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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 25-11-2008, 16.26.58   #1
emmeci
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Eutanasia

Qual è la più desiderabile fine della vita? la sensazione di fluire nell’infinito o la rivelazione della verità? Perché la verità potrebbe essere più simile a una rivelazione tragica che beatificante, almeno per chi non ha la forza di sopportarla e richiede, per poter reggere alla tragedia, quell’emozione che Aristotele chiamava catarsi e che è molto simile al dono dell’oblio. Ma forse si può accontentarsi di meno, se l’ultimo respiro di un essere sembra attraversarlo come un anelito di liberazione se non addirittura di grazia.
Ma il problema che in questi giorni si impone è a monte di quel momento fatale: è sapere chi ha il diritto di provocare la morte e perché, se l’uomo è un essere libero, gli deve essere preclusa questa ultima soluzione. In fondo, nessuno ti ha chiesto se desideravi essere gettato nell’esistenza, come forse aveva immaginato Platone in uno dei suoi filosofici o piuttosto poetici e alquanto ironici miti. Almeno chi nasce potrebbe dire, in un momento di rivolta e disperazione, che si tratta di un tradimento se l’ha accolto un sorriso di benvenuto e non il ghigno di un orco.
Naturalmente quello che dico prescinde dall’ipotesi che si tratti del Dio invocato da qualche cristiana anima pia e non di quello che, in questa o in un’altra religione, afferma che il dolore e la morte sono il frutto del peccato, perché in tal caso si dovrebbe dire insieme con Molière (e scusatemi se passo dalla tragedia alla commedia) “Tu l’as voulu, Georges Dandin!”.
emmeci is offline  
Vecchio 25-11-2008, 20.53.01   #2
VanLag
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Riferimento: Eutanasia

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Qual è la più desiderabile fine della vita? la sensazione di fluire nell’infinito o la rivelazione della verità? Perché la verità potrebbe essere più simile a una rivelazione tragica che beatificante, almeno per chi non ha la forza di sopportarla e richiede, per poter reggere alla tragedia, quell’emozione che Aristotele chiamava catarsi e che è molto simile al dono dell’oblio. Ma forse si può accontentarsi di meno, se l’ultimo respiro di un essere sembra attraversarlo come un anelito di liberazione se non addirittura di grazia.
Ma il problema che in questi giorni si impone è a monte di quel momento fatale: è sapere chi ha il diritto di provocare la morte e perché, se l’uomo è un essere libero, gli deve essere preclusa questa ultima soluzione. In fondo, nessuno ti ha chiesto se desideravi essere gettato nell’esistenza, come forse aveva immaginato Platone in uno dei suoi filosofici o piuttosto poetici e alquanto ironici miti. Almeno chi nasce potrebbe dire, in un momento di rivolta e disperazione, che si tratta di un tradimento se l’ha accolto un sorriso di benvenuto e non il ghigno di un orco.
Naturalmente quello che dico prescinde dall’ipotesi che si tratti del Dio invocato da qualche cristiana anima pia e non di quello che, in questa o in un’altra religione, afferma che il dolore e la morte sono il frutto del peccato, perché in tal caso si dovrebbe dire insieme con Molière (e scusatemi se passo dalla tragedia alla commedia) “Tu l’as voulu, Georges Dandin!”.
In assenza di una via etica certa su questo argomento che in ultima analisi mi sembra strettamente personale, (al massimo di poche persone), io suggerirei di lasciare la scelta ai singoli individui.

Non posso certo concordare con coloro che dicono: - no si fa come diciamo noi perché noi conosciamo la verità – Questo certamente fa più male del male che, chi si trovi a prendere in considerazione l’eutanasia, deve affrontare.

