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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 10-02-2009, 16.38.58   #11
arsenio
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Per nevealsole, giorgiosan, la viandante, e altri.


La emanazioni della Grande Rete sono elementi di un sistema che ha una continuità storica: La critica al consumismo per imposte sostituzioni, all'industria culturale serializzata, alla persuasione pubblicitaria, alla civiltà di massa omologante, iniziò negli anni'50 ( Dialettica dell'illuminismo di Adorno e Horkhemer è del '46)
Zygmunt Bauman ci aggiorna con l'avvento dei new media che ri-orientano credenze e manie, acquisizioni di merci che veicolano sensi, nuovi modi di vita “liquida”. Per un'analisi estetica,culturale ed etica.
La spettacolarizzazione coinvolge il sistema produttivo-consumistico, la propaganda politica, i riti religiosi, vita privata e la civiltà dell'immagine, “delitto perfetto” per Braudillard, perchè alla realtà sostituisce la sua rappresentazione.
Le foto raccontano storie che con la parola in forma di pensiero strutturato entro il 2020 sarà impossibile. Quali effetti sortiranno i social networking associati a cellulari con fotocamera?
L'Homo Virtualis con legami a scadenza,connesso e pronto a disconnettersi, chiude la porta ad altre possibili formazioni a vantaggio di relazioni superficiali: “La circolazione dei messaggi sono il messaggio, non importa il contenuto. Il senso di appartenenza si esplicita nel continuo flusso di parole e frasi incomplete”. (“Amore liquido”, Zygmunt Bauman). La Grande Rete è luogo ideale per la frammentazione dell'Io postmoderno, dove ci si presenta non come si è ma come si vorrebbe essere, intrappolati in falsi sé.
Con ipersemplificazioni si affrontano temi dell'esistenza senza discernere tra espressione oscura per celare la vacuità di idee e l'inevitabile espressione della complessità per rendere al meglio un concetto arduo. Ma certe conclusioni si possono trarre solo inserendo il tema in un'adeguata cornice di conoscenza e ricerche, meglio ancora se la mente è aperta all'interdisciplinarità. O si sarà costretti in qualche misura, anche in modi scorretti, estrapolando, fraintendendo, ecc. a svilire il tema proposto.
In questa fase regressiva all'orale - visivo e scadimento del pensiero logico-sequenziale, il filosofo deve esprimersi con un pensiero radicale e inevitabilmente critico verso ogni altra forma di sapere, scienza compresa, eludendo gl' inganni della mente e la chiusura in se stessi, dando la precedenza a problemi urgenti e concreti del tempo piuttosto che alle idee astratte che non portano in nessun luogo e che si affrontano con un miscuglio di credenze.
Mi metto dalla parte di una scuola in controtendenza, conservatrice nel senso che è opportuno rivalutare le scienze linguistiche e la creatività di un pensiero divergente, oltre a educare a costruirsi un filtro selettivo, istruzioni per l'uso di tivù e Internet. Libero ma con coscienza selettiva. In veste di “moralizzatore” fuori da schieramenti ideologici o egocentrismi intellettuali aprioristici.
Ovviamente per chi esalta l'esistente tali discorsi possono apparire perfino “bigotti”. Ma a parer mio un moralismo di apparenza appartiene a chi non riesce a salire per elevarsi un po' e riuscire a vedere un orizzonte dalla visuale più ampia, volendo inserirsi nella realtà del suo tempo,con tutte le sue esigenze ed i suoi limiti, radicato in un sistema chiuso, non volendo ammettere nemmeno con se stesso di essere rimasto indietro in quanto a un' aggiornata identità culturale di sostanza e non solo di forma, per rivolgersi solo a chi non ha la vista acuta.

