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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 27-10-2008, 12.24.32   #1
arsenio
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il dramma di essere al mondo

Il dramma di essere al mondo

lo spunto per questo 3d mi è stato dato dalla annunciata presentazione a Venezia,da parte di Cacciari, del volume “Meglio non essere nati”,La condizione umana tra Eschilo e Nietzsche, Umberto Curi ( Domenicale del Sole 24 Ore, 26,10., 2008.

Il tema accennato in alcune righe (Bodei) mi sembra estremamente filosofico e ineludibile per “Riflessioni” e tale da stimolare un dibattito, in attesa di leggere tale importante saggio.

“Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena. Perchè mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggioso non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto”.
Così risponde Sileno a Mida che gli chiede qual'è la cosa più desiderabile per sé.

Ma il male è solo ontologico?
“Siamo ben ridicoli a cercar riparo nella società dei nostri simili: miserabili come noi, impotenti come noi, non ci daranno alcun aiuto: ciascuno morirà solo” ( Pascal,pensieri)

Ma il testo madre di tutti i discorsi sulla vanità di esistere è certo il Qohelet, di cui scelgo solo alcuni paragrafi:
“Vanità delle vanità, dice il Predicatore, vanità delle vanità. Tutto è vanità. Che vantaggio ha l'uomo da tutta la sua fatica in cui si affatica sotto il sole?”
Tutte le cose sono in travaglio e nessuno potrebbe spiegarne il motivo..”
“Molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere aumenta il dolore”.
Del riso ho detto : follia! E della gioia, a che giova?”
anche a me toccherà la sorte dello stolto! Allora perchè ho cercato di essere saggio? Dov'è il vantaggio? E ho concluso: Anche questo è vanità”.
“Allora ho proclamato più felici i morti, ormai trapassati,dei viventi che sono ancora in vita, ma ancor più felice degli uni e degli altri chi ancora non è e non ha visto le azioni malvagie che si commettono sotto il sole”.
“Un po di follia può contare più della sapienza e dell'amore”.

Ma è stato Schopenhauer il filosofo che ha meglio descritto l'esperienza che ognuno fa del dolore di esistere, assieme a Nietzsche e agli esistenzialisti. Ne “Il mondo come volontà e rappresentazione” afferma che l'individuo gettato nell'infinito vive nel presente che fugge morendo nel passato, ormai chiuso e perciò privo di senso. Vivere è differire la morte contrastando la noia e ogni volere si fonda su di un bisogno (dolore) che se soddisfatto spegne il desiderio facendo precipitare nella noia.
La conoscenza, il bello ne l'arte richiedono una privilegiata disposizione naturale e l'intelligenza reca con se più dolore e solitudine tra gli altri che semplicemente “vogliono”, persi in azioni insignificanti e sciocche.
Ogni inquietudine che cessa viene subito sostituita da un'altra. La felicità è solo liberazione da un dolore -bisogno e noia. Stupida e irriflessa è la vita della maggior parte degli uomini: orologi che camminano senza sapere perchè”.La vita è tragica. L'uomo crea demoni, dei e santi anche trascurando di combattere il male reale, soddisfacendo così il bisogno di sogni e spiriti. Attraverso la santità si nega il volere liberandosi dal mondo e dai suoi dolori, passando nel vuoto del nulla relativo. Ciò che chiamiamo ente contrapposto al nulla è la rappresentazione- volontà. Noi stessi. Per chi annulla il desiderio è il mondo reale e doloroso a essere nulla.




Il sapere estingue ogni illusoria redenzione e il logos può solo constatare e riconoscere che non esistono parole salvifiche. O si sconfina dall'ambito filosofico e allora ognuno “sa”, anche il più stolto degli stolti.
L a filosofia non consola nella sventura con promesse di un mondo migliore dopo la morte ;è critica , priva di conoscenze a priori, è kantiana: cosa posso conoscere, cosa devo fare, cosa mi è permesso di sperare? Ogni risposta conduce a nuovi interrogativi, come pure nel caso della risposta di Sileno.
Esiste un diritto a non esistere?
arsenio is offline  
Vecchio 27-10-2008, 14.51.21   #2
Giorgiosan
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Riferimento: il dramma di essere al mondo

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Originalmente inviato da arsenio
Il dramma di essere al mondo

........................


Esiste un diritto a non esistere?

Non so se può interessarti...te la espongo:

Morte seconda indica una morte relativa, cioè una lontananza dello spirito dallo Spirito di Cristo.

In questa visione della realtà, la morte prima è la morte biologica, la morte seconda quella di cui sopra.

In realtà una volta che si é lo si è per sempre....come dice Parmenide: il non essere non è, che tradotto in termini religiosi significa che lo spirito è per sempre anche quando il corpo biologico è stato lasciato.

