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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 29-12-2007, 00.03.34   #21
Dasein
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Originalmente inviato da katerpillar
emmecì katerpillar Se ci costruiamo degli scenari come hai fatto tù, come minimo bisogna che quello rappresentato abbia dei punti fermi, altrmenti, tutti quanti, sbarelleremo veramente come degli ubriachi.
Mi spiego, lo scienziato che è tentato dal suicidarsi: ho sa veramente tutto della vita, o ancora non sà la verità sulla vita, perchè nel teorema completo che la riguarda, credo che la morte sia la cosa più facile da comprendere; infatti, non vi vedo dietro grandi misteri, giacché la morte rientra nelle leggi della materia, in cui "Nulla si crea, nullla si distrugge ma tutto si trasforma".
Questo concetto scientifico è vero che riguarda l'arida materia e non lo spirito che alberga in noi, ma tanto arida non dev'essere stata questa materia se qualcuno ha affermato che è la stessa ha creato la vita.
Dobbiamo tenerlo in considerazione questo fatto o restiamo sul carrozzone incantato del dio unico?
Lo so; so perfettamente che parlare con l'accetta in mano su questi argomenti, finisco sempre per troncare le discussioni, ma cerco di rimanere con i piedi in terra...... Per non volare insieme ad i miei pensieri.
Per concludere, caro emmeci, l'assunto da te fatto, a mio modo di vedere, non può essere considerato valido, come esempio sull'argomento, poché lo scienziato che sa tutto sulla vita avrebbe saputo tutto anche sulla morte, poiché essa ne fa parte: non è una cosa evulsa, ma la fine di un certo tipo di vita: di questo tipo di vita.


Sul fatto che la morte faccia parte della vita non sono molto concorde.
La morte come prospettiva fa sì parte della vita, ma nella morte noi non siamo più in vita, quindi una teoria sulla vita che pensasse a includere l'evento morte sarebbe assurda e contraddittoria.
Mi pare Epicuro dicesse più o meno che quando siamo in vita la morte non c'è, mentre quando siamo morti e la vita a non esserci più.
Se l'esperienza caretterizza gli avvenimenti vitali (quelli che noi possiamo conoscere) la morte è un avvenimento che ci è escluso in partenza.
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Vecchio 29-12-2007, 09.41.46   #22
emmeci
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Non credo d’averti mai fatto presumere che io sono attaccato al “carrozzone del dio unico”: credo che nessuno abbia usato a questo proposito tanta ironia, e l’ironia può essere più tagliente di una motivata argomentazione. Ma siccome qui parliamo non di dio ma dell’uomo, bando all'ironia: non mi pare che un individuo che, per esempio, abbia perso la persona più cara assistendo minuto per minuto al suo strazio, oppure un individuo che ha visto crollare quell’unico ideale che gli faceva amare la vita (stavo per aggiungere uno scienziato che ha puntato tutto sul premio Nobel e non l’ha ottenuto) sarebbero confortati dal sapere che tutto è lo stesso, che la morte è un evento come tanti altri, e non c’è bisogno di considerarla come un tragico mistero facendo concorrenza a Eschilo o Shakespeare….Sì, forse quello scienziato nel quale ti identifichi ha l’animo di uno stoico che mentre lo torturavano pensava: non è nulla di preoccupante, è il destino. Il fatto è che l’homo sapiens (forse per l’homo non sapiens non era così) ha la capacità di porsi dei problemi e, naturalmente, questi possono diventare tormentosi e ossessivi quando egli non è un martire della fede, un filosofo del pensiero debole o uno scienziato a prova di kamikaze.
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Vecchio 29-12-2007, 10.12.26   #23
katerpillar
Ogni tanto siate gentili.
 
