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Vecchio 08-03-2009, 10.42.15   #1
emmeci
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8 marzo: quando la donna dice "Vive la différence!"

No, non penso alle femministe della nouvelle vague, perché sono proprio le teocon, cioè le papa-women, a proclamare questa santa verità. Scrive infatti Lucetta Scaraffia, promossa dal papa - come leggo sulla Repubblica - a editorialista dell’Osservatore Romano: “La festa di oggi è una buona occasione per riflettere sulla strada percorsa verso l’emancipazione delle donne, garantita dalla lavatrice piuttosto che dalla pillola”. E dirige i suoi strali contro la teoria del “genere”: quella che interpreta l’umanità come un insieme di individui indifferenziati, abbandonando la classica e rassicurante (per la chiesa) differenza biologica uomo/donna, e ammettendo che ognuno può scegliere la sua identità psicologica anche prescindendo dagli organi sessuali…..Ma che ne è dell’uguaglianza, sancita dall’Antico Testamento quando racconta che Giuditta taglia la testa a Oloferne o dal Vangelo quando dimostra che non c’è bisogno di un uomo per partorire Gesù? A prescindere dall’asserita uguaglianza di sem cam e iafet, cioè di tutti i popoli della terra.
“Un’uguaglianza nella differenza – dice l’editorialista teocon, facendo eco al grido “vive la différence” che i deputati francesi intonarono quando uno sprovveduto speaker ebbe l’audacia di dichiarare “donna o uomo, non conta”…..Ma allora ha ragione o non ha ragione Darwin quando dimostra che la vita si sviluppa verso la complessità e la diversità? O anche qui si sta stabilendo una imprevista unità dei contrari – dico una concordia fra Vaticano e Darwin - visti i guai in cui sono incorsi i teologi quando hanno cercato di cacciare all’inferno, dopo Giordano Bruno, Nicola Copernico e Galileo? Sposare o no la dichiarazione universale dei diritti umani proclamata dalle Nazioni Unite senza benedizione papale? “Adelante, Pedro, ma con juicio” – direbbe il buon Alessandro Manzoni.
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Vecchio 20-03-2009, 14.06.31   #2
Sùmina
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Riferimento: 8 marzo: quando la donna dice "Vive la différence!"

Bell'articolo,
non mi riesce di contestargli nemmeno una parola.
Praticamente perfetto, 110 e lode.

L'unica nota, ma e' giusto per dire qualcosa, perche' altrimenti mi sembra una sconfitta, e' a questa parte:"dal Vangelo quando dimostra che non c’è bisogno di un uomo per partorire Gesù? "

In realta' oggi non c'e' bisogno nemmeno piu' di una donna.

http://it.wikipedia.org/wiki/Gravida...ca_nell.27uomo

"Vive la différence!" dunque.

Bye bye....
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Vecchio 21-03-2009, 08.38.05   #3
emmeci
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Riferimento: 8 marzo: quando la donna dice "Vive la différence!"

Sùmina, il tuo giudizio mi rinfranca perché non è facile trovare il granello di verità in un seguito di frasi che l’impegno a rispondere velocemente rende alle volte troppo sintetiche se non arruffate. Per fortuna che l’ironia, talvolta, è la salvezza. E siccome l’ironica raccomandazione di Alessandro Manzoni (“Adelante Pedro ma con juicio”) deve valere anche per me, vorrei per un momento fare il filosofo e spiegare in termini più distesi come si possa gridare “Vive la différance” senza violare il codice delle Nazioni Unite. Penso infatti che basterebbe un cambiamento di prospettiva e di verbi, perché se alla sentenza un poco retorica “gli altri sono eguali a te e come tali devi trattarli” si sostituisse qualcosa come “nonostante la diversità àpriti agli altri” forse saremmo insieme più realisti senza perdere il lume del grande ideale, il che potrebbe valere – se non abbiamo paura di andare al galoppo invece che al trotto come raccomandava a Pedro il Manzoni – per il piccolo e per il grande, cioè per il rapporto uomo-donna, per il genere umano e per l’intero universo che ci circonda. Cioè per chi non ha perso il desiderio di conoscere l’altro e, se possibile, amarlo.
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Vecchio 21-03-2009, 12.21.28   #4
Sùmina
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Sùmina, il tuo giudizio mi rinfranca perché non è facile trovare il granello di verità in un seguito di frasi che l’impegno a rispondere velocemente rende alle volte troppo sintetiche se non arruffate.... .


