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Vecchio 11-04-2008, 01.57.35   #1
vinx91ct
Ospite
 
Data registrazione: 26-03-2008
Messaggi: 19
Il mito per Platone

Che cos'è il mito per Platone e perchè lo utilizza? Quali sono le motivazioni per cui ricorre al racconto mitico?

Grazie ancora per il vostro carissimo quanto utilissimo contibuto!
vinx91ct is offline  
Vecchio 12-04-2008, 09.58.52   #2
emmeci
Ospite abituale
 
L'avatar di emmeci
 
Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: Il mito per Platone

La grandezza e l’originalità della Grecia non si manifestano solo nel supremo livello della sua arte e della sua filosofia, ma nel modo come ha usato il mito rispetto agli altri popoli: che certo anch’essi lo avevano conservato e perfino adorato, considerandolo come la prima verità, impregnata di sacralità religiosa, ereditata dai padri, mentre i Greci non solo l’hanno conservato e considerato come una nazionale ricchezza, ma ne hanno fatto il tema, la sostanza, il motivo insostituibile delle arti, della poesia, del teatro, proprio in quanto veniva per così dire privato di un’aureola religiosa, trasformandone il significato e il valore: che non è più un’eredità che non si osa violare – come è ancora oggi per i popoli che si dicono primitivi - ma materia, espressione, lavoro dell’uomo reale. Insomma, attraverso il mito e il modo di usarlo, la Grecia ha compiuto un balzo al di là dei barbari e dei primitivi di ieri e di oggi e questo – ripeto - mi pare dovuto al fatto che la Grecia storica non ha una vera religione e che tutte le sue tensioni religiose si sono incarnate nel mito a costituire la sua prima vera cultura: un mito che si è trasformato in quell’epos omerico che da allora ha costituito la base e il nutrimento della sua civiltà.
Eppure la filosofia ellenica ha saputo staccarsi anche da questo modo di utilizzazione del mito iniziando il suo impegno di ricerca del vero pur senza sconfessioni, abiure o rivoluzioni, senza imporre ostacoli o dogmatici schermi al lavoro dei filosofi di tutte le scuole.
Ebbene, Platone ha dimostrato questo in maniera emblematica, superando e insieme conservando l’incanto del mito, anzi creando miti egli stesso accanto a nitidi e luminosi emblemi del logos, con un atteggiamento che non sai se è affascinato od ironico verso quell’antica forma della saggezza…Così egli dimostra, forse più dei filosofi ionici e italici che l’avevano preceduto e che apparentemente sembrano perfino meno soggetti all’incanto mitico, di essere libero da quell’incanto proprio perché non l’ha esorcizzato. Quasi che avesse voluto dimostrare che l’uomo greco, proprio perché non rifiutava il mito, ne era padrone.
emmeci is offline  
Vecchio 20-09-2012, 00.18.35   #3
paul11
Ospite abituale
 
Data registrazione: 17-12-2011
Messaggi: 899
Riferimento: Il mito per Platone

"Spolvero" dall'archivio anche questa discussione per aggiungere alcuni elementi che potrebbero chairire alcune cose .

Il linguaggio del mito non è religioso/spirituale, come troppi pensano. E' luogo comune ritenere gli antichi dei bambini che raccontavano favole.
Se le ricerche filologiche ed etimologiche fossero più addentro e con meno pregiudizi, ci si accorgerebbe che le civiltà antiche , sumerica, vedica/ariana, egiziana, comunicavano fra loro con un linguaggio comune, la conoscenza astronomica e matematica del ciclo precessionale del sole. Conoscevano perfettamente la volta cleste. sapevano collegare i cicli agli eventi e li legavano ai corpi celesti corrispondenti. I culti del sole i nomi degli dei erano forme di evocazione e di previsione di avvenimenti. L'astrologia antica che ne nascerà avviene dopo le conoscenze astronomiche. Il linguaggio del mito era trasmissione di conoscenza. Il timore delle catastrofi naturali e la loro ricorsiva ciclicità li fece condurre a capire gli equinozi e i solstizi e le relative costellazioni celesti che incrociavano il movimento dell'equatore terrestre con il movimento del sole, cioè appunto la precessione.