saluti
arsenio is offline  
Vecchio 11-02-2009, 10.13.33   #12
doxa
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La sociologia è scienza sociale, induttiva e non esatta, quindi opinioni; legittime, ma opinioni.
La grande rete quale strumento d’omologazione.
La grande rete luogo ideale per la frammentazione dell’io.
Quale delle due?
New media come ri-orientatori delle tendenze dell’uomo.
Infatti, prima che qualcuno ci informasse di tale delitto perfetto, si viveva l’età dell’oro dei rapporti interpersonali, e una libertà perfetta da condizionamenti religiosi, politici.
Rapporti interpersonali: limitati a famiglia e paesello natio, i dialetti erano
essenziali, legati alla necessità. Privi di astrazione, nulla concedevano alla
comunicazione.
Condizionamenti religiosi: il consorzio umano non conosceva la superstizione.
Condizionamenti politici: ogni decisione dei manipolanti passava attraverso il
vaglio dei manipolati( manca mai che non fossero d’accordo!!).
La sostituzione della realtà con la sua rappresentazione è figlia del dogmatismo del decostruttivismo ecc.., in altre parole frutti delle scienze inesatte(teologia sociologia etno-antropologia psicologia) le quali hanno trasformato l’interpretazione in feticcio.
Con l’iper-interpretazione si complica e si rende oscuro anche il semplice.
L’ignoranza è relativa, poiché se mi è dato conoscere l’egocentrismo sociologico posso non conoscere il ciclo biologico di una patata; ma se difficilmente mi sentirò dare,più o meno velatamente,dell’ignorante dal contadino, invece gli “specialisti” ne hanno fatto un’arte sopraffina, convinti che,per definizione,l’ignorante non s’accorga.
Rivalutazione delle scienze linguistiche? Si inizi a dare significati univoci ai significanti, che , solo nelle scienze induttive, riescono ad assumere connotati tanto oscuri.
Salute a tutti
.
doxa is offline  
Vecchio 11-02-2009, 13.25.24   #13
Giorgiosan
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Originalmente inviato da arsenio
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La emanazioni della Grande Rete sono elementi di un sistema che ha una continuità storica: La critica al consumismo per imposte sostituzioni, all'industria culturale serializzata, alla persuasione pubblicitaria, alla civiltà di massa omologante, iniziò negli anni'50 ( Dialettica dell'illuminismo di Adorno e Horkhemer è del '46)
Zygmunt Bauman ci aggiorna con l'avvento dei new media che ri-orientano credenze e manie, acquisizioni di merci che veicolano sensi, nuovi modi di vita “liquida”. Per un'analisi estetica,culturale ed etica.
La spettacolarizzazione coinvolge il sistema produttivo-consumistico, la propaganda politica, i riti religiosi, vita privata e la civiltà dell'immagine, “delitto perfetto” per Braudillard, perchè alla realtà sostituisce la sua rappresentazione.
Le foto raccontano storie che con la parola in forma di pensiero strutturato entro il 2020 sarà impossibile. Quali effetti sortiranno i social networking associati a cellulari con fotocamera?
L'Homo Virtualis con legami a scadenza,connesso e pronto a disconnettersi, chiude la porta ad altre possibili formazioni a vantaggio di relazioni superficiali: “La circolazione dei messaggi sono il messaggio, non importa il contenuto. Il senso di appartenenza si esplicita nel continuo flusso di parole e frasi incomplete”. (“Amore liquido”, Zygmunt Bauman). La Grande Rete è luogo ideale per la frammentazione dell'Io postmoderno, dove ci si presenta non come si è ma come si vorrebbe essere, intrappolati in falsi sé.
Con ipersemplificazioni si affrontano temi dell'esistenza senza discernere tra espressione oscura per celare la vacuità di idee e l'inevitabile espressione della complessità per rendere al meglio un concetto arduo. Ma certe conclusioni si possono trarre solo inserendo il tema in un'adeguata cornice di conoscenza e ricerche, meglio ancora se la mente è aperta all'interdisciplinarità. O si sarà costretti in qualche misura, anche in modi scorretti, estrapolando, fraintendendo, ecc. a svilire il tema proposto.
In questa fase regressiva all'orale - visivo e scadimento del pensiero logico-sequenziale, il filosofo deve esprimersi con un pensiero radicale e inevitabilmente critico verso ogni altra forma di sapere, scienza compresa, eludendo gl' inganni della mente e la chiusura in se stessi, dando la precedenza a problemi urgenti e concreti del tempo piuttosto che alle idee astratte che non portano in nessun luogo e che si affrontano con un miscuglio di credenze.
Mi metto dalla parte di una scuola in controtendenza, conservatrice nel senso che è opportuno rivalutare le scienze linguistiche e la creatività di un pensiero divergente, oltre a educare a costruirsi un filtro selettivo, istruzioni per l'uso di tivù e Internet. Libero ma con coscienza selettiva. In veste di “moralizzatore” fuori da schieramenti ideologici o egocentrismi intellettuali aprioristici.
Ovviamente per chi esalta l'esistente tali discorsi possono apparire perfino “bigotti”. Ma a parer mio un moralismo di apparenza appartiene a chi non riesce a salire per elevarsi un po' e riuscire a vedere un orizzonte dalla visuale più ampia, volendo inserirsi nella realtà del suo tempo,con tutte le sue esigenze ed i suoi limiti, radicato in un sistema chiuso, non volendo ammettere nemmeno con se stesso di essere rimasto indietro in quanto a un' aggiornata identità culturale di sostanza e non solo di forma, per rivolgersi solo a chi non ha la vista acuta.
saluti


Mi ricordo che un tempo c'era, affisso all'ingresso delle chiese parrocchiali, l'elenco dei film in programmazione con accanto un giudizio "morale", forse c'è ancora, non so.

