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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 04-09-2007, 00.53.17   #1
spento
Ospite
 
Data registrazione: 03-09-2007
Messaggi: 18
la morte alla base della vita

dio esiste.
la considerazione, per me inusuale, mi balza ovvia agli occhi.
tuttavia sarebbe sbagliato parlare di una conversione.
dio non è infatti il dio del cristianesimo o di una qualsiasi altra religione, ma bensì un'entità astratta, che nulla ha a che vedere con una "fede".
la necessità di dio è data dalla perfezione del disegno naturale in ogni minimo dettaglio dello stesso; tale ricercatezza e minuziosità non è dettata dal caso, ma bensì da una mente.
il nostro mondo, e in generale tutto l'universo, è come una trottola di morte: ogni singola cosa è finalizzata a perpetuarsi nell'eterna contemporanietà del cosmo, per poi morire.
la morte del singolo essere, uomo compreso, è ricercata tanto quanto la perpetuazione della specie. è una cosa intrinseca al soggetto, sebbene non volontaria. qualsiasi essere tende all'autodistruzione, senza tuttavia saperlo; e anzi, la mente del vivente rifiuta categoricamente questa verità, inquanto questa priva l'uomo di quello scopo all'esistenza che ogni individuo cerca per se stesso, sebbene non ci sia di fatto.
perchè viviamo? per morire e fare figli che possano fare figli e morire.
è un ciclo perfetto che trascende l'idea di tempo.
il tempo, altro non è che un'eterna contemporanietà in cui tutto nasce e muore a ripetizione. passato e futuro sono dimensioni riferibili solo agli elementi singoli che costituiscono il tutto, inquanto unici caratterizzati da un inizio e una fine; il tutto, la trottola di morte, è in un eterno presente, prima e dopo coincidono.
pertanto questa trottola non ha avuto un inizio, nè avra mai una fine.
perchè dio crea ciò? è inutile cercare una risposta a questa domanda: il perchè, il come, e qualsiasi domanda in generale, sono caratteristiche proprie umane, non divine. questo meccanismo, ai miei occhi di uomo,perciò, non può che risultare senza senso.

va detto anche che l'uomo è geloso di tutti quegli attributi che lo rendono diverso dagli animali e che non può spiegarsi. emblematica in tal senso è la facoltà di amare:
solo l'uomo si ritiene capace di ciò, e ritiene questo sentimento una realtà appurata ed imprescindibile alla sua natura. pertanto, ridurre la sua delicatezza e raffinatezza esistenziale ad un semplificativo "procrea e muori" non può che andare incontro ad un rifiuto da parte del singolo.
qualsiasi sentimento volge alla morte, persino l'indifferenza, il più sottile dei sentimenti, erroneamente identificato con l'assenza di sensazione (situazione che non si verifica mai, inquanto l'uomo muore sempre). tutti i sentimenti sono graditi all'uomo, anche se non ce ne rendiamo conto, inquanto indice di esistenza effettiva, e quindi di possibilità di morte.

da parte mia devo aggiungere che, tuttavia, inquanto uomo, non posso vivere con una simile immagine mentale della mia esistenza, che vedo come unica ed irripetibile. ho bisogno di sentirmi valorizzato e unicizzato, come tutti. ho bisogno di provare sensazioni che identifico come vita, e non come morte. ho bisogno di amare e di essere amato, e ho bisogno di credere che tutto ciò che faccio non sia finalizzato alla mia fine o all'avere figli. non voglio sentirmi un pezzo della trottola di morte, voglio essere UOMO, perfetto nel mio dubbio e nella mia imperfezione, nella mia supposizione, nella mia beata illusione.

Leopardi ha sbagliato: uomo non è chi vive nella coscienza della propria situazione (nel suo caso nella coscienza della sofferenza, nel mio caso nella coscienza della morte); ma bensì chi la fugge, chi crea un dio da venerare che non sia dio ma uomo, un qualcuno " a sua immagine e somiglianza" a cui porgere domande umane e ricevere risposte umane.

alla morte, l'uomo ha bisogno di sentirsi rispondere "vita!" "paradiso!" "immortalità!". l'uomo ha bisogno dell'uomo e dell'illusione per poter VIVERE.
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Vecchio 04-09-2007, 09.22.48   #2
Crono80
Ospite abituale
 
Data registrazione: 19-05-2007
Messaggi: 189
Riferimento: la morte alla base della vita

ciao.

Mi piace il tuo intervento. Tutti diciamo sempre d spogliarsi dalle nostre sovrastrutture di andare all'essenza ma poi forse nn ne abbiamo il coraggio mentre tu con una cruda analisi l'hai fatto. e cioè ke qsto nostro vuoto esistenziale che c affanniamo a colmare e qsto tempo ke non sopportiamo nel suo divenire e tramontare o nel suo lento trascorrere sia alla fine dovuto alla base della vita...ossia alla morte.

