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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 20-05-2010, 01.03.22   #11
Giorgiosan
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-09-2004
Messaggi: 2,009
Riferimento: La "cultura" al tempo di Internet

Se ci si interroga sulla qualità della cultura bisognerebbe poter specificare prima cosa s'intende per qualità e non è semplice ed anche cosa s'intende per cultura e non è facile neppure questo.

Fingiamo di pensare che quando diciamo cultura intendiamo la stessa cosa e lo stesso quando usiamo la parola qualità?
Potremmo farlo a patto di non sottoporre a critica questi concetti, che equivale a dire non facciamo filosofia.

E se non facciamo filosofia allora intendiamo il senso comune ed il senso comune è quello ordinariamente espresso dalla definizione del vocabolario che segue la specificazione in neretto "più comunemente" (ovviamente ci sono tanti vocabolari e le definizioni potrebbero essere leggermente diverse ma per dire quello che intendo dire me ne basta uno solo).
La definizione di cultura secondo il senso più comune è:
il patrimonio delle cognizioni e delle esperienze acquisite tramite lo studio ai fini di una speciale preparazione in uno o in più campi del sapere;

Si evince da questa definizione che ci sono varie culture: umanistiche letterarie, filosofiche, religiose,storiche, teologiche, scientifiche, politiche ecc. ecc. .

La cognizione , secondo lo stesso vocabolario, è:
acquisizione di dati relativi a un determinato campo, conoscenza, consapevepolezza.

La cognizione dunque è caratterizzata dalla aquisizione di dati.

La definizione di dato è: ciascuno degli elementi di cui si dispone per formulare un giudizio o pervenire alla soluzione di un problema.

Ora dalla rete che interconnette, si possono acquisire dati di ogni genere in grande quantità, velocemente e comodamente (quindi con poco dispendio di energie) ed in modo economicamente vantaggioso. Possiamo attingere dalla rete le analisi critiche dei dati operate dai diversi operatori della cultura ed anche le opinioni cumuni di un numero sterminato di individui quale non ci è mai stato dato nella storia e, se non si è stupidamente spocchiosi, anche dalle persone comuni sapremo attingere stimoli, intuizioni e informazioni degne di essere prese in considerazione.

In fondo la rete è un avanzatissimo "telefono" col quale possiamo entrare in comunicazione con un gran numero di persone.
In questa intercomunicazione si attuano e si pefezionano azioni sinergiche e la sinergia significa potenza; come nel mondo, per il bene e per il male... ma le cose migliorerebbero se abolissimo il telefono?

Ha una funzione postiva il dialogo?
Se si risponde sì!, è implicito che la rete ha una funzione positiva.

Chi risponde no! si chieda il motivo per cui partecipa ad un forum.

Ultima modifica di Giorgiosan : 20-05-2010 alle ore 09.18.08.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 20-05-2010, 10.28.37   #12
Fallen06
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Messaggi: 127
Riferimento: La "cultura" al tempo di Internet

Chlobbygarl e Giorgiosan pongono importanti problemi quando parlano del modo (in fondo dillettantistico esso stesso!) in cui sono pervenuto alla formulazione del mio giudizio e della definizione dei termini, propedeutica a ogni discorso sensato. Hanno una buona dose di ragione ed era doveroso sollevare i temi che hanno sollevato. Per quanto mi riguarda, però, faccio presenti un paio di cose: ho consapevolmente proposto la mia come un'opinione (si confronti il primo post). L'ho fatto non solo perché so che non ho selezionato ed elaborato "scientificamente" i dati, ma anche perché non ho trovato solo conferme a quel che penso. Ho fatto l'esempio di questo stesso forum, che mi sembra di altro livello rispetto alla "media", almeno in questa sezione. L'impressione comunque rimane, con tutto il suo valore e con tutti i suoi limiti. Sono qui per confrontarla. La seconda cosa è: come si vede dando un'occhiata a questa discussione, sulla definizione non si è quasi mai d'accordo a meno che non si stabilisca un identico significato. Io mi rifaccio a un uso, come detto, diffuso in antropologia (a partire da Tylor) e l'antropologia ha parlato molto di "cultura", forse più di ogni altra scienza, comprese le scienze filosofiche. E' un pò il suo oggetto. Nonostante questo, altri hanno proposto altre definizioni. Come detto in precedenza, non tengo moltissimo alla mia. Credo che l'essenziale sia capirsi, perché non è questo il luogo per convenire su un significato identico per tutti (o il discorso non andrebbe avanti nemmeno di un passo). In certi casi una definizione è buona se è buona all'incirca.