Che ti devo dire emmeci, la prima cosa che mi viene in mente e' che il codice delle Nazioni Unite puo' essere violato tranquillamente, ed anzi bisogna avere il coraggio di violarlo, perche' la natura sessuale e' questa, e' basata sulla differenza, non sull'uguaglianza, e torniamo dunque ad Aristotele: "gli uguali devono essere trattati in modo uguale, i disuguali devono essere trattati in modo disuguale".

Il maschio e la femmina non sono uguali.
Qui cmq il discorso si fa troppo lungo, perche' un conto e' dire che non sono uguali, un altro e' dove fissare il punto d'equilibrio (cioe' il fulcro) sulla differenza tra M e F....tema che occuperebbe un intero trattato.

In sostituzione concludo con uno dei miei (innumerevoli) aforismi sul tema.

Se tra i due sessi vengono man mano eliminate tutte le differenze, significa in realtà che si sta progredendo verso un solo sesso. (1)
Il sesso di quelli che, per loro natura, sono più uguali degli altri.


Animus



1. Applicazione del principio degli indiscernibili di Leibniz
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Vecchio 21-03-2009, 16.17.14   #5
emmeci
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Beh, Sùmina, piuttosto che arrovellarmi a cercare qual è il principio degli indiscernibili – una questione veramente intrigante se applicato alla differenza dei sessi - preferisco meditare su quell’aforisma che poni alla fine: “Nella dorata guaina dell’amore per l’uguaglianza si nasconde sempre il pugnale dell’invidia”, che effettivamente può essere un’interpretazione forse un po’ sfacciata se non libertina, di quell’oceano di adorazione che i poeti (in genere maschi) hanno dedicato alla donna e che posso riassumere con le parole finali del Faust di Goethe: “das ewigweibliche ziehet uns hinan” (l’eterno femminino ci trae in alto). E se nel caso faustiano si può essere in dubbio che l’atteggiamento sia d’invidia piuttosto che di compiaciuta liberazione visto che Faust ha lasciato Margherita al suo destino, nella religione - per lo meno in una religione monoteistica che, come è noto, pecca di maschilismo - l’aforisma può avere il suo peso, se consideriamo il rapporto con il femminino che, a cominciare dai tempi biblici, è davvero simile a qualcosa di mezzo fra la comprensione e il distacco, riassunto in quell’episodio della Maddalena che ha suscitato tante discussioni nella sua versione cinematografica. D’altra parte è difficile capirne la vera morale se perfino Sant’Agostino ha detto, a scanso di equivoci: “La donna non è fatta a immagine di Dio…l’uomo soltanto è l’immagine di Dio”. Che, escludendo interpretazioni che farebbero inorridire le teocon, significa che Dio è maschio e che solo per una volta, cioè per generare un figlio, ha dovuto cercare qualcosa di femminile.
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Vecchio 22-03-2009, 07.44.54   #6
Sùmina
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per lo meno in una religione monoteistica che, come è noto, pecca di maschilismo

Mah, veramente emmeci, la piu' monoteistica di tutte le religioni/culti, che non conoscono ne' il concetto di trinita' (che e' maschile) ne quello di dualita' (che per me e' dunque anch'esso maschile) e' quello della Dea Madre...il "monolito materiale" poggiato su un trono.
Cosa meglio di questo simboleggia il monoteismo, o meglio, il principio autarchico del femminile?

Gli stessi pitagorici (dunque precristiani), come ben saprai, identificavano l'uno con la madre (dunque l'unita', il mono), il due col fallo (il simbolo era uguale), ed il tre come l'unione tra il fallo e la madre (simbolo anch'esso derivato dall'unione dell'1 e del 2).

Ecco perche' il monoteismo perfetto e' femminile, l'altro, quello al maschile, non puo' che essere solo una brutta copia.


Citazione:
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“La donna non è fatta a immagine di Dio…l’uomo soltanto è l’immagine di Dio”. Che, escludendo interpretazioni che farebbero inorridire le teocon, significa che Dio è maschio e che solo per una volta, cioè per generare un figlio, ha dovuto cercare qualcosa di femminile.

Ed io concordo perfettamente e mi riallaccio a quanto detto prima.
Ovviamente dicendo che Dio e' maschio non lo si intende biologicamente (cosa che chiaramente sarebbe senza senso) ma come principio, Dio, il Dio cristiano, non puo' che essere di principio maschile, proprio perche' se fosse femminile, sarebbe autosufficiente, autarchico, e non esisterebbe dunque il concetto di trinita' , ne tanto meno quello di figlio, anch'esso, giustamente maschio, e non femmina.

Perche' giustamente maschio e non femmina?