E con molta probabilità le cose reali forse stanno come tu le hai descritte.

Ma io m domando comunque spesso un cosa.
Se noi siamo soltanto contenitori (daccordo, speciali, complessissimi, unici ecc...ma pur sempre contenitori) del nostro DNA, quel pezzo di realtà che vuoi caso, ha evocato nel cosmo la vita, la consapevolezza e la volontà (o l'illusione di essa?), se siamo solo contenitori di quel pezzo di realtà che fa si che nel cosmo vi sia intelletto e che in esso vi sia questa sconcertante (ed inspiegabile a livello ultimo) retroazione sofisticata che fa si che lo stesso cosmo si auto-osservi e si percespisca grazie alla vita e da essa grazie alla consapevolezza...
se noi siamo solo questo gioco di specchi, per'altro smerigliati e mai del tutto trasparenti, in cui la realtà si autoriferisce a se stessa...
se forse è proprio per questo che comunque i "perchè" ultimi non hanno forse nemmeno senso e mai l'avranno...
se tutto è dovuto alla elegante e potente, in senso di spiegazione (*), legge della selezione naturale...
se vale tutto cio', allora spesso m chiedo:
ma che bisogno c'era che noi, contenitori del DNA piu' intelligente al mondo, fossimo dotati, non dico d una psicologia minimale, ma di questa innata voglia di capire i perchè e quindi di inseguire sempre e comuqnue l'assoluto e l'infinito? E soprattutto che bisogno c’era di dotarci della consapevolezza sul fatto che comunque noi percepiamo i nostri limiti e sappiamo che una risposta definitiva nn l’avremmo mai sull’assoluto?
Qsto fatto non è spiegato dalla selezione naturale, infatti che utilità ha xla vita? Non sarebbe meglio un contenitore di DNA meno preoccupato da questioni “ultime” e piu’ servizievole?...allora o è un mero caso, o è quella qualità riflesso d qlcosa ke c trascende. O forse è proprio il prezzo da pagare che la realtà versa quando essa si fa consapevolezza e volontà... insomma un retroprodotto dell'intelligenza? ma...


(*) le descrizioni causa-effetto, derivanti dalla catalogazione dei fatti e dai dati "storici" tornando al tuo interessante discorso sull' "eterno ora" sono descrizioni, forse chissà, che s perdono nel tempo.
le "spiegazioni" dell'uomo invece, seppur dovendosi limitare ad un "inizio" preso come assioma, sono modi di vedere le cose che trascednono il tempo e danno senso, trasversale ad esso, al cosmo e ai suoi fenomeni forse.
Insomma le spiegazioni a cui sempre tendiamo e aneliamo, sono forse tentativi piu' universali di capire le cose...anche se xforza sono sempre affetti da incompletezza e insicurezza.
Lancio l’idea….nn è ke affermi qsta tesi…è sl x dare uno spunto d riflessione sia kiaro.

ciao
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Vecchio 04-09-2007, 13.24.58   #3
renzananda
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Riferimento: la morte alla base della vita

Nessuna novità. La schopenaueriana volontà di vita che non vuole altro che se stessa ( e nietzschianamente il proprio tramontare), un'autofagia o un'autoerotismo della natura per se stessa nel farsi gioco e giogo delle individualità umane, delle vite per la morte, e delle loro vane speranze, attese. Non c'è uscita, a meno di un'accettazione, un Sì assoluto a quanto è, così com'è. Un volere ciò che accade, un volerlo in una tale coincidenza con esso da esserlo. Amor fati, ego fatum, non la schopenaueriana e romantica liberazione dalle maschere ma la nietzschiana liberazione delle maschere. Sovviene il Kirillov dei "Demoni". Poichè sono impotente sull'essere, sulla vita che mi è donata da Dio, allora non sarò impotente sul non-essere, eserciterò il mio superamento di Dio-Vita-Essere nel rinunciare lucidamente, consapevolmente ad essa ed ad Esso. Il suicidio come atto di libertà ed onnipotenza, oltre Dio. Ci resta questo?
renzananda is offline  
Vecchio 04-09-2007, 13.39.43   #4
Crono80
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Riferimento: la morte alla base della vita

mmm...no dai rez, la vita è anche gioie non solo tormento...scnd me c resta un piu' pacato ma godereccio carpe diem
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Vecchio 04-09-2007, 16.29.04   #5
spento
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Exclamation Riferimento: la morte alla base della vita

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mmm...no dai rez, la vita è anche gioie non solo tormento...scnd me c resta un piu' pacato ma godereccio carpe diem



qui intellegat se cotidie mori? In hoc enim fallimur, quod mortem prospicimus; magna pars eius iam praeterit.