Passo ad altre considerazioni, non rivolte a specifici forumisti.
Noto che l'argomento che molti hanno sollevato è, se posso semplificare e sintetizzare: la Rete è comunque una risorsa. In quanto tale è neutra e il suo valore dipende dall'uso che se ne fa. Inoltre è strumento di democrazia e/o luogo "rivoluzionario".
Condivido quasi tutto, ma ripropongo una domanda che, mi sembra, è rimasta un pò elusa: il caos è il luogo giusto per far crescere la conoscenza? Alcuni utenti hanno definito la Rete come, se non altro, propedeutica all'acquisizione di specifiche competenze culturali. E' vero o non è piuttosto il contrario, cioè che specifiche competenze culturali, maturate nei lunghi anni scolastici, universitari, dottorali sono propedeutiche ad un uso virtuoso della Rete?
A me pare, in ultima analisi, che dietro i giudizi tendenzialmente positivi sul ruolo della Rete per la crescita "culturale" qualitativa ci sia un'idea un pò datata, quella della cumulatività del sapere: conosci il più possibile che prima o poi ti tornerà utile. Mi sbaglio?

PS: vorrei chiarire che il mio non è un attacco alla Rete in quanto luogo di democrazia, se non altro perché criticare la democrazia (ma non è esattamente questo quello che faccio e di sicuro non è quello che penso di fare) è a sua volta democrazia. Non voglio distruggere la Rete, ma penso di potermi augurare che la gente la usi in modo diverso senza invocare la privazione della libertà.
Fallen06 is offline  
Vecchio 20-05-2010, 15.58.15   #13
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
Riferimento: La "cultura" al tempo di Internet

Citazione:
Originalmente inviato da Noor
Quello che vedi è soltanto un epilogo, mio caro arsenio..

Un sorriso..


