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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 06-01-2009, 15.53.20   #1
emmeci
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Vita o morte? Questo è il problema

Sì, il problema di Amleto, interpretato come una scelta di vita o di morte, non può non essere considerato una questione di grande importanza in un tempo che vede religiosi impegnati a difendere la vita, e altri pronti a spingere al sacrificio per ideali tanto diversi dai nostri. Sì, potremmo pensare a fedi diverse come quella cristiana ed islamica; o forse a quello “scontro di civiltà” ipotizzato da Huntington e da lui corretto - sembra - prima di morire.
Però il problema è effettivamente di grande importanza, un’importanza che sembra mettere in causa la nostra storia e i nostri valori, anche se non è un problema che possa essere affrontato in base a sentimenti, neppure se sostenuti da tradizioni, dogmi e decaloghi….. Perché se, prescindendo dalla folla di urla ed immagini che dai mezzi d’informazione vengono ogni giorno a sfidare la nostra capacità di giudizio, un filosofo volesse chiedere pacatamente a sé stesso se il sacrificio dell’esistenza è da ritenersi santo o dannato, eroico o malsano, che cosa si potrebbe rispondere? Forse con un’altra domanda: perché aggrapparsi alla vita quasi fosse un diritto per sempre, mentre nessuno può sottrarsi alla morte, che giunga ora o fra cento anni?
Forse perché la vita è il principio di tutto e tutto può nascere dalla vita, anche la fede in ciò che è superiore alla vita, anche la ribellione alla vita: la vita è la condizione di ogni possibilità e della libertà di ogni scelta, di ogni giudizio riguardante quello che siamo e che dobbiamo fare. E il consiglio del filosofo potrebbe stare, come quello di Socrate, non in un’educazione alla vita ma in un’educazione alla morte: differenza di civiltà o di individui?
Ma no, forse questa paura di Amleto non ha ragione di essere, e noi non dobbiamo né assecondare né stornare da noi la lama fatale, mentre è sempre più saggio cercare ciò che unisce e non ciò che divide – come del resto sa fare l’uomo comune, non un personaggio in cerca dell’immortale battuta, ma uno che si adatta a ciò che la natura gli offre e sa che c’è un tempo per vivere e per morire. E in fondo ci sono veramente uomini martiri, cioè uomini che scelgono di votarsi alla morte? O anche una scelta di morte è alla fine una scelta di vita?
(Questo potrebbe essere un invito a scegliere fra due civiltà e insieme, forse, a scoprire quello che le accomuna. Perché il dubbio rimane: la nostra religione è davvero religione di vita? O non è infine – proprio attraverso la figura di Cristo – un’esaltazione, più che di vita, di morte?).
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Vecchio 06-01-2009, 16.17.48   #2
Noor
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Riferimento: Vita o morte? Questo è il problema

"chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà."
(Mc 10,39)

Tutto sta se si legge questa frase alla lettera e se ne fa quindi un uso fondamentalista ,o se invece si legge ciò non riferendosi ad un tempo futuro,poichè lo Spirito non dimora nel tempo,e si arresta qui a cercarlo...adesso..
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Vecchio 06-01-2009, 20.22.09   #3
VanLag
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Riferimento: Vita o morte? Questo è il problema

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Originalmente inviato da emmeci
Sì, il problema di Amleto, interpretato come una scelta di vita o di morte, non può non essere considerato una questione di grande importanza in un tempo che vede religiosi impegnati a difendere la vita, e altri pronti a spingere al sacrificio per ideali tanto diversi dai nostri. Sì, potremmo pensare a fedi diverse come quella cristiana ed islamica; o forse a quello “scontro di civiltà” ipotizzato da Huntington e da lui corretto - sembra - prima di morire........................ ................
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...............(Questo potrebbe essere un invito a scegliere fra due civiltà e insieme, forse, a scoprire quello che le accomuna. Perché il dubbio rimane: la nostra religione è davvero religione di vita? O non è infine – proprio attraverso la figura di Cristo – un’esaltazione, più che di vita, di morte?).
Caduti tutti i valori tradizionali il cattolicesimo si sta abbarbicando per cercare nell’amore alla vita una zattera che lo salvi dal naufragio. Per la verità è un naufragio che potrebbe benissimo essere evitato semplicemente se le schiere ecclesiastiche si facessero interpreti fino in fondo delle parole di Cristo abbandonando il dogma, ma, se non se ne rendono conto loro di quello che stanno facendo per me va bene ugualmente, anzi per com’è oggi la religione cattolica, mi sembra un bene se si spegne. (I credenti mi scusino la franchezza).