VanLag is offline  
Vecchio 25-11-2008, 21.57.53   #3
espert37
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Riferimento: Eutanasia

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Qual è la più desiderabile fine della vita? la sensazione di fluire nell’infinito o la rivelazione della verità? Perché la verità potrebbe essere più simile a una rivelazione tragica che beatificante, almeno per chi non ha la forza di sopportarla e richiede, per poter reggere alla tragedia, quell’emozione che Aristotele chiamava catarsi e che è molto simile al dono dell’oblio. Ma forse si può accontentarsi di meno, se l’ultimo respiro di un essere sembra attraversarlo come un anelito di liberazione se non addirittura di grazia.
Ma il problema che in questi giorni si impone è a monte di quel momento fatale: è sapere chi ha il diritto di provocare la morte e perché, se l’uomo è un essere libero, gli deve essere preclusa questa ultima soluzione. In fondo, nessuno ti ha chiesto se desideravi essere gettato nell’esistenza, come forse aveva immaginato Platone in uno dei suoi filosofici o piuttosto poetici e alquanto ironici miti. Almeno chi nasce potrebbe dire, in un momento di rivolta e disperazione, che si tratta di un tradimento se l’ha accolto un sorriso di benvenuto e non il ghigno di un orco.
Naturalmente quello che dico prescinde dall’ipotesi che si tratti del Dio invocato da qualche cristiana anima pia e non di quello che, in questa o in un’altra religione, afferma che il dolore e la morte sono il frutto del peccato, perché in tal caso si dovrebbe dire insieme con Molière (e scusatemi se passo dalla tragedia alla commedia) “Tu l’as voulu, Georges Dandin!”.


Carissimo Emmeci, è mia ferma convinzione che noi non siamo solo materia, ma anche spirito,(Anima),e questa,unita a tutti i miei sentimenti,quali; Amori,passioni,affetti,ed ogni altra astrazione,non può scomporsi come la materia,quindi sopravvivarà al mio corpo,in una dimensione a noi sconosciuta.
Quindi la mia personale idea sulla morte,è alquanto personale.Non mi fà affatto paura perchè io non finirò come questo mezzo materiale che mi stà ospitando durante questo breve tragitto terreno.Queste quattro righe che seguono sono l'inizio di un volume che ho scritto relativo alla mia esistenza secondo la mia filosofia. Per cui puoi ben comprendere la mia idea circa l'autanasia. Praticamente quando per un mezzo di trasporto vetusto ed irreparabile c'è da prendere una decisione.

Era una rigida mattina del 21 gennaio 1937, nella camera di un piccolo e disadorno appartamento al piano terra, con la finestra che dava su un prato grande, tutto seccato dai rigori invernali, davanti alla finestra attraverso i vetri appannati si vedeva lo scheletro di una pianta grande di fico. Nel letto mia mamma, assistita dalla signora Petronilla gemeva e spingeva nell’intento di far venire al mondo un nuovo essere. Alle undici e mezza il lieto evento. Era arrivato il mezzo che mi ospita e che mi ospiterà sino alla fine di questa breve parentesi terrena.

Amichevolmente espert37
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Vecchio 26-11-2008, 11.40.52   #4
epicurus
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Riferimento: Eutanasia

Mi trovo vicino alle riflessioni di VanLag.

In etica, come altrove ho suggerito, sono centrali due concetti: il concetto di equità e il concetto di autoappartenenza (o autodeterminazione). Nel caso dell'eutanasia è più centrale quest'ultimo.

Il concetto di autoappartenenza (in inglese 'self-ownership') prevede che l'uomo sia il controllore esclusivo del proprio corpo e della propria vita. In sostanza, la proprietà della persona X spetta ad X e solo ad X.

Naturalmente se si estende troppo l'autoappartenenza si va a ledere l'autoappartenzenza altrui, quindi il concetto di equità. Perciò l'etica mi pare abbia l'onere di trovare il giusto equilibrio tra queste due forze in tensione nelle situazione pratiche e concrete della vita.