Perche' l'unico bebe' che unisce l'uomo e la donna, come esseri superiori e' quello di sesso maschile, perche' la bambina (una ipotetica messia) come abbiamo visto non implica l'unione, essendo il femminile un principio eternamente autoreferente (XX-XX-XX-XX-.....).

Bye bye...
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Vecchio 22-03-2009, 10.21.25   #7
Sùmina
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e che posso riassumere con le parole finali del Faust di Goethe: “das ewigweibliche ziehet uns hinan” (l’eterno femminino ci trae in alto).
E se nel caso faustiano si può essere in dubbio che l’atteggiamento sia d’invidia piuttosto che di compiaciuta liberazione visto che Faust ha lasciato Margherita al suo destino, nella religione - per lo meno in una religione monoteistica che, come è noto, pecca di maschilismo - l’aforisma può avere il suo peso, se consideriamo il rapporto con il femminino che, a cominciare dai tempi biblici, è davvero simile a qualcosa di mezzo fra la comprensione e il distacco, riassunto in quell’episodio della Maddalena che ha suscitato tante discussioni nella sua versione cinematografica.

Da ogni parte emerge l'esigenza di fare più spazio alla donna.
Noi non crediamo che "l'eterno femminino ci salverà" .
L'esperienza quotidiana dimostra che la donna può "sollevarci in alto", ma può anche farci precipitare in basso.

Anch'essa ha bisogno di essere salvata da Cristo.
Ma è certo che, una volta redenta da lui e "liberata", sul piano umano, da antiche soggezioni, essa può contribuire a salvare la nostra società da alcuni mali inveterati che la minacciano: violenza, volontà di potenza, aridità spirituale, disprezzo della vita...
Bisogna solo evitare di ripetere l'antico errore gnostico secondo cui la donna, per salvarsi, deve cessare di essere donna e trasformarsi in uomo.
Il pregiudizio è tanto radicato nella cultura che le stesse donne hanno finito per soccombere ad esso.

Per affermare la loro dignità, hanno creduto necessario a volte assumere atteggiamenti maschili, oppure minimizzare la differenza dei sessi, riducendola a un prodotto della cultura.
"Donna non si nasce, ma si diventa"....
.....



Via Crucis , omelia presieduta da Benedetto XVI
Aprile 2007
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Vecchio 22-03-2009, 17.25.11   #8
emmeci
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Riferimento: 8 marzo: quando la donna dice "Vive la différence!"

Mi pare, Sùmina, che ci siamo impegnati abbastanza a esprimere quello che vorremmo che fosse e purtroppo non è, usando a turno immaginazione e ironia. Dunque, se vogliamo rimanere coi piedi per terra, è meglio partire dallo stato di fatto, e cioè che la specie homo è una specie bisessuata e, in quanto tale, pone domande alla teoria dell’evoluzione piuttosto che alla Bibbia e ai Vangeli. E allora, per esempio, ci si può domandare: il sesso era la soluzione migliore per l’evoluzione della specie? Di certo – dicono gli esperti in evoluzionismo - non era l’unica soluzione possibile. Il problema è che “dal punto di vista selettivo è una pratica molto costosa, perché ogni genitore perde la metà del proprio corredo genetico a favore di un altro e i suoi figli, anziché essere suoi cloni, portano solo la metà della sua eredità genetica: un pessimo affare”. Perché ho voluto introdurre questa citazione di un noto filosofo della scienza, così stridente coll’idealismo – patriarcale o matriarcale - col quale finora ci siamo confrontati? Perché mi pare che abbiamo dato al sesso un’importanza che non gli compete, applicandolo ad enti religiosi stratosferici mentre vale solo in questa valle di lacrime.
Una brusca frenata, col che non voglio affermare che le religioni sono un cumulo di sciocchezze, o che non si debba favorire un mondo che superi le ingiustizie e i guai causati anche dalle loro preferenze per l’uno o l’altro sesso - ma che bisogna essere prudenti quando si leggono i sacri testi ed è meglio lasciare il divino alla sola qualità che gli compete – cioè l’assoluto – al di là di qualunque pretesa che lo renda un consulente al nostro servizio, anche se alle nostre patetiche domande risponde con un misterioso silenzio.
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Vecchio 23-03-2009, 04.56.03   #9
Sùmina
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Originalmente inviato da emmeci
Dunque, se vogliamo rimanere coi piedi per terra, è meglio partire dallo stato di fatto, e cioè che la specie homo è una specie bisessuata e, in quanto tale, pone domande alla teoria dell’evoluzione piuttosto che alla Bibbia e ai Vangeli. E allora, per esempio, ci si può domandare: il sesso era la soluzione migliore per l’evoluzione della specie? Di certo – dicono gli esperti in evoluzionismo - non era l’unica soluzione possibile. Il problema è che “dal punto di vista selettivo è una pratica molto costosa, perché ogni genitore perde la metà del proprio corredo genetico a favore di un altro e i suoi figli, anziché essere suoi cloni, portano solo la metà della sua eredità genetica: un pessimo affare”. Perché ho voluto introdurre questa citazione di un noto filosofo della scienza, così stridente coll’idealismo – patriarcale o matriarcale - col quale finora ci siamo confrontati? Perché mi pare che abbiamo dato al sesso un’importanza che non gli compete, applicandolo ad enti religiosi stratosferici mentre vale solo in questa valle di lacrime.
Una brusca frenata, col che non voglio affermare che le religioni sono un cumulo di sciocchezze, o che non si debba favorire un mondo che superi le ingiustizie e i guai causati anche dalle loro preferenze per l’uno o l’altro sesso - ma che bisogna essere prudenti quando si leggono i sacri testi ed è meglio lasciare il divino alla sola qualità che gli compete – cioè l’assoluto – al di là di qualunque pretesa che lo renda un consulente al nostro servizio, anche se alle nostre patetiche domande risponde con un misterioso silenzio.