Per quanto riguarda l’Islam non sono competente a parlarne, forse bisognerebbe sentire un mussulmano vero, comunque per come viene usata in certi paesi islamici l’invocazione al martirio mi ricorda tanto la disperazione di chi non ha altro mezzo, se non il terrore, per fare sentire la sua voce. Una disperazione sfruttata ad hoc dai furbi di turno che addestrano martiri ma che non andrebbero mai loro al martirio. Un po’ come i nostri guerrafondai che sono tutti per la guerra, purché sia lontana da loro, e dai loro figli.

Per quanto riguarda lo scontro di civiltà, secondo me l’unico sistema per dirimerlo è di chiamarsi fuori da quei sistemi di pensiero che si basano su valori totalizzanti ed esclusivi. Più saremo a basare la nostra civiltà sui valori maggiormente condivisi e più potremo evitare uno scontro.

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Vecchio 06-01-2009, 21.47.59   #4
espert37
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Riferimento: Vita o morte? Questo è il problema

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Originalmente inviato da Noor
"chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà."
(Mc 10,39)

Tutto sta se si legge questa frase alla lettera e se ne fa quindi un uso fondamentalista ,o se invece si legge ciò non riferendosi ad un tempo futuro,poichè lo Spirito non dimora nel tempo,e si arresta qui a cercarlo...adesso..

La maggiore felicità la si raggiunge donandosi al proprio prossimo,quindi in base alla legge sulla relatività, nella maggior difficoltà sta la maggior soddisfazione nella soluzione, "riuscire ad amare un nemico". Il significativo esempio che ci è arrivato di un Gesù Cristo che ha dato tutta la Sua vita per salvare l'umanità,è la dimostrazione chiara del massimo della felicità.Questa è la corretta interpretazione dell'Islam. Purtroppo la nostra chiesa cattolica l'ha interpretato in errato modo.
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Vecchio 07-01-2009, 10.05.01   #5
Giorgiosan
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Riferimento: Vita o morte? Questo è il problema

Sono d’accordo con Heidegger che la vita non è autentica se non quando sia vissuta in presenza della morte.

La morte è l’evento nevralgico dell’esserci.

Questo evento previsto con assoluta certezza, ha tale rilevanza che se ci fosse un dio pretenderei da lui che esperisse, accomunandosi e facendosi solidale con tutti gli esseri viventi, l’angoscia della morte.
L’angoscia della morte, perché l’esperienza di questa non è possibile in questo mondo.

Dal punto di vista metafisico la morte non è perché l’essere non può diventare non essere o come dice Severino, ciò che esiste è eterno, non può distruggersi e non può degradarsi e la morte, quindi, può paragonarsi ad una eclissi.

La morte può essere anche pensata come il necessario passaggio evolutivo per il compimento della libertà e come la corrispondente emancipazione dalle costrizioni e dalle oppressioni del corpo biologico.

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Originalmente inviato da emmeci
..la nostra religione è davvero religione di vita? O non è infine – proprio attraverso la figura di Cristo – un’esaltazione, più che di vita, di morte?

Credo che l'accento eccessivo messo sulla vita, per una morale troppo naturale , metta in ombra il centro focale del Vangelo, morte e risurrezione.
E dimentichi, invece, l'importanza di sacrificare la propria vita nel segno dell'amore per il prossimo.

L'Islam fondamentalista, a cui credo ci si riferisca nel post, non sacrifica solo la propria vita come manifestazione della sottomissione (islam) ad Allah ma sacrifica anche quella degli altri, innocenti o meno che siano. In questo il martirio islamico si differenzia da quello cristiano.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 07-01-2009, 10.24.04   #6
emmeci
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Riferimento: Vita o morte? Questo è il problema

Due civiltà, ossia la vita contro la morte, se per il Dio cristiano si deve sempre salvare la vita (anche di chi non potrà riprendersi da uno stato vegetativo) e per l’Islam si può anzi si deve uccidere e sacrificarsi (anche se ciò può sembrare imposto da ragioni politiche più che religiose). Infatti – per rispondere a VanLag onestamente preoccupato di non conoscere veramente che cosa dice la religione dell’Islam – ciò che la differenzia essenzialmente da quella cristiana dovrebbe essere il concetto diverso di Dio, che per i cristiani è sempre un Dio in qualche modo simile all’uomo, mentre per gli islamici questo sarebbe ancora un resto di idolatria…. “Dovrebbe”, si potrebbe osservare, ma questo sembra rendere ingiustificata la loro posizione riguardo alla vita e alla morte. Voglio dire, che cosa dovrebbe importare a un Dio al di sopra di tutto se una creatura, un popolo o una tribù crede in lui o non crede e, per venire alla fattispecie, se vive o se muore? E che cosa distingue allora una crociata dalla bomba di un kamikaze? D’altra parte, come può un Dio essere invocato come il giusto e il misericordioso se impone una tale bellica strategia?
Bene, potrebbe concludere Satana (il Satana dei cristiani o dei musulmani), le religioni sono così: arriva un momento che bisogna accettarle anche se sono un po’ stravaganti per non dire assurde, accettarle in tutte le loro sante e illogiche conseguenze: cristiana od islamica, con la loro eroica fede e i comprensibili compromessi: in sintesi, col loro assolutismo e il loro relativismo.
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Vecchio 08-01-2009, 10.52.31   #7
emmeci
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Riferimento: Vita o morte? Questo è il problema