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Vecchio 04-09-2007, 16.40.14   #6
spento
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Exclamation Riferimento: la morte alla base della vita

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(*) le descrizioni causa-effetto, derivanti dalla catalogazione dei fatti e dai dati "storici" tornando al tuo interessante discorso sull' "eterno ora" sono descrizioni, forse chissà, che s perdono nel tempo.
le "spiegazioni" dell'uomo invece, seppur dovendosi limitare ad un "inizio" preso come assioma, sono modi di vedere le cose che trascednono il tempo e danno senso, trasversale ad esso, al cosmo e ai suoi fenomeni forse.
Insomma le spiegazioni a cui sempre tendiamo e aneliamo, sono forse tentativi piu' universali di capire le cose...anche se xforza sono sempre affetti da incompletezza e insicurezza.
Lancio l’idea….nn è ke affermi qsta tesi…è sl x dare uno spunto d riflessione sia kiaro.

ciao




le "spiegazioni" dell'uomo trascendono il tempo dell'uomo e del suo essere un frammento di nulla nell'eterno; con il suo piccolo passato e futuro, l'umanità si perderà nel nulla, nella "trottola di morte". il sole finirà, l'universo che conosciamo scomparirà, in un suo passato, presente e futuro, per poi rinascere e ri-morire, con altri uomini ed altre spiegazioni relative a loro e al loro tempo.. e così via per l'eternità......
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Vecchio 04-09-2007, 17.39.21   #7
renzananda
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Riferimento: la morte alla base della vita

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(*) le descrizioni causa-effetto, derivanti dalla catalogazione dei fatti e dai dati "storici" tornando al tuo interessante discorso sull' "eterno ora" sono descrizioni, forse chissà, che s perdono nel tempo.
le "spiegazioni" dell'uomo invece, seppur dovendosi limitare ad un "inizio" preso come assioma, sono modi di vedere le cose che trascednono il tempo e danno senso, trasversale ad esso, al cosmo e ai suoi fenomeni forse.
Insomma le spiegazioni a cui sempre tendiamo e aneliamo, sono forse tentativi piu' universali di capire le cose...anche se xforza sono sempre affetti da incompletezza e insicurezza.
Lancio l’idea….nn è ke affermi qsta tesi…è sl x dare uno spunto d riflessione sia kiaro.

ciao




le "spiegazioni" dell'uomo trascendono il tempo dell'uomo e del suo essere un frammento di nulla nell'eterno; con il suo piccolo passato e futuro, l'umanità si perderà nel nulla, nella "trottola di morte". il sole finirà, l'universo che conosciamo scomparirà, in un suo passato, presente e futuro, per poi rinascere e ri-morire, con altri uomini ed altre spiegazioni relative a loro e al loro tempo.. e così via per l'eternità......


Dunque anche questa (tua) "spiegazione".....
renzananda is offline  
Vecchio 04-09-2007, 19.34.12   #8
spento
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Dunque anche questa (tua) "spiegazione".....


certo, inquanto non è una vera spiegazione, ma bensì un'idea personale di ciò che mi circonda. penso che sia una cosa destinata a morire con il mio universo, cos' come ogni altra idea o tentata spiegazione che dir si voglia, considerata patrimonio dell'umanità; nonchè ogni scienza del nostro mondo e tempo
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Vecchio 04-09-2007, 22.35.13   #9
renzananda
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Originalmente inviato da spento

certo, inquanto non è una vera spiegazione, ma bensì un'idea personale di ciò che mi circonda. penso che sia una cosa destinata a morire con il mio universo, cos' come ogni altra idea o tentata spiegazione che dir si voglia, considerata patrimonio dell'umanità; nonchè ogni scienza del nostro mondo e tempo

Ma allora non si deve parlare di patrimonio, non essendoci altro destinatario di tale lascito che la morte...
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Vecchio 05-09-2007, 13.12.00   #10
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Originalmente inviato da renzananda
Ma allora non si deve parlare di patrimonio, non essendoci altro destinatario di tale lascito che la morte...




infatti.. ciò che consideriamo patrimonio dell'umanità è destinato a finire con l'universo dell'umanità, non resterà traccia alcuna del nostro tempo, una volta sparito tutto. poi ci sarà nuova vita, nuove teorie, nuove scienze, nuovi pensieri, anch'essi destinati a finire nel nulla e così via.. sono d'accordo che quest'idea non sai molto positiva..però alla fine è ovviamente solo un'idea, non una sentenza o un postulato.. e d'altra parte ritengo che gli sviluppi relativi a questa visione siano ben lontani dal riguardarci, senza contare che nessuno potrà mai verificarlo..

spento is offline  

 



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