Per i ragazzini era la "tavola" dei film interessanti e che bisognava cercare di vedere; giudicavano, però, con criteri opposti a quelli del censore: i più interessanti erano quelli proibiti.

Mi è venuto in mente questo quando ho letto scuola conservatrice, in veste di moralizzatore, e filtri
--------------------------------------------------------------------------------------
Che differenza c'è fra rapporti epistolari o rapporti "telefonici" e rapporti "virtuali" in rete? Se c'è una differenza è a favore di quelli in rete. Non credi?

Senz'altro con un gruppo intitolato 'ma che mi addi a fare se per strada non mi saluti' sarebbe opportuno rivalutare le scienze linguistiche

Saluti amichevoli

Ultima modifica di Giorgiosan : 11-02-2009 alle ore 15.37.41.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 12-02-2009, 18.14.25   #14
arsenio
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Originalmente inviato da doxa
La sociologia è scienza sociale, induttiva e non esatta, quindi opinioni; legittime, ma opinioni.
La grande rete quale strumento d’omologazione.
La grande rete luogo ideale per la frammentazione dell’io.
Quale delle due?
New media come ri-orientatori delle tendenze dell’uomo.
Infatti, prima che qualcuno ci informasse di tale delitto perfetto, si viveva l’età dell’oro dei rapporti interpersonali, e una libertà perfetta da condizionamenti religiosi, politici.
Rapporti interpersonali: limitati a famiglia e paesello natio, i dialetti erano
essenziali, legati alla necessità. Privi di astrazione, nulla concedevano alla
comunicazione.
Condizionamenti religiosi: il consorzio umano non conosceva la superstizione.
Condizionamenti politici: ogni decisione dei manipolanti passava attraverso il
vaglio dei manipolati( manca mai che non fossero d’accordo!!).
La sostituzione della realtà con la sua rappresentazione è figlia del dogmatismo del decostruttivismo ecc.., in altre parole frutti delle scienze inesatte(teologia sociologia etno-antropologia psicologia) le quali hanno trasformato l’interpretazione in feticcio.
Con l’iper-interpretazione si complica e si rende oscuro anche il semplice.
L’ignoranza è relativa, poiché se mi è dato conoscere l’egocentrismo sociologico posso non conoscere il ciclo biologico di una patata; ma se difficilmente mi sentirò dare,più o meno velatamente,dell’ignorante dal contadino, invece gli “specialisti” ne hanno fatto un’arte sopraffina, convinti che,per definizione,l’ignorante non s’accorga.
Rivalutazione delle scienze linguistiche? Si inizi a dare significati univoci ai significanti, che , solo nelle scienze induttive, riescono ad assumere connotati tanto oscuri.
Salute a tutti
.

E’ da anni che qui dico che scienze sociali, psicoanalisi, ecc. non sono scienze esatte,non falsificabili secondo il fallibilismo poperiamo.
Né io sono un sociologo anche se per supporto di alcuni temi ho letto qualche testo.

Cellulari e affini secondo linguisti, educatori, ecologi dei media, ecc. hanno ridotto la competenza comunicativa anche per semplici rapporti di buon vicinato.

La riproduzione dell’opera d’arte inizia la rappresentazione della realtà per la massa che estingue l’immaginazione e la fruizione diretta. ( Benjamin)

La patata? È meglio saperla coltivare che sapere come si coltiva. E’ un concetto classico filosofico. Ma io ignoro entrambe le cose. Come Socrate, sono un ignorante perché so di non sapere , e non solo intorno alla patata.

Omologazione e frammentazione dell’io che non sono termini di mia invenzione non sono incompatibili.

Scusa la brevità per argomenti elevati. Ma credo proprio che diamo ai termini significati diversi. Niente di male, se si fruisce di formazioni diverse. Quel che importa è sapere sempre sapere cosa s’intende dire. Ma le scienze linguistiche non si limitano a questioni solo semantiche.

saluti
arsenio is offline  
Vecchio 12-02-2009, 18.16.33   #15
arsenio
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Originalmente inviato da Giorgiosan
Mi ricordo che un tempo c'era, affisso all'ingresso delle chiese parrocchiali, l'elenco dei film in programmazione con accanto un giudizio "morale", forse c'è ancora, non so.

