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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 10-09-2009, 14.42.12   #31
Noor
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Riferimento: Buon senso o buoni libri?

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Originalmente inviato da arsenio
Un tempo si usava la metafora per cui il cervello sostrato materiale è l'hardware, mentre la mente - conoscenza è il software, e non viceversa. Ora secondo le neuroscienze non esiste più tale dualismo..
Non c’è difatti nessun dualismo:la memoria è solo un sostrato, che non è polare,né si contrappone alla conoscenza.
Citazione:
Quali sono le tue strategie per una conoscenza diretta della vita, delle persone, ecc. non mediata da letture o da partecipazioni a forum?.
Per ciò che riguarda il dialogo, dunque me,mi pare sia racchiuso tutto in questa tua domanda..
Non adotto strategie:non sono un newager che deve migliorarsi,vi è solo l'istanza della ricerca del vero che s'impone.
Conoscenza come pura osservazione esperienziale.
Bisogna fare tabula rasa di tutte le conoscenze acquisite e...
osservarsi osservarsi osservarsi..
E’ come navigare a vista in mare senza bussole o mappe.
La miglior palestra è certo il sociale:sono assorbito in ciò tra lavoro e famiglia e qualche contatto di amici con i quali condividere esperienze e silenzio.
Ciò che rimane ancora (di tempo disponibile) è tutto per il silenzio (e qui vi è l’altra parte del “lavoro”):
e non è facile conviverci se non lo si abita.

Ultima modifica di Noor : 10-09-2009 alle ore 15.22.33.
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Vecchio 13-09-2009, 23.18.44   #32
arsenio
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Riferimento: Buon senso o buoni libri?

Citazione:
Originalmente inviato da Noor
Non c’è difatti nessun dualismo:la memoria è solo un sostrato, che non è polare,né si contrappone alla conoscenza.