I cicli vedici sono perfezione matematica. Sapevano che ogni costellazione corrispondeva a 30 gradi della rotazione precessionale,(360 gradi dell'angolo giro diviso 12 costellazioni) da cui ogni grado erano 72 anni e quindi ogni costellazione era"regale" per 2.160 anni, ogni ciclo è all'interno di altri cicli prevedendo ascese e discese delle civiltà umane con Kalpa, Manvantara e gli Yuga con relativi avatara di cui Krishna ne fu uno

Questir civiltà antiche costruirono piramidi e ziggurat orientate verso precise costellazioni. L'avvento dei Gemelli corrisponde all'età dell'oro in cui l'eclitica corrispondeva all'equatore celeste, quando "Saturno /kronos abitava con l'uomo". Il mondo dei morti lo facevano corrispondere al sud equatoriale.Lo spostamento dell'asse terrestre con i cataclismi avvenuti determinarono l'inclinazione dell' asse terrestre del pianeta che sono alle base delle stagioni collegate ad eclittica(la linea dell'orizzonte dove appare il sole) e l'equatore terrestre.
La costellazione del Toro è il culto minoico del minotauro.

Le epopee , come quella trascritta su ciotoli di argilla di Gilgamesh del periodo sumerico, ma ritrascritta in diverse lingue fra cui l'accadico ha tutti i requisiti che saranno utilizzati nei miti di altre culture. Il traghettatore del regno dei morti, il fiume che porta fra le oscurità (Stige, ecc.) persino la descrizione sumerica del Diluvio universale con tanto di un Noè sumerico, ovviamente con altri nomi. Le epopee e la comparsa di eroi semidei, segnalavano la fine di un ciclo precessionale del sole con la sua costellazione e la comparsa di un'altra. Così Saturno , padre di Zeus, passerà le conoscenze delel Regole e delle Misure. I greci acquisirono e fecero sintesi di tutti i miti allora conosciuti , dai vedici ai sumerici agli egizi.

Il tempo antico fu alle basi delle conoscenze di Parmenide e Platone era circolare e definito come universo.Il tempo non era legato al progresso, ma al famoso "eterno ritono" ripreso poi da Nietzche nella modernità. In quel mondo era lo spazio che era indefinito.Platone lo identificava nella natura del non-essere e lo chiamava"ricettacolo" in quanto aveva erditato l'idea che Lo spazio introduceva la confusione, il caos, la resistenza all'Ordine .

Plutarco attorno al 60 d.C si chiede come mai gli oracoli avessero smesso di dare responsi. Stava avvenendo la fine del tempi dell'Ariete e l'avvento dei Pesci con il giudico-cristinaesimo segnalata in cielo dalla grande congiunzione saturno/giove.

Lo spazio/tempo come lo intendiamo oggi comparirà nel Rinascimento, e lo si vede nella pittura con la nascita della prospettiva.

Roland Barthes scrive che la filosofia dei pitagorici presiede a tutto il linguaggio classico, distinto dal contemporaneo.

Copernico fu influenzato fin dagli studi in Italia, e si ispirà alla scuola pitagorica di Filolao

Platone nel Timeo scrive che la struttura del "planetario" era governata dall' equatore e dall'eclittica che definisce il "Medesimo" e "l'Altro".
E dice che quando ebbe regolato e ordinato le orbite dei pianeti secondo proporzioni armoniche, creò le anime in numero pari a quelle delle stelle; mostrò loro la natura dell'universo e dichiarò le leggi del Destino.
Il tempo cosmologico era "la danza delle stelle" come lo definisce Platone.
E continua con la Misura che scandisce il Tempo che presentava, annunciava, orientava gl uomini verso gli eventi come il Coro nella tragedia greca.

Il linguaggio del mito è un idioma gergale , ambiguo che porterà alla nascita della poesia, in quanto capace dell'evocazione.
Platone soprattutto nel Timeo conosce perfettamente questo linguaggio. Arstotele nella Metafisica lo accennerà quando parlerà degli antichi.
Praticamente scomparirà con Cartesio.

paul11 is offline  

 



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