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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 19-03-2008, 09.04.12   #1
emmeci
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Assoluto e Storia

Nonostante le obiezioni di coloro che affermano che nessun vero scienziato – fosse pure autore di teorie che hanno reso obsolete tutte le altre - crede di essere arrivato alla verità assoluta e definitiva, penso che invece sia proprio così, almeno nel momento della scoperta, cioè nel momento in cui, dopo giorni mesi e anni di travaglio, è arrivato per lui il luminoso momento della certezza, il momento in cui egli può presentarla al mondo con la sua firma. In quel momento, io credo, egli sa che la verità è sua, anche se, intervistato dai giornali e messo a confronto con altri scienziati, può - prudentemente piuttosto che con slancio altruistico - riconoscere d’aver soltanto proposto la sua soluzione a un problema, e niente di più.
Ma nel momento….nel momento in cui quella soluzione è brillata nella sua mente, credete che egli non abbia pensato o sentito d’aver raggiunto la verità? E perché altrimenti si sarebbe mosso e abbia penato a cercarla, se non perché sperava di essere prossimo a quella meta, cioè non a una verità effimera ma definitiva?
Eppure è certamente sincero quando, passato il momento dell’illuminazione e della gloria, riconosce di aver solo portato il lume un poco più avanti, e che altri verranno dopo di lui a proporre nuove soluzioni e teorie che potranno rendere desueta se non senza valore la sua.
Bene, mi pare che questo esempio, che può apparire banale, possa illustrare un fatto di grandiosa importanza, cioè la validità di quel binomio assoluto-storia che può essere inteso non come uno sterile aut-aut, ma come la legge dialettica che contrassegna il divenire dell’umanità, evitando le contestazioni e le contraddizioni di quella, per esempio, concepita da Hegel o da Marx.
Credo che non solo la scienza, ma la cultura, anzi l’esistenza stessa dell’umanità, sia dominata dalla certezza che una verità assoluta ci sia: ma anche – ed è questo che la fa muovere – che sia possibile o necessario se non doveroso cercarla. E sono proprio questi che possono essere intesi come i due assi o punti fermi dell’intelligenza: quelli che io denomino, un po’ enfaticamente, assoluto e storia.
Enfaticamente? In fondo sono i punti fermi che reggono le mitologie religiose a cominciare da quella ebraico-cristiana. Non c’è che da ricordare l’uscita dal paradiso terrestre e la condanna inflitta all’umanità di vivere con fatica e dolore finché sappia tornare al punto da dove è partita riguadagnandosi la fiducia di Dio, cioè la visione dell’assoluto. In fondo quello che ho detto potrebbe essere interpretato come una razionalizzazione se non un’amplificazione della leggenda biblica, che – da quel che sembra dopo le migliaia d’anni trascorsi - sembra difficile possa chiudersi con un ritrovato Eden, ed è piuttosto da considerarsi come il destino dell’umanità se non dell’intero universo, che sembra teso a raggiungere anch’esso qualcosa come una meta assoluta senza mai incontrarla, attraverso una strada che gli scienziati stessi non sanno se sia destinata a concludersi o a prolungarsi infinitamente.
emmeci is offline  
Vecchio 19-03-2008, 09.53.04   #2
Noor
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Riferimento: Assoluto e Storia

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
l’esistenza stessa dell’umanità, sia dominata dalla certezza che una verità assoluta ci sia: ma anche – ed è questo che la fa muovere – che sia possibile o necessario se non doveroso cercarla. E sono proprio questi che possono essere intesi come i due assi o punti fermi dell’intelligenza: quelli che io denomino, un po’ enfaticamente, assoluto e storia.
Siamo sicuri che l'intelligenza coincida ,con ciò che diamo per scontato,cioè con il pensiero?
Prima bisognerebbe scoprire,secondo me,cos'è questa intelligenza, se è un'idealizzare..se ha sede nel cervello o nel corpo..sfrondarla da falsi bisogni,purificarla..
Trovo che dopo Nietzsche,in Occidente,nessuno si sia più fatto queste domande radicali e necessarie,che non sono solo idealisticamente ontologiche..
Noor is offline  
Vecchio 19-03-2008, 15.19.49   #3
S.B.
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Riferimento: Assoluto e Storia

E' molto stimolante la tua concezione emmeci, mi piacerebbe porti qualche domanda.

