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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 08-03-2008, 10.28.09   #1
emmeci
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Data registrazione: 10-06-2007
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Pare che fin dalla nascita incominciamo a morire

Se avesse ragione Cartesio, l’io dovrebbe essere il primo dato sicuro della conoscenza umana, invece – come è evidente – l’io è qualcosa che ha bisogno di tempo per essere appreso e che negli animali, secondo alcuni etologi, non si realizza. Chi, d’altra parte, sa di essere un io e volesse in qualche modo capire o meglio afferrare quest’io, si troverebbe in difficoltà a prescindere dalla sua maturazione e dalla sua cultura. L’io è qualcosa che sembra sfuggire a noi stessi – sprofondando da una parte nell’inconscio se non nel semplice impulso biologico; sollevandoci, dall’altra parte, nello spirituale se non nell’etereo e perfino nel folle. Le neuroscienze sono ben lontane dallo spiegare il funzionamento del cervello e ancora più lontane dall’afferrare l’origine e il valore del concetto (concetto?) dell’io. E se il cognitivismo cerca di decifrare le modalità del pensiero, di fronte a questo semplice e basilare problema si ritrae maestosamente.
Dunque proviamo a esercitare quella che una volta si chiamava introspezione e che oggi sembra fuori moda come mezzo di conoscenza. Che cosa ci può dire un’introspezione ridotta al suo grado più elementare: che io veramente esisto? Ma non è proprio questo che mi sfugge ogni volta che me lo chiedo? Forse la morte ci è così amica che preferisce accompagnarci, quasi abituarci ad attendere o andare incontro…..a che cosa? A una rivelazione? Ma anche non volendo cedere a queste lusinghe ma restare attaccati alla realtà, potrebbe essere, questa nostra incapacità di afferrare l’esistenza dell’io, qualcosa che ci rende uomini e – se è vero che gli animali non sanno che cosa è la morte – non ci dovrebbe impaurire ma perfino allietare, perché abbiamo qualcosa di più, anche se ciò che ci distingue non è in questo caso una più netta e intensa coscienza, ma questa leggerezza, questa evanescenza dell’io, quest’ombra che abbiamo dentro di noi, tanto che ad ogni passo potremmo essere tentati di chiederci: ma che cosa sono? il mio io esiste? per quel poco che osiamo pensare, spaventati dal baratro che potrebbe aprirsi dentro di noi o dal timore di essere pazzi.
Dunque la nostra specie è quella che non solo sa di dover morire, ma che è sempre sul punto di non esistere, ciò che è diventato – quando è sorta la nobile filosofia – la ricerca di una risposta alla domanda “perché l’essere invece del nulla?”, che è non solo la domanda suprema ma quella a cui soltanto un Dio potrebbe rispondere. Se non fosse che, nonostante le nostre attese, risponde il silenzio.
emmeci is offline  
Vecchio 08-03-2008, 13.53.48   #2
S.B.
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Riferimento: Pare che fin dalla nascita incominciamo a morire

Il nostro Io, la nostra esistenza come Io, è, si può dire, una effimera certezza che ha bisogno di essere giustificata in continuazione, non la si giustifica con una dimostrazione a priori e nemmeno a posteriori.
Questa giustificazione continua, perpetuata nel tempo, si ha nell'atto cosciente di agire, di esistere, ma non ha un sapore definitivo, è un continuo rincorrersi di conferma e dubbio - il dubbio, appunto, di non esistere.
Così come la nostra libertà, il nostro libero arbitrio, non è dimostrabile ma viene rinnovato come certezza effimera ad ogni nostra azione.

Citazione:
Dunque la nostra specie è quella che non solo sa di dover morire, ma che è sempre sul punto di non esistere

Si, lo penso anch'io, siamo sempre in bilico tra esistenza e nulla, scorgiamo sempre la possibilità, tutt'altro che remota del non esistere, e concordo che solo un Dio, un Assoluto, può uscire da questa prospettiva di incertezza.
S.B. is offline  
Vecchio 08-03-2008, 22.22.52   #3
albert
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Messaggi: 689
Riferimento: Pare che fin dalla nascita incominciamo a morire

Citazione:
Originalmente inviato da S.B.
Il nostro Io, la nostra esistenza come Io, è, si può dire, una effimera certezza che ha bisogno di essere giustificata in continuazione, non la si giustifica con una dimostrazione a priori e nemmeno a posteriori.