Per ciò che riguarda il dialogo, dunque me,mi pare sia racchiuso tutto in questa tua domanda..
Non adotto strategie:non sono un newager che deve migliorarsi,vi è solo l'istanza della ricerca del vero che s'impone.
Conoscenza come pura osservazione esperienziale.
Bisogna fare tabula rasa di tutte le conoscenze acquisite e...
osservarsi osservarsi osservarsi..
E’ come navigare a vista in mare senza bussole o mappe.
La miglior palestra è certo il sociale:sono assorbito in ciò tra lavoro e famiglia e qualche contatto di amici con i quali condividere esperienze e silenzio.
Ciò che rimane ancora (di tempo disponibile) è tutto per il silenzio (e qui vi è l’altra parte del “lavoro”):
e non è facile conviverci se non lo si abita.
La responsabilità del non - dialogo al presente forum è mia perchè non sono in linea con l'orientamento di “riflessioni”, come si presenta attualmente, improntato dai nick ora partecipanti. La netiquette, galateo virtuale, consiglia, prima di entrare in una community, un'attenta osservazione dello stile , dei temi e obiettivi privilegiati, dei nick presenti che orientano il tipo di discorso. Ecc. Se le nostre inclinazioni e interessi sono compatibili, possiamo entrarvi tranquilli, altrimenti è a nostro rischio se non vogliamo rinunciare a noi stessi. anche altrove dove sarebbe legittimo argomentare in profondità e in modi articolati, le critiche sono sempre le stesse, un riflesso, come dicevo dei tempi. I libri sono un ostacolo alla vita spontanea, al pensiero naif naturale e genuino che sgorga per partenogenesi da come noi viviamo le nostre esperienze giornaliere, anche minime; il valore della meditazione senza temi che per alcuni è “vera filosofia”, anche se non si sa il senso della maieutica socratica. Conta il “buon senso”, la saggezza data dall'età matura, da una “ragione” innata che illumina le menti. Basta raccogliersi in silenzio entro se stessi, ispira anche le idee creative, senza libri, senza ricerca, senza tenere conto degli studi precedenti su quell'argomento indagato senza nessuna citazione, solo pura autoreferenzialità. Qualcuno mi ha detto: “ la gente normale usa solo il buon senso, non i libri. Ma appunto, io non cerco la “normalità”, ma se possibile il “meglio”.Altro paradosso è chi rinfaccia “ tu per affondare il naso nei libri non vivi” (presupposto non verificato!) non si accorge che il suo tempo viene eroso sterilmente, connesso ore ed ore davanti a un monitor o in chissà quali altre dipendenze. Altro rinfaccio è : “non dirai mai niente di nuovo perchè tutto si ripete e non cambia, tutto è già detto, la storia sono eventi che si ripetono. Si ignorano le sfumature di certe situazioni storiche che solo si assomigliano. E per quanto riguarda la creatività, nessuno crea mai dal nulla , ma tutti, anche i geni, ricombinano in forme sempre rinnovate elementi preesistenti. Così romanzi, film, trame poesie. Chi critica la ripetitività, non si accorge che anche lui sarà costretto a replicare se stesso e non sempre in forme rinnovare. Creativo è chi riconosce cosa serve per una data situazione, o le parole adatte per ogni situazione sociale. O vogliamo tutti tacere, se non delirare in sproloqui di combinatorie assurde, per dire cose mai dette da nessuno?
Il mio modo di concepire la vita e il modo di fronteggiarla, nelle situazioni critiche, nelle relazioni sociali, è agli antipodi di tale “buon senso comune”. E rispetto a certi forum, sono di altra galassia.
Non sarò mai come Humpty Dumpty ,il coniglio arrogante di Alice nel paese delle meraviglie, per cui “le parole che uso significano ciò che io voglio dire”. Per cui se il termine “verità” di un teologo, di un partito autoritario, di uno scienziato, di un filosofo avranno un senso diverso, non sarebbe niente di male, avvisando a nome di chi e di che cosa si parla, senza assolutismi. Nè tendo a cancellare, distorcere, generalizzare, i concetti altrui contrari alla mia linea di pensiero: tutto va discusso punto per punto senza estrapolare o usando di altri trucchi. Non serve fare “tabula rasa” di ciò che si è appreso e di ciò che si teme di apprendere, ma vagliare bene le risposte che vengono dall'autorità , dal mito , da chi ha interesse a propinarcele. Se occorre anche quelle dei libri. Oggi che prevalgono gli slogan su ogni insegnamento ed etica. La crisi ancor più che morale è della conoscenza. I libri sono da usare con cautela, oggi che nelle letture si esalta il mediocre che s'inventa scrittore, appare alla TV, e si sminuisce chi vale veramente. Liquidato come scomodo difficile, inaccessibile. Una cultura in pillole non trasforma la mentalità, ma solo le accurate descrizioni di un problema, non temendo la fatica di pensare “altrimenti”.
Ma quale oggi potrebbe essere quella semplicità naif del pensiero invocata? Gli pseudoargomenti circolari che sono tanto seguiti nel web? Certe osservazioni che non hanno il minimo fondamento reale se non rigidamente ideologico? Senza precisione e deduzioni corrette? La moda di credere a ciò che credono gli altri? Una fissità mentale è talmente semplice che non costa niente: si comprendono solo quelle idee che s'incastrano con quelle che si hanno già fissate in testa, senza verifiche di correttezza. Come certi politici acclamati perchè sanno dire tutto così chiaro e semplice e di testa loro ... ma diranno il vero o è di scarsa importanza? Se qualcosa ci va male ci sono mancate risorse e conoscenze, e non il “buon senso” o come si voglia chiamare ogni autarchica e arbitrario abito mentale. E' il sapere che sostiene la saggezza, che consente di vivere fronteggiando le situazioni poste dalla vita sociale. Ma la saggezza non è insegnabile, è una conquista personale che , se viene raggiunta, è grazie ai propri errori riconosciuti durante una vita attiva.
La lettura non è solo appropriazione di conoscenze, ma fa entrare nella coscienza altrui e allarga la sfera della nostra esperienza, più consapevoli di noi stessi, col far permanere in attivazione del pensiero. E' in crisi a causa della pervasività dell'iconografia digitale.
Chi si propone una ricerca che consideri non la verità assoluta , ma la verità come disvelamento di apparenze, non si riferisce a nessuna ideologia, purchè non si sostenga su dogmi, “religioni”, lodi acritiche al potere, attaccamento a statiche conservazioni.
La meditazione in silenzio e solitaria potrebbe derivare da un'incapacità di stabilire rapporti positivi e coinvolgenti con l'altro e con se stessi . L'unica solitudine meditativa proficua è per chi ha dedicato tempo e valori introspettivi e trova in sé esperienze e conforto. Ma tale via contemplativa e individuale è complementare e finalizzata alla vita sociale. Necessaria per conoscerci al fine di conoscere gli altri e di conseguenza poter meglio interagire con loro.

arsenio is offline  
Vecchio 14-09-2009, 09.00.10   #33
Noor
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Riferimento: Buon senso o buoni libri?