Senza proporre un'analisi differenziale tra “cultura”,” informazione”, “erudizione”, “sapere”, “conoscenza”, ecc.
può diventare Internet un medium da vagliare nelle sue vaste potenzialità ai fini di un possibile processo di conoscenza formativa? Dipende soprattutto dall'uso del mezzo, dal filtro selettivo posseduto, dall'educazione critica, ecc. Filosofi, semiologi, linguisti, educatori in genere ne danno, finora, un giudizio negativo, con poche attenuanti .La sterminata massa di informazioni è solo materiale grezzo che ha bisogno di verifiche, rielaborazioni, supporti esterni. Ad esempio Umberto Eco afferma che “Internet informa senza dire se le informazioni fornite sono affidabili. Se non si è competenti è difficile discernere e trarre giudizi di veridicità, compiutezza, pertinenza”. Possono pure mancare certe premesse indispensabili per argomentare proficuamente su di un tema.
Perplessità suscita pure l'uso del “taglia, copia, incolla” tanto diffuso. Può disorganizzare passaggi logici senza concedere le rielaborazioni concesse dalla scrittura con supporto cartaceo.
La fase tecnologica può contribuire a un'illusione di conoscenza e alla diffusione di modi di pensare, linguaggi non più in sequenze logico-concettuali. Ne sono esempio certe forme generiche e destrutturate prive di riferimenti e ancoraggi precisi, conoscenze approssimative che non coincidono più con quello che anche il senso comune definisce “cultura”. Ad esempio le community sono un'emanazione della società dell'immagine, dei suoni, dei nonsense ammiccanti ecc. e del declino dei saperi avvertito nell'era postmoderna e tecnologica .Credo saremo tutti d'accordo che come base “culturale” in ogni dialettica discorsiva, sia parlata che scritta come nel caso di un forum di discussione, ciò che conta è imparare a discernere, associare certe idee dopo un'opportuna riflessione, cogliere l'essenza di un ragionamento, cercando di non sviare dal tema in oggetto. E ancora, possederne un'idea di base, un lessico minimo della disciplina discussa soprattutto per quanto riguarda i termini concettuali.
In modo più indiretto, una perdita è dovuta alla tentazione di trascorrere molte ore davanti al monitor,che sottrae attenzione e impegno ad altre acquisizioni del sapere. Rubano tempo prezioso da dedicare preferibilmente alla lettura dei libri per un'assimilazione più lenta ed efficace. E' comprensibile questo adeguarsi all'immediatezza resa possibile dal cliccare da link a link, che può favorire dispersività e confusione. Purtroppo la rete rimane l'unica fonte a cui si attinge, se anche il proprio retroterra enciclopedico è esiguo. Si sono fatti confronti tra wikipedia aggiornata dalla buona volontà degli utenti e la Treccani : come c'era da aspettarsi quest'ultima risulta vincente.
Un punto dolente costituiscono i forum di discussione dove perlopiù manca un moderatore che rammenti la loro diversa funzione rispetto a una chat, che limiti le inevitabili flames e OT, e che ho frequentato a lungo in veste di osservatore di stili comunicativi: posso confermare quasi tutto ciò notano gli esperti. Spesso si tratta più che altro di recite di cultura,oscurita prive di effettivi contenuti e conoscenze, di nozioni alquanto fraintese, a meno che gli scambi non degenerino addirittura nella ciarla sguaiata a ruota libera. Direi che i nick non sono molto addentrati in un'attualità che derivi da fonti stampate. Inoltre è presente ancora molta pseudoscienza che credo derivi da neospiritualismi, istanze metafisiche, qualche accademismo superato, spesso dall' avversione alla razionalità e alla visione scientifica del mondo, a cui talora si oppone e una visione magica della realtà. Se tale impronta ha il sopravvento, facilmente chi oppone una filosofia che affronta la vita, diventa un outsider da tralasciare o da avversare. Sovente hanno il sopravvento stili di linguaggio, norme implicite,fonti condivise, per identificazioni e appartenenze più che per affermare una propria individualità. Possono emergere i “leader” informali, carismatici perchè molto assidui e presenti. Tali aggregazioni sono più facili per chi si rassicura omologandosi, sostenendo la sua autostima più sull'approvazione altrui che sulla propria autonomia e sicurezza individuale per l'affermazione del sé. Da mie osservazioni tali assimilazioni sono più diffuse tra i nick supposti di genere femminile.
Secondo alcuni ricercatori sul piano delle relazioni umane il rischio sarebbe ancora maggiore:
“Questo non-luogo ci alletta e fa sì che rinunciamo al nostro tempo terreno. Si tratta in realtà di un sostituto alquanto povero, una realtà virtuale dove la frustrazione è la regola e dove nel sacro nome dell'informazione e del progresso, vano perduti per sempre alcuni aspetti importantissimi delle relazioni umane ( C.Stall. Silicon Smoke Oil, '95). Anche questo corrisponde alle mie esperienze sul campo, sempre distinguendo una chat, un forum e una e-mail; in quest'ultima la comunicazione relazionale, se si vuole, può più assomigliare a un rapporto epistolare ricco sul piano della comunicazione significativa, anche se non può sostituire un faccia a faccia.
Identità e relazioni in Internet non sono mai comprese totalmente e facilmente sfuggono di mano a chi le costruisce: l'ho sperimentato mio malgrado.
Nel mio primo post ho accennato al recente saggio di Scalfari dove si sofferma sulla fine della scrittura (un tipo di scrittura) nell'era dell'immagine e dei suoni, e su Nietzsche, al di là di valutazioni, interpretazioni, attribuzioni più o meno corrette di ideologie, giudizi orecchiati senza aver indagato direttamente le sue opere. Precursore della modernità, in quanto la filosofia abbandona le metafisicherie, l'oltremondo, gli assoluti.
Sarà Nietzsche un riferimento educativo postmoderno, in contrasto con l'attuale “pesantezza”, e la “liquidità” dell'effimero? Pensatore relativista e antidogmatico,detestato anche dalle attuali gerarchie ecclesiastiche, contro gli assolutismi, le rigide filosofie sistematiche, le sterili erudizioni.
Introduce al mondo della “lievità”, in antitesi sia con una superficialità ottimistica, sia con la “gravità” degli opportunismi, conformismi, volgarità e sottoculture, oggi ovunque in ascesa, come il conformismo di pensiero e il bisogno di appartenenze
L'”oltre uomo” dionisiaco, vitale e gioioso, sempre in divenire,danza allegoricamente attraversando gl' insidiosi fossati e siepi. Ha superato gli altruismi ipocriti; se progetta di farsi dono agli altri deve oltrepassare la stessa sua mediocrità e infelicità. Nichilista attivo per una società alternativa, riflessiva, raziocinante con lungimiranza, indipendente da ogni suggestione.
Per il coraggio di un'avventura delle idee, e non per inconcludenti verbalismi. Quindi si può amarlo, ma,comprensibilmente, anche detestarlo.