Secondo me la nostra esistenza è un dato sperimentale che continuiamo a verificare. Un dato assolutamente effimero, fra un istante potremmo non esistere più.
albert is offline  
Vecchio 09-03-2008, 03.59.02   #4
Marco_532
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Riferimento: Pare che fin dalla nascita incominciamo a morire

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
... l’io è qualcosa che ha bisogno di tempo per essere appreso... chi... volesse in qualche modo capire o meglio afferrare quest’io, si troverebbe in difficoltà a prescindere dalla sua maturazione e dalla sua cultura. L’io è qualcosa che sembra sfuggire a noi stessi... che io veramente esisto? Ma non è proprio questo che mi sfugge ogni volta che me lo chiedo?... questa nostra incapacità di afferrare l’esistenza dell’io,... questa evanescenza dell’io,... ma che cosa sono? il mio io esiste? Dunque la nostra specie è quella che non solo sa di dover morire, ma che è sempre sul punto di non esistere...“perché l’essere invece del nulla?”...
Vedo che la tua strada sta attraversando la mia ... ti accompagno all'altro ciglio ...

Se la morte esiste dall'esperienza della morte dell'altro da te, esisteresti anche solo perchè l'altro è in grado di conoscerti.
Saresti quello che potremmo conoscere di te e tramite te, quello che potresti conoscere di noi e tramite noi, e non saresti tutto ciò che sarebbe "fuori dal tuo corpo" (delimiteresti il tuo essere fisico al perimentro del tuo corpo).

Queste sarebbero identificazioni dell'Io di cui parli.

Cosa sei?
Supponendo che un animale non sa di esistere, dal momento che esiste anche al di là della sua conoscenza, anche tu saresti quello che rimane di te dopo aver tolto tutto quello in cui le tue funzioni potrebbero farti identificare. Non saresti niente di quello in cui potresti identificarti. Saresti quello che rimane dopo la negazione di tutto ciò che potresti sperimentare.
Tu sei una serie di infinite identificazioni dell'Io perchè anche nella negazione dello sperimentabile esisterebbe un'identificazione nel concetto di "ciò che rimane".

Siamo come quell'animale che si suppone non essere a conoscenza della sua esistenza: non sappiamo nè potremmo sapere cosa siamo nella "realtà fuori dal nostro mondo", ma possiamo osservare che nella nostra realtà siamo solo un'infinita rete di identificazioni.

Perchè l'essere invece del nulla?
Perchè il nulla è un concetto che esprimendo l'opposto della più piccola cosa conoscibile, come tale non esiste.

Ciao .
Marco_532 is offline  
Vecchio 09-03-2008, 09.08.33   #5
emmeci
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Riferimento: Pare che fin dalla nascita incominciamo a morire

Sì - S.B. e albert - anzi mi pare che questa fragilità dell’io dovrebbe essere posta al centro di ogni filosofia dell’esistenzialismo e forse lo è, anche se l’esistenzialista classico – si tratti di Jaspers, Heidegger, Sartre o Camus, ha sempre trovato dei correttivi al pericoloso e forse un po’ seducente scivolare verso un non-essere che poteva apparire – alla metà del secolo scorso – giustificato dal dilagare del totalitarismo e dal degenerare di rivoluzioni che dovevano portare alla redenzione del genere umano ….E oggi? Oggi mi pare che il pensiero arranchi o si arrenda quasi soddisfatto di essere ospitato nelle enciclopedie filosofiche come “pensiero debole”, rinunciando a reagire ai mostri che, nel collasso della ragione, tornano a minacciare gli ideali che attraverso i millenni l’homo sapiens si è fabbricato, tanto che il nichilismo può apparire come un analgesico o un utile esorcismo…. C’è però la possibilità che questa sensazione di non esistere veramente, che talvolta ci coglie, potrebbe non dipendere dalla situazione storica in cui ci troviamo a vivere in questo principio di secolo, ma da qualcosa di definitivo e forse perfino giusto. Il religioso lo vedrà come una conseguenza dell’aver rinunciato ai tradizionali valori e dell’aver ucciso Dio, forse come un avvertimento più efficace di un secondo diluvio; un evoluzionista un po’ immaginoso potrebbe domandarsi se questo non sia il preannuncio di una mutazione della nostra specie in cerca di un adattamento a condizioni tanto mutate….io, che sono un ammiratore dell’antica Grecia, posso pensare che non ci dobbiamo arrendere alla tragedia perché non c’è tragedia senza catarsi: basta attendere, e un deus ex machina (con i tratti di Hillary? Obama? McCain?) scenderà sulla terra a regolare le cose, finché tutte le controversie saranno risolte e le Erinni diventeranno pacifiche Eumenidi.
emmeci is offline  
Vecchio 09-03-2008, 09.45.47   #6
Noor
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Riferimento: Pare che fin dalla nascita incominciamo a morire