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Originalmente inviato da arsenio
Chi si propone una ricerca che consideri non la verità assoluta , ma la verità come disvelamento di apparenze, non si riferisce a nessuna ideologia, purchè non si sostenga su dogmi, “religioni”, lodi acritiche al potere, attaccamento a statiche conservazioni.
Concordo:è ciò che ho fatto sinora.
Citazione:
L'unica solitudine meditativa proficua è per chi ha dedicato tempo e valori introspettivi e trova in sé esperienze e conforto. Ma tale via contemplativa e individuale è complementare e finalizzata alla vita sociale.
.
Gli altri sono la nostra stessa luce:nel disvelamento non c'è più fine o conforto,ma tutto diviene quella luce.
Citazione:
Necessaria per conoscerci al fine di conoscere gli altri e di conseguenza poter meglio interagire con loro.
Impossibile conoscere chi continua a generalizzare esperienze banalizzandole.*


PS
*Ci capita di giudicare generalizzando perché abbiamo bisogno di banalizzare.
Ci capita di banalizzare perché abbiamo bisogno di sminuire l’interlocutore.
Ci capita di sminuire perché si presenta una forma di inadeguatezza.
Ci capita di sentirci inadeguati perché vi è l’ombra di una subconscia paura che affiora e subliminalmente reprimiamo.
La paura è scoprirsi meno dell'altro,è toccare la scala dei valori calibrataci dal super-ego.
Sollevare questa paura e toccare l'ombra di un non-amore verso se stessi.
Amarsi integralmente è scoprire chi siamo.
Scoprire chi siamo è già porsi oltre ogni psicologia e filosofia descrittiva.

A ciascuno le priorità che incombono.

Ultima modifica di Noor : 14-09-2009 alle ore 11.43.28.
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Vecchio 15-09-2009, 16.50.12   #34
arsenio
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Citazione:
Originalmente inviato da Noor
Concordo:è ciò che ho fatto sinora.
.
Gli altri sono la nostra stessa luce:nel disvelamento non c'è più fine o conforto,ma tutto diviene quella luce.

Impossibile conoscere chi continua a generalizzare esperienze banalizzandole.*


PS
*Ci capita di giudicare generalizzando perché abbiamo bisogno di banalizzare.
Ci capita di banalizzare perché abbiamo bisogno di sminuire l’interlocutore.
Ci capita di sminuire perché si presenta una forma di inadeguatezza.
Ci capita di sentirci inadeguati perché vi è l’ombra di una subconscia paura che affiora e subliminalmente reprimiamo.
La paura è scoprirsi meno dell'altro,è toccare la scala dei valori calibrataci dal super-ego.
Sollevare questa paura e toccare l'ombra di un non-amore verso se stessi.
Amarsi integralmente è scoprire chi siamo.
Scoprire chi siamo è già porsi oltre ogni psicologia e filosofia descrittiva.

A ciascuno le priorità che incombono.
D'accordo.
Impossibile conoscere per chi generalizza e banalizza esperienze e argomenti.
Per non banalizzare un argomento è necessario conoscerlo, altrimenti è meglio tacere.
Si agisce sempre a proprio vantaggio o per amor proprio, anche nell'altruismo. Ma barare con noi stessi porta alla disistima.
Amarsi serve ad amare gli altri, conoscersi a conoscere gli altri. Attraverso l' autosservazione dei nostri comportamenti e il confronto con chi ci sta intorno. Ma a volte c'inganniamo su noi stessi, e pure gli altri possono sbagliare nel valutarci.
Aprire agli altri la propria povertà di spirito è temibile, ma anche guardarsi in uno specchio senza indulgenza fa paura.
Nell'intraprendere un percorso di consapevolezza - ognuno liberamente come crede - per la conoscenza interiore e la realizzazione di di se stessi, si deve essere disposti a un cambiamento sul piano personale e sociale. Superando risposte preconfezionate, dottrine e ideologie, maschere e difese, per esprimere solo la propria autenticità e scoprire personali risorse e potenzialità inespresse. Le priorità come scelte di vita sono un altro indizio per conoscere e conoscerci.

