere all'interno della prima forma sociale conosciuta, la famiglia, e in seguito evolversi all'interno delle strutture scolastiche.
sanvean is offline  
Vecchio 24-07-2007, 21.44.42   #12
sanvean
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Data registrazione: 10-06-2007
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Riferimento: Fucili, incazzature... ma poche Riflessioni

Citazione:
Originalmente inviato da S.B.
Non mi interessa più di tanto discutere se quei cambiamenti furono espressione di ristretti interessi, di una larga volontà o se furono appunto manovrati.

Come fai a sostenere che la violenza non ha determinato cambiamenti? Dalla rivoluzione francese a quella russa la violenza è sempre stata parte integrante dei vari processi di cambiamento (come ho già detto non sto giudicando il valore o la reale causa di questi cambiamenti).

Non ho ben compreso l'obiezione sulla democrazia, infatti nel mio precedente intervento mi sono posto la domanda riguardo il grado di maturità della nostra democrazia (tu dici "non esiste" io dico "è imperfetta").

Il mio discorso voleva analizzare un fatto specifico, il rapporto tra un'idea (una riflessione) e la sua applicazione.
Come dici tu la violenza è un metodo per, aggiungo io, ottenere determinati obiettivi, per cui presuppone (dovrebbe presupporre) una precedente riflessione.

Tu rifiuti la violenza (anch'io in realtà, qua sto solo cercando di approfondire) inoltre affermi che quella che noi chiamiamo democrazia non esiste.
Ne deduco che tu, avendo la possibilità, vorresti cambiare le cose, come fare, dunque, senza l'uso della violenza?


Dal mio punto di vista l'uso della violenza è solo un palliativo, un punto qualsiasi nella ciclica circonferenza della storia.

E' certamente nelle cose, come è d'uso il suo esser strumento per fini spesso differenti da quelli apparentemente manifesti, così veicolo di situazioni irrisolte nel fondo.

I conseguenziali cambiamenti che tu o altri addebitate a prese di posizione o a risoluzioni violente a mio avviso sono soltanto effimere parabole.

Purtroppo ogni presa di potere avvenuta con violenza riperpetua il problema...periodico.

La soluzione sta forse in ciò che ho scritto a Aristippo.

In merito alla democrazia...ripeto che secondo me non esiste se non nella sua teoria tendenziale, mentre non nego l'esistenza di una, mille e oltre forme di democrazia imperfetta, gestioni del potere che di democratico oltre alle libere elezioni presentano poco altro.
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Vecchio 24-07-2007, 22.20.46   #13
katerpillar
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S.B
Citazione:
Sul lato economico sono pienamente d'accordo con te: la violenza è inutile, ci sono altre vie.

Ma se ponessimo la questione sul piano idelogico (pensiamo ai no global), o su quello dei diritti?
katerpillar

Caro S.B, non so quanti anni hai, ma dopo tutte le batoste ideologiche che abbiamo ricevuto dalla sinistra, dalla destra e dal centro, parlare ancora d'ideologie significa volersi fare del male.

La mia proposta e stata elaborata dopo aver esaminato proprio quello che è accaduto sul piano ideologico; ed è stato proprio in quel momento che mi sono visto nella parte dei capponi che Renzo stava portando ad azzeccagarbugli; ovvero: nonostante stavano con la testa in basso si beccavano tra di loro.

In pratica quello che hanno fatto gli operai e i polizziotti per anni e anni, e quello che stanno facendo i no global. Per fare la rivoluzione ci vuole il consenso armato del popolo, da soli non si concludera mai niente.

Rumore per rumore allora preferisco Grenn Peace, che con delle azioni di arrembaggio qualche volta riesce a denunciare al mondo la sporcizia atomica che i signori della guerra ancora ci propinano.

Dammi retta: lavoriamo su quella idea economica e vediamo cosa si potrà fare,
in tutta rilassatezza. Anche perché mi sembra che oggi non si trovi molta gente che vuole farsi ammazzare per gli altri...e fanno bene.
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Vecchio 24-07-2007, 23.10.45   #14
Mary
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Riferimento: Fucili, incazzature... ma poche Riflessioni

Dare piglio alla violenza, che un fucile e la rabbia portano inevitabilmente, può essere visto in due modi: puro divertimento (non avete mai sentito come soldati e generali a volte parlano della guerra? ), oppure pura ignoranza e incapacità di usare il cervello e il cuore in modo autonomo.