saluti
arsenio is offline  
Vecchio 20-05-2010, 17.24.44   #14
Giorgiosan
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Riferimento: La "cultura" al tempo di Internet

Citazione:
Originalmente inviato da Fallen06
Salve,
un tema sul quale rifletto spesso è: in che modo l'aumento del numero delle informazioni disponibili contribuisce a far crescere la nostra conoscenza, se vi contribuisce?

Riprendo il tuo post di apertura a motivo del tuo utimo.
La conoscenza, a meno che tu non intenda parlare di sapienza con la quale s'intende qualcosa che ha superato il livello della conoscenza per diventare una matura ed universalmente valida visione della vita e del mondo umano, è semplice da analizzare.
Anticamente la conoscenza si attingeva tramite l'insegnamento orale magari davanti al fuoco, poi con la diffusione della scrittura anche da testi nei quali erano depositate le conoscenze...e poi si sono costituita biblioteche in numero sempre maggiore. Il primo mezzo di comunicazione che ha fatto fare un balzo in avanti alla comunicazione, che è sempre anche diffusione di informazioni e scambio , è stata la radio. Fino a qualche decennio fa in Australia molti corsi scolastici si tenevano via radio ed ora per mezzo della rete, a motivo della distanze.
Il volume delle informazioni o dati che si possono scambiare è enormemente aumentato.
Le nostre conoscenze crescono solo se abbiamo delle informazioni, maggior informazione maggiore conoscenza: se supponiamo individui isolati dal mondo delle informazioni come possono questi acquistare delle conoscenze?
Oggi informandosi sulla rete si è in grado di apprendere, se lo si è, come si costruisce financo una bomba atomica tascabile.

E' fin troppo ovvia la risposta alla tua domanda.

Detto questo, ora facciamo una gerarchia: informazione-conoscenza-cultura-sapienza.
Possiamo avere una cultura o una sapienza senza conoscenza?
E' una domanda retorica!


Per quanto riguarda la cultura, nel medioevo al vertice delle conoscenze c'era la teologia, tutte le altri arti convergevano in quella sfera che si riteneva la più alta forma di conoscenza.
Non poteva essere chiamato veramente colto chi non fosse in possesso di quella disciplina.
Facciamo un salto nel tempo ed entriamo nell'epoca del positivismo: colto poteva dirsi solo chi mettesse il sapere scientifico al primo posto, chi possedesse una solida cultura scientifica ( naturalmente è una enorme semplificazione).

Nella contemporaneità l'atmosfera che si respira è quella del relativismo cuturale ed etico, vale a dire che constatiamo come i valori di riferimento siano molti e coabitino, più o meno pacificamente, in quasi tutte le società.
Quando parli di qualità della conoscenza, intendendo con questo cultura entriamo subito nel campo della relatività e delle ideologie.

(Puoi andare a visionare una discussione che ha qualche analogia col tema che stiamo trattando: "il declino dela cultura".)

Ultima modifica di Giorgiosan : 20-05-2010 alle ore 19.47.40.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 21-05-2010, 07.57.13   #15
Giorgiosan
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Riferimento: La "cultura" al tempo di Internet

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Originalmente inviato da Fallen06

Non voglio distruggere la Rete, ma penso di potermi augurare che la gente la usi in modo diverso senza invocare la privazione della libertà.

Su questo concordo in pieno.