Auguri

arsenio is offline  
Vecchio 21-10-2009, 18.41.41   #35
arsenio
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La fine del libro

Gli osservatori più esperti dell'era digitale preannunciano la morte del libro cartaceo di qualità che nel virtuale non ha più posto. Il filosofo Alain Finkielkrant ritiene indispensabile l'apporto dei grandi romanzi per strapparci dalle letture semplificatrici della stessa nostra vita. La scuola ha fallito nel trasmettere il gusto per i libri e si è smarrita la lettura come conversazione silenziosa con i grandi testi.
Uno studio inglese accusa Internet, social network, telefonini, videogiochi, ecc. che trasformano in automi disumanizzati, dipendenti da fotocamere digitali, passivi consumatori di suoni e immagini ricopiate. Tutto questo contribuisce ad una diseducazione nella competenza linguistica. I bambini non leggono più fiabe, e nessuno le legge loro. Avranno difficoltà a formulare discorsi e sarà insufficiente il loro repertorio di parole. E' eccessiva la fruizione d'immagini nella vita dei piccoli, e dai problemi di linguaggio è facile passare a seri handicap. Inoltre chi ha sognato sulle fiabe è più preparato alla vita e alla ricerca della propria anima.
Non mi accoderò mai al comune pretesto di chi elogia la disaffezione ai libri perchè distolgono dalla vita pratica e dal personale buon senso. Come se oggi vivere veramente consistesse nelle ore trascorse in Internet o al cellulare.
Il non leggere è arte solo se si evitano i libri mediocri non distinguendo quelli di pura evasione dai più formativi. Oppure, per chi non si è mai educato alla lettura, un ragionevole astenersi dal leggere per forza libri che gli risulterebbero estranei. Senza il beneficio della riflessione, del reagire a stimoli intellettuali, dell'interrogarsi per una più ampia visione della vita. Chi impara precocemente a leggere impara pure a scrivere e ad appropriarsi di un lessico non desueto oggi sconosciuto perfino alle matricole delle facoltà umanistiche, di cui molti nemmeno riescono a comporre dieci righe. Come esigere che leggano quando è troppo tardi? Non comprenderanno nemmeno un articolo di pagina culturale né sapranno distinguere tra letture affidabili e pop-divulgative. Già un 3d come il presente dagli assuefatti chattatori verrebbe giudicato oscuro e “chilometrico”, forse arcaico perchè non ho perso l'abitudine di usare congiuntivo e condizionale. Eppure un bagaglio linguistico e culturale serve anche per assimilare contenuti dopo il tempo della scuola. I capolavori non si ristampano più, la fabbrica dei bestseller guida i premi letterari e gl'ingenui credono vincano i migliori. Mentre lo scopo è vendere varie ristampe studiando la legge della domanda e dell'offerta in reciproco rimando.
La vita in diretta è certo ineliminabile, così come un attivo atteggiamento ricettivo e analitico verso qualsiasi scritto. Ma cos'altro c'è inoltre di meglio del leggere per verificare opinioni e circostanze, comprendere se stessi e gli altri? Oggi la pervasività iconico-digitale disabitua alla competenza nel pensiero astratto di tipo etico e d'immagini autogenerate. Pensare, leggere, scrivere costa sempre più fatica.
Chi non legge non può discutere con proprietà sulle varianti emozionali, né dialogare con se stesso. Il romanzo amplia l'intelletto, la ragione, il cuore. Anche community e social network, riflesso mediatico, non sono diventati laboratori relazionali e cognitivi come si suppose. I lettori sono ormai diventati loro stessi personaggi da romanzo.
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Vecchio 04-06-2011, 19.18.19   #36
Nikolaj Stavrogin
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Riferimento: Buon senso o buoni libri?

Sarebbe bello poter semplicemente scegliere uno dei due estremi che proponi, ma secondo il mio punto di vista le categorie in gioco non sono così nettamente distinte. Propongo quindi cambiare impostazione; giocare con le premesse del discorso; uscire da una logica antitetica e conflittuale per entrare in un terreno plastico e multiforme, dove i due poli sono - prima di tutto - interdipendenti, e - in secondo luogo - fusi, sciolti, liquidi.

Partiamo espandendo i termini in gioco:
(1) i buoni libri non sono solo romanzi, ma anche saggi, biografie, racconti di storie vere, articoli di giornale, trattati di filosofia, sociologia, pedagogia, fisica, matematica, astronomia, ma anche - perchè no? - fumetti e manga;
(2) il buon senso (più difficile) potrebbe racchiudere l'insieme delle esperienza di vita che compongono un terreno comune: il gioco, la scuola, lo scherzo, l'uscire insieme, gli amici, gli amori. (Lo interpreto così visto che si opponeva qua le proprie esperienze, in prima persona, nella vita di tutti i giorni, con le interpretazioni della vita ritrovanibili nei libri).