Se il faro che guida la ricerca è la Verità, e non solo una maggiore approssimazione ad essa, che valore ha la nostra conoscenza?

Se siamo guidati dall'idea assoluta di verità, ma questa non è mai stata raggiunta, è possibile che ciò accada in futuro o noi ci stiamo solo ingannando perennemente?

Il "luminoso momento della certezza", più che una consolazione, non ti sembra una beffa?

Oppure questa condizione è la verità stessa e la vera conoscenza sta nel prenderne atto?
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Vecchio 19-03-2008, 15.38.47   #4
emmeci
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Riferimento: Assoluto e Storia

Hai ragione, Noor, nel senso che il compito di definire cos’è l’intelligenza o anche, più concretamente, la mente è divenuto difficile, non tanto per colpa di Nietzsche che ha ucciso Dio ma non la sua mente, almeno finché la pazzia non l’ha colto, ma soprattutto dopo che si sono abbandonate le grandi concezioni idealistiche e positivistiche, e quelle più concrete ma ancora troppo ideologiche dell’esistenzialismo: ora, almeno i filosofi di seconda schiera, preferiscono sorvolare e lasciare che la mente agisca come vuole, preferendo talora cavarsela col dichiarare che il pensiero è debole, e quindi non si può pretendere di porgli domande “radicali e necessarie”, come tu le definisci (anche se sono quelle che veramente ci importano). Lo stato attuale dell’arte cognitiva? Se non ci sono grandi filosofi, ci sono però gli psicologi, impegnati a cercare che cos’è e come si può definire la mente. Perché questa è una parola che anche nei tempi attuali sembra andar bene alla scienza: termini come mente e cognitivismo, specialmente da quando ci è dato paragonare il pensare a ciò che sa fare anche un computer, cioè eseguire un programma. E se il programma si deve inventare? Beh, ci sarà un iper-programmatore a cavarci d’impaccio.
Lo psicologo Legrenzi per esempio comincia il suo tentativo di spiegazione "dallo sguardo freddo e imparziale di un alieno che, catapultato sulla terra, fa un resoconto dello stato del pianeta" giungendo a capire, dal vedere come agiscono gli uomini, che essi devono dopo tutto possedere una mente, capace di registrare ma anche di rimodellare quello che percepiscono fino ad arrivare a nutrire in sé – ciò che gli pare curioso – perfino ideali o, per lo meno, emozioni morali.
Comunque a te evidentemente non basta una semplice emozione di fronte alla complessità del pensiero, e non basta neppure l’io penso cartesiano, kantiano, idealistico, positivistico ed esistenziale - forse quello pragmatistico che rimanda la logica alle necessità inderogabili della sopravvivenza?……Ma dopo tutto perché affannarsi – diranno i filosofi del pensiero debole, non basta che noi pensiamo senza porci problemi come quello di sapere come faccia l’uomo – superato il trauma della nascita, a riconoscere la madre, gli oggetti che ha intorno e ben presto perfino sé stesso?
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Vecchio 19-03-2008, 17.34.33   #5
Noor
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Riferimento: Assoluto e Storia

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Comunque a te evidentemente non basta una semplice emozione di fronte alla complessità del pensiero, e non basta neppure l’io penso cartesiano, kantiano, idealistico, positivistico ed esistenziale - forse quello pragmatistico che rimanda la logica alle necessità inderogabili della sopravvivenza?
Ho già affermato che non credo in nessun io ontologico ,fondante un presunto essere personale..
Non so dove si sia spinto il cognitivismo nella ricerca di ciò ,ma trovo che ci sia solo un fascio di frammentari ricordi ed emozioni riuniti da una fittizia coscienza e ritenuti dal pensiero come un'intero che non è..Guarda caso anche Nietzsche lo aveva affermato.
A questo punto,solo le grandi filosofie orientali,peraltro assolutamente pragmatiche ,empiriche,fenomenologiche,
forniscono elementi utili per trovare i Fondamenti dell'Essere..Impersonale