Per i ragazzini era la "tavola" dei film interessanti e che bisognava cercare di vedere; giudicavano, però, con criteri opposti a quelli del censore: i più interessanti erano quelli proibiti.

Mi è venuto in mente questo quando ho letto scuola conservatrice, in veste di moralizzatore, e filtri
--------------------------------------------------------------------------------------
Che differenza c'è fra rapporti epistolari o rapporti "telefonici" e rapporti "virtuali" in rete? Se c'è una differenza è a favore di quelli in rete. Non credi?

Senz'altro con un gruppo intitolato 'ma che mi addi a fare se per strada non mi saluti' sarebbe opportuno rivalutare le scienze linguistiche

Saluti amichevoli

Non vedo come la sessuofobia cattolica degli anni ’50 (complimenti per l’ottima memoria) c’entri con una metaforica “moralizzazione”della scuola, a maggior ragione che sempre specifico cosa intendo dire , a scanso di equivoci . Tu forse non hai mai avuto figli che hanno dimostrato una scarsa competenza nel leggere, scrivere, parlare, ascoltare ( è questa la competenza linguistica) e aver dovuto sopperire di persona a tali lacune incolmabili da parte della scuola di oggi e dei media.

saluti
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Vecchio 14-02-2009, 11.24.24   #16
nevealsole
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Ulteriori riflessioni: l’Homo eligens

Ringrazio tutti voi per aver riflettuto con me, e per avermi proposto le vostre visioni, tutte interessanti.
Non ho risposte alle vostre domande, sono in prima persona coinvolta nei meccanismi di ‘esibizionismo virtuale’ di ogni sorta.
Avevo sensazioni, le ho ancora. Mi è piaciuto Bauman, fermo restando che la sociologia non è scienza esatta, quando afferma che oggi viviamo nella società del consumatore, dell’Homo eligens, dell’uomo che sceglie. L’uomo che sceglie è però a propria volta merce, e deve riuscire a farsi scegliere.
Il meccanismo per essere scelto, è rendersi visibile. Facebook è uno strumento idoneo a dare visibilità. Per vendersi però non basta essere visibili, bisogna anche rendersi appetibili, e facebook permette di costruire la propria appetibilità … ognuno mirando al target di acquirente auspicato.
E così si tende alla costruzione del proprio sé ideale, forse a quello che si ritiene di dover essere piuttosto che a quello che si è. Solo forse. L’imperativo categorico credo sia ‘promettere felicità’. Ed infatti, mentre l’anonimato di riflessioni ha permesso, almeno in passato, la presenza di sfoghi e sofferenze di individui in affanno, quando ci si vende su facebook si tende a ‘coprire il baco’, regalando immagini di pienezza e serenità in quantità prevalente rispetto ai momenti di riflessione malinconica.
Bauman parla di un meccanismo moderno di aggregazione non più in gruppi ma in sciami. Dove per sciame intende l’aggregazione di singoli individui che rimangono singoli ma vanno in una medesima direzione convinti della bontà della direzione dal fatto che è quella percorsa dalla maggioranza, preoccupati dell’emarginazione di non essere in un tale contesto e subire, per così dire, la morte sociale, l’allontanamento. E’ una ipotesi.
Fa riflettere anche quanto detto da Paolo, circa la costruzione della propria tv personale.
Mi ha fatto venire in mente che nell’era dei reality, esiste un reality ancora più vero – se si vuole – quello che ognuno di noi può dirigere.
I protagonisti sono quelli che conosciamo e noi stessi. Per la prima volta nella storia un’autorizzazione specifica concessa al prossimo a farsi illimitatamente gli affari nostri, in tutto e per tutto, in completa verità. Con l’unico limite del taglio ‘appetibile’ che a tale verità noi stessi diamo … un limite di non poco conto, specialmente se riteniamo di dover essere per l’altro uno strumento di felicità.
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Vecchio 15-02-2009, 16.35.58   #17
La_viandante
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L’analisi sociologica pur con tutti i limiti che pure Bauman identifica nel suo esser modello e non pretesa di descrizione esatta della realtà che sarà senz’altro più complessa, offre spunti su cui meditare a mio parere a fondo.
Restando nell’ambito del virtuale mi hanno dato da pensare due cose su tutte: una è la concezione dell’Altro, che lasciamo esista solo in ragione di quanto può servire a fornire una vetrina per il nostro ego, non di per sé, cosa che è più difficile nel rapporto reale, tante realtà dell’altro non si possono eludere nel confronto faccia a faccia, mentre in virtuale è qualcosa di quasi automatico; l’altra che mi pare una valida spiegazione per questo strano stato di ipnosi e immobilismo che viviamo e del quale cercavo una decifrazione è che il dissenso verso la politica viene risucchiato e rinchiuso nel circuito virtuale e sebbene ci appaia di far tanto, di unire la nostra voce al pluralismo democratico questo resta qui rinchiuso come mero sfogo fine a se stesso e appagato il bisogno di democraticità la politica continua invece inattaccata, invariata. (correre per restare sempre nelo stesso luogo dice altrove Bauman rifacendosi ad Alice di Carroll)
Ovviamente dipende da come usiamo il mezzo, è il nostro modo di porci perché Blog come quello di Beppe Grillo raccolgono il malcontento e lo convogliano in atti concreti di partecipazione democratica.
Nelle piazze si raccolgono le firme e si presentano referendum e richieste varie, ed è forse per questo che dai media ufficiali si spara a zero sul comico. È anche vero che la politica stessa può anche saper sfruttare il campo virtuale (Di Pietro sembra saperlo fare, Obama lo ha fatto alla stragrande, stravincendo le lezioni) e non vorrei che pure qui si creasse quella che Chomsky chiama “La Fabbrica del consenso” ad opera di abili strateghi della comunicazione.
Per questo credo non sia inutile cercare di capire cosa sia la nuova comunicazione attraverso la nuova tecnologia e come funziona, a breve daranno in tv sull’emittente La 7* un film che mi incuriosisce molto, (forse domani non ne sono sicura) Il Quinto Potere, che tratterà proprio il potere che è nelle mano della tv, che se anche oramai non raccoglie più le famiglie attorno a lei, i più giovani deviano su internet o sky o altro, gran parte ancora è e resta dipendente dalla pseudo-realtà che ci propina e ci condiziona ancora, capire a fondo anche questa ci può permettere di usare consapevolmente ogni altro mezzo, e non lasciarci usare.