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katerpillar
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Mi spiego, lo scienziato che è tentato dal suicidarsi: ho sa veramente tutto della vita, o ancora non sà la verità sulla vita, perchè nel teorema completo che la riguarda, credo che la morte sia la cosa più facile da comprendere; infatti, non vi vedo dietro grandi misteri, giacché la morte rientra nelle leggi della materia, in cui "Nulla si crea, nullla si distrugge ma tutto si trasforma".
Dasein
Citazione:
Sul fatto che la morte faccia parte della vita non sono molto concorde.
La morte come prospettiva fa sì parte della vita, ma nella morte noi non siamo più in vita, quindi una teoria sulla vita che pensasse a includere l'evento morte sarebbe assurda e contraddittoria.
Mi pare Epicuro dicesse più o meno che quando siamo in vita la morte non c'è, mentre quando siamo morti e la vita a non esserci più.
Se l'esperienza caretterizza gli avvenimenti vitali (quelli che noi possiamo conoscere) la morte è un avvenimento che ci è escluso in partenza.
katerpillar

Il nostro corpo è formato dalla materia che compone l'universo durante la "cosi detta Vita", il nostro corpo è formato dalla materia dell'universo durante e dopo la "cosi detta morte"; materia che ci ha creato. Dove sta il mistero? Perché la morte, come affermato da emmecì, deve essere considerata un qualcosa, la cui ignoranza ci dovrebbe riportare agli albori della nascita dell'uomo? Forse perche ancora la temiamo o perchè l'immortalità sarebbe più comprensibile sotto un aspetto scientifico o più conveniente per noi? Tutto questo nostro parlare a "ruota libera", come ripeto, non ha alcun senso, è come se parlassimo tra sordi e ciechi, e che Epicurio affermasse quelle "banalita" non aggiunge nulla alla nostra ignoranza sul mistero della nostra presenza su questa terra.

Inoltre è vero, Dasein, che l'esperienza caratterizza gli avvenimenti "vitali", ma esiste anche una realtà "indiziaria", e quando sapremo il compito che abbiamo (se l'abbiamo), vedrai che apparirà anche il significato dell'unitilità di un vecchio che non serve più allo scopo, che dovrà lasciare il posto a nuova linfa per raggiungere il bersaglio cui siamo destinati.

Ci siamo mai domandati, con l'incremento demografico attuale, quanti miliardi saremmo senza l'intervento della morte? Sarebbe interessante conoscerlo.
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Vecchio 29-12-2007, 10.40.29   #24
katerpillar
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katerpillar
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Questo concetto scientifico è vero che riguarda l'arida materia e non lo spirito che alberga in noi, ma tanto arida non dev'essere stata questa materia se qualcuno ha affermato che è la stessa ha creato la vita.
Dobbiamo tenerlo in considerazione questo fatto o restiamo sul carrozzone incantato del dio unico?
emmecì
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Non credo d’averti mai fatto presumere che io sono attaccato al “carrozzone del dio unico”: credo che nessuno abbia usato a questo proposito tanta ironia, e l’ironia può essere più tagliente di una motivata argomentazione. Ma siccome qui parliamo non di dio ma dell’uomo, bando all'ironia: non mi pare che un individuo che, per esempio, abbia perso la persona più cara assistendo minuto per minuto al suo strazio, oppure un individuo che ha visto crollare quell’unico ideale che gli faceva amare la vita (stavo per aggiungere uno scienziato che ha puntato tutto sul premio Nobel e non l’ha ottenuto) sarebbero confortati dal sapere che tutto è lo stesso, che la morte è un evento come tanti altri, e non c’è bisogno di considerarla come un tragico mistero facendo concorrenza a Eschilo o Shakespeare….Sì, forse quello scienziato nel quale ti identifichi ha l’animo di uno stoico
katerpillar
Non solo tu non lo hai mai fatto presumere, ma io non l'ho mai pensato; pertanto quello da me affermato si riferiva a tutta l'umanità o, perlomeno, alla stragrande maggioranza che ancora arranca dietro qualcosa che, dopo 3500 anni non ha portato nulla di buono che non potessero portare gli atteggiameni politeistici, animistici o di qualunque altra strada intrapresa. In quanto a ironia vedo che con te starei in buona compagnia ma, pur non essendo uno stoico, continuo a non prendermi troppo sul serio, così quando accadono (e possono accadere sopratutto nel web), dei fraintendimenti, non debbo pentirmi di nulla, semplificandomi la vita, anche se non si dovesse arrivare al premio nobel, che è la stessa cosa che affermare: perché la meningite proprio a me e non a quello vicino a me? Perché il premio Nobel a lui e non a me?