In un certo senso la rete è "anarchica", a differenza di tutti gli altri mezzi di comunicazione.
La libertà non può essere assoluta, ogni libertà che lo pretende non è compatibile con nessuna società.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 21-05-2010, 08.59.06   #16
Noor
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Riferimento: La "cultura" al tempo di Internet

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Originalmente inviato da arsenio
può diventare Internet un medium da vagliare nelle sue vaste potenzialità ai fini di un possibile processo di conoscenza formativa? Dipende soprattutto dall'uso del mezzo, dal filtro selettivo posseduto, dall'educazione critica, ecc.
Appunto..la Rete è un mezzo e non un fine..
dunque dipenderà dalla consapevolezza dell’essere, l’uso/abuso che se ne fa.
Altre critiche mi sembrano superflue.
Citazione:
le community sono un'emanazione della società dell'immagine, dei suoni, dei nonsense ammiccanti ecc. e del declino dei saperi avvertito nell'era postmoderna e tecnologica .

una e-mail; in quest'ultima la comunicazione relazionale, se si vuole, può più assomigliare a un rapporto epistolare ricco sul piano della comunicazione significativa, anche se non può sostituire un faccia a faccia.
Ovvero:anche la Rete è un’emanazione dei tempi..con tutto ciò che ne consegue.
Nessuno ,credo nessuno con un briciolo di coscienza,mette in dubbia la priorità dello scambio reale rispetto ad altre modalità,tutte virtuali,compresa quella epistolare.
Citazione:
Sarà Nietzsche un riferimento educativo postmoderno, in contrasto con l'attuale “pesantezza”, e la “liquidità” dell'effimero?

Introduce al mondo della “lievità”, in antitesi sia con una superficialità ottimistica, sia con la “gravità” degli opportunismi, conformismi, volgarità e sottoculture, oggi ovunque in ascesa, come il conformismo di pensiero e il bisogno di appartenenze
L'”oltre uomo” dionisiaco, vitale e gioioso, sempre in divenire,danza allegoricamente attraversando gl' insidiosi fossati e siepi. Ha superato gli altruismi ipocriti; se progetta di farsi dono agli altri deve oltrepassare la stessa sua mediocrità e infelicità.
Questo modello,che per Nietzsche era solo un’ideale non incarnato (dunque si è posto unicamente da intellettuale...)
è realmente esistito nella Grecia classica:
meglio a questo punto rifarsi (incarnandolo) all’originale..
altrimenti si insegue soltanto un'immagine ideale..
sicuramente un'errare che si paga più di qualsiasi credenza verso un Reale metafisico..

Un sorriso..

Ultima modifica di Noor : 21-05-2010 alle ore 12.56.56.
Noor is offline  
Vecchio 22-05-2010, 11.26.23   #17
Fallen06
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Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Le nostre conoscenze crescono solo se abbiamo delle informazioni, maggior informazione maggiore conoscenza

Sono d'accordo, ma non vale il contrario, cioè non vale "maggiore conoscenza=maggiore informazione". Tu stesso, fra l'altro, poni un salto fra informazione e conoscenza. Dunque non basta essere immersi in molte informazioni per ricavarne molta conoscenza. Personalmente, quando mi trovo davanti a trecento link (ma anche a trecento libri! anche a trecento idee diverse ecc.) mi sento perso, non più "colto". Né sento che ho l'opportunità di diventare più colto. E' soltanto una condizione soggettiva, questo bisogno di (un minimo) di ordine?
Fallen06 is offline  
Vecchio 22-05-2010, 18.23.36   #18
Giorgiosan
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Riferimento: La "cultura" al tempo di Internet

Citazione:
Originalmente inviato da Fallen06
E' soltanto una condizione soggettiva, questo bisogno di (un minimo) di ordine?

Non non credo che sia soggettiva. Anch'io ho la tua stessa esigenza e sono convinto che l'abbiano tutti quelli che intendono delle informazioni costruirsi una conoscenza.
Occorre tempo per mettere in ordine e chiarire le nozioni.
Spesso è meglio saltare qualche cosa che non comprendiamo e cercare di arrivare in fondo egualmente, ma poi bisogna ritornare e chiarire quello che non avavemo compreso...ripercorrendo e ripercorrendo finchè non abbiamo superato lo scoglio.
Ascoltare o leggere di ogni punto difficile le diverse opinioni.
Frenare la smania che tende ad allargare il cerchio dell'attenzione facendoci disperdere in tanti rivoli. Poco ma bene.
Leggere e rileggere e rileggere....e qualche volte staccare quando comincia a svanire il significato delle parole e ti comincia ad apparire buffo quello che stai studiando.