Da qualche decina di migliaia di anni a questa parte vi risulta che la violenza abbia prodotto mai qualcosa di costruttivo? di veramente buono? se non la pura esperienza distruttiva in sé?

Una volta mi fu detto: solo un individuo debole diventa violento.

Il forte, colui che è veramente forte e saldo in se stesso ben difficilmente userà la violenza. Non ne ha bisogno.

Non che io rinneghi o pensi si debba eliminare male e violenza, è impossibile perchè fanno parte di questa realtà. Ma è l'uso che se ne fa a fare la differenza.

Per impedire le stupide e dispersive guerre dovremmo imparare a vedere la violenza che è dentro di noi, riconoscerla e gestirla senza lasciarci gestire.
La violenza che oggi sempre di più esplode nelle famiglie. E se la guerra è nelle pareti domestiche o dentro le nostre auto come possiamo stupirci che esploda altrove?

Posso incavolarmi terribilmente ma programmare la violenza è ben altro.

Uccidere Tizio perchè ho perso il lume della ragione è un conto, programmarne l'assassinio è davvero altro.

Riflettete, pensate, usate il vostro personale e unico e meraviglioso cervello, e vedrete che non c'è bisogno di armarsi e partire.

Vedete come si comportano i terroristi? vi sembra che facciano qualcosa di buono? giustificarli vuol dire appoggiarli. E uccidere un solo essere umano è indegno per il genere umano.

Violenza senza controllo è esplosa nel cervello di tutti coloro che hanno appiccato incendi programmati ai boschi di mezza Italia.

Solo cuori e menti in preda alla pura malvagità e violenza hanno distrutto vite umane e meravigliose piante che senza chiedere nulla in cambio ci forniscono ossigeno, ci permettono di vivere su questa terra.

Riusciremo a gestire la sete di distruzione che ci sta distruggendo?

Stasera sono proprio sconfortata. Oggi per strada era spalancata la bocca dell'inferno che Dante non ha mai conosciuto. Il vento era bollente, e non potevo fare a meno di pensare che la colpa era degli umani. Stupidità o violenza? entrambe, credo. Vanno sempre a braccetto come buone sorelle.

Ed ecco che riconosco la violenza dentro di me: vedendo l'essere mostruoso che appicca l'incendio sarei capace di ucciderlo. E qui la violenza, seppure non giusta, sarebbe doverosa. Visto che le piante non possono difendersi.
Mary is offline  
Vecchio 25-07-2007, 05.15.55   #15
katerpillar
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Mary
Citazione:
Vedete come si comportano i terroristi? vi sembra che facciano qualcosa di buono? giustificarli vuol dire appoggiarli. E uccidere un solo essere umano è indegno per il genere umano.
katerpillar

Per favore: quando parliamo dei terroristi facciamone nomi e i cognomi, perché quello di Bush non mi va che venga confuso con quelli che si fanno saltare per un'idea contorta. Lui il terrorista lo fa per curare i propri affari...che non è la stessa cosa che pensare di difendere il proprio suolo.

Infatti: se uccidere un essere è indegno del genere umano, come deve essere considerato uno che ne ammazza 100.000, per andare a punire uno che ne ha uccisi 15.000?

E la guerra tra gli Uzi & Tuzi, dove in una notte sono stati massacrati 1.200.000 persone, donne, vecchi e bambini compresi, come mai l'eccidio non ha suscitato lo stesso pietismo alla faccia di bronzo a stelle e strisce?

Come? Non ho sentito bene....ha! sembra che qualcuno abbia detto che per fare giustizia ne avrebbe dovute uccidere 10.000.000, la sua percentuale di giustizia è quella. Naturalmente, mentre lui gioca a Golf o porta a fare la pipì al suo cagnolino. Ma sembra che il più delle volte, essendo un cagnolino più intelligente del proprietario, glie la facci addosso, scambiandolo per un cesso pubblico.