Per quanto concerne il dolore per la morte, quando è accaduto a mia madre, io ho pianto come tutti i comuni mortali, ed ero un uomo con già una bella dose di esperienza sulle spalle, ma il dolore per la perdita di qualcuno non centra niente con gli assunti riportati. Con l'attuale nostra conoscenza e cultura il dolore ci fa sentire più umani ed è, per noi, una dimostrazione d'attaccamento a quello che abbiamo perso. Questo accade ed è una prerogativa di tutto il mondo animale.

Un caro saluto.
Giancarlo.
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Vecchio 29-12-2007, 15.55.51   #25
emmeci
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Vedo che gira e gira, e nonostante i richiami di quanti obiettano che il fatto è fatto, che non ci sono misteri e che le lamentele sono tempo perduto, siamo tornati alla prima proposizione del presente dibattito: perché questo spermatozoo piuttosto che un altro? Perché il premio Nobel a lui piuttosto che a me? Ed è vero che questa potrebbe apparire una domanda assurda o retorica, ma è anche una domanda che l’animale non formula – almeno per quanto ci risulta – così esplicitamente rivolta contro l’opera del Creatore. Sì perché l’obiezione sottintesa a quella domanda era in fondo – lasciatemelo dire, anime che avete fede - una protesta contro le leggi di questo universo, che possono essere giudicate cattive da chi non si lascia incantare dalla leggenda di un Dio il quale “vide che ciò che aveva fatto era buono e al settimo giorno si riposò”…..Io una volta, volendo difendere Dio senza ricorrere ad arzigogolate teodicee, avevo addirittura spiegato il fatto che la storia del mondo segue il suo corso attraverso continui delitti senza provocare interventi celesti, con l’ipotesi che Dio si è reso conto troppo tardi di ciò che aveva provocato il suo fiat e ha abbandonato il mondo al suo triste destino - atomi e fotoni, stelle che bruciano, animali che si divorano e popoli pronti a distruggersi - finché proprio l’uomo, chi sa per quale difetto genetico o intervento di Satana, che con sottile perfidia voleva punire il creatore non, come si dice, con un capovolgimento del bene nel male ma con quello sublimemente perfido di un capovolgimento del male nel bene, instillò nell’uomo quest’idea: che c’è qualcosa di marcio nel mondo e che la giustizia è una realtà ben diversa che soltanto lui avrebbe potuto ideare anche se non la vedrà realizzata mai davanti ai suoi occhi, e la giustizia sarà considerata per sempre un’utopia o una cieca speranza.
E se alla domanda: “può l’uomo con le sue poche capacità e la poca fede in sé stesso mettersi contro le leggi dell’universo” non si potrà che rispondere no, visto che le leggi son leggi e sono state impartire da Dio, forse ci sarà ancora qualcuno che sentirà negli orecchi il consiglio luciferino e cercherà di aggrapparsi al proprio ideale dicendo: no, io non dirò mai che il mondo sia buono e che la natività sia un ingresso nel paradiso, visto che delle tre virtù teologali una almeno è quella che manca: la carità.
Un caro saluto anche a te, Giancarlo.
emmeci is offline  
Vecchio 29-12-2007, 16.31.13   #26
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katerpillar
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Il nostro corpo è formato dalla materia che compone l'universo durante la "cosi detta Vita", il nostro corpo è formato dalla materia dell'universo durante e dopo la "cosi detta morte"; materia che ci ha creato. Dove sta il mistero? Perché la morte, come affermato da emmecì, deve essere considerata un qualcosa, la cui ignoranza ci dovrebbe riportare agli albori della nascita dell'uomo? Forse perche ancora la temiamo o perchè l'immortalità sarebbe più comprensibile sotto un aspetto scientifico o più conveniente per noi? Tutto questo nostro parlare a "ruota libera", come ripeto, non ha alcun senso, è come se parlassimo tra sordi e ciechi, e che Epicurio affermasse quelle "banalita" non aggiunge nulla alla nostra ignoranza sul mistero della nostra presenza su questa terra.

Inoltre è vero, Dasein, che l'esperienza caratterizza gli avvenimenti "vitali", ma esiste anche una realtà "indiziaria", e quando sapremo il compito che abbiamo (se l'abbiamo), vedrai che apparirà anche il significato dell'unitilità di un vecchio che non serve più allo scopo, che dovrà lasciare il posto a nuova linfa per raggiungere il bersaglio cui siamo destinati.