Posta la questione in questi termini, non credo sia difficile sostenere che più esperienze di vita formano il nostro background e più basi abbiamo per godere delle interpretazioni veicolate dai libri della vita stessa. Possiamo ripercorrere con la memoria situazioni ed avvenimenti che ci hanno visti protagonisti, fare collegamenti e ampliare le orizzonti del testo fino a creare una sorta di "ipertesto" prodotto dalla sommatoria degli eventi del libro e della nostra vita. Più esperienze abbiamo e più leggiamo, e più leggiamo e più elementi abbiamo per interpretare gli avvenimenti che ci accadano e per produrne di nuovi; per nutrire nuove consapevolezze e nuovi schemi di riferimento; per avere idee e fantasia amplificata nel momento decisivo del carpe diem o del hit et nunc.
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Vecchio 29-06-2011, 22.32.46   #37
arsenio
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Originalmente inviato da Nikolaj Stavrogin
Sarebbe bello poter semplicemente scegliere uno dei due estremi che proponi, ma secondo il mio punto di vista le categorie in gioco non sono così nettamente distinte. Propongo quindi cambiare impostazione; giocare con le premesse del discorso; uscire da una logica antitetica e conflittuale per entrare in un terreno plastico e multiforme, dove i due poli sono - prima di tutto - interdipendenti, e - in secondo luogo - fusi, sciolti, liquidi.

Partiamo espandendo i termini in gioco:
(1) i buoni libri non sono solo romanzi, ma anche saggi, biografie, racconti di storie vere, articoli di giornale, trattati di filosofia, sociologia, pedagogia, fisica, matematica, astronomia, ma anche - perchè no? - fumetti e manga;
(2) il buon senso (più difficile) potrebbe racchiudere l'insieme delle esperienza di vita che compongono un terreno comune: il gioco, la scuola, lo scherzo, l'uscire insieme, gli amici, gli amori. (Lo interpreto così visto che si opponeva qua le proprie esperienze, in prima persona, nella vita di tutti i giorni, con le interpretazioni della vita ritrovanibili nei libri).

Posta la questione in questi termini, non credo sia difficile sostenere che più esperienze di vita formano il nostro background e più basi abbiamo per godere delle interpretazioni veicolate dai libri della vita stessa. Possiamo ripercorrere con la memoria situazioni ed avvenimenti che ci hanno visti protagonisti, fare collegamenti e ampliare le orizzonti del testo fino a creare una sorta di "ipertesto" prodotto dalla sommatoria degli eventi del libro e della nostra vita. Più esperienze abbiamo e più leggiamo, e più leggiamo e più elementi abbiamo per interpretare gli avvenimenti che ci accadano e per produrne di nuovi; per nutrire nuove consapevolezze e nuovi schemi di riferimento; per avere idee e fantasia amplificata nel momento decisivo del carpe diem o del hit et nunc.


Il “buon”libro è buono e basta, a prescindere dal genere. Abbiamo avuto ottimi gialli, noir, fumetti,una saggistica che viene ancora citata dopo decenni, ecc. Un tempo la produzione era fuori dal genere editoriale consumistico, così detto “di plastica” o “libri a perdere” (U. Eco)
Come del resto da decenni sanno i critici, i professori universitari che hanno dedicato corsi e seminari alla letteratura di massa, non con connotazioni negative, ma selettive. Ora purtroppo sono scomparsi, eccetto quelli non di mestiere ma conniventi con l'industria culturale.

Oggi, tempi di una drammatica disaffezione alla lettura e alla cultura, la tendenza del lettori deboli, perlopiù quelli che non leggono nemmeno un libro all'anno, ma nemmeno un editoriale di quotidiano appena un po' complesso, ormai inabili al pensiero profondo per loro sempre più faticoso, fino all'analfabetismo di ritorno che coinvolge laureati in disuso della mente, affermano, con un comportamento che ritengo difensivo, che preferiscono “vivere” che leggere. Affermazione dubbia e sospetta. Indagando ci si accorge che per loro quel “vivere” spesso non sono proprio esperienze vitali, significative, interpersonali, interattive, di relazioni affettive, dialogiche faccia a faccia, di viaggi con occhi non da turista, ecc. che io stesso non esito a mettere al primo posto :
infatti leggere, scrivere, ascoltare, parlare, sono attività interdipendenti.

arsenio
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