PS Scusa se sono uscito un pò fuori argomento..Ciao
Noor is offline  
Vecchio 19-03-2008, 22.19.19   #6
espert37
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Riferimento: Assoluto e Storia

Citazione da emmeci:
Credo che non solo la scienza, ma la cultura, anzi l’esistenza stessa dell’umanità, sia dominata dalla certezza che una verità assoluta ci sia: ma anche – ed è questo che la fa muovere – che sia possibile o necessario se non doveroso cercarla. E sono proprio questi che possono essere intesi come i due assi o punti fermi dell’intelligenza: quelli che io denomino, un po’ enfaticamente, assoluto e storia.

Carissimo emmeci, condivido pienamente quanto tu esprimi quì sopra,e siccome anch'io sono propenso a questa ricerca,ti propongo,"se lo desideri"
di darci reciprocamente un ausilio in questa fondamentale ricerca.Chissà che non riusciamo a raggiungere assieme qualche piccolo traguardo. Se pensi che sia una cosa fattibile,fammi un clic, altrimenti,amici come prima e continuiamo ad esprimerci nel blog accontentandoci delle tante e svariate risposte.Anche questo è un bel passatempo.
In caso affermativo,iniziamo a formarci delle basi di partenza. Prova a rispondermi. 1° Perchè la cerchiamo? 2° Quale è il valore concettuale che tu dai a questa verità?( preticamente,a cosa ci serve) 3° Pensi di ricercare la verità assoluta,o una verità relativa al nostro status vivendi? Praticamente che sia utile alla nosta esistenza. Se le tue risposte saranno vicine alle mie,saremo già in possesso di una buona base per partire.

Un saluto amichevole espert37
espert37 is offline  
Vecchio 20-03-2008, 09.13.42   #7
emmeci
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Riferimento: Assoluto e Storia

Scusate, ma i nostri interventi si sono incrociati, e se io rispondo dapprincipio a SB, penso che possa essere una risposta anche agli altri o almeno un chiarimento di quello che penso.
Mi pare d’aver detto, sì, che la meta che tutti cerchiamo (anche se non lo riconosciamo esplicitamente, visto che non tutti siamo filosofi) è l’assoluta verità, però è evidente che ciò che otteniamo è una verità relativa, che non sappiamo neppure se sia più sostenibile di ciò che abbiamo pensato ieri, e proprio per questo la verità assoluta mantiene intatta la sua suggestione, non rinnegando ma giustificando lo sforzo di poterla raggiungere ….Credo d’altra parte che questa non sia una situazione di oggi o domani, ma la nostra situazione di esseri pensanti, e se qualcuno può chiamarla un inganno o una tragica beffa, visto che rimane tuttora lontana da noi, altri potrà vedervi una sottile esca d’amore. Specialmente se allargo quel concetto dell’assoluto al di là di un valore epistemologico per dargli un valore morale, cioè quello di bene assoluto, e forse anche qualcosa di più: “assoluto” senz’altre qualifiche. Almeno per noi, questa è la condizione della verità o è la verità stessa. A che cosa ci serve, espert37? Sì, anche a vivere meglio, però essa ha un valore che trascende i nostri bisogni perché potrebbe non essere una verità consolatoria ma anodina o perfino tragica e senza rimedio, come se il nostro pianeta dovesse incontrare un altro corpo celeste o la nostra specie essere sterminata da un’invasione di alieni o di imbattibili virus. “La verità, signori – diceva Pirandello – la verità”.
Il rischio, piuttosto, è sempre quello – lo chiamo un rischio almeno per me - di trasformare l’assoluto in ciò che le religioni chiamano Dio, anche se il modello di Dio che posso avere presente non è mai un fantasma umanoide o anche un super-io come quello che si fingono le religioni, ma ciò che sarebbe al di là di tutte le maschere che le religioni gli attribuiscono trasformandolo in un vitello d’oro, mentre l’assoluto sovrasta ogni realtà che pensiamo o incontriamo pur non escludendo che si possa identificare con quella….La logica, infatti, ci dice unicamente che una verità assoluta c’è anche se non la conosciamo e se potrebbe essere qualunque cosa, cioè essere o non-essere, fisica o metafisica, materia o spirito, Jahvé, Brahman o Tao….Forse è questo, d’altra parte, che corrisponde al vero concetto di fede: credere in un Dio che non ha figura, attributi, e neppure un nome – cioè credere, appunto, solo nell’assoluto: qualcosa, quindi, che non è solo fede ma logica, così come è logico che una verità assoluta ci sia anche se non la conosciamo e non la conosceremo mai.
E’ una verità tragica? o proprio perché non sappiamo che cosa sia, in qualche modo al di là di ogni nostro giudizio?
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Vecchio 24-03-2008, 08.54.33   #8
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Riferimento: Assoluto e Storia