Non è una medodologia.
Ciao Fallen6
Giorgiosan is offline  
Vecchio 24-05-2010, 09.25.59   #19
Fallen06
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Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Occorre tempo per mettere in ordine e chiarire le nozioni.
Spesso è meglio saltare qualche cosa che non comprendiamo e cercare di arrivare in fondo egualmente, ma poi bisogna ritornare e chiarire quello che non avavemo compreso...ripercorrendo e ripercorrendo finchè non abbiamo superato lo scoglio.
Ascoltare o leggere di ogni punto difficile le diverse opinioni.
Frenare la smania che tende ad allargare il cerchio dell'attenzione facendoci disperdere in tanti rivoli. Poco ma bene.
Leggere e rileggere e rileggere....e qualche volte staccare quando comincia a svanire il significato delle parole e ti comincia ad apparire buffo quello che stai studiando.

Non è una medodologia.
Ciao Fallen6

Non sono convinto Il problema, mi pare, è che senza una guida (almeno all'inizio) ci si può perdere per strade dalle quali poi è difficile uscire. Ecco perché mi sembra che la conoscenza non sia qualcosa di cumulativo nel senso del progresso costante: le nostre conoscenze, aumentando in quantità, possono perfino diminuire in qualità. E non c'è alcuna garanzia, a meno di postularla, che finiremo per trarre vantaggio "culturale" dall'assidua frequentazione di "luoghi" come la Rete.
Grazie dello scambio, ciao!
Fallen06 is offline  
Vecchio 30-05-2010, 01.03.59   #20
chlobbygarl
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Citazione:
Originalmente inviato da Fallen06
[...]
Passo ad altre considerazioni, non rivolte a specifici forumisti.
Noto che l'argomento che molti hanno sollevato è, se posso semplificare e sintetizzare: la Rete è comunque una risorsa. In quanto tale è neutra e il suo valore dipende dall'uso che se ne fa. Inoltre è strumento di democrazia e/o luogo "rivoluzionario".
Condivido quasi tutto, ma ripropongo una domanda che, mi sembra, è rimasta un pò elusa: il caos è il luogo giusto per far crescere la conoscenza? Alcuni utenti hanno definito la Rete come, se non altro, propedeutica all'acquisizione di specifiche competenze culturali. E' vero o non è piuttosto il contrario, cioè che specifiche competenze culturali, maturate nei lunghi anni scolastici, universitari, dottorali sono propedeutiche ad un uso virtuoso della Rete?
Prova a pensare a cosa potrebbe dire oggi Feyerabend della rete e dei metodi di ricerca e approfondimento conoscitivi ad essa riferibili: il tuo sarebbe forse uno tra i molti.La rete fa alla conoscenza globale quello che la tv italiana ha fatto alla nostra lingua nel giro di 40 anni e cioè appiattire le 'disparità' lessicali, prescindendo dal grado di cultura specifica del fruitore.Questo non è evidentemente e necessariamente un bene, solo che è un processo inarrestabile, effettivo dunque: la rete globalizza la conoscenza ed elabora molto velocemente lo scambio tra saperi apparentemente diversi e troppo lontani.Noi abbiamo sempre parlato dello scambio e del dialogo come di pilastri fondanti la civiltà, eppure potendo agire sul tempo in modo assolutistico e facendolo quindi scorrere in modo surrealmente veloce, molti saperi andrebbero immediatamente 'persi', limati, smussati, assimilati, inglobati dall'atto dell'incontro ed elaborazione delle rispettive istanze.L'internet fa questo, riscrive paradigmi dialogici in grado di elaborare e processare culture diverse in modo più veloce di quanto noi possiamo fare psico-emozionalmente.La conoscenza corre e si espande in rete, perchè, banalmente, la base che la attinge si espande.I trascorsi universitari potrebbero tranquillamente essere, sono spesso tranquillamente, soppiantati da modalità di accesso a-sequenziate ed ipertestuali che lungi dal limitare l'approfondimento conoscitivo ne determinano uno totalmente nuovo, e i neuroscienziati ce lo stanno dicendo sempre più spesso, con esiti rivoluzionari per il tempo breve in cui se ne osserva il compiersi.

Citazione:
A me pare, in ultima analisi, che dietro i giudizi tendenzialmente positivi sul ruolo della Rete per la crescita "culturale" qualitativa ci sia un'idea un pò datata, quella della cumulatività del sapere: conosci il più possibile che prima o poi ti tornerà utile. Mi sbaglio?
Sì, secondo l'accezione sopra indicata.
chlobbygarl is offline  

 



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