[quote=emmeci]questa leggerezza, questa evanescenza dell’io, quest’ombra che abbiamo dentro di noi, tanto che ad ogni passo potremmo essere tentati di chiederci: ma che cosa sono? il mio io esiste? per quel poco che osiamo pensare, spaventati dal baratro che potrebbe aprirsi dentro di noi o dal timore di essere pazzi.
QUOTE]Già,
se ce lo chiedessimo intensamente,seriamente,ma senza aspettare risposte
e soprattutto senza paura...
ne scopriremmo delle belle..
quell'evanescenza scompare o riappare..visto che è solo ombra,illusione..
(metaforicamente si dice che muoia,ma non è così..)

E cosa c'è oltre?
Oltre quella "morte",che non c'entra nulla con questo corpo-mente..
Cosa c'è?
Una coscienza che non muore perchè non è mai nata..
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Vecchio 09-03-2008, 10.38.35   #7
Noor
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Riferimento: Pare che fin dalla nascita incominciamo a morire

Citazione:
Originalmente inviato da Marco_532
Tu sei una serie di infinite identificazioni dell'Io perchè anche nella negazione dello sperimentabile esisterebbe un'identificazione nel concetto di "ciò che rimane".
E se ti liberi pure del concetto?

Cosa sei oltre le identificazioni dell'io?
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Vecchio 09-03-2008, 18.54.01   #8
emmeci
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Riferimento: Pare che fin dalla nascita incominciamo a morire

Dunque noi esistiamo….ma perché sappiamo e non sappiamo di esistere? Perché cerchiamo quest’esistenza che forse è soltanto un’ombra?
Ma l’ombra presuppone la luce, e infatti qui mi pare di poter tornare al primo principio della mia filosofia, cioè alla certezza che la verità assoluta c’è anche se non la conosciamo e (secondo principio) possiamo soltanto cercarla.
E’ qui il nostro essere, in questo nodo che stringe, per così dire, la logica dell’assoluto e la logica dell’infinito: se la verità - l’assoluta verità – può esistere per noi solo se non è realizzata, ed è come se noi, che conosciamo la morte, quasi l’anticipassimo sapendo che solo una catena infinita di esseri (non io! non io!) – potrà alla fine trovarla. Anche se una catena infinita significa mai.
[Capisco che quello che dico può sembrare un mistero o un apologo religioso: chi sa? Forse è possibile essere religiosi senza saperlo, anzi è forse questa la forza autentica della fede].
emmeci is offline  
Vecchio 09-03-2008, 20.13.22   #9
Noor
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Riferimento: Pare che fin dalla nascita incominciamo a morire

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
l’ombra presuppone la luce, e infatti qui mi pare di poter tornare al primo principio della mia filosofia, cioè alla certezza che la verità assoluta c’è anche se non la conosciamo e (secondo principio) possiamo soltanto cercarla.

Forse è possibile essere religiosi senza saperlo

Certo:qualsiasi ricerca è religiosa..nel suo senso più puro..
Anche quando sentiamo di dibatterci come una mosca dentro una boccia di vetro,e non ci accorgiamo che non c’è nessun vetro che ci impedisce di uscire,perché è solo nella nostra mente.
Sì:l'ombra indica sempre la luce,come ogni illusione (la mente stessa)nasconde la verità.
Noor is offline  
Vecchio 09-03-2008, 20.26.22   #10
ameobi
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Riferimento: Pare che fin dalla nascita incominciamo a morire

Buonasera,questo è il mio primo messaggio...
Vorrei scrivere con avversità nei confronti della tastiera,la "mia" perplessità nei confronti dell'io...
Con la scienza che diede la vittoria dell'ereditarietà,non potrei mai definire il mio esserci come comprensione dell'io...io non sono altro che l'anima di mio padre...
Parlando di ex-sistere,ovvero come continuo mutamento del divenire,non credo che un ente abbia la possibilità di comprendere l'essenza...Io che ho scritto 15 secondi fa,non sono io che sto scrivendo in questo momento...Bisognerebbe partire dalla distruzione ontologica dell'istante,per poter arrivare all'avvicinamento dell'eterno ritorno dell'essenza.
ameobi is offline  

 



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