Avevo appena spedito il mio secondo intervento sul tema, ed ecco che l’amletico problema “Vita o morte?” è diventato più acuto e stringente dopo aver letto ciò che racconta Carl-Henning Wijkmark in “La morte moderna” (edizioni Iperborea, postfazione di Claudio:Magris). Racconta, lo scrittore svedese, di un simposio a porte chiuse su “La fase terminale della vita umana” che sarebbe stato organizzato dal Ministero degli affari sociali del suo paese con la partecipazione di sociologi e teologi, filosofi e biologi, ai quali la questione sarebbe stata posta più o meno in questi termini: i bambini di cui ci privano gli aborti ce li troviamo moltiplicati per tre sotto forma di anziani improduttivi, con tutto quello che ne deriva in spese mediche e sociali e difficoltà di lavoro per i giovani. Ma questo non chiude la partita perché, se i partiti tacciono perché hanno bisogno dei voti dei pensionati, saranno invece proprio i vecchi a capire presto o tardi che c’è un momento in cui bisogna farla finita. E dato che uno svedese pensa fiduciosamente a una società liberale e istruita, si arriverà democraticamente – dice Wijkmark - alla formula dell’ “obbligo volontario alla morte”, che consentirà di ridurre finalmente i problemi dell’assistenza ed evitare scelte arbitrarie su chi e perché e come salvare dalla massa sempre più esorbitante di infartuati o malati in dialisi, realizzando magari delle grandi stazioni terminali per il riciclaggio dei cadaveri, con impensati benefici per lo sviluppo dell’industria farmaceutica e dei concimi. A ben vedere, conclude il moderatore del simposio, ciò non implica la soluzione di uno dei sogni più antichi dell’umanità, cioè la definitiva “integrazione sociale della morte”, dimostrando che dall’altra parte del confine non ci attendono potenze ignote ma un ulteriore contributo alla comunità? Questa morte asettica e indolore non è forse la “morte moderna” nel vero senso della parola? Naturalmente si odono le voci dissonanti di coloro che incarnano anche in Svezia i valori non negoziabili della vita umana, con argomenti che però anche a Magris sembrano nobili ma deboli, quando si oppongono alla razionalità indiscutibile di dati di fatto e di solide cifre economiche.
Sì, e mi trovo forse anch’io ridotto in un angolo, non avendo altra arma di difesa della vita che ricorrere all’argomento che ho presentato, non so con quanto successo: e cioè che difendere la vita non vuol dire cedere alla nostalgia di ciò che piaceva ad anime belle di religiosi o umanisti, ma tenere aperta la possibilità di cercare fra tutte le opzioni – senza partiti presi in un senso o nell’altro - quella che potesse apparire la più prossima alla nostra ansia di verità, visto che la verità non può essere concepita da uomini morti ma da uomini vivi, anche se pensionati, infartuati e in dialisi.
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Vecchio 08-01-2009, 12.09.30   #8
aschilio
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Riferimento: Vita o morte? Questo è il problema

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Originalmente inviato da emmeci
Due civiltà, ossia la vita contro la morte, se per il Dio cristiano si deve sempre salvare la vita (anche di chi non potrà riprendersi da uno stato vegetativo) e per l’Islam si può anzi si deve uccidere e sacrificarsi (anche se ciò può sembrare imposto da ragioni politiche più che religiose). Infatti – per rispondere a VanLag onestamente preoccupato di non conoscere veramente che cosa dice la religione dell’Islam – ciò che la differenzia essenzialmente da quella cristiana dovrebbe essere il concetto diverso di Dio, che per i cristiani è sempre un Dio in qualche modo simile all’uomo, mentre per gli islamici questo sarebbe ancora un resto di idolatria…. “Dovrebbe”, si potrebbe osservare, ma questo sembra rendere ingiustificata la loro posizione riguardo alla vita e alla morte. Voglio dire, che cosa dovrebbe importare a un Dio al di sopra di tutto se una creatura, un popolo o una tribù crede in lui o non crede e, per venire alla fattispecie, se vive o se muore? E che cosa distingue allora una crociata dalla bomba di un kamikaze? D’altra parte, come può un Dio essere invocato come il giusto e il misericordioso se impone una tale bellica strategia?
Bene, potrebbe concludere Satana (il Satana dei cristiani o dei musulmani), le religioni sono così: arriva un momento che bisogna accettarle anche se sono un po’ stravaganti per non dire assurde, accettarle in tutte le loro sante e illogiche conseguenze: cristiana od islamica, con la loro eroica fede e i comprensibili compromessi: in sintesi, col loro assolutismo e il loro relativismo.