Penso che gli spiriti affini si incontreranno nello spazio delle Infinite Possibilità e che fra questi ci sarà anche un certo signor Schopenhauer ...nel "luogo" in cui staranno o meglio nella condizione spirituale in cui saranno vedranno il girone degli ottimisti come l'inferno mentre loro si troveranno benissimo dove saranno contenti di maledire il giorno in cui furono messi al mondo e dove fra una critica e l'altra alla vita sorseggieranno, gustandole, bevande amarissime.

Fra le Infinite Possibilità ci deve essere pure questa... ma non essere non ci dovrebbe essere...almeno a sentire Parmenide.

Ciao
Giorgiosan is offline  
Vecchio 27-10-2008, 15.05.56   #3
Noor
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Riferimento: il dramma di essere al mondo

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
Esiste un diritto a non esistere?
Togli di mezzo le pretese dell'ego e le sue continue identificazioni e rimane solo
l'Esistenza..non il "tuo" esistere.
Un'alternativa è togliersi quegli oscuri occhiali davanti agli occhi..andrebbe già meglio..
Non esiste il male metafisico,spesso è legato ad un "male di vivere",una depressione..
La filosofia dovrebbe saper riconoscere le proiezioni della mente soggettiva
così da non considerarle oggettive..:
Ciao

Ultima modifica di Noor : 27-10-2008 alle ore 17.16.56.
Noor is offline  
Vecchio 29-10-2008, 10.00.26   #4
arsenio
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Riferimento: il dramma di essere al mondo

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Non so se può interessarti...te la espongo:

Morte seconda indica una morte relativa, cioè una lontananza dello spirito dallo Spirito di Cristo.

In questa visione della realtà, la morte prima è la morte biologica, la morte seconda quella di cui sopra.

In realtà una volta che si é lo si è per sempre....come dice Parmenide: il non essere non è, che tradotto in termini religiosi significa che lo spirito è per sempre anche quando il corpo biologico è stato lasciato.

Penso che gli spiriti affini si incontreranno nello spazio delle Infinite Possibilità e che fra questi ci sarà anche un certo signor Schopenhauer ...nel "luogo" in cui staranno o meglio nella condizione spirituale in cui saranno vedranno il girone degli ottimisti come l'inferno mentre loro si troveranno benissimo dove saranno contenti di maledire il giorno in cui furono messi al mondo e dove fra una critica e l'altra alla vita sorseggieranno, gustandole, bevande amarissime.

Fra le Infinite Possibilità ci deve essere pure questa... ma non essere non ci dovrebbe essere...almeno a sentire Parmenide.

Ciao

Per Giorgiosan e Noor

E' proprio quello che speravo di sentir dire dai filosofi. La morte è la lontananza dello Spirito di Cristo e lo spirito dell'anima vive per sempre senza corpo per futuri incontri.

Grazie

arsenio is offline  
Vecchio 01-11-2008, 09.53.25   #5
antimateria
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Riferimento: il dramma di essere al mondo

Pessimista come sono, non posso che non affermare... meglio non essere mai nati.
Eppure riprendendo i passi del Qoelet che tu citi..."Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione dell'eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l'opera compiuta da Dio dal principio alla fine. Ho concluso che non c'è nulla di meglio per essi, che godere e agire bene nella loro vita; ma che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro è un dono di Dio. Riconosco che qualunque cosa Dio fa è immutabile; non cè nulla da aggiungere, nulla da togliere."
antimateria is offline  
Vecchio 01-11-2008, 15.36.59   #6
emmeci
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Riferimento: il dramma di essere al mondo

Il sommo dell’orrore non è che ci sia un essere straziato per ragioni politiche o religiose, dilaniato, violato nella carne e nell’anima, ma che ci sia qualcuno che non lo sa e intanto si compiace che il paradiso esiste, con i suoi cori di angeli cinguettanti….Il paradiso è solo ignoranza come probabilmente pensava il qoelet – l’ignoranza di chi è qui a spartire le carni di una preda che non è neanche stato capace di uccidere con le sue mani ma che ha comprato al mercato. La guerra? La guerra è solo l’ascesso più evidente, la cancrena dell’umanità. Voi chiedete se è meglio non essere nati…forse l’unica obiezione che si può opporre alla logica di Sileno è che saremmo rimasti ignoranti per l’eternità, non avremmo mai conosciuto il vero, cioè l’enormità del male di cui chi vive è capace. Perché il conoscere la verità è cosa talmente grande che, se anche spalanca l’inferno, ha più luce di un paradiso. Sì, la verità è la sola cosa che può fare da contrappeso al male del mondo e, per chi ha il dono della speranza, la sola senza di cui il male durerà senza fine. (Questo potrebbe dire, Arsenio, un filosofo se rinunciasse, almeno per una volta, a seguire i maestri del pensiero debole).
emmeci is offline  
Vecchio 01-11-2008, 18.13.11   #7
antimateria
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Riferimento: il dramma di essere al mondo