In ogni caso siamo tutti d'accordo che non vale al pena, per nessun motivo, prendere le armi per cambiare qualcosa, allora portiamo altri esempi che non prevedano questa ipotesi. Io, nel mio post in prima pagina ne ho proposto uno di tipo economico, fatene altri o altrimenti sviluppiamo quello. Il primo che si rifiuta sappi che ho il fucile bello e carico.

Ultima modifica di katerpillar : 25-07-2007 alle ore 21.15.05.
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Vecchio 25-07-2007, 09.49.14   #16
Patri15
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Riferimento: Fucili, incazzature... ma poche Riflessioni

Mi limito a copiare.
E' un articolo da La Repubblica di Giorgio Bocca e fa riflettere ... sulla violenza, sulla lotta dell'uomo contro l'uomo, sull'orrore di cui l'essere umano è capace.

<Povere case circondate dalle fiamme, nuvole dense di fumo che assediano i centri abitati; il fuoco che lambisce le spiagge spingendo i bagnanti a cercare rifugio in mare, a farsi salvare dalle barche; gente disperata, esasperata, che attende per ore una risposta dei vigili del fuoco con il fazzoletto sulla bocca per riuscire a respirare un'aria piena di ceneri, tossica: qualcuno non ce l'ha fatta, ed è morto asfissiato prigioniero nella sua auto.
È stata una giornata terribile, campale quella di ieri: sugli schermi della tv scorrevano immagini che sembravano riprese a Beirut, ed invece era Peschici, sul Gargano. La protezione civile non ha mai fatto così tanti interventi aerei, oltre cento, sono bruciati migliaia di ettari di bosco , il monte Pollino arde come una immane torcia sulle arsure calabresi, il fuoco spinto dal vento divora il patrimonio di verde nel sud.
Come ogni estate, più di ogni estate. E come ogni estate pubbliche autorità, servitori della Protezione civile, amministratori di comuni e di provincia gridano agli incendiari. Ma questo esercito di piromani, questa nazione di delinquenti pronti a tutto, anche a mandare arrosto donne e bambini alla fine della stagione della paura scompare, non ne resta traccia fra i boschi carbonizzati, il fumo stagnante e le braci ancora ardenti.
Quasi impossibile acciuffarli, se si eccettuano i due misteriosi immigrati che in Sicilia sarebbero stati sorpresi a incendiare dei cespugli rinsecchiti per un dolo che nessuno riesce a immaginare. Nell'ultimo anno, d'altronde, ne sono stati denunciati oltre quattrocento, ne sono stati arrestati appena una decina, ed è probabile che chi è stato preso in fragranza sia già stato liberato.
L'ingegner Bertolaso, capo della Protezione civile, si è scagliato contro l'esercito dei criminali che provocano sciagura e appiccano incendi: "È una guerra criminale, i roghi sono quasi tutti dolosi - ha detto - i piloti dei Canadair mi dicevano che spegnevano un focolaio e ne vedevano accendersi altri quattro altrove". Non è forse vero che i delinquenti riescono a far soldi su tutto, anche sugli alberelli sparsi del Pollino? I piromani possono essere al servizio di grandi o miserabili speculazioni edilizie, possono incendiare un bosco in nome della propria riassunzione come operai dediti alla riforestazione: è accaduto più di una volta. Incendiari si può diventare per sbadataggine, menefreghismo, o perché il caos edilizio in cui la nostra città è cresciuta ci consente di tenere un deposito di bombole di gas tra gli sterpi, dove non dovrebbe essere. E basta una piccola scintilla ad avere un effetto devastante.
Sia dolo o incuria, sempre l'interesse particolare viene posto al di sopra di quello generale. La svalutazione del bene pubblico è arrivata alla sua massima ignominia, le strade di alcune grandi città coperte dall'immondizia che le autorità municipali non si occupano di trasportare altrove, o non vi riescono. Ma vi è altro e di peggiore dell'incuria ed è il vandalismo di massa. I giovanotti che lanciano sassi sulle automobili e quelli che sforacchiano con pistole e fucili i cartelli delle indicazioni stradali appartengono anche loro all'indomabile razza di bestioni che non sopportano discipline, l'esercito temuto di casseur, di gente che non solo rompe e guasta ma che lo fa con grandissimo gusto per cui non si può prevedere il tempo giusto della ragione e dell'educazione. Il mondo moderno è pieno di casseur di ritorno che arrivati dai deserti aridi e dalle notti buie spaccano le fontane e rompono le lampade. Si vede che il caldo dell'estate scatena tutti i casseur che girano per le nostre strade e sono milioni, molti pronti a uccidere chi li ha sorpassati in auto, o urtati in una folla figuriamoci cosa gli importa se una sigaretta accesa dà fuoco a un bosco e se qualche malcapitato ci brucia vivo.