*ma la tv che mette in guardia da se stessa non genera qualche sospetto? Bah. Vedrò un film in tv che mi dirà di guardarmi dalla tv .. Ancora un doppio legame come il sii spontaneo di batsoniana memoria.
La_viandante is offline  
Vecchio 16-02-2009, 16.48.58   #18
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Riferimento: Ulteriori riflessioni: l’Homo eligens

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Ringrazio tutti voi per aver riflettuto con me, e per avermi proposto le vostre visioni, tutte interessanti.
Non ho risposte alle vostre domande, sono in prima persona coinvolta nei meccanismi di ‘esibizionismo virtuale’ di ogni sorta.
Avevo sensazioni, le ho ancora. Mi è piaciuto Bauman, fermo restando che la sociologia non è scienza esatta, quando afferma che oggi viviamo nella società del consumatore, dell’Homo eligens, dell’uomo che sceglie. L’uomo che sceglie è però a propria volta merce, e deve riuscire a farsi scegliere.
Il meccanismo per essere scelto, è rendersi visibile. Facebook è uno strumento idoneo a dare visibilità. Per vendersi però non basta essere visibili, bisogna anche rendersi appetibili, e facebook permette di costruire la propria appetibilità … ognuno mirando al target di acquirente auspicato.
E così si tende alla costruzione del proprio sé ideale, forse a quello che si ritiene di dover essere piuttosto che a quello che si è. Solo forse. L’imperativo categorico credo sia ‘promettere felicità’. Ed infatti, mentre l’anonimato di riflessioni ha permesso, almeno in passato, la presenza di sfoghi e sofferenze di individui in affanno, quando ci si vende su facebook si tende a ‘coprire il baco’, regalando immagini di pienezza e serenità in quantità prevalente rispetto ai momenti di riflessione malinconica.
Bauman parla di un meccanismo moderno di aggregazione non più in gruppi ma in sciami. Dove per sciame intende l’aggregazione di singoli individui che rimangono singoli ma vanno in una medesima direzione convinti della bontà della direzione dal fatto che è quella percorsa dalla maggioranza, preoccupati dell’emarginazione di non essere in un tale contesto e subire, per così dire, la morte sociale, l’allontanamento. E’ una ipotesi.
Fa riflettere anche quanto detto da Paolo, circa la costruzione della propria tv personale.
Mi ha fatto venire in mente che nell’era dei reality, esiste un reality ancora più vero – se si vuole – quello che ognuno di noi può dirigere.
I protagonisti sono quelli che conosciamo e noi stessi. Per la prima volta nella storia un’autorizzazione specifica concessa al prossimo a farsi illimitatamente gli affari nostri, in tutto e per tutto, in completa verità. Con l’unico limite del taglio ‘appetibile’ che a tale verità noi stessi diamo … un limite di non poco conto, specialmente se riteniamo di dover essere per l’altro uno strumento di felicità.

