Forum di Riflessioni.it
WWW.RIFLESSIONI.IT

ATTENZIONE: Questo forum è in modalità solo lettura
Nuovo forum di Riflessioni.it >>> LOGOS

Torna indietro   Forum di Riflessioni.it > Forum > Filosofia

Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
>>> Sezione attiva sul forum LOGOS: Tematiche Filosofiche

Vecchio 28-09-2007, 09.29.19   #1
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
i possibili scenari futuri

“Tra filosofia e scienza: dialogo sui prossimi possibili scenari prossimi venturi – Claudio Magris – Corriere della Sera, 27/9/07

Claudio Magris presenta il libro di A. Schiavone “Storia e destino” e dialoga con l'autore sull'uomo di domani che inaugurerà un nuovo stadio antropologico nell'evoluzione. Si richiama all'oltre uomo annunciato da Nietzsche: “L'uomo è un ponte che dev'essere superato”. Una nuova forma di uomo sta già cambiando la realtà e se stesso – in bene e/o male- con sconvolgenti e rapidissime metamorfosi. Chi siamo, che saremo, chi vogliamo o non vogliamo essere, dove andiamo? C'è un abisso tra l'evoluzione della scienza e della tecnica, e quella spirituale rimasta immutata.
Secondo la meccanica quantistica, in una determinata condizione un gatto può essere contemporaneamente vivo e morto, ma noi pensiamo ancora come Aristotele: ciò sconvolge giudizi morali e gerarchie di valori. E' necessaria una riequlibrante nuova visione del mondo.
Siamo impreparati a costruire un'antropologia culturale, politica e morale dell'uomo tecnologico , che non agisce più secondo una “naturalità” immodificabile. Comunque il pericolo è l'incontrollabilità e la minaccia nucleare che può arrivare da ogni staterello. Permane l'arretratezza culturale, spirituale, politica, etica, all'inverso che nella classicità. L'uomo si emanciperà dalla natura che domina e altera, o la metamorfosi farà sempre parte di un'evoluzione della specie? Secondo Schiavone la natura è storia: la specie umana evolverà in conformità al progetto della nostra mente: lo stacco tra naturale e umano fu previsto da Nietzsche. Ma Magris osserva che un'umanità diversa, vittoriosa sulla morte, sul corpo, sul patrimonio genetico, sui circuiti neuronali, sul controllo sessuale, sulla già avvenuta fecondazione di ovuli animali con il DNA umano, potrebbe non risolvere problemi minori come raffreddore e calvizie.
Futuro progresso o fine della specie? Come elaborare valori non negoziabili? Schiavone: non possiamo saperlo, siamo preistoria rispetto a ciò che ci aspetta. L'unica certezza è che le conseguenze deriveranno dalla nostra indagine sull'origine dell' unviverso, e non da quella dei dinosauri.


Ricordo Magris tra i primi interpreti e precursori dell'attualità dell'”oltre – uomo” quale abbozzo in divenire per un nuovo umanesimo postmetafisico. Professore universitario a Trieste, negli anni '70 definiva Nietzsche “sale della cultura del '900”. La sua fortuna continua nel millennio tecnologico. Tralasciando il disconoscimento di chi non vuole ammettere che il progresso va di pari passo con lo smascheramento delle apparenze, degli autoinganni, delle menzogne e delle “verità” che sono soltanto opinioni personali, ideologie o interpretazioni spesso di comodo.
Oggi chi può negare la lungimiranza nietzscheana sul sistema di valori, credenze, principi morali della cultura e civiltà occidentale? Imposti da autorità e caste a seconda del modo di porsi di fronte all'universo. Retoriche di bontà, carità e altruismo per celare inconfessabili pulsioni, privilegi, poteri da difendere ad ogni costo. Ben altro è un'autentica civiltà umanistica, quale ricerca dialogica continua di nuovi modelli per il bene dell'uomo.

Siete d'accordo?
arsenio is offline  
Vecchio 10-10-2007, 11.27.17   #2
emmeci
Ospite abituale
 
L'avatar di emmeci
 
Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: i possibili scenari futuri