Il sesso non era la soluzione migliore per l’evoluzione della specie dato che la riproduzione potrebbe avvenire anche per "clonazione" (cioe' riproduzione partogenetica)?

Ma caro emmeci, non esistono esseri superiori (superiori come concetto della scala evolutiva) se non quelli che hanno sviluppato questo tipo di riproduzione.

Gli altri, quelli di cui menzioni "la strategia meno costosa", si sono fermati ai livelli piu' bassi, virus, batteri, organismi microscopici (come i rotiferi bdelloidei), qualcuno e' diventato un insetto (la mosca verde)...ma non mi risulta che sia diventato "sapiens".....

Dici che ha un costo?
Beh certo, la qualita' ha un costo, dove sarebbe la contraddizione?
E perche' pensi che un maschio da solo potrebbe , in linea teorica, fecondare tutte le femmine del pianeta?
Non ti pare che ques ta sia una strana asimmetria?
Che forse forse, la monogamia sia assolutamente contro natura.....?
Il sospetto si fa forte, perche' altrimenti "il sesso" avrebbe queste caratteristiche?
Se il principio fosse quello che il sesso (cioe' di fatto il maschio) serve, a discapito di "un costo", a far si che sia il migliore, la migliore combinazione di geni ad essere quella che si diffonde e si propaga a scapito delle altre e di quelli che si riproducono propagando solo sempre la stessa combinazione di geni (clonazione), quale sarebbe il senso della monogamia se non quello di portare la specie e la natura verso il basso....?


Vedi emmeci come le domande, se si ha la voglia e l'onesta' di cercare una risposta, non sono poi cosi' difficili come sembrerebbero...

Bye bye
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Vecchio 24-03-2009, 16.31.38   #10
emmeci
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Mah, Sùmina, mi pare che le domande che abbiamo accatastato sulla differenza dei sessi – forse un po’ in competizione con quelle dell’argomento “riflessioni sul femminile” - non abbiano una risposta così facile e pronta. E allora, prima di partire nuovamente per la tangente lasciando lo stato dei fatti per nuove metafore e ipotesi aleatorie, meglio rimanere ancora per un momento aderenti allo schema semplice e chiaro della teoria evolutiva, che ci mostra una sana divisione del lavoro fra i geni prima ancora che fra esseri adulti: geni che fanno i muratori cioè producono proteine, e altri geni che li controllano, dirigono i lavori e regolano il funzionamento in base allo schema bisessuato che si deve ottenere - e qui i nostri amici teocon diranno che sono tutti al servizio del genio supremo ossia del Grande Architetto. Ma la scienza non si lascia chiudere tanto facilmente la bocca, e ci richiama ogni volta al duro confronto con la realtà, cioè – almeno noi uomini – al confronto con un femminino che forse non ci trasporta in alto ma neanche, per fortuna, ci trascina con sé nell’abisso. Invitandoci semmai piuttosto a quel ménage quotidiano che potrebbe fregiarsi del marxiano (anche se denigratorio) appellativo di “Sacra Famiglia”: ma erano altri tempi, ora non c’è neanche questa unica soluzione, ma piuttosto una divisione di ruoli fra coloro in cui prevalgono i geni muratori rispetto ai geni architetti. Ma a chi daremo il titolo di geni muratori? Ai maschi o alle femmine, supposto che ancora esistano, col pericolo (tu dirai la bella e giusta prospettiva) di un nuovo matriarcato?
emmeci is offline  

 



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