Cara nevealsole bellissimo e inesauribile tema.
Ogni fenomeno collettivo come i new media non può livellare sull'eccellenza. Sostenendosi su passioni di massa del momento, surrogati di cultura, bisogno di parti sancite in aggregazioni.
Si perde la capacità di una lettura analitica del mondo quotidiano.
Ad esempio Google, “scatola vuota”, se male usato disabitua a letture prolungate e formative, parola di giornalisti che lo usano pur apprezzandone i vantaggi.
La cultura tradizionale nel 3° millennio non serve più, per una mutazione evoluzionistica.
Ma si ha bisogno delle persone in carne ed ossa ed anche dei personaggi delle fiabe (il più importante è invisibile e gli occhi sono ciechi, ammonisce il Piccolo Principe), dei romanzi, poesie, libri di storia, racconti di viaggio, teatro, cinema, ecc. per illuminazioni mentali e affettive.
Non celebrerò la mediocrità dei tempi, la userò a mio modo, e non m'importa di essere controtendenza

ciao
arsenio is offline  
Vecchio 17-02-2009, 09.37.53   #19
doxa
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Ciao Neveslsole, dici che avevi delle sensazioni, e che le hai ancora, il che vuol dire che non ti abbiamo aiutata, poi molto.
Scrivi, dobbiamo venderci e per tanto dobbiamo essere appetibili; credo sia sempre stato cosi, anche se non in forma cosi vasta; fruttivendolo, politico, scrittore, persona comune, chi per interesse, chi per necessità,deve rendere appetibile la propria”merce”, sia essa materiale o intellettuale.
Credo sia scontato che questo mostrarsi porti con sé alcuni aspetti negativi: superficialità, distorsione, allontanamento dalla realtà, e ne nasconda altri, paura dell’anonimato o di non sentirsi appartenere.
Certo, si può criticare l’imponente necessità di emergere che sembra caratterizzare questo periodo storico, ma, credo sia piuttosto complicato criticare gli strumenti che abbiamo inventato perché questa si realizzi(e anche inutile, sarebbe come accusare il forno di aver bruciato l’arrosto o la televisione di fare programmi spazzatura).
Se gli strumenti sono mezzi e quindi basterebbe eliminarli da casa, per non avere più il problema, molto diversa è la questione uomo.
A fronte di persone, che nella superficialità identificano benessere, e perché no, felicità, ve ne sono molte che hanno bisogno di approfondire o, per usare una tua espressione,di riflessione malinconica.
Quando si verifica l’incontro fra queste due”categorie” di persone, a prescindere dallo strumento, si ha una sorta di corto circuito nelle comunicazioni:l’una non apprezza l’approfondimento, l’altra non apprezza la superficialità.
Vorrei,se cosi si può dire, spezzare una lancia in favore dei superficiali:
-superficialità uguale ignoranza o, peggio, stupidità( accusa che sovente i “superficiali” si sentono rivolgere) non è a mio parere equazione corretta, poiché se dovessimo porre sui piatti di una bilancia l’egoismo di chi non vuole ascoltare e l’egoismo di chi vuole essere ascoltato, ho l’impressione che vi sarebbe un perfetto equilibrio.
-il “superficiale” può essere persona non agitata da stati interiori che mettono in difficoltà o non sentire la necessità di crearseli;godere di ciò che si ha, anche se intellettualmente “povero”, se dona benessere, è una benedizione, non il contrario.
- se accettiamo come vero il vecchio adagio:”chi sa non parla, chi parla non sa”, resto dell’idea, che molti”superficiali” potrebbero essere persone che hanno, semplicemente, risolto le domande e i dubbi che, invece, inquietano molti di noi.
Inoltre, se è legittimo amare il proprio interrogarsi, amare la necessità di andare a fondo alle questioni che l’esserci ci pone, non capisco perché si debba ritenere inconsapevole la felicità di colui che non è soggetto a tale imperativo culturale;felice del suo stato, solo e soltanto perché la natura non gli ha concesso( secondo un certo punto di vista) gli strumenti per indagare.
Infine,se la scelta è fra cultura di massa e cultura di “nicchia”, per esperienza diffido molto di più della seconda, che per definizione produce comunità: chiuse, asfittiche e con regole endogame; comunità, che sono sempre all’origine di: baronie, settarismi e manipolazioni. Salute a tutti.
doxa is offline  
Vecchio 18-02-2009, 12.03.34   #20
chlobbygarl
Lance Kilkenny
 