(25 luglio 2007)>

E' già una lotta armata, vero?
Patri15 is offline  
Vecchio 25-07-2007, 17.20.40   #17
katerpillar
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Patri15
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Ma vi è altro e di peggiore dell'incuria ed è il vandalismo di massa. I giovanotti che lanciano sassi sulle automobili e quelli che sforacchiano con pistole e fucili i cartelli delle indicazioni stradali appartengono anche loro all'indomabile razza di bestioni che non sopportano discipline, l'esercito temuto di casseur, di gente che non solo rompe e guasta ma che lo fa con grandissimo gusto, per cui non si può prevedere il tempo giusto della ragione e dell'educazione.
Katrpillar

Questo lungo periodo potrebbe essere la risposta, purtroppo, a coloro che pensano che si potrebbe cambiare il mondo cambiando se stessi; anche se l'idea è eccellente, v'intravedo delle difficoltà tecniche insormontabili e, comunque, con dei tempi di realizzazione assurdi.

Patri15
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E' già una lotta armata, vero?
katerpillar

No! è un semplice suicidio di massa. Rucordiamoci sempre che vi sono forze potenti che non vogliono che si cambi in meglio, perchè in quel momento avremo donne e uomini consapevoli, e loro non potrebbero più fare quello che fanno, basandosi sulla nostra ignoranza, ma dovrebbero uscire allo scoperto: ma chi glie lo fa fare? Fanno tanto bene i comodacci loro facendoci squazzare in questo mondo sub culturale....Perché cambiare?
katerpillar is offline  
Vecchio 26-07-2007, 09.41.58   #18
giovanni
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...continua

Il fatto che esista la violenza non giustifica accettarne l'applicazione, così come pure il fatto che sembri talvolta inevitabile non renda meno tragiche le sue conseguenze. Neppure la naturale impulsività dell'uomo basta, visto che vi è anche una naturale riflessività, parte integrante del nostro essere insieme alla razionalità ed alla stupidità, ed anche per queste non vi è motivo di "schiacciarle".
Premesso dunque che poiché qui non possiamo, per fortuna, usare la violenza, siamo vincolati alla riflessione, e soprattutto alle parole piuttosto che alle armi; le quali hanno, tra l'altro, una ben limitata capacità di comunicazione (per esempio sono impedite dal comunicare l'amore, il rispetto, la compassione, la tenerezza, il rimpianto, il rimorso e tante altre non proprio razionali sfumature dell'animo umano).
E dovendo riflettere, puntiamo lo sguardo su quello che si vorrebbe come risultato della violenza: il cambiamento, in genere auspicato come totale (riguardante praticamente l'intera sfera dei rapporti sociali), risolutivo (mancante di troppe ricadute negative) e definitivo (dopo il quale le cose possano dirsi "a posto").
Intanto, perché vi sia cambiamento non è necessaria la violenza e men che meno le armi: tutto cambia, sempre e comunque, che lo si voglia o no, che lo si noti o no, che lo si accetti o no. Dunque sarebbe piuttosto da rivolgere l'attenzione a come dirigere questo inevitabile cambiamento; possiamo cercare di effettuare piccoli aggiustamenti di rotta, magari accettando il rischio che ci si allontani temporaneamente dalla meta per evitare pericolose scorciatoie, oppure possiamo sterzare decisamente verso l'obiettivo, senza neppure preoccuparsi se le buche che si scorgono sono semplici avvallamenti o profondi burroni.
Sembra che chi propugna l'uso delle armi proprenda per la seconda ipotesi. E rischia moltissimo, come afferma la matematica e la statistica in particolare.
Sembra pure che questi tenda a prendere in molto scarsa considerazione la valutazione del rischio, soffermandosi a pensare (se pure lo fa e se pure ne fosse in grado) sui risultati possibili, sottovalutando gli ostacoli probabili.
Tra i quali, spero, vi è il fatto di voler e dove convincere questo povero stupido del grave errore che commette a non volerli seguire.
giovanni is offline  
Vecchio 27-07-2007, 17.03.47   #19
Mary
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Originalmente inviato da katerpillar
Patri15
Katrpillar