Nel caso dell'eutanasia, dicevo, praticamente entra in gioco solo il concetto di autoappartenenza, perché la scelta è strettamente personale. Non riesco proprio a capire come alcuni religiosi e alcuni (troppi!) politici si arroghino il diritto di decidere loro per noi, in una questione così. L'eutanasia, anzi, mi pare il tema etico più facilmente risolvibile (proprio per ciò che ho detto prima, infatti in generale non c'è da trovare un equilibrio tra autoappartenenza e equità), ed è un vero e proprio scandalo la situazione italiana a riguardo.
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Vecchio 26-11-2008, 14.40.46   #5
emmeci
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Riferimento: Eutanasia

Sì, epicurus, accettato il fatto che il concetto di eutanasia non si allontana molto da quello di suicidio, anch’io ero d’acchito favorevole alla decisione personale (la giustificavo, nel mio precedente messaggio, con l’osservare che nessuno ci ha mai chiesto se vogliamo nascere e quindi l’essere in vita non ci obbliga in alcun modo). Però mi fai giustamente osservare, che una volta nati ci assumiamo responsabilità anche verso gli altri e questo mi rende più perplesso, in quanto anche per una questione di numero sembra dover prevalere il giudizio degli altri – ma gli altri quali? La famiglia, gli amici, la collettività, lo stato, magari il parere della magistratura? Credo comunque che alla fine si deve avere la forza di ignorare i propri problemi e impersonarsi negli altri (innanzi tutto quelli che ci sono vicini), perché in fondo è questo che può corrispondere alla sola legge di un’etica universale, che è quella che non dice, come Kant vorrebbe, di agire secondo una propria norma che può valere per tutti (il che suona ancora egoistico) ma dice di aprirsi agli altri, cioè di allargare il tuo animo fino a non avere più traccia di te, e intuire se essi potrebbero essere addolorati, danneggiati o sconvolti da un tuo atto suicida….dopo di che la decisione spetta solo a te.
(Si può trovare in queste ultime righe una risposta anche all’argomento “Temi etici….un rompicapo per la filosofia”, che VanLag ha inserito nel Forum).
emmeci is offline  
Vecchio 26-11-2008, 16.30.51   #6
Giorgiosan
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Riferimento: Eutanasia

Immagino che non ci si aspettino risposte di altro ordine che quello morale e non essendoci una morale condivisa immagino che ognuno darà una risposta facendo riferimento ai proprii principi etici.

L'agire con rilevanza morale implica che si consideri la coscienza individuale e questa, a proprio modo, obbliga l'individuo a seguire i suoi dettami.
In questo rapporto fra coscienza e "portatore" di coscienza nessuno, di fatto e di diritto, può intervenire.

Anche quando la coscienza sia erronea per ignoranza. In tal caso essa non perde la sua dignità e l'uomo che ne segue il giudizio non sbaglia moralmente o non pecca. E' questo un corollario della libertà personale e della dignità che la libertà conferisce all'uomo.

Naturalmente, essendo la coscienza una realtà in evoluzione come la conoscenza e simultanea a questa, i suoi giudizi possono modificarsi: quello che ritengo giusto oggi potrei non ritenerlo giusto domani. per effetto proprio della conoscenza, intesa questa nel senso più ampio possibile.


(Per quanto riguarda gli aspetti legislativi è comunque la maggioranza del paese e la sua rappresentanza parlamentare a decidere cosa sia legale e cosa sia illegale. Legalità è quindi una realtà mutevole e contingente e non necessariamente coincide con l'ideale di giustizia che ognuno ha.)