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Citazione:
Originalmente inviato da nevealsole
Riflettevo ultimamente sull’evoluzione dei nostri modi di ‘manifestarci’ al prossimo e mi piaceva condividere con voi queste riflessioni e ascoltare le vostre a riguardo.
Il punto di partenza della riflessione è stato la dilagante, per così dire, moda del ‘social network’ in rete.
Il social network, per come lo interpreto io, è una forma di pubblicità a se stessi che nasce per esigenze perlopiù lavorative (far conoscere chi si è ad una pluralità di persone) e sconfina, oggi, nel più generale fenomeno della pubblicità di se stessi, semplicemente.
ciao! io credo che oggi il confine tra le due aree non esista e che le stesse si sovrappongano già al momento della loro definizione : la vendita di un prodotto è la vendita di sè, un buon venditore vende sè stesso e solo così riesce a vendere tutto, al di là della qualità di quel tutto.Vende la propria simpatia/empatia/capacità di comunicare/capire gli altri."Vende" dunque anche i propri sentimenti, nel senso che li propone agli altri, non necessariamente falsificandoli o fingendoli : notoriamente il miglior venditore è colui che crede intimamente a ciò che vende, proprio perchè in tal modo veicola a livello subliminale sensazioni vere, quindi metalinguisticamente.
Allo stesso modo, chi offre le proprie emozioni/considerazioni agli altri su di un network (ma anche altrove...) lo fa cercando una felice sintesi tra le proprie proiezioni e le attese altrui presunte.La moneta di scambio in questo caso non è il denaro ma la gratificazione emotiva, non cambia però il meccanismo utilitarista alla base, senza che il termine acquisisca carattere negativo e... anzi.

Citazione:
Uso il termine ‘pubblicità’ perché è proprio un rendersi pubblici, teoricamente tramite i contatti con i propri amici ma, di fatto, verso una pluralità di soggetti classificabili come amici solo ad un occhio distratto o molto superficiale… almeno per chi – come me – non crede ai grandi numeri nei rapporti umani autentici.
questo è un pò il punto... la quantità di contatti che lo strumento in questione consente di 'tenere' nell'unità di tempo esaminata : a volte assume i connotati della compulsione bulimica verso lo scambio quale che sia, consentendo d'altra ottica ad ex. concretizzazione, velocizzazione e snellimento della prassi operativa in ambito professionale.


Citazione:
La mia perplessità non è, pertanto, sull’utilità del mezzo internet quale strumento di pensiero e condivisione di opinioni. [...]
L’origine della mia riflessione è facebook, come detto. Credo che chi sa di cosa sto parlando sappia anche come funziona. Nome e cognome, una foto, alcune caratteristiche personali, test più o meno superficiali per determinare gusti e preferenze,l’appartenenza a gruppi collettivi nati anch’essi con finalità perlopiù pubblicitarie, i contatti ovvero la lista di ‘amici’ e poi te stesso e tutto quello che ti viene in mente di raccontare.
Non esserci, oggi, è pressoché impossibile. Sembra quasi una ‘auto-emarginazione’.
Esserci è comunque non autentico.
Direi che cambiando l'impostazione con cui si guarda facebook magari dopo la prima sbornia iniziale (ti parla uno che NON c'è e non c'è mai stato) , e in generale la comunicazione virtuale, l'affermazione potrebbe essere : esserci non equivale cmq all'inautenticità.
Facebook, l'internet, sono solo camere di espansione, numeriche e specifiche, di caratteristiche umane generali quali l'ipocrisia, la falsità, la timidezza, l'autoinganno e certo non solo.La gratificazione derivante dalla molteplicità dei contatti amplifica la tendenza a 'vendersi', è necessario cioè che la vetrina sia non solo ammiccante ma coerente, articolata e dettagliata, perchè tutti la osservano uguale a sè stessa e nello stesso tempo.
Ma questo paradossalmente porta in superficie le magagne, le espone, oltre certo a configurare mondi iperidilliaci e apparentemente troppo falsi per servire a qualcosa.Il fatto che chiunque possa parlare a lungo di sè a tante persone contemporaneamente lo espone cioè al rischio teorico sempre maggiore di verificabilità/falsificabilità : è un modello di processo democratico di selezione.