Secondo me la storia è contenuta nell'assoluto.
La storia non è altro che una successione di eventi accaduti, oppure opportunità di lavoro per i nostri antenati. Come i fatti e le circostanze di oggi lo è per noi dell'era moderna.
Personalmente ho la convinzione del perpetuo presente, anche perchè il tempo è una nostra condizione.
Cambiano le forme i luoghi, la degenerazione è in un avanzato stato di manifestazione, ma noi come esseri umani abbiamo le stesse identiche opportunità dei nostri avi ne più ne meno.
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Vecchio 24-03-2008, 14.26.38   #9
emmeci
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Riferimento: Assoluto e Storia

No, non posso non rispondere anche a te, espert37, specialmente dopo le parole di sostanziale consenso a quel punto nodale dei miei pensieri che, ammettendo la certezza di una verità assoluta, aggiunge che a noi è dato solo cercarla senza aspirare al premio per averla trovata. Intanto cerco di rispondere alle tue tre domande.
1°) Perché cerco la verità assoluta? (Immagino tu chieda perché non mi basta una verità relativa, se non altro per prendere la rincorsa o per evitare che scalare la montagna del purgatorio senza l'aiuto di Virgilio e Beatrice, si possa rischiare di mettere il piede in fallo). Perché questo è il bagliore che attraversa il nostro cervello fin dalla nascita se non già nel grembo materno, e non trovandolo in me, lo cerco fuori di me. Comunque non c’è un perché se non metaforico, perché quello reale lo sapremo solo al momento in cui avremo raggiunto, semmai, la verità.
2°) La verità non ci serve: non è una verità pragmatica, anche se mi pare che potrebbe appagare l’ansia che abbiamo di poterla raggiungere e che, ho detto forse un po’ avventatamente, mi pare che sia qualcosa di simile all’ansia che spinge l’universo dall’attimo del big bang a cercare….che cosa? Anch’esso la verità assoluta?
3°) La risposta è ovviamente contenuta in ciò che ho detto ai punti 1 e 2: non sarebbe una ricerca di verità assoluta se mi accontentassi di una verità relativa, per la contraddizion che nol consente.
Tutto questo, espert37, rimane avvolto, come ho detto, in un’aura di misteriosa metafora: e quindi non chiedermi di più. Però grazie, perché le tue osservazioni sono utili a mettere alla prova il pensiero, anche se tanti filosofi – piccoli e grandi - fanno il possibile per renderlo così complicato che viene voglia di dare il benvenuto ai fautori del pensiero debole.
emmeci is offline  
Vecchio 24-03-2008, 22.13.26   #10
espert37
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Riferimento: Assoluto e Storia

Ma allora carissimo emmeci,se questa verità assoluta,anche nella convinzione che esiste, il cercarla rimane una azione aleatoria anche perchè sappiamo che è una cosa trascendentale addirittura al di fuori della nostra capacità immaginativa, a quale scopo perdere tempo a cercarla? Perchè invece non impieghiamo il nostro prezioso tempo a cercare quella verità relativa alla nostra esistenza,quella che ci può trasmettere i codici di una vita migliore. quella verità della quale siamo convinti della sua esistenza e non troppo complicata da trovare se usiamo il nostro intelletto in modo consapevole?
Prova a rifletterci e dammi una risposta.
Ciao e buona serata di Pasquetta espert37
espert37 is offline  

 



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