Ciao

Ultima modifica di Giorgiosan : 26-11-2008 alle ore 18.11.28.
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Vecchio 27-11-2008, 10.00.22   #7
emmeci
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Riferimento: Eutanasia

Come era da aspettarsi, un tema come questo si è risolto nella domanda che riguarda l’etica, cioè: “che cosa è morale?” Domanda parallela all’altra, introdotta da VanLag in questa stessa pagina del forum (“I temi etici…..un rompicapo della filosofia”).
Se mi è lecito, vorrei tentare di rispondere a entrambe con un accenno al mio concetto della moralità (l’etica come si sa è quella parte della filosofia che studia le scelte dell’uomo, cioè alla fine le sue scelte morali). Principio di quello che penso è che il piano della moralità oltrepassa quello della conoscenza e quindi abbatte il criterio fondamentale dei filosofi greci, che peccano di “intellettualismo etico”, riducendo la moralità alla conoscenza di ciò che è virtù e quindi del bene morale, convinti che conoscerlo vuol dire eseguirlo: bisogna avere una grande fiducia nella filosofia per ritenere che basti mostrare che cosa è buono e l'uomo lo compie, e inoltre è felice; che – detto in termini cristiani – gli si dica di porgere l’altra guancia ed egli la porge. Dunque il piano dell’ethos è differente da quello conoscitivo: non solo differente ma, superiore, fino a metterci in dubbio, per esempio, sul valore morale della Divina Commedia in cui Dante sembra andare in cerca dei dannati per soddisfare la sua conoscenza piuttosto che per vera pietà.
Tuttavia questa superiorità della moralità rispetto al conoscere non è sufficiente, anzi potrebbe condurre a distorsioni e violenze (in nome di Dio si sono commessi e si commettono crimini, senza contare quella specie di gara diabolica che fa esclamare: il mio Dio è più Dio del tuo).
Però il travaglio non è finito, perché, come il conoscere è ricerca della verità assoluta, così l’agire deve trovare nel bene assoluto la sua pietra di paragone: un’utopia? un miraggio che può giustificare qualunque abuso? Certo se ho detto che verità assoluta c’è anche se non la conosciamo, lo stesso potrei dire per l’ethos: il bene assoluto indubbiamente c’è anche se non riusciamo a compierlo, se addirittura siamo attratti dal proibito, se godiamo della perversione e uccidiamo in nome di Dio. Ho detto che l’etica non è un rompicapo, che anzi l’unica concepibile legge morale è quella che comanda di aprirsi, cioè di capire gli altri prima di agire: ma basta questo a infrangere le barriere dell’intellettualismo, che limitano il nostro pensiero alla nostra religione e alla nostra civiltà, cioè alla nostra tribù? Ma con questo la battaglia non è perduta: forse la moralità sta proprio in questa difficoltà, direi perfino nell’impossibilità di un’azione morale: cioè in un no detto a tutto ciò che facciamo e dover agire lo stesso, quasi strappando il bene dal bene e bruciare la nostra azione nel rogo di una impossibile carità – come in fondo ha fatto il padre di Eluana Englaro nella sua via crucis.
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Vecchio 28-11-2008, 17.20.49   #8
epicurus
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Riferimento: Eutanasia

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Originalmente inviato da emmeci
Sì, epicurus, accettato il fatto che il concetto di eutanasia non si allontana molto da quello di suicidio, anch’io ero d’acchito favorevole alla decisione personale (la giustificavo, nel mio precedente messaggio, con l’osservare che nessuno ci ha mai chiesto se vogliamo nascere e quindi l’essere in vita non ci obbliga in alcun modo).

Sì, su questo tema condividiamo le stesse conclusioni: l'Eutanasia è una scelta moralmente accettabile. (Ma non solo perché nessuno ci ha chiesto se volevamo venire al mondo; anche se me lo avessero chiesto non cambierebbe granché.)

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Però mi fai giustamente osservare, che una volta nati ci assumiamo responsabilità anche verso gli altri e questo mi rende più perplesso, in quanto anche per una questione di numero sembra dover prevalere il giudizio degli altri – ma gli altri quali? La famiglia, gli amici, la collettività, lo stato, magari il parere della magistratura? Credo comunque che alla fine si deve avere la forza di ignorare i propri problemi e impersonarsi negli altri (innanzi tutto quelli che ci sono vicini), perché in fondo è questo che può corrispondere alla sola legge di un’etica universale, che è quella che non dice, come Kant vorrebbe, di agire secondo una propria norma che può valere per tutti (il che suona ancora egoistico) ma dice di aprirsi agli altri, cioè di allargare il tuo animo fino a non avere più traccia di te, e intuire se essi potrebbero essere addolorati, danneggiati o sconvolti da un tuo atto suicida….dopo di che la decisione spetta solo a te.