Sì, l’attuale stato della scienza ha sconvolto paradigmi fermi da millenni, mentre la cultura, e in particolare la filosofia, sembrano non essere in grado di raggiungere o proporre nuovi equilibri, condivisibili almeno nel fondamento.
E qui vorrei dire, senza reticenze: bando al pensiero debole! Proprio in questo sconvolgente, tragico e comico momento della nostra storia (tragico perché vede un’assurda lotta di civiltà e religioni, comico perché là dove non ci sono vittime non si pensa che a mangiare e cantare) si torni al pensiero forte: cioè alla ricerca della verità.
Il che può voler dire tornare a Platone, a Socrate e alle prime avventure del logos nelle città greche, dove è nato il nostro pensare e con esso la ricerca della verità, l’assoluta verità. Ma siamo sicuri che basti la filosofia? O proprio quell’ansia di verità, quella fuga dalle opinioni e dal relativismo può spingere a chiedere: religione, scienza, o filosofia?
Una cosa si può ripetere ancora una volta: fuori dalla chiacchiera in cui sembrano finire piccoli e grandi cervelli, cattedratici, autorità della stampa e dei festival, quel buttare sentenze o parole d’ordine che presto si sgonfiano, quella strategia del vuoto, quel dividersi su argomenti da nulla o dare ragione un po’ a tutti per raccogliere voti e consensi….No, cercare la verità, che non significa chiudersi in sé ma allargare il proprio orizzonte, anzi mettersi dalla parte degli altri perché si valutino i pareri e i punti di vista e perché l’obiettivo non è un'astratta verità, ma sapere ciò che dobbiamo fare, cioè il bene, anzi il bene assoluto: un obiettivo a cui non erano giunti né Socrate né Platone nonostante o forse proprio a causa del loro parlare continuo di conoscenza delle virtù.…Forse era necessario che la Grecia, per arrivare al vero problema morale, fosse fecondata dalla religione cristiana?
Bene, ecco qui il primo scoglio sulla strada della verità: la religione, anche se la religione sembra la meno idonea a stimolare questa ricerca della verità, perché l’ha già da sempre trovata e non può metterla in discussione, mentre la filosofia la deve cercare - e questo è un altro punto a favore della Grecia, che nonostante i sigilli sacrali di cui ha costellato la sua poesia e la sua arte, non ha fatto della religione uno strumento di asservimento delle coscienze, non ha creato una chiesa….E la filosofia greca non ha avuto requie, ogni filosofo era come se incominciasse per la prima volta a pensare, a costo di andare contro sé stesso, cioè contro l’acqua, il fuoco, le idee, la logica, il formalismo e la città ideale per cercare, soltanto cercare….Ed ora la scienza. Certo la scienza ha il pregio di identificarsi con la ricerca del vero attraverso un superamento continuo delle posizioni raggiunte, quasi che l’assoluto cui pure aspira si libri davanti ad essa come una magica farfalla da catturare, e il relativo non abbia senso se non confrontato con l’assoluto.
E allora: bando agli equivoci; la filosofia o meglio – per chi riesce a vivere la loro discorde unità – scienza e filosofia non interrompano il loro cammino verso ciò che brilla davanti a loro come davanti non a un popolo ma a tutti i popoli, all’umanità e all’intero universo, anche se questa ricerca dovesse indicare che l’uomo ha già cominciato a uscire da sé e un’altra specie scuote le ali lasciando poco tempo per decidere come dobbiamo intervenire nel nostro destino e se è giusto farlo, sfidando un futuro che potrà risultare non amabile e tragico.…In fondo quale è stato il destino del profeta di questa mutazione della specie-uomo se non la pazzia? Sì, è giusto che Magris e Schiavone abbiano auspicato il sorgere di una nuova visione del mondo, ma questo dipende ormai dal progetto che ci poniamo e che non può basarsi solo su corredi di cromosomi ma deve diventare un progetto morale, quale non ci è dato trovare – fatalmente - né in Socrate né in Platone e forse in nessuno di quella schiera di filosofi e di scienziati che fanno onore alla storia ma che tacciono se li interroghiamo…..Forse nella religione? Ma se aspiriamo alla verità e al bene assoluto, la stessa religione non può frenare la nostra ricerca ed è proprio da lei che ci aspettiamo la rinuncia non solo alle armi ma ai dogmi, agli imprimatur e agli anatemi – in poche parole al suo stato ecclesiale e – starei per dire – alla fede in un Dio che è soltanto una maschera dell’assoluto. E dico questo non per cancellare la fede, ma per lasciarla libera di cercare – oltre le maschere – il vero Dio.
E con questo chiudo lo scenario che un po’ con ironia un po’ con convinzione mi è sembrato di poter tracciare con qualche speranza per il futuro. Dopo tutto è segno di effettivo progresso se nel ventunesimo secolo si può dire tutto.
emmeci is offline  

 



Note Legali - Diritti d'autore - Privacy e Cookies
Forum attivo dal 1 aprile 2002 al 29 febbraio 2016 - Per i contenuti Copyright © Riflessioni.it