Insomma due civiltà, due religioni, due concetti di Dio, due viti (non senso di vite da avvitare e nel senso della vite di-vino, ma nell'amletico dubbio di vita e di morte sto di qua o di là... il che sarebbe la stessa cosa per i ragionamenti che ho letto un pò di corsa...); due di tutto... siamo ai saldi di fine stagione prendi due e ne paghi uno... ma procediamo con calma e separatamente:
1- due civiltà quali se mi è consentito chiedere? quali sono queste due civiltà di cui si parla?
Per me la civiltà è l'insieme delle civiltà del mondo conosciuto.
2- due religioni e qui lo sappiamo tutti tanto va di moda parlarne: cristiana e islamica... ma la religione è una anche se la chiamiamo in modo diverso e si pratica in modo diverso; che differenza fa dire io sono un religioso islamico o io sono un religioso cristiano..? è evidentemente la stessa cosa io sono un religioso è come dire io sono un uomo.... per me non c'è differenza perchè la fede è qualcosa di talmente intimo che non la si può esprimere in parole o concetti o ragionamenti logici o altro... insomma il mio essere religioso non è uguale a quello di nessun altro è solo mio e non posso generalizzarlo... partecipo sì, insieme ad altri uomini e donne a riunioni e riti socialmente consentiti perchè innocui, ma questo non vuol dire che che altri non possano farlo con altre modalità ed in altre forme... l'essenziale è Deus caritas est...in qualsiasi parte del mondo ed in qualsiasi...
Per me la religione è l'insieme delle religioni del mondo conosciuto.
3 - due diversi concetti di Dio.... vale lo stesso ragionamento... Dio è la dove non arriva e non può arrivare l'uomo... ci prova ma è difficilissimo quasi impossibile che ci riesca; ci si può riuscire in un momento e contraddirlo nel momento successivo; il tempo è il limite dell'uomo...il premio per il suo peccato originale... quello della superbia...
Per me il concetto di Dio è l'insieme dei concetti di Dio.Dio è uno solo.
4- vita e morte: amleto mio quanti dubbi hai causato con il tuo... ma come si fa a confondere la vita con la morte... Giusto il contorto raziocinare di qualche pensatore può confonderli...la vita è vita e la morte è morte non ci sono dubbi: un cadavere non è una bella addormentata nel bosco... è cadavere e basta con tutte le conseguenze fisicochimiche della corruttibilità della materia... mentre uno che vive, vive (anche se lo fa vivere una macchina o l'ispirazione di un amante... amante come amore anzi come Amore con la A maiuscola... quello di Deus caritas Est)
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Vecchio 08-01-2009, 15.51.31   #9
emmeci
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Riferimento: Vita o morte? Questo è il problema

Beh, aschilio, vedo dalle tue ultime parole, che almeno credi in due sessi forse in nome di quell’amore o quell’eros che non è ancora morto di fronte alla caritas..
Dunque per te le civiltà sono una sola, e beato te che non credi alle guerre e quindi neanche alla storia. Perché il guaio è che la storia, così come la vita, non ha un solo ramo ma tanti, che poi si atrofizzano o continuano a prosperare magari a spese di altri. La diversità è insita nella vita anche se per qualcuno questo significa che gli altri devono aderire alle sue idee e la logica dice che 1+ 1 = 1. E questo vale ovviamente per quanto concerne le religioni, perché il ritenerle identiche nel loro fondo è piuttosto sospetto, visto che ogni papa accetterebbe di ritoccare un po’ la sua Bibbia e il catechismo a condizione di rimanere papa.
Ma poi….saresti disposto in nome dell’unità religiosa a stenderti davanti al Duomo ambrosiano e curvarti ad Allah? O addirittura, farti saltare in aria per volare nel suo paradiso? E se poi dici che la fede è tua e di nessun altro come puoi nello stesso momento dire che le fedi sono tutte eguali e che tutte hanno "atteggiamenti innocui" quando un semplice libro di storia ti insegna che le religioni sono sempre state in guerra fra loro? E se, contrariamente a quello che diceva Ivan Karamazov mandando in solluchero le anime pie, proprio se si crede in Dio ogni atto è permesso? A meno che si creda, come mi pare tu faccia, che Dio è talmente al di sopra di tutto da non importargli assolutamente nulla se uno gli inneggia e un momento dopo lo manda al diavolo.
Infine, e per tornare al tema, sembri distinguere, finalmente, la vita e la morte e ammettere che questo sia un’evidenza per tutti. Tutti? Anche quelli che in nome di Dio ritengono che l’uomo non muore ma ha una vita eterna, anche se non sa se sia una vita beata o dannata?
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