Questo lungo periodo potrebbe essere la risposta, purtroppo, a coloro che pensano che si potrebbe cambiare il mondo cambiando se stessi; anche se l'idea è eccellente, v'intravedo delle difficoltà tecniche insormontabili e, comunque, con dei tempi di realizzazione assurdi.

Patri15
katerpillar

No! è un semplice suicidio di massa. Rucordiamoci sempre che vi sono forze potenti che non vogliono che si cambi in meglio, perchè in quel momento avremo donne e uomini consapevoli, e loro non potrebbero più fare quello che fanno, basandosi sulla nostra ignoranza, ma dovrebbero uscire allo scoperto: ma chi glie lo fa fare? Fanno tanto bene i comodacci loro facendoci squazzare in questo mondo sub culturale....Perché cambiare?

Non si può in alcun modo cambiare il mondo se non si inizia a cambiare e conoscere se stessi.
Il lievito di cui Gesù parla nelle parabole può essere paragonato a questo. La mia e la tua e la sua conoscenza possono divenire contagiose. E' in quel contagio di crescita che è racchiuso il fiore che un giorno germoglierà.
Probabilmente noi non lo vedremo sbocciare, ma dobbiamo preparare il terreno per il suo seme.

Basta guardare un albero di olivo millenario per comprendere. Un uomo lo ha piantato pur sapendo di non vederlo divenire immenso.

Noi abbiamo il dovere di coltivare quel che i nostri figli e nipoti e pronipoti (autodistruzione permettendo) un giorno raccoglieranno. La nostra eredità.

Sapendo perfettamente che ci sono forze immani che ci contrastano. Forze che tenteranno in ogni modo di lasciare "le masse" nell'ignoranza e nella dipendenza. L'oscurità deve riuscire a tenere chiuso ogni spiraglio che possa far entrare la luce. Perchè quando la Luce entra le Tenebre si dissolvono.

La violenza non è che una energia neutra e potentissima usata male.

La bontà deve impossessarsi di questa energia ed usarla nel modo giusto.

Bontà, ubbidienza, sottomissione, mitezza così tanto pubblicizzate dalla chiesa sono solo prodotti di consumo del male. Che ne fagocita i coltivatori.

Sant'Agostino dice: ama e fa tutto quello che vuoi.
Mary is offline  
Vecchio 27-07-2007, 21.33.20   #20
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X sanvean
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La soluzione sta forse in ciò che ho scritto a Aristippo.

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Non ci si toglie la sete con il prosciutto, tantomeno si forma un individuo responsabile a suon di violenza.

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Dal mio punto di vista l'uso della violenza è solo un palliativo, un punto qualsiasi nella ciclica circonferenza della storia.

Si nella tua risposta ad Aristippo hai centrato, a mio avviso un punto fondamentale, ovvero che per modificare il mondo occorre cambiare il pensiero delle persone e il bastone non lo cambia, lo nasconde o lo ammazza.

Del resto, a questo punto, cosa cambia il mondo?

Il fatto di prendere in considerazione una visione più ampia della storia, che appare quindi ciclica per me è fuorviante, infatti può rendere l'inutilità della violenza in senso assoluto e idealistico, ma non tiene conto della realtà umana, della società, dove ci sono forze che spingono per il cambiamento.

La soluzione sarebbe una democrazia perfetta, forse, che si sviluppi dal suo interno in senso dialettico e non violento, ma abbiamo concluso che essa non esiste.

Dunque cos'altro oltre alla violenza, o oltre ad eventi casuali, spezza gli equilibri? Perchè se almeno la violenza non cambia le cose si può dire che almeno spezzi gli equilibri, qua occorre trovare un'alternativa.
S.B. is offline  

 



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