Ci siamo mai domandati, con l'incremento demografico attuale, quanti miliardi saremmo senza l'intervento della morte? Sarebbe interessante conoscerlo.


Non perchè ami epicuro, ma quelle che tu definisci "banalità" mi pare che finoi ad ora siano evidenze incontestabili.
Quando un morto resusciterà e ci dirà che la morte non è annientamento della vita, allora quelle saranno delle banalità.
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Vecchio 30-12-2007, 19.44.31   #27
katerpillar
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emmecì
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Vedo che gira e gira, e nonostante i richiami di quanti obiettano che il fatto è fatto, che non ci sono misteri e che le lamentele sono tempo perduto, siamo tornati alla prima proposizione del presente dibattito: perché questo spermatozoo piuttosto che un altro? Perché il premio Nobel a lui piuttosto che a me? Ed è vero che questa potrebbe apparire una domanda assurda o retorica, ma è anche una domanda che l’animale non formula – almeno per quanto ci risulta – così esplicitamente rivolta contro l’opera del Creatore. Sì perché l’obiezione sottintesa a quella domanda era in fondo – lasciatemelo dire, anime che avete fede - una protesta contro le leggi di questo universo, che possono essere giudicate cattive da chi non si lascia incantare dalla leggenda di un Dio il quale “vide che ciò che aveva fatto era buono e al settimo giorno si riposò”….
katerpillar

Mentre se noi lasciassimo da parte quel dio di Abramo, credo che sarà tutto il ginepraio a diventare più "umano" (Non scordare la religione di Abramo e il razzismo). In quello che leggo, a mio modo di vedere, vi è tanta esperienza ed attaccamento ad una società che ci ha plasmato ad immagine e somiglianza dell'egoismo, della vanità, del correre appresso al vento, abbianate alla paura della vita.

Non ricordo chi l'abbia affermato, ma la frase: "L'essenza dell'uomo in questo universo sta oltre la propria fede", ci dovrebbe far riflettere, mentre noi continuiamo a domandarci: perché il premio Nobel a lui e a me no? Dimenticandoci di valutare le grandi potenzialità e opportunità che abbiamo, col non valutare l'amicizia, che io interpreto, però, come un surrogato di un sentimento più grande, che è quello della fratellanza.

Ecco: in quel caso, in quel nuovo scenario vestito a festa con la parola fratellanza, non avrebbe più senso affermare: a lui si e a me no? Proprio così caro emmecì, abbiamo una potenzialità ancora tutta da scoprire che rivoluzionerà il mondo, e questa potenzialità l'uomo la potrà attuare, solo se riuscira a vincere la paura di vivere, che lo spinge sempre più verso l'egoismo; e questo deve essere attuato al difuori di qualsiasi convenzione religiosa, che invece ha bloccato e sta bloccando questo processo da alcuni millenni.

Auguri anche a te emmecì che, in un mondo dove vigerà la fratellanza, finalmente sapremo anche il tuo nome di battesimo.

Ciao.
Giancarlo.
katerpillar is offline  
Vecchio 30-12-2007, 22.58.39   #28
Giorgiosan
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Originalmente inviato da emmeci
perché questo spermatozoo piuttosto che un altro?

Perché era più vitale e più veloce.

Siamo in ballo e dobbiamo ballare. E il tempo è poco....meglio darsi da fare.
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Vecchio 31-12-2007, 09.27.01   #29
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Per Giancarlo.
Carta d’identità: Mario Cialfi; discendenza nord-sud (Piemonte-Abruzzo), età indicibile (la puoi trovare sul mio sito e se non ci credi mettendola a confronto col mio piccolo autoritratto, guarda bene e vedrai che questo porta la data del 1940). Speranza di vita: almeno un secolo se la sua filosofia sarà apprezzata in questo forum e non soltanto nel bar dell’angolo: ma questa, come diceva Eschilo, è una cieca speranza, dato che la sua carriera filosofica è stata stroncata dalla guerra e subito dopo dal fatto che il suo docente universitario di riferimento è diventato senatore comunista e, avendo accolto il dono di questa fede, ha effettivamente dimostrato quello che dici, cioè che una convinzione religiosa blocca il processo dell’uomo verso un mondo ove vige la fratellanza.
Ciao. Mario
emmeci is offline  

 



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