Come si può leggere qua e là nella discussione "Perché tanto accanimento verso il relativismo?", ho una visione simile alla tua per quanto riguarda (il fondamento del) l'etica. Condivido anche che il soggetto deve considerare anche il sentimento di chi gli sta vicino, però (ancora come dici tu) bisogna lasciare in ultimo la decisione al soggetto stesso.

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Originalmente inviato da Giorgiosan
(Per quanto riguarda gli aspetti legislativi è comunque la maggioranza del paese e la sua rappresentanza parlamentare a decidere cosa sia legale e cosa sia illegale. Legalità è quindi una realtà mutevole e contingente e non necessariamente coincide con l'ideale di giustizia che ognuno ha.)

Certo, alla fine sarà la maggioranza del Parlamento a decidere che normativa far adottare. Ciononostante, si può constatare come la proibizione dell'eutanasia sia antidemocratica.

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Vecchio 29-11-2008, 08.32.48   #9
Anagarika
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Riferimento: Eutanasia

Il fatto che non abbiamo chiesto di venire al mondo non ci autorizza ad uscirne quando vogliamo, semmai il contrario. Se l'avessimo deciso noi, e come e quando, sapremmo anche perchè e questo renderebbe le cose più facili. Ma non lo abbiamo deciso noi, non sappiamo perchè siamo qui e quindi la vita non è "nostra".

Per l'eutanasia invece mi preoccupa il fatto che chi soffre, vegeta, viene tenuto in vita da farmaci e macchine in realtà non ottiene alcun sollievo dall'eutanasia. Come può trarne sollievo se è morto?
Chi trae sollievo è chi se ne stava occupando, parenti, amici, servizio sanitario nazionale. E' di questo sollievo che dobbiamo farci carico?

Quando si decide di "staccare la spina" è il dolore di chi lo decide che è diventato insopportabile. Un dolore che non è meno importante e drammatico, ma non va nascosto dietro il "diritto ad una morte dignitosa". Sono due temi diversi e vanno trattati separatamente.
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Vecchio 29-11-2008, 08.35.23   #10
emmeci
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Riferimento: Eutanasia

Mi pare che siamo sulla stessa lunghezza d’onda, Epicurus, Giorgiosan ed Emmeci, almeno per quanto riguarda il fondamento dell’etica (aprirsi a tutti e poi decidere), mentre sarei un po’ meno d’accordo sulla possibilità di identificare con la democrazia (immagino quella che oggi vige sui due versanti dell’Atlantico) questo impegno etico: ciò che richiama la politica infatti mi pare sempre sospetto. Una volta l’ho definita la più arretrata delle attività umane, vicina a quella che poteva essere all’epoca paleolitica…Certo, si sono fatti progressi in un certo numero di paesi almeno per quanto riguarda la politica interna: molto meno per quanto riguarda la politica estera, rimasta fondamentalmente al livello di esibizione o esercizio di potere, sia a livello planetario sia all’interno di un popolo o una nazione, perfino di un gruppo ideologicamente caratterizzato, ciascuno con il suo debole o forte potere e il suo Dio, che è più Dio di quello degli altri ….mentre l’idea kantiana di una confederazione di popoli rimane un sogno da rimandare ai prossimi secoli…..Ma non vorrei che il tema di questo argomento (“eutanasia”) ci inducesse a concludere che di fronte alla politica non ci sono speranze e che l’unica soluzione, per gli uomini senza qualità o per i semplici nello spirito, fosse qualcosa di simile all’eutanasia….
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