Comunque questi sono problemi che ci poniamo solo noi, non il resto mondo.
Come si fa a far parte del resto del mondo? Di quella parte non pensante o forse solo più intelligente, quella parte che non si fa problemi, che vive alla giornata e gode fino all'ultimo istante della propria vita senza porsi troppe domande...come si fa?
antimateria is offline  
Vecchio 03-11-2008, 08.35.16   #8
emmeci
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Riferimento: il dramma di essere al mondo

Non credo - antimateria - che tu voglia veramente far parte del “resto del mondo”, visto che hai scelto di entrare in un forum filosofico e, per giunta, ti sei attribuito un nomignolo tanto rivelatore …. Perché per vivere alla giornata cioè "non farsi problemi" bisogna rinunciare alla filosofia e considerarsi materia, non antimateria: e non voglio dire che non sarebbe più semplice e meno stressante; ma che ci vuoi fare? Noi siamo gettati nel mondo con un corpo e un cervello, e la caratteristica del nostro cervello è quella di dubitare e di elaborare soluzioni che, se non sono proprio campate per aria, possono almeno darci l’illusione di avvicinarci alla verità. Dunque non resta che accettare quello che siamo e semmai fare ogni sforzo per rallentare il pensiero e rendere il nostro cervello simile a quello degli animali, piuttosto che accogliere l'invito di Sileno. Magari, se preferisci, scegliere la filosofia del taoista, che preferisce stendersi lungo il fiume e aspettare, convinto che qualunque cosa possa pensare del tao non è il vero tao e (tradotto nella nostra lingua) qualunque cosa uno pensi della filosofia non è vera filosofia.….
emmeci is offline  
Vecchio 03-11-2008, 11.50.55   #9
odos
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Riferimento: il dramma di essere al mondo

La domanda di Arsenio mi dà lo spunto per osservare ancora una volta e sempre di nuovo come l'autentico messaggio della fine del pensiero critico di cui il novecento tanto ci ha parlato, non sia stato colto nella sua radicalità.


il "dramma di essere al mondo" è il risultato di un percorso, è la conseguenza logica di un pensiero che intende fondare il vero in modo critico, in modo dicibile, in modo assolutamente giustificabile. Ma questo programma è impossibile, proprio perchè come osserva Arsenio
Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
Ogni risposta conduce a nuovi interrogativi
.
In altri termini essere al mondo è un dramma proprio se si pensa che l'etica debba trovare una qualche sorta di fondazione assoluta e impersonale.
Ma è abbastanza facile vedere che l'essere al mondo non è un dramma proprio per quelle persone che non intendono attuare questo programma di fondazione assoluta.
Ma ciò è solo il sintomo di un'inadeguatezza più profonda, e cioè che non possiamo più pensare che il vero debba avere la forma della assoluta dicibilità, fondabilità.

Ecco perchè credo diversamente da Emmeci non che

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
per vivere alla giornata cioè "non farsi problemi" bisogna rinunciare alla filosofia

ma che bisogna rinunciare alla filosofia nei limiti in cui intende stabilire la verità, nel progetto cartesiano della assoluta fondabilità. Il vero non si è articolato così nè nell'epoca mitologica, nè nelle civiltà non occidentali. E' un pensiero relativamente recente che si è esaurito proprio davanti alla constatazione che la vita in questo modo diverrebbe un dramma.

Ecco secondo me, perchè Antimateria può argomentare legittimamente così

Citazione:
Originalmente inviato da antimateria
Come si fa a far parte del resto del mondo?Di quella parte non pensante o forse solo più intelligente, quella parte che non si fa problemi , che vive alla giornata e gode fino all'ultimo istante della propria vita senza porsi troppe domande...come si fa?

con la differenza che l'alternativa non è "vivere alla giornata", ma concepire la verità come in ultima istanza sempre una nostra accettazione infondabile di essa, svincolarla dalla volontà della sua assoluta e impersonale fondabilità.


Vivere allora non sarà più un dramma, perchè si potrà ritornare a credere a ciò che si ritiene più vero, e crederlo reale sapendo che un piano di assoluta fondabilità non può che fallire e distruggere sè stesso e la vita.
odos is offline  
Vecchio 03-11-2008, 14.29.08   #10
Noor
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Riferimento: il dramma di essere al mondo

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
per vivere alla giornata cioè "non farsi problemi" bisogna rinunciare alla filosofia

la filosofia del taoista, che preferisce stendersi lungo il fiume e aspettare, convinto che qualunque cosa possa pensare del tao non è il vero tao e (tradotto nella nostra lingua) qualunque cosa uno pensi della filosofia non è vera filosofia.

Convincersi di qualcosa sarebbe sempre la solita illusione..sia che ci si definisca taoista ,quanto pessimista.
Saper vivere alla giornata sarebbe invece il vero capolavoro della vita (con ciò non intendo non occuparsi di figli,lavoro,bollette ecc.).”Semplicemente” non attaccarsi alle cose,agli eventi,alle persone…più facile a dirsi che farsi mi si dirà..Comunque questo è già il taoista ,che emmeci non ha focalizzato e che può pur definirsi Filosofia, perché lo è.
Noor is offline  

 



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