Il problema dirai è che a forza di inventarsi cose, teorie e mondi inesistenti la comunicazione rischia di poggiare, a lungo andare, su assunti appunto inverosimili quando non falsi : chi si preoccupa di controllare se il tizio è davvero laureato in filosofia ad ex., se i contenuti discussi esulano da quel merito?Chi va a controllare se quel tipo davvero alleva maiali e coltiva la vite in sperduti quanto suggestivi angoli della Toscana più selvaggia ( )?
Se la comunicazione diventa fine e cessa di essere strumento di un'idea di relazione (se la relazione cioè diventa equivalente alla sola comunicazione virtuale), se io sono preso dalla voglia di comunicare più o meno qualunque cosa mi vada per il solo kick endorfinico che ne ricevo, e se tu fai altrettanto e come noi migliaia di persone, ecco che i fatti non importano più, la realtà muore proprio in seguito alla tecnologia della comunicazione, che inizia/consente di prescinderne sistematicamente.Così più o meno diceva Baudrillard (12 anni fa!).E se già problematico era pensare alla riproduzione di mondi 'disneyani' fatti di film/fiction/serial/media tutti orientati a riprodurre e riportare quanto riprodotto e riportato in precedenza, ecco che facebook è lo strumento geniale con cui la verità dei fatti si perde nella parcellizzazione dei contatti senza la necessità di ispirarsi costitutivamente a mondi falsi, ma anzi con la promessa di poter consentire a tutti la verifica trasparente dell'altro.Ma la parcellizzazione e l'esplosione numerica dei contatti macinano sotto la pressa 'unità di tempo' e digeriscono tutto risputando fuori solo opportunità (sempre più) neutre e digeribili : se lo scopo impostato è moltiplicare i contatti per aumentare il business è naturale che più velocemente passa il dato conoscitivo/comunicativo più contatti si creano.

Il sistema è cioè perfettamente autoimplementante ma non vale a mio avviso considerare le categorie di bene/male ovvero autenticità/inautenticità : perchè tale sistema offre comunque l'opportunità teorica a qualunque dato di essere processato, seppur magari di essere emarginato dopo poca strada.Ma è un'opportunità sconvolgente.

Citazione:
Ed infatti, salvo voler apparire antipaticamente selettivi, tra i contatti ci finisce di tutto, dall’amico dell’amico visto mezza giornata alla compagna delle elementari che ti rubava sempre la merenda, al politico locale in cerca di consensi.
Dinanzi a ciò, mi sono detta, ho il coraggio di esprimere me stessa? La mia risposta è stata no.
concordo ma domando : hai rifiutato a priori o sentito altrettanto esteriore la possibilità di chattare/esprimere te stessa dal vero con qualcuno magari conosciuto proprio su facebook?Il fatto che il mezzo diventi messaggio e fine invece di strumento in ultima analisi dipende da te.

Citazione:
Quello che faccio qui, e ho fatto molto di più in passato, ovvero raccontarmi, mi è sembrato -paradossalmente - impossibile in un contesto ‘pubblico’ di corrispondenza faccia pensiero.
questo è bello, la sensazione di calore umano e di intimità che un anonimato non imposto e non proibito consentono.Ma è legato paradossalmente ad una visione classica e non telematica delle interazioni : ci si spoglia dei propri contenuti nella misura in cui farlo non sia nè dovuto nè atteso e ove il ritorno sui propri passi sia possibile senza esposizioni definitivamente e totalmente rispetto all'essere, compromettenti.Grazie di questa cosa.

Citazione:
Senza che ciò corrisponda ad un’incapacità di esprimere le mie idee, cosa che faccio tranquillamente in contesti personali reali. Trovo semplicemente inquietante farlo quasi fosse un comizio.
Ecco, noto che per molti non è così, e il social network diventa un modo per far conoscere al prossimo tutto ma proprio tutto della propria esistenza, comprese – che so – le foto del matrimonio della zia Adelina che si è sposata nel 927, per dire…
Mi sono chiesta cosa ci sia dietro a tutto questo, se non ci sia un problema di timore di non esistenza.
La gratificazione del contatto fine a sè stesso, la condivisione a portata di click e in tempo reale di tutto.
Citazione:
Mi sono chiesta se oggi, per sentire di esistere, di debba essere ‘visibili’, far sapere che abbiamo amici, che facciamo cose, che la nostra vita è ricca e piena di esperienze che – prima ancora di essere elaborate a livello individuale – sono partecipate in modo collettivo.
Mi sono chiesta se non sia mutato il nostro modo di condividere: non condividere i pensieri astratti, i ragionamenti, ma condividere i fatti, gli stati momentanei, le immagini.
E mi sono chiesta, e vi chiedo, il perché.
Il mezzo telematico privilegia il passaggio di dati veloci e cioè velocemente fruibili, ma offre viceversa l'opportunità teorica straordinaria a qualunque dato di passare.Tra questi due estremi ci dobbiamo bilanciare
chlobbygarl is offline  

 



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