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Vecchio 22-05-2008, 11.57.37   #1
nuvolari
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-07-2007
Messaggi: 47
"Perchè la politica è importante" di G. Stoker

Ho iniziato a leggere questo libro, durante una coda fatta allo sportello dell’Agenzia delle Entrate. Prime impressioni.
L’autore, che non è proprio un pinco pallino sull’argomento, parla di politica “amatoriale” fatta da dilettanti competenti come di una necessità per la stessa sopravvivenza dei sistemi democratici.
L’autore, inoltre, scorge nell’individualismo, e quindi nell’idea che la felicità si raggiunga singolarmente e che ogni mediazione con i concittadini sia sostanzialmente un fastidio, un’usurpazione (individualismo ampiamente pompato da un’economia fondata sul consumo), è l’humus culturale su cui attecchisce la disaffezione per la politica, che è, essenzialmente, mediazione tra interessi divergenti condotta per l’interesse superiore della collettività (almeno dovrebbe…). Tra l’altro l’autore fa un’interessante osservazione. Proprio per la sua natura fondata sulla mediazione, la democrazia è destinata a deludere.
Terza riflessione: checché se ne voglia dire, la democrazia è l’unico sistema in cui qualsiasi cittadino può avere voce in capitolo nella gestione della cosa comune. Ed è l’unico sistema in cui nessuno può essere coercito con la forza o la violenza a impostare la propria vita personale secondo una ricetta (certo, se il tuo stile di vita personale prevede la soppressione del prossimo, le cose cambiano…). Questi sono valori veri. Tra l’altro sono conquiste recenti. Sarà circa un secolo che la democrazia si sta affermando come sistema dominante, non di più. Eppure oggi le persone, immemori di altri sistemi, esternano insoddisfazione, cinismo e disincanto, persino nostalgia verso il passato. Ciò è dovuto sicuramente, in parte, al comportamento non convincente dei rappresentanti istituzionali del potere politico. Ma anche, a mio avviso, al fatto che la democrazia richiede da parte di tutti un impegno (non richiesto, ad esempio, nei sistemi impostati sul “ghe pensi mi”) che, chi c’ha la panza piena, non sempre ha voglia di dare. Finchè si tratta di fare certe conquiste, i sacrifici si fanno. Ma una volta raggiunti certi obiettivi si tende a dimenticare la fatica fatta per arrivarci e si disprezzano. E’ umano.
Conclusione: la democrazia ha bisogno di persone che abbiano cari i valori che essa esprime e siano disposte a mettere in campo la loro disponibilità “amatoriale” per tutelarla e perfezionarla.
Francesco
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